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Canto di Natale all’italiana


Alla fine Giuseppe Conte ha dovuto indossare i panni di Ebenezer Scrooge, il vecchio cinico e taccagno del Racconto di Natale di Dickens, che considera le celebrazioni natalizie come una sciocca perdita di tempo, capaci di distogliere l’attenzione dalla ricerca dell’onesta ricchezza e un’occasione per gonfiare le fila delle classi più povere, che lucrano sul lavoro onesto delle persone perbene.

Naturalmente questi non sono i sentimenti manifestati dal premier nei confronti del Natale, che anzi, nei mesi scorsi, aveva più volte detto di voler salvare, senza poi riuscirci. Ma la fantasia e l’immaginazione, che si accendono particolarmente in questo periodo dell’anno, ci concedono la licenza di poter adattare l’opera di Dickens alla politica nostrana del XXI secolo.

Il novello Scrooge si trova così alle porte del Natale, costretto, e non per sua indole, a indossare le vesti di chi disprezza la natività. Ma che questa non sarà una vigilia come tutte le altre Giuseppe Ebenezer Conte le capisce quando al Senato viene a fargli visita lo spettro del suo defunto socio Jacob Marley, meglio conosciuto come Conte I. La riforma dei decreti Sicurezza causa la protesta dell’anima verde, che una volta andava a braccetto con il vecchio Ebenezer. Così il fantasma del Conte I mette in guardia il Conte Bis sull’arrivo di tre spiriti che verranno a fargli visita la notte di Natale.

La prima apparizione incarna lo spirito del Natale passato. Giuseppe Scrooge non ne riconosce subito il volto, ma percepisce chiaramente un accento toscano. La voce dello spettro gli sussurra dolcemente “stai sereno”, e subito al nostro eroe appare la visione di Letta che, freddo e rigido come una statua, passa il campanellino al suo successore. Terminata l’immagine delle cose che sono state, arriva il secondo spirito.

Il fantasma ha l’aria di un uomo corpulento, con una spiccata inflessione lombarda. Con una barba bianca potrebbe essere un perfetto Babbo Natale, e non perde occasione per farsi immortalare con in bocca qualcosa da mangiare. Inorridito dalla durezza d’anima di Conte Scrooge, lo spirito del Natale presente si dice pronto a violare le rigide regole che cadenzeranno queste festività, per distribuire gioia e doni ai bambini, perché il cuore non si può tenere chiuso, ammonendo il bisbetico Giuseppi Ebenezer: se i fatti attuali continueranno a tenere questo corso, lo spirto vede uno scranno vuoto e un premier senza più un governo.

Dopo avere pronunciato questa sentenza, la seconda ombra scompare, per lasciare la scena al terzo e ultimo fantasma, temuto più degli altri dal nostro protagonista, lo spirito del Natale futuro. Le sue sembianze ricordano quelle di un uomo minuto del sud, di origine lucane. Le gelide dita della mano indicano un calendario, e precisamente i mesi di gennaio e febbraio, con in rosso annotate le terrificanti parole “terza ondata”. Sconvolto dalla visione, Giuseppe Scrooge cerca di svegliarsi da questo incubo, ma ogni volta viene catapultato in un parlamento festante e gioioso per la sua dipartita politica.

Sudato e annichilito da questo viaggio ultraterreno, il vecchio Ebenezer Conte si risveglia nel suo studio a palazzo Chigi. Credendo di essere in salvo, ben presto si rende conto che la realtà prospetta scenari ben più orribili delle gotiche ambientazioni del racconto di Dickens. Il virus si muove rapidamente, e la cosiddetta variante inglese sembra imprimere un’accelerata alla diffusione del contagio. L’ombra di una crisi rende impossibile ogni decisione politica di lungo respiro, la gente è stanca e insofferente alle regole. Sotto l’albero troveremo un pacco di oltre 200 miliardi ma, se non saremo accorti, oculati e precisi nella spesa, la befana potrebbe scambiarli con un sacco enorme di carbone.

Tommaso Nutarelli


21 Dicembre 2020
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