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Home - In evidenza - Fmi, al rialzo la crescita dell’Italia per il 2023 a 1,1%

Fmi, al rialzo la crescita dell’Italia per il 2023 a 1,1%

di Riccardo Barenghi
25 Luglio 2023
in In evidenza, Notizie del giorno
Fmi, l’Italia consolidi i conti pubblici per rafforzare la crescita

Migliorano le previsioni per l’economia italiana, malgrado il contesto di rallentamento in corso nell’area euro e nell’economia mondiale. il Fondo Monetario Internazionale nel suo aggiornamento al World Economic Outlook, appena pubblicato, grazie al rafforzamento dei servizi e del turismo ha rivisto al rialzo la crescita dell’Italia di 0,4 punti percentuali rispetto alle precedenrti stime di aprile portandola all’1,1% con la stima per il 2024 anch’essa aumentata di un decimo di punto allo 0,9%. Analoga revisione quest’anno, +1,0 punti percentuali, per la Spagna. Diversa la situzione della Tuttavia Germania che, a causa della debolezza della produzione manifatturiera e della contrazione economica registrata nel primo trimestre del 2023 ha visto le previsioni riviste al ribasso (0,2 punti percentuali) a -0,3%.

Il Fmi prevede che la crescita nell’area dell’euro diminuirà dal 3,5% nel 2022 allo 0,9% nel 2023, prima di salire all’1,5% nel 2024. La previsione è sostanzialmente invariata, ma con un cambiamento in composizione per il 2023.

A livello globale gli economisti di Washington prevedono che la crescita scenderà da una stima del 3,5% nel 2022 al 3,0% sia nel 2023 che nel 2024. Mentre la previsione per il 2023 è leggermente superiore a quella prevista nel World Economic Outlook di aprile 2023 (WEO), rimane debole rispetto agli standard storici.

L’aumento dei tassi ufficiali delle banche centrali per combattere l’inflazione continua a pesare sull’attività economica. L’inflazione globale dovrebbe scendere dall’8,7% nel 2022 al 6,8% nel 2023 e 5,2% nel 2024. Si prevede che l’inflazione sottostante (core) diminuirà più gradualmente, mentre le previsioni sull’inflazione nel 2024 sono state riviste al rialzo.

Come sta l’economia mondiale? Alcuni rischi sono stati ridotti. Il Fmi osserva che “la recente risoluzione della situazione di stallo sul tetto del debito degli Stati Uniti e, all’inizio di quest’anno, una forte azione di contenimento da parte delle autorità delle turbolenze nel settore bancario statunitense e svizzero, hanno ridotto i rischi immediati di turbolenze nel settore finanziario. E ciò ha moderato rischi i negativi in prospettiva. Tuttavia, il saldo dei rischi per la crescita globale rimane orientato verso il basso”.

Il pericolo numero uno resta lo stesso. “L’inflazione – si legge nel documento – potrebbe rimanere elevata e persino aumentare se si verificassero ulteriori shock, compresi quelli derivanti da un’intensificazione della pressione della guerra in Ucraina ed eventi meteorologici estremi, che hanno innescato una politica monetaria più restrittiva. Nel settore finanziario la turbolenza potrebbe riprendere quando i mercati si adegueranno a un ulteriore inasprimento delle politiche da parte delle banche centrali. La ripresa della Cina potrebbe rallentare, anche a causa di problemi immobiliari irrisolti, con ricadute transfrontaliere negative. Le tensioni sul debito sovrano potrebbero diffondersi a un gruppo più ampio di economie. Sul versante dei rischi al rialzo “l’inflazione potrebbe scendere più velocemente del previsto, riducendo la necessità di una politica monetaria restrittiva, e la domanda interna potrebbe nuovamente dimostrarsi più resiliente”.

Un quadro che fa affermare agli economisti del Fondo che “nella maggior parte delle economie, la priorità resta il raggiungimento di una disinflazione duratura, garantendo nel contempo la stabilità finanziaria. Pertanto, le banche centrali dovrebbero rimanere concentrate sul ripristino della stabilità dei prezzi e sul rafforzamento della vigilanza finanziaria e monitoraggio del rischio. Se le tensioni del mercato dovessero materializzarsi, i paesi dovrebbero fornire liquidità tempestivamente e mitigare la possibilità di azzardo morale. Dovrebbero anche costruire riserve fiscali, con un adeguamento della composizione fiscale che garantisca un sostegno mirato ai più vulnerabili. Miglioramenti dal lato dell’offerta dell’economia faciliterebbero inoltre il risanamento fiscale e un calo più graduale dell’inflazione verso i livelli obiettivo”.

Venendo alla prima economia del mondo negli Stati Uniti, la crescita dovrebbe rallentare dal 2,1% nel 2022 all’1,8% nel 2023, per poi rallentare ulteriormente all’1,0 per cento nel 2024. Per il 2023, la previsione è stata rivista al rialzo di 0,2 punti percentuali, a causa della resilienza della crescita dei consumi nel primo trimestre, riflesso della un mercato del lavoro ancora teso, che ha sostenuto guadagni di reddito reale e un rimbalzo negli acquisti di veicoli. Tuttavia, questo slancio di crescita dei consumi non dovrebbe durare: i consumatori americani – avverte il Fondo – hanno ampiamente esaurito i risparmi in eccesso accumulati durante la pandemia e la Federal Reserve dovrebbe aumentare ulteriormente i tassi”.

Sul versante della Cina, accreditata nel biennio di una crescita del 5,2% e del 4,5%, il fondo osserva che la ripresa “sta perdendo vigore. Le attività di produzione e consumo di i servizi in Cina sono rimbalzate all’inizio dell’anno quando le autorità cinesi hanno abbandonato i loro rigide politiche di blocco; le esportazioni nette hanno contribuito fortemente alla crescita sequenziale in febbraio e Marzo quando le catene di approvvigionamento si sono normalizzate e le aziende hanno rapidamente messo in produzione gli ordini arretrati. Tuttavia, la persistente debolezza del settore immobiliare sta pesando sugli investimenti esteri mentre la domanda rimane debole e la disoccupazione giovanile in aumento ed elevata (al 20,8% a maggio 2023) indica la debolezza del mercato del lavoro”.

tn

Riccardo Barenghi

Riccardo Barenghi

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