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Che sia un 2022 riformista

Paolo Pirani
Gennaio14/ 2022

“La fiducia è la sola cura conosciuta per la paura” sostiene un detto. Ed il 2022, iniziato da poco, sembra essere fatto a posta per testare la sua veridicità. Il cammino per ridare senso alla fiducia nella crescita, obiettivo primario malgrado il persistere della pandemia, diviene pertanto la via obbligata per non disperdere quanto faticosamente si è realizzato nel difficile 2021, ma soprattutto per consolidare – e non sarà per nulla facile – la consapevolezza che si debba procedere ancor più convintamente  per dare consistenza a riforme reali, profonde, condivise. Del resto è chiaro che questo anno dimostrerà se il nostro Paese sarà in grado di spendere e come le risorse messe a disposizione, a fondo perduto, dall’Europa.

Il contesto politico interno e quello internazionale di certo propongono in continuazione dubbi, anche di una certa intensità. Lo si è avvertito chiaramente nello stesso discorso di inizio anno del Presidente del consiglio Draghi che non ha nascosto le difficoltà, si è appellato al realismo ed all’unità per andare avanti. L’unità in questa situazione politica è però termine molto fragile, in realtà essa può reggere se si propone come una vera unità riformatrice.

Alcune delle questioni che abbiamo di fronte possono infatti tendere a complicarsi: l’inflazione non è considerata più fenomeno transitorio e sta convincendo le Banche centrali che sta per giungere l’ora del rialzo dei tassi con effetti sulla ripresa e sul debito pubblico da valutare con estrema attenzione. L’emergenza energetica incalza i redditi da lavoro e da pensione e rischia di rendere rapidamente insufficienti le risorse messe a disposizione dal Governo per fronteggiarla. Le incertezze…geopolitiche fanno il resto.

Nel nostro Paese convivono tuttora grandi problemi aperti e tentativi non proprio convincenti di ridurne la portata, dalla riforma fiscale al nodo pensioni, dalla scuola in bilico alla precarietà del lavoro. E si potrebbe continuare con la necessità di ricreare presupposti culturali ed etici in grado di affrontare le conseguenze di continui terremoti nel mondo di carattere pandemico, egemonico, tecnologico.  Certo, l’economia appare vitale in alcuni settori come quello dell’export ma non può nascondere ritardi, chiusure, crisi aziendali. La  tenuta sociale non è ancora in discussione, grazie anche all’azione sindacale,  ma senza che si registrino significativi progressi riformatori sul terreno della riduzione delle diseguaglianze.

All’indomani della elezione del Presidente della Repubblica insomma tutti questi problemi si riaffacceranno con inevitabile evidenza per reclamare confronti non di facciata, scelte tempestive  e soluzioni che non siano dei rattoppi.

Ma se dovessimo altresì immaginare questo 2022 dal nostro versante sindacale  potremmo definirlo anche come l’anno dei contratti e dei congressi (per quanto riguarda la vita della nostra organizzazione).

Un anno  molto importante per tutti noi. Intanto perché la capacità contrattuale del movimento sindacale va intesa in particolare in questa situazione come un pilastro essenziale per la tutela dei diritti del lavoro in una fase nella quale essi possono essere intaccati dalle difficoltà che persistono a causa della diffusione del virus e di una atmosfera sociale ancora densa di incertezze e di paure. Uno scenario  dal quale occorrerà uscire con risultati tangibili  che offrano davvero prospettive migliori e più stabili per il lavoro che continua, non va dimenticato ad essere sottoposto a implacabili trasformazioni che, Covid  o no, procedono comunque.

Sul piano più generale, la capacità contrattuale del movimento sindacale non potrà non essere ancora una volta strumento fondamentale per tentare di realizzare con il governo e le controparti datoriali intese non solo capaci di reggere alle turbolenze di vario tipo che si incontreranno, ma finalizzate ad evitare ogni nuovo possibile  rischio di frenata della nostra economia, pericolo da tener presente e che non va corso  assolutamente. Una sorta di improvvida “gelata” derivante dagli ostacoli che possono emergere sia dal versante delle politiche monetarie sia da quello delle “costrizioni” sanitarie sarebbe davvero un guaio enorme pere la nostra intera società.

In tal senso va ribadito il fatto che una risoluta iniziativa sindacale, come quella resasi necessaria nell’ultimo scorcio del 2021, mantiene tutta intatta la sua validità: vanno incalzati  i protagonisti della vita politica, economia e sociale ad affrontare senza pause e senza egoismi di parte le richieste e le attese che giungono dalla vita reale del Paese e di cui purtroppo spesso buona parte della classe dirigente non comprende e tantomeno tiene in conto come si dovrebbe anche nelle tempistiche che non possono essere piegate alle convenienze   politiche.

Ma la contrattazione è quanto mai strumento necessario anche perché ci troviamo in un periodo nel quale la tutela dei salari è insidiata da più parti e risente del fatto che la questione salariale non è stata affrontata ad esempio sul piano fiscale come si sarebbe dovuto fare da tempo.  Un terreno di impegno che può indirizzarsi verso un ventaglio di soluzioni diverse ma che implica comunque la presenza di un forte ruolo contrattuale da parte del sindacato.

Per noi della Uiltec e della Uil il 2022 è anche un anno di congressi. Una occasione per dimostrare ancora una volta la capacità di essere protagonisti di battaglie riformiste in grado di cambiare le cose.

Sappiamo bene che la Uil è forte perché è unita, autonoma, sostenuta da consensi che anche in periodi difficili sono cresciuti, in grado di avanzare proposte e fare accordi con la concretezza propria di una lunga tradizione sindacale. E’ un sindacato il nostro che si sente libero ed agisce come tale, che sa discutere e confrontarsi senza timori reverenziali nei riguardi dei suoi interlocutori, che considera determinanti  alcuni valori come la solidarietà, la partecipazione, il radicamento fra le lavoratrici ed i lavoratori.

La stagione congressuale ci permetterà di ragionare su come procedere in una realtà economia e sociale che rimane assai complessa. La discussione nel sindacato ha caratteristiche per fortuna ben diverse da quelle che si riducono a slogan o spot di breve respiro che vanno ad esempio  per la maggiore nei talk show che invadono i programmi televisivi. Il legame con i lavoratori, i nostri iscritti, la nostra struttura organizzativa ci spinge a concentrarci sui temi che fanno parte realmente della vita di milioni di persone ed attendono risposte. Ecco perché questo grande esercizio di democrazia non è mai una fuga dalle problematiche del nostro Paese, ma semmai offre un grande stimolo ad affrontarle  con maggiore determinazione e con la convinzione che possiamo fare molto per incidere e per far tornare nel Paese una autentica e migliore fiducia nel futuro.

Paolo Pirani