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Gissi, ecco le nostre proposte per il futuro della scuola


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Investimenti, formazione e qualificazione del personale. Sono queste alcune proposte che la Cisl Scuola, ha presentato in un documento da integrare alla legge di Bilancio. Per la segretaria generale, Maddalena Gissi, il vero problema è la mancanza di lungimiranza che la politica sta dimostrando. Stiamo vivendo una situazione emergenziale straordinariamente complessa, afferma Gissi, ma il governo continua ancora ad agire con strumenti ordinari.

 

Gissi, la Cisl scuola ha presentato una serie di proposte nella legge di Bilancio sul futuro della scuola. Quali sono le vostre idee?

Le proposte sono la prima parte di un documento più ampio e articolato, dove vogliamo definire il rilancio della scuola in una prospettiva che guardi al futuro, non solo attraverso le risorse della legge di Bilancio ma anche quelle del Next Generation Ue.

Qual è la strada da intraprendere?

La legge di Bilancio deve avere una visione della scuola che guardi al dopo pandemia, e non soluzioni rattoppate. Stiamo purtroppo riscontrando scarsa lungimiranza da parte del governo e della politica. La scuola, come la sanità, paga il prezzo di una serie di tagli che vanno avanti dal 2008. Giustamente la priorità è quella di investire nel rafforzamento del sistema sanitario. Ma per questo motivo dovevano essere presi i 37 miliardi del Mes, liberando risorse per altri capitoli di spesa, come quello della scuola.

Quante sono le risorse destinate alla scuola nella legge di Bilancio?

Circa 3,6 miliardi.

Secondo il vostro documento quale aspetto va affrontato per primo?

Bisogna investire sul capitale umano. Questo non è uno spreco di denaro ma una risorsa per l’intero paese. È inutile pensare a un miglioramento tecnologico degli ambienti scolastici se manca il personale predisposto. Allo stesso tempo si sostiene, correttamente, che i ragazzi con disabilità o ritardi nell’apprendimento debbano continuare con la didattica in presenza, ma siamo a corto di insegnanti di sostegno. Quando parlo di mancanza di lungimiranza intendo proprio questo. La scuola è un ambiente complesso, per numeri e situazioni, e la si sta affrontando nella maniera sbagliata.

Dove si sta sbagliando?

Si sta gestendo una situazione emergenziale straordinaria, maledettamente complessa, con strumenti ordinari. Tornando agli insegnati di sostegno, 90mila sono precari. Il governo per i prossimi tre anni ha previsto l’assunzione di 25mila docenti, 5mila per l’anno 2021-2022. Stiamo parlando di numeri risibili, visti tempi e la svolta epocale che siamo chiamati a compiere. Con la ministra Fedeli erano stati assunti 5mila docenti e non c’era il covid. Quando il 9 dicembre si riapriranno forse le scuole, ci sarà sempre il nodo dei trasporti. Sul fronte dell’edilizia scolastica, quella leggera, su 40mila aule, solo 13mila hanno ricevuto degli interventi. Sin da ora dobbiamo pensare al prossimo anno scolastico, e siamo già fuori tempo.

Altro tema centrale è il rinnovo del contratto. In che modo deve essere indirizzato?

Le risorse stanziate sono poche, e anche qui è assente una visione. Il contratto dovrebbe essere uno sprone a tutti quei docenti che vogliono fare carriera, senza aspettare i lunghi scatti di anzianità, ma purtroppo non è così. Per questo chiediamo di istituire un fondo per valorizzare il personale della scuola, aggiuntivo al contratto.

La formazione è un passaggio cruciale nel vostro documento.

Assolutamente sì. Noi vogliamo che sia estesa anche al personale a tempo determinato. Va prima compreso che tipo di formazione si vuole somministrare. Se deve essere svolta durante l’orario di servizio o meno. Se deve essere ancorata a un percorso di carriera. Una cosa è certa: non deve essere una formazione pensata per far lavorare chi la somministra.

Altri nodi da sciogliere?

Quello del reclutamento. È impensabile, in questo frangente, attendere i tempi di un concorso, che sono troppo lunghi. È opportuno rivedere le modalità di reclutamento, per rispondere il più rapidamente possibile alle esigenze.

Che cosa non ha apprezzato dell’ampio dibattito sulla scuola?

Come dicevo la scuola è un organismo molto complesso. Abbiamo sentito in queste settimane molte proposte, irrealizzabili, sostenute da chi la scuola non la conosce. Non si tratta di difendere, in modo corporativo, un segmento di lavoratori, ma di permettere alla scuola di trovare al suo interno le soluzioni più adatte, senza dimenticare mai il dialogo anche con altri attori.

Tommaso Nutarelli


25 Novembre 2020
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