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Prima di tutto il “bene comune”


Il diritto ad avere dei contratti che riconoscano pienamente orari, competenze e valore del lavoro è “sacro e inviolabile”. Soprattutto in una fase di emergenza come questa. Le condizioni in cui lavorano le persone, anche dal punto di vista della sicurezza (individuale e collettiva), devono essere verificate e tutelate. E lo sforzo che i lavoratori stanno facendo per contrastare la pandemia e assistere le persone va riconosciuto e apprezzato. Questo sia per i settori privati che per quelli pubblici.

Tra i settori pubblici sappiamo le difficoltà estreme con cui hanno lavorato e stanno lavorando da mesi alcuni comparti, a partire da quelli della sanità e della scuola. E non passa giorno che non siamo grati al personale medico e infermieristico che ha messo “il bene comune” davanti alle proprie condizioni individuali di vita e di lavoro.

Anche il diritto allo sciopero è “sacro e inviolabile”. Ma anch’esso deve saper distinguere tra bisogni individuali, bisogni collettivi e “bene comune”.

Avendo letto tutto il materiale disponibile on line (non troppo in verità) sullo sciopero generale dichiarato dai sindacati Cgil Cisl e Uil della Funzione Pubblica per il 9 dicembre, la sensazione è che il “bene comune” sia passato in seconda fila rispetto ai pur legittimi obiettivi collettivi. E che anche per questi ultimi si stiano facendo sovrapposizioni improprie. Un conto, come abbiamo detto, la carenza e l’impegno enorme del personale sanitario, un conto la trasformazione obbligata dei modelli di insegnamento (spesso senza le tecnologie adatte alla didattica on line), ben altro conto il lavorare da casa del personale della pubblica amministrazione, malgrado i disagi dei singoli.

Ricordo, da vecchio sindacalista, che all’epoca delle grandi ristrutturazioni (della chimica e della siderurgia) si facevano scioperi duri e frequenti, anche per i contratti, ma al primo posto c’era sempre un’idea di riorganizzazione e innovazione del settore. Quali proposte di riforma nella scuola, nella sanità e nella funzione pubblica ci sono dietro lo sciopero del 9 dicembre? 

Cosa succederà il 9 dicembre? Che i lavoratori della sanità si astengono dal fare i tamponi, assistere i malati nei reparti Covid, ricevere le emergenze nei pronti soccorsi, prendersi cura degli anziani nelle RSA?  Non è neppure immaginabile… E il personale delle scuole materne ed elementari dovrebbe lasciare a casa i bambini?  Tutto questo per accelerare il rinnovo del contratto? Temiamo sarebbe un caso clamoroso di “unione che fa la debolezza” e non la forza. E di un sindacato che riduce il proprio consenso sociale in maniera incomprensibile.

C’è un vecchio modo di dire nel sindacato. Quand’è che gli scioperi non riescono bene? Sono due le possibili risposte. Quando i lavoratori pensano sia uno sciopero controproducente per i loro obbiettivi, oppure quando i lavoratori pensano che quel che chiede il sindacato arriverà anche senza lo sciopero. Preferiremmo che il 9 dicembre Governo e sindacati confederali della Funzione Pubblica non ci mettessero di fronte a nessuna di queste alternative. Si trovino subito, difendano il “bene comune”, concordino le linee di una riforma necessaria e urgente, trovino una soluzione contrattuale accettabile e facciano in modo di evitare uno sciopero così divisivo in piena emergenza sanitaria e sociale.

 

Gaetano Sateriale


26 Novembre 2020
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