“La liberalizzazione selvaggia degli orari di apertura degli esercizi commerciali non ha sortito l’effetto sperato, né sugli aumenti di fatturato delle imprese, né sull’aumento dei posti di lavoro. Non è questa la strada per fare crescere i consumi, se non si agisce contestualmente sul piano dell’incremento del reddito per i lavoratori ed i pensionati”. È quanto sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in una lettera aperta al quotidiano Repubblica.
In particolare, Furlan ritiene importante che alcune forze politiche abbiano compreso il senso della battaglia della Cisl contro la “deregulation” nelle aperture dei negozi e dei centri commerciali nelle giornate di festa. “Anche quest’anno – precisa – ci saranno tante iniziative di protesta a livello territoriale della nostra categoria, la Fisascat Cisl, insieme agli altri sindacati contro chi, senza alcun confronto, terrà le serrande aperte anche il 25, il 26 dicembre e a Capodanno. Tuttavia – aggiunge la sindacalista – non servono nuove norme che fissino dall’alto, in maniera quasi dirigistica, le giornate di apertura e di chiusura degli esercizi commerciali.”
Per la leader della Cisl, se il Parlamento ha intenzione di correggere “l’eccessiva deregulation” della legge Monti e dei decreti Bersani, deve riaffidare questa competenza alla contrattazione decentrata tra comuni, aziende e sindacati in modo da garantire la giusta flessibilità negli orari, una maggiore retribuzione per i lavoratori e, soprattutto, la volontarietà della prestazione domenicale e festiva. E sottolinea che già “in molte realtà aziendali tutto questo si continua a fare con accordi sindacali che tutelano i diritti fondamentali come il rispetto della maternità o la cura dei figli. Ma in altre prevale la logica del muro contro muro”.
“Con l’Associazione nazionale dei Comuni, il sindacato aveva iniziato un percorso proficuo di dialogo istituzionale su questi temi. Bisogna ripartire da lì. Garantire ai cittadini i servizi pubblici essenziali anche nelle giornate di festa non ha lo stesso valore di consentire di trascorrere, quasi fosse un diritto, anche il giorno di Natale o di Santo Stefano all’interno di un centro commerciale. Penso – aggiunge infine Furlan – che si possa fare a meno di una giornata di shopping anche come segno di rispetto per gli altri, senza per questo danneggiare l’economia o il turismo”.
E.M.


























