Il guardiano del faro

notizie del giorno

›› tutte le notizie

I Blogger del Diario

›› tutti gli interventi

calendario

DoLuMaMeGiVeSa
1234 5
6 7 891011 12
1314 15 16 17 18 19
2021 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31

dalle istituzioni

newsletter

link

argomenti

Galleria fotografica

Galleria fotografica
Redattore de Il diario del lavoro

L’Italia s’è colorata


L’Italia s’è colorata (se s’è desta ancora non possiamo dirlo). Abbandonati il verde, bianco e rosso del Tricolore, i nuovi colori in voga per l’autunno 2020 saranno il giallo, l’arancio e il rosso. Tonalità che indicano pericolo e rischio, ma che segnalano anche un cantiere, un qualcosa insomma di non compiuto, un essere in divenire. Il nuovo Dpcm disegna tre Italie diverse, e i colori corrispondono all’incidenza del virus sui singoli territori. Si parte da una situazione di medio pericolo, con il giallo, per arrivare poi fino al rosso, in quelle regioni dove la pandemia sta colpendo con maggior forza. In questo climax cromatico era previsto, inizialmente, anche il verde, poi cassato. Il governo ha forse pensato che con il verde si sarebbe dato un messaggio troppo distensivo alla popolazione. Se in questi mesi l’uso improvvido delle parole ha generato caos e incertezza, almeno con i colori questo rischio si è cercato di evitare.

Nella consueta conferenza stampa serale, il premier Conte ha illustrato le misure del nuovo decreto. Nelle parole del Presidente del Consiglio si sono susseguiti i leitmotiv che ascoltiamo ormai da mesi. Responsabilità e unità nell’affrontare i sacrifici richiesti, in attesa del vaccino. Questa volta il professore è stato cauto nel dare un orizzonte temporale. Dunque non sappiamo se a dicembre il nostro salvatore laico, ossia il vaccino, farà la sua venuta a questo mondo, non tanto in una mangiatoia, ma tra le mura di un laboratorio. Sicuramente la parte più attesa e spinosa è stata quando il premier ha assegnato a ogni regione il proprio colore, che tradotto vuol dire libertà più o meno ampie per i cittadini. Altro momento clou è stato l’illustrazione dei criteri attraverso i quali si è giunti a questa diversificazione.

Conte ha precisato che nel disegnare la nuova Italia il governo ha seguito parametri tecnico-scientifici, e non politici. Ventuno punti con i quali il ministero delle Salute, l’Istituto Superiore di Sanità e il Cts analizzano l’andamento del virus, la sua diffusione, il tasso di replicabilità e così via. E proprio su questi ventuno punti e un monitoraggio costaste della curva epidemiologica, si deciderà se “promuovere” o “retrocedere” una regione in questa classifica cromatica. Ma l’asettico automatismo pensato dall’avvocato del popolo, teoricamente al riparo da ogni dubbio e sospetto, non è passato senza lasciare qualche ghigno di dissenso. Il più forte è stato quello espresso dal governatore della Lombardia Fontana, che giudica queste nuove misure come “uno schiaffo ai lombardi”. Fortemente critiche anche le opposizioni, soprattutto nei confronti dei tentennamenti della maggioranza nel pianificare le nuove restrizioni, accusandola di aver tenuto il pugno duro nelle regioni amministrate dal centro-destra.

Abbiamo visto molto bene come la pandemia stia mettendo sotto sforzo le democrazie occidentali, non solo nella tenuta delle loro economie e dei sistemi sanitari, ma nelle loro fondamenta. Il sospetto, la diffidenza sono i grandi mali innescati dal covid, in tutti gli strati della società. Nel confronto politico non si contesta più il punto (cosa che ormai non avviene da tempo), ma ci si muove sull’onda del sospetto. Si cerca l’untore, il capro espiatorio per costruirsi poi l’alibi, alimentando così le divisioni. Scenario simile, anche se con dettagli molto dissimili, al di là dell’Atlantico, dove Donald Trump getta sulle elezioni l’ombra del broglio. L’ennesimo capitolo in un’America dilaniata dalle tensioni sociali e dal razzismo.

Se le restrizioni del nuovo Dpcm arresteranno l’avanzata del virus è ancora troppo presto per dirlo, e chi scrive non ha le competenze necessarie per valutare l’intelaiatura tecnica che sta dietro al nuovo decreto. Quello che mi sento di dire è che forse, alla fine, ne usciremo sentendoci un po’ più lombardi, toscani o campani e meno italiani. E questo è un sentimento che dobbiamo scongiurare.

Tommaso Nutarelli


05 Novembre 2020
Powered by Adon