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BANCHE

Masi, per Unicredit futuro incerto, ma dopo Mustier meglio un italiano


Molto dipenderà dal nuovo amministratore delegato e dalla linea politica che vorrà dare al gruppo Unicredit. Ne è convinto Massimo Masi, segretario generale della Uilca, che auspica un futuro ad italiano, che conosca il contesto nazionale e il sistema di relazioni industriali. Mustier, afferma Masi, è sempre stato avulso dalla realtà italiana. L’ingresso di Mps, controllata dallo stato, causerebbe problemi di governance non trascurabili

Masi che cosa sta succedendo in Unicredit?

Durante il consiglio di amministrazione, che si è svolto tra sabato e domenica, è emersa la volontà dell’amministratore delegato Mustier di lasciare il gruppo.

Come sono stati i rapporti tra il sindacato e l’amministratore delegato uscente?

Nei cinque anni del suo mandato l’ho incontrato solo una volta di persona. I rapporti tra lui e il sindacato sono stati pressoché nulli, cosa che non è mai successa con gli altri Ad degli altri gruppi. Si è dimostrato un amministratore delegato avulso dalla realtà italiana, dove il mondo delle banche non ha di certo vissuto anni facili, e avulso dal sistema di relazioni industriali. Inoltre ha compiuto anche scelte molto discutibili.

Quali?

Penso alla vendita di Fineco o di Paoc, che sono stati degli errori. Così come la decisione di sdoppiare Unicredit per quotarla sulla borsa di Francoforte. Inoltre non ha mai dimostrato la volontà di avviare una qualche tipo di fusione.

Quindi anche le relazioni industriali con Unicredit non sono state buone?

No, devo dire che grazie al lavoro e all’impegno degli altri vertici del gruppo, le relazioni industriali con Unicredit si sono sempre svolte in modo positivo.

Qual è la situazione attuale della banca?

La fortuna di Unicredit è che si tratta di una banca patrimonializzata, grazie allo sforzo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Secondo lei come dovrà essere e cosa dovrà fare il nuovo amministratore delegato?

Serve un amministratore delegato italiano, che conosca bene il contesto nazionale, ma che, al tempo stesso, mantenga anche quella propensione all’estero, visto che Unicredit è il gruppo italiano con più sportelli negli altri paesi. Credo che questa sia la strada da seguire. Insomma la linea politica che il nuovo Ad vorrà dare alla banca sarà sicuramente un fattore determinante.

Per il futuro quali sono le prospettive?

Si è parlato di una fusione con Monte dei Paschi o con BPM. Con l’opzione Mps, visto che la banca senese è controllata dallo stato e Unicredit è una public company, lo stato diventerebbe il primo azionista, e questo causerebbe dei problemi di governance non trascurabili. Inoltre, considerato il momento delicato causato dalla pandemia, è bene che una realtà come Monte dei Paschi si rafforzi, piuttosto ché intraprendere operazioni di questo tipo. Escludo anche un’operazione con Carige e Banca Popolare di Bari.

Corrono le voci su dei possibili esuberi. Voi cosa ne sapete?

Fino a questo momento non c’è stato nessun contatto con il sindacato. Quindi parlare di esuberi non ha senso.

La posizione del governo?

Difficile dirla. C’è molta confusione all’interno della maggioranza, e 5 Stelle e Pd non sembrano volere le stesse cose.

Tommaso Nutarelli


03 Dicembre 2020
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