L’Istat comunica che nel primo trimestre 2016 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è risultato pari al 4,7%, in miglioramento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2015 quando era al 5,2%.
Era da ben sedici anni che il deficit-Pil dell’Italia, nei primi tre mesi dell’anno, non toccava un valore così basso, ai minimi dal primo trimestre del 2000 quando si attestò al 3% del Pil.
Nel primo trimestre sale il potere d’acquisto delle famiglie italiane segnando +1,1%, con un aumento del 2,3% su base annua. Si tratta dell’incremento tendenziale più alto dal secondo trimestre del 2007, ossia da nove anni.
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono rimasti invariati. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è risultata pari all’8,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Poiché il deflatore implicito dei consumi delle famiglie è sceso in termini congiunturali dello 0,3%, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,1%.
Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito lordo disponibile) nel primo trimestre 2016 è stato pari al 6,2%, invariato sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al corrispondente trimestre del 2015.
Tale stabilità a livello congiunturale riflette una flessione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) ed un aumento del reddito lordo disponibile (+0,8%).
La spesa delle famiglie, sempre relativamente al primo trimestre, invece, è ferma. Secondo i dati Istat, la spesa per consumi finali è rimasta piatta rispetto all’ultimo trimestre del 2015. Rispetto al primo trimestre del 2015, invece, ha segnato un aumento dell’1,6%.
Per quanto riguarda le imprese, gli investimenti fissi lordi, nel primo trimestre, hanno segnato un aumento dell’1% in termini congiunturali e del 3% in termini tendenziali.
La quota di profitto delle società non finanziarie (definita come rapporto tra risultato lordo di gestione e valore aggiunto lordo ai prezzi base) nel primo trimestre 2016 è stata pari al 40,8%, con un aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,5 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2015.
In termini congiunturali, la sostanziale stabilità di questo indicatore è il risultato di una crescita del risultato lordo di gestione (1,5%) lievemente superiore rispetto a quella del valore aggiunto (1,2%).
Il tasso di investimento delle società non finanziarie (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto ai prezzi base) nel primo trimestre 2016 è stato pari al 18,3%, invariato rispetto al trimestre precedente e in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2015.
Pressione fiscale in lieve calo. Nel primo trimestre la pressione fiscale è stata pari al 38,9%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
























