Una nota sulle determinanti 
dell’economia sommersa 

Maggio 2012 

Ufficio Studi 



Una nota sulle determinanti 
dell'economia sommersa 

Maggio 2011 

Ufficio Studi 



Il rapporto è stato redatto con le informazioni disponibili al 10 maggio 2012 da Mariano Bella, 
Silvia Criscuolo, Silvio Di Sanzo, Francesco Lioci, Luciano Mauro, Livia Patrignani. 
Editing a cura di Francesco Rossi -Direzione Centrale Comunicazione e Immagine 


© 2011 Confcommercio-Imprese per l’Italia 



InDICe 



IntRoDUzIone e SInteSI DeL RaPPoRto 
5 

1. 
SPeSa PUBBLICa e CReSCIta: qUanDo IL LevIatano DIventa CattIvo 25 

1.1 
Verifiche 
empiriche 
29 


2. 
La PReSSIone fISCaLe aPPaRente e IL CaRICo effettIvo 

sui 
contribuenti 
in 
regola 
39 


2.1 
imposte 
dirette, 
imposte 
indirette 
e 
contributi 
sociali: 


evidenze descrittive nel confronto internazionale 
42 

2.2 
Sommerso economico ed evasione 45 

2.3 
indicazioni 
sulla 
pressione 
fiscale 
legale 
o 
effettiva 
51 


3. 
InCentIvI e DISInCentIvI aLL'evaSIone fISCaLe 57 

3.1 
gli 
incentivi 
al 
sommerso 
economico 
e 
all’evasione 
fiscale 
60 


3.1.1 La pressione fiscale: il tax wedge sul lavoro dipendente 
e l’aliquota standard dell’Iva 61 

3.1.2 La pressione fiscale: la progressività del sistema tributario 67 

3.2 
i 
disincentivi 
all’evasione 
(valore 
atteso 
della 
pena): 
i 
controlli, 
le 
sanzioni 
e 
l’efficienza 
del 
sistema 
giudiziario 
70 


3.3 
il 
senso 
civico-economico 
e 
la 
percezione 
del’output 
pubblico 
79 


3.3.1 Il ritardo nei tempi di pagamento da parte della P.A. nei confronti 
delle aziende 90 

3.4 
i 
costi 
dell’adempimento 
spontaneo 
91 


4. 
La ReLazIone tRa IL taSSo DI SoMMeRSo eConoMICo 

e 
le 
determinanti 
dell’eVasione 
fiscale 
97 


bibliografia 
109 



IntRoDUzIone e SInteSI DeL RaPPoRto 



Introduzione e sintesi del rapporto 

Il sommerso economico e l’evasione fiscale, concetti distinti, ma fortemente correlati, costituiscono 
uno tra i più gravi problemi economici, e sociali, del nostro paese. Se esso non viene 
affrontato e risolto, difficilmente l’Italia vedrà, prima o poi, una ripresa soddisfacente. Bisogna 
farsene una ragione. 

Gli effetti di qualsiasi provvedimento per stimolare la crescita, sul lato della domanda, ma 
soprattutto sul versante dell’offerta, come le semplificazioni o le liberalizzazioni, vanno largamente 
perduti nell’ambito di una troppo vasta frazione di economia sommersa. 

In questa nota vogliamo semplicemente provare a rispondere alla domanda: perché in un 
dato paese e in un determinato momento si osserva proprio un certo tasso di sommerso economico? 

ci 
chiediamo, cioè, nell’ottica economica di agenti che massimizzano il loro reddito netto 
corrente e prospettico, quali 
siano, 
e 
in 
che 
misura 
operino, 
le 
ragioni 
e 
gli 
incentivi 
che 
spingono 
i 
contribuenti 
a 
scegliere 
l’opzione 
di 
uscire 
totalmente 
o 
parzialmente 
dall’economia 
emersa (opzione exit) e quindi a non rispettare le obbligazioni tributarie e contributive che traggono 
origine dall’attività produttiva. 

Al fine di interpretare tali comportamenti, è proprio nell’ambito della comparazione internazionale, 
che si perviene ad un primo risultato sorprendente. 

le 
evidenze 
statistiche 
sul 
sommerso 
economico 
e 
sull’evasione 
fiscale 
sono 
straordinariamente 
esigue. Mentre, per l’Italia, l’Istat produce stime del sommerso economico con cadenza 
piuttosto serrata, per quanto l’ultimo dato si riferisca al 2008, molti paesi non forniscono 
alcuna informazione sul fenomeno, sebbene il fenomeno stesso venga valutato secondo gli standard 
statistici internazionali e in ottemperanza a obblighi comunitari. Ad esempio, la Germania, 
paese che di frequente viene preso ad esempio come modello da seguire, non fornisce alcuna 
indicazione 
sulla 
frazione 
di 
economia 
sommersa 
inclusa 
nel 
suo 
prodotto 
interno 
lordo. 
In 
quest’ambito, l’Italia, grazie all’egregio lavoro svolto dall’Istat, fa letteralmente scuola nella 
misurazione di tali fenomeni. 

Dunque, occorrerà leggere questa nota tenendo ben presente che di sommerso ed evasione 
moltissimo si dice e si scrive, ma pochissimo realmente si sa, se non in termini di valutazioni 
parziali legate alla stima dei gap su particolari tributi1. 

I concetti di economia 
non 
osservata, 
sommerso 
economico 
ed 
evasione 
fiscale 
si 
riferiscono 
a 
fenomeni 
diversi 
tanto 
nella 
teoria 
quanto 
nelle 
rilevazioni 
contabili 
(paragrafo 2.2). 
Tuttavia, per 
facilità 
espositiva 
li 
utilizzeremo 
come 
sinonimi, essendo l’economia sommersa la più 
grande parte dell’economia non osservata2, e l’evasione fiscale in larghissima misura collegata all’occultamento 
di basi imponibili generate dall’impiego di fattori di produzione (il sommerso economico). 

1 
Non è un caso che nella delega fiscale, approvata di recente, sia esplicitamente previsto un progetto di stima annuale 
ufficiale dell’evasione fiscale, progetto che fa seguito alle riflessioni emerse durante i lavori del tavolo “Economia 
non osservata e flussi finanziari” istituito dall’allora Ministro G. Tremonti e coordinato dal Professor E. Giovannini, 
Presidente dell’Istat. 

2 
L’economia non osservata comprende, in teoria, anche le attività illegali che ad oggi non sono valutate dall’Istat 

e che quindi non rientrano nel computo del Pil. Secondo un recente studio della Banca d’Italia (2012), l’economia 

illegale potrebbe valere il 12,6% del Pil (anno 2008). 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

i 
principali 
risultati 


Imposte e tasse sono necessarie per finanziare le spese dello stato centrale e delle amministrazioni 
locali. Queste spese riguardano i più svariati servizi, nonché gli investimenti pubblici e i 
trasferimenti. Tra questi ultimi, le spese per interessi sul debito e, soprattutto, per le pensioni, 
costituiscono la parte più rilevante. 

E’ diffuso e fondatissimo il sospetto che troppo Stato sia inefficiente: nel “troppo Stato” ci 
sono infatti cose che potrebbe fare il privato a costi minori; nel “troppo Stato” si sono trasferimenti 
non dovuti e spese improduttive di vario genere, visto che l’operato degli amministratori 
pubblici sfugge al vaglio del mercato; nel “troppo Stato” ci sono investimenti, progettati magari 
con i più nobili intenti, che spiazzano più efficienti investimenti privati. 

Nell’approccio economico all’evasione fiscale, che adottiamo in questa Nota, non si può 
proprio prescindere da quanto “Stato” ci sia all’interno del sistema economico. Tanto più che l’evidenza 
empirica chiarisce che la 
dimensione 
delle 
pretese 
fiscali 
della 
pubblica 
amministrazione 
è 
determinata, 
nel 
medio 
lungo 
termine, 
dall’ampiezza 
della 
spesa 
pubblica. 
Questo concetto 
si sintetizza come schema dello spend and tax, contrapposto a un più liberale tax and spend. Se la 
tassazione fosse determinata prima della spesa, cioè se la spesa avesse un vincolo nella tassazione, 
non si potrebbe creare debito pubblico (vengono prima le risorse e poi, vincolate alle prime, le 
spese). Se vale lo spend and tax, 
per 
ridurre 
le 
tasse 
bisogna 
soprattutto 
ridurre 
le 
spese. 


Se maggiore voracità genera maggiori imposte necessarie, ciò non implica che tali imposte siano 
realmente versate. Maggiori pretese della pubblica amministrazione implicano maggiori vantaggi nell’adottare 
l’opzione exit, cioè di uscita dal sistema dell’economia legale per rifugiarsi nel sommerso. Con 
la conseguenza che il Leviatano aumenterà le pretese fiscali sui contribuenti che per qualche ragione 
non possono o non riescono ad evadere. Ma anche questi ultimi, a parità di altre condizioni, avranno 
meno voglia di partecipare all’attività produttiva, visto che minori ne risulteranno i vantaggi economici. 

Nelle economie avanzate, salvo il caso degli Stati Uniti, la quota della spesa pubblica sul 
Pil, tra il 2008 e il 2011, ha generalmente raggiunto un valore tra il 50 e il 55%, a fronte di tassi 
di crescita dell'attività economica moderati o negativi. Diverse stime empiriche confermano una 
relazione negativa e non lineare tra tasso di variazione del Pil e quota di spesa pubblica sul prodotto 
lordo. Gli impliciti valori-soglia oltre i quali la spesa pubblica nuoce alla crescita economica 
sono molto inferiori ai livelli effettivamente osservati della quota di spesa pubblica su Pil. 

Anche per l’Italia, tale evidenza suggerisce l’utilità di ridurre la quota di spesa pubblica in 
percentuale del Pil (fig. I1). 

Un suo progressivo ridimensionamento, attraverso l’attuazione della spending-review, troppe 
volte annunciata ma mai realizzata, ridurrebbe sprechi e inefficienze riqualificando le singole 
missioni su cui è articolato il conto delle amministrazioni pubbliche: ciò potrebbe riportare il paese 
su quel sentiero di crescita duraturo e stabile che da troppo tempo sembra essersi smarrito. 

Queste suggestioni, peraltro, implicano che ai fini della crescita non conti tanto o soltanto 
il saldo del bilancio pubblico, cioè l’eventuale impostazione virtuosa ed equilibrata della finanza 


Introduzione e sintesi del rapporto 

pubblica, ma assuma rilevanza più pregnante il livello assoluto, e in percentuale del Pil, delle 
entrate e delle uscite: oltre una certa soglia, virtuosa o in deficit, la conduzione della finanza 
pubblica deve porsi l’obiettivo di ri-disegnare l’area dell’intervento pubblico. Non si tratta solo 
di un tema di etica pubblica imperniata sulla lotta agli sprechi e ai privilegi: è un fatto di natura 
economica. agevolare 
la 
crescita 
e 
il 
benessere 
passa 
da 
una 
riduzione 
della 
frazione 
di 
output 
intermediato 
dalla 
pubblica 
amministrazione. 
Ciò potrebbe agevolare una riduzione delle 
pretese fiscali e, come vedremo, del tasso di sommerso e di evasione. 

fig. 
i1 
- l’impatto 
della 
spesa 
pubblica 
in 
% 
del 
Pil 
sulla 
crescita 
reale 
pro 
capite 
in 
italia 


1927-1939, 1947-2011 

var. % Pil reale pro capite 

17,5 

15,0 

12,5 

10,0 

7,5 

5,0 

2,5 

0,0 

-2,5 

-5,0 

-7,5 

-10,0 
15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 55,0 60,0 65,0 70,0 

1947 
1927 
2011 
1993 1936 
1975 
2008 
2009 
1930 

uscite totali delle AP in % del Pil 

Fonte 

in 
italia, 
la 
frazione 
di 
Pil 
dovuta 
al 
sommerso 
economico 
è 
pari 
al 
17,5%, 
un valore moderatamente 
decrescente negli ultimi dieci anni (fig. I2; il dato si riferisce al 2008; lo ipotizzeremo 
costante dal 2008 in poi). Se consideriamo la pressione 
fiscale 
apparente 
del 
2012 
(cioè data 
dal rapporto tra gettito e Pil, così come queste grandezze vengono osservate e cioè ci appaiono) 
le nostre stime dicono 45,2% 
(non dissimile dalle valutazioni di altri centri di ricerca e da quelle 
dello stesso Governo contenuto nel DEF 2012). 

Ora, se da questo rapporto togliamo la parte di Pil che non paga imposte - cioè assumiamo 
che 
sull’imponibile 
sommerso 
non 
venga 
pagata 
alcuna 
imposta 
- otteniamo la pressione 
fiscale 
effettiva 
o 
legale, cioè quella che mediamente è sopportata da un euro di prodotto 
legalmente e totalmente dichiarato in Italia: questo valore è pari al 55% [(cioè 45,2/(1-0,175)]. 

Questo 
valore 
non 
solo 
è 
il 
più 
elevato 
nella 
nostra 
storia 
economica 
recente 
ma 
costituisce 
un record mondiale assoluto. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

17,9 
19,0 
18,6 
19,3 
19,2 
20,0 
19,0 
19,2 
19,1 
19,7 
18,6 
18,5 
18,1 
17,8 
17,5 
17,2 
17,5 
1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 
(*) dati ricostruiti dal 1992 al 1999 riproporzionando le vecchie serie storiche ai dati pubblicati il 13 luglio 2010 (Istat, 2010). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat. 

Moltiplicando il valore nominale del Pil stimato per il 2012, pari a circa 1600 miliardi di 
euro, per il tasso di sommerso economico (17,5%) per l’aliquota media legale o effettiva pari 
al 55%, l’imposta 
evasa 
ammonterebbe 
a 
circa 
154 
miliardi 
di 
euro 
(il 55% di 280 miliardi di 
imponibile evaso). Qualcosa di gigantesco. Un’enormità che ha portato anche illustri commentatori 
a valutazioni azzardate sull’ipotesi che un eventuale recupero di tale gettito potrebbe 
ridurre di un eguale ammontare il nostro debito pubblico o permetterci investimenti infrastrutturali 
faraonici. 

Entrambe le congetture sono sbagliate perché impossibili. Si tratta infatti di un gettito 

puramente 
teorico. 


non 
riteniamo 
possibile 
un 
equilibrio 
macroeconomico 
e 
sociale 
nel 
quale, 
oltre 
ai 
circa 
800 
miliardi 
di 
entrate, 
il 
settore 
privato 
dovesse 
consegnare 
altri 
154 
miliardi 
di 
euro 
annuali 
al 
settore 
pubblico. 


E’ anche questa la ragione della proposta che da anni portiamo avanti: pensare immediatamente 
a precisi 
meccanismi 
di 
restituzione 
delle 
maggiori 
imposte 
riscosse, 
attraverso la lotta 
all’evasione e all’elusione, ai 
contribuenti 
in 
regola 
per 
mezzo 
dell’abbassamento 
contestuale 
delle aliquote legali. 

il 
processo 
di 
restituzione 
fiscale, 
più volte invocato e da più parti, non è soltanto una 
comprensibile e legittima aspirazione dei contribuenti in regola né semplicemente uno strumento 
per creare consenso sociale verso i comportamenti fiscalmente corretti: esso costituisce parte 
integrante della lotta al sommerso economico e all’evasione fiscale. Gli equilibri macroecono



Introduzione e sintesi del rapporto 

mici attuali non consentono di ipotizzare alcuna ulteriore migrazione netta di risorse dal settore 
privato al settore pubblico, neppure mediante recupero di imposte evase. Pertanto, immaginare 

che 
la 
lotta 
all’evasione 
fiscale, 
senza 
il 
parallelo 
processo 
di 
restituzione 
fiscale, 
possa 
avere 
successo, 
è 
una 
pura 
illusione. 
Una perfetta strategia di controlli e accertamenti porterebbe, in 
questa ipotesi, semplicemente a una riduzione del livello di attività economica piuttosto che un 
incremento dell’imposta recuperata. 

Chiarito il senso di una lotta possibile al sommerso economico e all’evasione - nel senso di 
una guerra che è possibile vincere - è necessario comprendere il contesto che induce a comportamenti 
illegali. Ed è opportuno farlo, con le limitazioni e le cautele cui si è già accennato, in un 
contesto di comparazione internazionale. 

La tab. I1 presenta le stime del sommerso economico in vari anni e in vari paesi. Queste 
valutazioni sono state desunte da stime ufficiali effettuate con metodi diretti più o meno simili 
attraverso i quali il tasso del sommerso economico viene conteggiato a partire da vaste indagini 
sulle imprese e incrociando altre informazioni quantitative disponibili. Per la nostra conoscenza, 
la tab. I1 è il primo tentativo di fornire un quadro sinottico delle evidenze internazionali disponibili 
nell’ambito del sommerso. 

tab. 
i1 
- le 
stime 
ufficiali 
del 
sommerso 
economico 
nei 
paesi 
per 
i 
quali 
sono 
disponibili 
dati 
attendibili 


199219931994199519961997199819992000200120022003200420052006200720082009Austria 7,9 6,5 
Belgio 3,5 3,5 
Danimarca 2,4 
Francia 4,2 3,9 3,9 
Irlanda 4,0 
Italia (*) 17,9 19,0 18,6 19,3 19,2 20,0 19,0 19,2 19,1 19,7 18,6 18,5 18,1 17,8 17,5 17,2 17,5 
Olanda 1,0 
Regno Unito 8,5 8,3 8,0 7,4 8,1 7,9 
Spagna 11,2 
Svezia 5,2 5,3 5,3 5,1 5,1 5,0 5,0 4,9 5,0 5,0 4,5 
Australia 1,3 1,3 
Canada 2,7 2,7 2,6 2,5 2,4 2,4 2,4 2,4 2,3 2,4 2,4 2,4 2,4 2,4 2,3 2,3 2,2 
Messico 13,4 13,2 11,8 12,0 12,5 12,7 12,6 12,4 12,4 12,3 12,1 
Norvegia 2,4 0,4 
Stati Uniti 3,7 4,2 4,4 4,0 4,1 3,8 4,4 3,7 3,9 4,4 5,1 5,4 5,4 6,2 
(*) dati ricostruiti dal 1992 al 1999 riproporzionando le vecchie serie storiche ai dati pubblicati il 13 luglio 2010 (Istat, 
2010). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati ufficiali di varie fonti. 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Le evidenze statistiche comparative danno quella dimensione quantitativa che spesso manca 
quando si afferma che in Italia il sommerso e l’evasione siano fenomeni diffusi. Come detto il 
17,5% del Pil è sommerso, ma è nel confronto con gli altri paesi che emerge la distanza siderale 
rispetto ad economie in cui la compliance fiscale è davvero diffusa. 

26,3 
27,1 
27,2 
28,2 
28,8 
29,0 
29,3 
30,6 
30,8 
31,2 
32,2 
32,9 
34,2 
34,3 
34,6 
35,3 
35,7 
36,2 
36,7 
38,1 
38,7 
38,7 
39,7 
40,3 
40,4 
40,6 
41,4 
42,8 
43,4 
43,9 
45,2 
45,8 
45,8 
46,3 
47,4 
Stati Uniti 
Bulgaria 
Lituania 
Lettonia 
Slovacchia 
Romania 
Svizzera 
Giappone 
Irlanda 
Canada 
Estonia 
Spagna 
Polonia 
Malta 
Repubblcia Ceca 
Islanda 
Grecia 
Cipro 
Portogallo 
Regno Unito 
Slovenia 
Ungheria 
Olanda 
Lussemburgo 
Germania 
Unione Europea 27 
EuroArea17 
Norvegia 
Finlandia 
Austria 
Italia 
Belgio 
Svezia 
Francia 
Danimarca 
* Fonte Commissione Europea; per l’Italia Ufficio Studi Confcommercio; per il Canada il dato si riferisce al 2011. 
Per 
il 
2008 
l’italia 
presenta 
un 
tasso 
di 
sommerso 
più 
che 
doppio 
rispetto 
al 
regno 
unito 
(8,1%), 
tra 
cinque 
e 
sei 
volte 
il 
tasso 
di 
sommerso 
francese 
(3,9%), 
otto 
volte 
il 
tasso 
di 
sommerso 
stimato 
per 
il 
canada. 
Osservando i dati degli anni passati, per i quali è presente 


Introduzione e sintesi del rapporto 

qualche informazione utilizzabile, solo per Messico e Spagna si hanno tassi di economia sommersa 
in doppia cifra, sempre e comunque molto inferiori, pariamo di circa un terzo, rispetto ai valori 
per l’Italia. I dati dei paesi più virtuosi, segnatamente quelli del Nord-europa, curiosamente non 
sono affatto aggiornati e risalgono ai primi anni 2000. La Germania, come detto, calcola il sommerso 
ma non ne pubblica l’entità e quindi non compare in tabella. 

Un altro pezzo della complessa storia sommerso-emerso è dato dalla pressione fiscale apparente, 
cioè il rapporto tra gettito complessivamente introitato dalla pubblica amministrazione 
e Pil. Per il 2012, secondo le stime della Commissione europea, la situazione attuale è sintetizzata 
nella figura I3. 

l’italia 
si 
posiziona 
al 
quinto 
posto 
sui 
35 
paesi 
considerati. 
la 
pressione 
apparente 
al 
45,2% 
è 
la 
più 
elevata 
del 
periodo 
per 
il 
quale 
si 
dispone 
di 
statistiche 
attendibili. 
Il balzo 
del 2012, come noto, è dovuto alla strategia di restrizione fiscale che dovrebbe portare il nostro 
paese al close to balance nel 2013, cosa che per alcuni sembra very close o addirittura too close, 
considerati gli effetti fortemente recessivi delle manovre adottate. 

L’Italia supera anche molti paesi nordici, quelli dello stato sociale funzionante. Si colloca sopra 
le medie europee comunque calcolate e stacca di cinque punti percentuali assoluti la Germania, di 
sette il Regno Unito, di dodici la Spagna, di quindici il Giappone e di quasi venti gli Stati Uniti. 

Contrariamente a quanto talvolta si insinua sul fatto che gli italiani siano un popolo di evasori 
e, nonostante un elevato tasso di economia sommersa, gli italiani sono un popolo di pagatori 
di tasse, tra i maggiori pagatori al mondo. 

La figura I4 sintetizza il percorso che ha portato alla classifica che ci vede quasi in testa 
rispetto alla pressione fiscale apparente. Nel corso degli anni 2000-2012, quindi un periodo sufficientemente 
lungo per non doversi preoccupare di leggere dati accidentali o congiunturali, la 
grande maggioranza dei paesi Ocse ha ridotto il peso fiscale sui propri contribuenti. La pressione 
media nell’area euro è scesa di nove decimi e di un punto nell’Europa a 27. 

Di grande interesse è notare che i 
paesi 
nord-europei, sempre quelli dello stato sociale 
funzionante, hanno 
ridotto 
e 
di 
parecchio 
la 
pressione 
fiscale 
apparente: 
di 
6,3 
punti 
la 
svezia, 
di 
4 
la 
finlandia, 
di 
2,8 
la 
danimarca. 
Trascurando i paesi piccoli come Cipro e Malta, 
oppure i paesi dell’Est come la Polonia, che comunque hanno livelli molto ridotti della pressione 
fiscale (ancora oggi sotto il 35%), gli 
unici 
paesi 
europei 
“grandi” 
che 
hanno 
innalzato 
il 
prelievo 
sono 
il 
Portogallo, 
di 
3 
punti, 
la 
francia, 
di 
quattro 
decimi, 
l’italia, 
di 
3,4 
punti. 
In questa 
speciale classifica dei più consistenti aumenti della pressione fiscale apparente siamo ancora una 
volta ai primi posti. 

Le ragioni di questa specificità italiana sono molte e, secondo autorevoli punti di vista, 
anche molto valide. Resta il fatto che la maggior parte delle economie avanzate e tutti i grandi 
paesi hanno adottato strategie diverse dalla nostra, nell’ultimo quindicennio, per fare fronte ai 
tanti problemi di crescita, di equità, di benessere dei loro cittadini: quella di incrementare la 
pressione fiscale è stata una strategia che l’Italia ha scelto quasi in solitudine. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

-6,3 
-5,3 
-4,5 
-4,4 
-4,0 
-3,5 
-2,8 
-2,8 
-2,5 
-2,1 
-1,9 
-1,7 
-1,7 
-1,6 
-1,4 
-1,3 
-1,2 
-1,2 
-1,2 
-1,0 
-0,9 
-0,6 
0,0 
0,3 
0,4 
0,6 
0,7 
1,2 
1,2 
1,4 
3,4 
2,9 
3,0 
5,3 
6,5 
Irlanda 
Belgio 
Olanda 
Grecia 
Francia 
Polonia 
Italia 
Svezia 
Slovacchia 
Canada 
Bulgaria 
Finlandia 
Stati Uniti 
Lituania 
Danimarca 
Germania 
Spagna 
Islanda 
Lettonia 
Romania 
Austria 
Ungheria 
Unione Europea 27 
EuroArea17 
Svizzera 
Regno Unito 
Lussemburgo 
Norvegia 
Repubblcia Ceca 
Slovenia 
Estonia 
Giappone 
Portogallo 
Malta 
Cipro 
cfr. tab. I3. 

Fino a qui il ragionamento ha riguardato la pressione fiscale apparente. I dati di 
cui disponiamo permettono, in prima approssimazione, di calcolare la pressione fiscale 
effettiva o legale, cioè il peso fiscale che grava sui contribuenti in regola (ma sarebbe più 
corretto dire che grava su ciascun euro sul quale sono pagate tutte le imposte determinate 
secondo la legge). Per fare questo rapportiamo il gettito apparente al Pil emerso, cioè a 
quella parte ipotetica di prodotto lordo sulla quale si pagano tutte le imposte. Dividendo 
i dati relativi alla pressione fiscale apparente (fig. I3) per il complemento a uno del tasso 
di sommerso (tab. I1), nell’ipotesi che al 2012 tale quota di sommerso sia pari all’ultimo 


Introduzione e sintesi del rapporto 

dato storico disponibile per paese, si ottiene la pressione fiscale effettiva o legale (i due 
termini sono ovviamente intercambiabili per i contribuenti in regola). Le stime per il 2012 
sono riportate in fig. I5. 

fig. 
i5 
-Pressione 
fiscale 
effettiva 
(o 
legale): 
stima 
per 
l’anno 
2012 
del 
carico 
fiscale, 
in 


20,6 
26,2 
28,0 
31,9 
32,1 
37,0 
40,1 
41,4 
43,0 
47,0 
47,4 
48,0 
48,2 
48,6 
54,8 
Messico 
Australia 
Stati Uniti 
Canada 
Irlanda 
Spagna 
Olanda 
Regno Unito 
Norvegia 
Austria 
Belgio 
Svezia 
Francia 
Danimarca 
Italia 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati ufficiali di varie fonti. 

Sotto il profilo aritmetico, il record 
mondiale 
dell’italia 
nella 
pressione 
fiscale 
effettiva 
dipende più dall’elevato livello di sommerso economico che dall’elevato livello delle aliquote 
legali. Ma, oltre ai numeri, è necessario capire proprio le ragioni delle troppo marcate differenze 
nei dati di sommerso economico (tab. I1). 

Seguendo la teoria economica e il buon senso, possiamo rappresentare le determinanti del 
sommerso economico e, quindi, dell’evasione fiscale, con lo schema della fig. I6. Nella tabella 
I2 sono presentati alcuni indicatori quantitativi che corrispondono alle determinanti del tasso di 
evasione (capitolo 3). 

Certamente il livello delle pretese fiscali della pubblica amministrazione è un incentivo 
a non partecipare correttamente al sistema produttivo o a rifugiarsi completamente nel sommerso 
economico. Il livello delle aliquote legali, tributo per tributo, dovrebbe avere un impatto 
positivo sul tasso di sommerso economico, a parità di altre condizioni: aliquote più elevate implicano 
maggiore evasione. Anche la progressività del sistema tributario potrebbe incentivare 
al sommerso e scoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro e all’attività produttiva in 
generale. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Nella prima colonna della tabella I2 è presentato un indice di pressione fiscale (total tax 
wedge esteso) alternativo alla pressione fiscale apparente; esso è calcolato in modo tale da 
non dipendere in alcun modo né dal gettito osservato né dal possibile tasso di evasione. Naturalmente, 
si avvicina al livello della pressione fiscale effettiva, essendo composto dall'aliquota 
contributiva a carico dei datori di lavoro, dall'aliquota standard dell'Iva e dal carico fiscale sui 
lavoratori. Anche in questa particolare classifica sulla pressione fiscale, l’Italia è ai primi posti 
(al quinto su 34 paesi considerati). 

fig. 
i6 
- determinanti 
del 
sommerso 
economico 


senso 
civico-economico, 


influenzato direttamente dalla 
percezione dell’output pubblico 
(in termini quantitativi e 
qualitativi) 

valore atteso della sanzione 

a 
carico 
degli 
evasori 
fiscali, 


influenzato direttamente dalla 
probabilità di essere scoperti 
(approssimato dall’efficienza 
generale del sistema 
giudiziario) 

SoMMeRSo eConoMICo 
(EVASIONE FISCALE) 
facilità 
dell’adempimento 


spontaneo delle 
obbligazioni fiscali 
(tributarie e contributive) 

incentivi 
all’evasione, 


proporzionali alle pretese fiscali 
della pubblica amministrazione 
(approssimati dalle aliquote 
tributarie e contributive medie e 
dela progressivitià delle imposte 
sul reddito) 

Nella classifica dell’indice approssimato di progressività del sistema tributario (limitatamente 
alle imposte sul reddito), l’Italia occupa una posizione intermedia (ventesimo posto su 34). 

Vi sono diverse variabili che invece disincentivano il sommerso e l’evasione. La prima fra 
queste è la paura di essere scoperti e incorrere quindi in una sanzione. Ciò dipende largamente 
dal numero e dalla qualità dei controlli, nel senso che la frequenza relativa dei controlli riduce 
l’incentivo a evadere e l’efficacia dei controlli stessi, rappresentando una credibile possibilità di 
incorrere in una sanzione, rende più costosa l’opzione exit (dall’economia emersa). 

A causa della mancanza di dati puntuali e comparabili tra paesi sul numero e sulla qualità 
dei controlli, è stata fatta l’ipotesi che l’efficacia 
e 
l’efficienza 
della 
pubblica 
amministrazione 
in 
campo 
tributario 
sia proporzionale all’efficacia e all’efficienza dello stato nell’amministrazione 
giudiziaria in generale. 


Introduzione e sintesi del rapporto 

Questo indicatore, che comprende autovalutazioni dei cittadini (sulla giustizia civile e 
sulla diffusione di tangenti) e misure oggettive di efficacia e di efficienza del sistema giudiziario 
(tempi per una sentenza di fallimento o per la definizione di controversie relative ai contratti, 
numero di procedure da espletare in tribunale), colloca 
il 
nostro 
paese 
al 
26esimo 
posto 
su 
26 
paesi 
considerati. 


Tenendo sempre conto delle notevoli approssimazioni insite nel nostro modo di costruire 
gli indicatori, si pone la questione: “è 
ragionevole 
attendersi 
per 
l’italia 
un 
tasso 
di 
evasione 
fiscale 
pari 
a 
quello 
della 
francia 
(3,9% 
invece 
del 
nostro 
17,5%) 
atteso 
che 
l’indicatore 
sull’efficienza 
complessiva 
della 
giustizia 
in 
italia 
è 
inferiore 
del 
41% 
all’indicatore 
calcolato 
per 
la 
francia?” 


nessuna critica al sistema giudiziario è sottointesa in questa domanda. E’ un fatto però 
che, in termini di performance, e per le più svariate ragioni che potrebbero riguardare anche 
l’eventuale carenza di risorse, dobbiamo concludere che il rapporto tra numero e qualità dei 
controlli fiscali in Italia e le potenziali esigenze di controllo, è molto inferiore all’analogo rapporto 
per la Francia. Pertanto, la possibilità di evasione e l’evasione effettiva in Italia sono più 
elevate. 

Un’altra importante determinante del tasso di evasione riguarda la percezione dell’output 
pubblico. Qualità e percezione su una vasta platea di cittadini informati tendono a 
coincidere. Se un cittadino percepisce inadeguata e insufficiente la quantità e la qualità dei 
beni e servizi forniti dalla pubblica amministrazione ha un incentivo a comportarsi in modo 
non corretto sotto il profilo fiscale. La compliance fiscale 
è 
una 
relazione 
bilaterale 
tra 
amministrazione 
e 
contribuente: 
“è 
ragionevole 
attendersi, 
dal 
punto 
di 
vista 
puramente 
economico, 
che 
se 
la 
controparte 
agisce 
in 
modo 
scorretto, 
il 
contribuente 
agisca 
in 
modo 
corretto?” 


Non si può evitare la questione rispondendo “dura lex, sed lex”: questo è un modo apparentemente 
nobile di affrontare il tema ma intrinsecamente sbagliato perché illogico. Una 
parte potrebbe sempre chiedere di elencare i fondamenti dell’obbligazione: tra questi, in una 
relazione bilaterale, c’è senz’altro la valutazione della prestazione della controparte. Scarsa la 
valutazione, scorretto il comportamento. Il problema di stabilire se ciò sia giusto o sbagliato non 
è oggetto di questa riflessione. Qui interessa esclusivamente capire se è ragionevole attendersi 
un risultato sulla base dei valori osservati di alcune variabili che in teoria possono influenzare 
quel risultato. 

la 
percezione 
dell’output 
pubblico 
(sanità, infrastrutture, istruzione di base e superiore) 
influenza il senso civico-economico, che determina una frazione della lealtà fiscale. 
L’indicatore di tab. I2 posiziona 
l’italia 
al 
25esimo 
posto 
su 
26 
paesi 
considerati. E’ inutile 
riformulare la domanda retorica: nel nostro schema economico di comportamento, una 
bassa 
percezione 
dell’output 
pubblico 
determina 
un 
più 
elevato 
tasso 
di 
evasione, 
a parità di altre 
condizioni. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
i2 
- le 
determinanti 
dell’evasione 
fiscale* 


anno 2010 

efficacia 
ed 
efficienza 
del sistema giuditotal 
tax wedge progressività 
del 
ziario (valore atteso 
esteso sistema 
tributario 
della 
sanzione) 


percezione 
dell'output 
pubblico 
(senso 


facilità 
dell’adempicivico-
economico) 


mento 
spontaneo 


Belgio 66,2 1,47 5,5 5,2 6,4 
Germania 59,7 1,35 5,5 5,5 5,7 
Italia 58,9 
(5°) 
1,51 
(20°) 
3,2 
(26°) 
4,1 
(25°) 
5,5 
(23°) 


Francia 60,2 1,35 5,4 5,3 6,4 
Ungheria 59,4 1,53 
Austria 58,5 1,53 5,8 5,5 5,6 
Svezia 
Slovenia 
Danimarca 
Grecia 
Estonia 
Spagna 
Norvegia 
Islanda 
Irlanda 
Giappone 
Canada 
Israele 
Svizzera 

Finlandia 53,5 1,75 5,7 5,7 5,6 
Rep. Ceca 52,1 1,52 
Portogallo 50,5 1,85 4,5 4,8 5,4 
Turchia 50,3 1,29 
Slovacchia 48,7 1,53 3,6 4,1 5,4 
Polonia 47,6 1,11 
Olanda 46,9 1,46 5,8 5,3 6,4 
Regno Unito 43,6 1,35 5,8 5 6,4 
Lussemburgo 38,8 1,92 5,8 5 6,5 
Stati Uniti 33,3 1,59 5,1 4,8 6,1 
Australia 31,5 1,94 5,7 5 6,7 
Messico 26,1 1,90** 4,1 3,6 4,7 
Corea 25,0 1,77 
N. Zelanda 
54,4 
53,4 
50,6 
50,4 
50,1 
48,7 
47,1 
43,8 
39,4 
33,4 

33,1 

29,5 
25,1 
24,2 

1,68 
1,4 

1,23 

1,69 
1,25 
1,61 
1,48 
1,75 
2,28 

1,3 
1,65 
2,55 
1,68 
1,71 

5,6 
3,8 
5,5 
3,5 
4,6 
4,4 
5,7 

6,1 
5,6 
5,3 

5,5 

6,3 

4,6 

5,7 

5,5 

6,4 

4,5 

5,5 

5 

6,7 

4,7 

5 

5,1 

6,7 

4,8 

6,6 

5,4 

4,6 

5,2 

6,5 

Cile 17,9 1,01 
Cipro 

4,2 

4,7 

6,3 

Malta 4,5 4,6 
* le modalità di costruzione degli indici sono descritte nel capitolo 3; ** progressività calcolata sul tax wedge. 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale e WEF. 

Introduzione e sintesi del rapporto 

Infine, il 
costo 
dell’adempimento 
spontaneo 
impatta 
direttamente 
sulla 
scelta 
di 
nascondere 
imponibile 
e 
imposte 
al 
fisco. 
Il ragionamento è semplice: pagare un’imposta di 100 
euro costa 100 euro se non sono previsti oneri aggiuntivi o connesse perdite di tempo e di produzione. 
Se oneri generalizzati aggiuntivi sono presenti, l’imposta nominale vale 100 se guardata 
dalla parte dello Stato, ma vale, poniamo 110, se guardata dal punto di vista del contribuente. 
Questo scarto di 10 difficilmente sarà sopportato tutto dal contribuente: più verosimilmente una 
frazione dello scarto sarà sopportata dalla pubblica amministrazione. Come? Semplicemente in 
conseguenza della modificazione del comportamento del contribuente che tenderà a nascondere 
una parte della base imponibile al fine di pagare un costo generalizzato pari o superiore a 100 ma 
certamente inferiore a 110. 

L’indicatore composito (giorni necessari per avviare un’impresa e ore necessarie in un anno 
a preparare le pratiche per definire e saldare l’obbligazione fiscale) colloca l’Italia al 23esimo 
posto 
nella classifica stilata su 
25 
paesi. Nell’indicatore non siamo stati in grado di includere i 
tempi di pagamento della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese private per mancanza 
di una sufficiente copertura temporale. Secondo l’istituto Intrum Justitia, che calcola lo 
European Payment Index, il 
nostro 
paese, 
con 
186 
giorni, 
è 
al 
primo 
posto 
nella 
classifica, 
su 
18 
paesi 
considerati, 
per 
tempi 
di 
pagamento 
della 
pubblica 
amministrazione 
nei 
confronti 
dei 
fornitori 
privati. 


Come impattano effettivamente sul tasso di evasione, e in quale misura, le variabili fin qui 
presentate? 

A questo proposito abbiamo stimato un semplice modello di regressione (capitolo 4). Modello 
significa che proviamo a tenere conto simultaneamente dei valori delle variabili che potrebbero 
influenzare l’evasione fiscale, per ciascun paese e per gli anni per i quali sono disponibili 
osservazioni affidabili (in sostanza è lo schema dei dati di tab. I2). 

I risultati sono piuttosto confortanti: lo schema della fig. I6 sembra funzionare e, salvo 
il caso dell’indicatore di progressività, l’importanza delle variabili nel determinare il tasso di 
sommerso economico è molto rilevante. Per fornirne una misura intuitiva abbiamo provato a modificare 
i dati osservati per l’Italia con i valori assunti dagli indicatori presso i paesi “più virtuosi” 
dal punto di vista dell’indicatore stesso; quale sarebbe stato il tasso di sommerso economico in 
Italia se avessimo avuto una migliore percezione dell’output pubblico o un sistema dei controlli 
più efficace, una minore pressione fiscale e così via? 

Le indicazioni salienti sono riassunte nella tab. I3, da leggere senza dare troppo peso ai 
risultati monetari puntuali. Essa è invece un cruscotto che dovrebbe indicare una direzione di 
marcia per capire le cause economiche del sommerso e dell’evasione. L’ipotesi decisiva per interpretare 
i risultati è quella di parità del gettito osservato (salvo che nel caso della variazione delle 
aliquote legali): dal momento che il tasso di sommerso si riduce e si riduce conseguentemente 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

l’imposta evasa, le aliquote legali applicate per i vari tributi si riducono, nella misura necessaria 
a conservare la parità di gettito, appunto. Questa ipotesi è definita “restituzione fiscale”. 

tab. 
i3 
- simulazione 
dell’impatto 
della 
variazione 
di 
alcuni 
indicatori 
sul 
tasso 
di 
sommerso 
economico 
per 
l’italia 
in 
ipotesi 
di 
restituzione 
fiscale 


scenario 1 

miglioramento 
del 
senso 
civico-economico 
dovuto 
a 
una 
migliore 
percezione 
dell'output 
pubblico 


l'indicatore per l'Italia passa da 
variazione % dell'indicatore 
il tasso % di sommerso economico passa da 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 

recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 


4,1 
26,8 
17,5 
280 
154 

38 

a 

a 
a 
a 

5,2 

(BELGIO) 

13,9 

223 

116 

scenario 2 

riduzione 
dei 
costi 
dell'adempimento 
spontaneo 
l'indicatore per l'Italia passa da 5,5 a 6,4 (DANIMARCA) 
variazione % dell'indicatore 16,4 
il tasso % di sommerso economico passa da 17,5 a 16,2 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 280 a 258 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 154 a 140 
recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 
14 
scenario 3 

incremento 
dell'efficacia 
e 
dell'efficienza 
del 
sistema 
giudiziario 
(valore 
atteso 
della 
sanzione) 


l'indicatore per l'Italia passa da 
variazione % dell'indicatore 
il tasso % di sommerso economico passa da 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 

recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 


3,2 

59,4 
17,5 
280 
154 

56 


a 

a 
a 
a 

5,1 

(STATI UNITI) 

12,2 

195 
98 

scenario 4* 

riduzione 
delle 
aliquote 
fiscali 
legali 
(minori 
incentivi 
a 
evadere) 


l'indicatore per l'Italia passa da 
variazione % dell'indicatore 
il tasso % di sommerso economico passa da 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 

recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 


58,9 
-17,3 
17,5 
280 
154 

16 


a 

a 
a 
a 

48,7 

(SPAGNA) 

16,0 

256 

138 

* questo scenario implicherebbe riduzione del gettitto effettivo 

Introduzione e sintesi del rapporto 

Il primo esercizio riguarda una variazione 
positiva 
del 
senso 
civico-economico 
indotta 
da una migliore percezione della quantità e della qualità dell’output pubblico. si 
immagina 
che 
l’italia 
di 
oggi 
conquisti 
lo 
score 
appannaggio 
del 
belgio, 
con 
una 
crescita 
dell’indicatore 
di 
circa 
il 
27% 
(scenario 1). Nella classifica di questo indicatore ciò equivale a passare dal 25° posto, 
in fondo alla classifica dei paesi Ocse considerati, al 9° posto, con un punteggio che implica 
un ampio apprezzamento del ruolo della pubblica amministrazione, soprattutto con riguardo 
all’istruzione primaria, alla sanità, alle infrastrutture e all’istruzione secondaria, inclusa l’università, 
la ricerca e la formazione continua. 

se 
accedesse 
questo 
“miracolo”, 
il 
tasso 
di 
sommerso 
passerebbe 
dal 
17,5% 
al 
13,9% 
con 
una 
riduzione 
di 
imposta 
evasa 
di 
oltre 
38 
miliardi 
di 
euro 
che 
andrebbero 
tutti 
a 
compensare 
i 
contribuenti 
in 
regola. 
Le aliquote legali si ridurrebbero di oltre il 5% per ogni tributo. 
In pratica si potrebbe evitare larga parte delle misure di inasprimento fiscale prese nel corso del 
2011, che produrranno i loro maggiori effetti (recessivi) nel triennio 2012-2014. 

Per dare un ulteriore riferimento, è opportuno ricordare che la riduzione della prima aliquota 
dell’Irpef, dal 23 al 22%, comporterebbe un costo di circa 4,7 miliardi di euro. Tanto per 
sottolineare l’importanza di ricostruire attraverso adeguati canali e comportamenti una compliance 
bilaterale davvero funzionante. 

Con lo stesso ragionamento si commenta lo scenario 2, in cui si ipotizza una riduzione dei 
costi dell’adempimento spontaneo. Anche modesti miglioramenti di questa variabile consentirebbero 
significative riduzioni di sommerso economico. 

Possiamo includere in questo ambito di attrito nella costruzione di una compliance efficace, 
anche la consuetudine amministrativa di imporre retroattivamente cambiamenti nelle regole 
del gioco fiscale: ciò accresce il costo dell’adempimento spontaneo e riduce la fiducia alla base 
della relazione bilaterale tra fisco e contribuente. 

Di grande importanza nel comportamento fiscale sono, ovviamente, tanto la probabilità 
di incappare in una sanzione quanto l’ammontare atteso della sanzione. Approssimata questa 
variabile da un indicatore composto da diverse grandezze elementari riguardanti l’efficacia 
e 
l’efficienza 
del 
sistema 
giudiziario 
generale, 
se 
ci 
spostassimo 
su 
valori 
paragonabili 
a 
quelli 
degli 
stati 
uniti 
il 
tasso 
di 
evasione 
crollerebbe 
al 
12,2%, 
l’imposta 
recuperata 
e 
distribuita 
ai 
contribuenti 
in 
regola 
sarebbe 
pari 
a 
56 
miliardi 
di 
euro, 
le 
aliquote 
legali 
su 
tutti 
i 
tributi 
potrebbero 
ridursi 
di 
quasi 
l’8%. 


Infine, un ruolo importante nel determinare l’adozione dell’opzione exit è giocato dall’intensità 
della pretesa fiscale (aliquote legali e progressività). nell’ipotesi 
di 
una 
pressione 
fiscale 
che 
si 
riducesse, 
per 
esempio, 
del 
17,3% 
(al 
livello 
spagnolo) 
il 
tasso 
di 
sommerso 
si 
ridurrebbe 
di 
1,5 
punti 
percentuali 
assoluti 
implicando 
un’emersione 
di 
imposta 
evasa 
pari 
a 
16 
miliardi 
di 
euro. 
In questo caso però si avrebbe una riduzione cospicua di gettito effettivo 
perché la diretta riduzione delle aliquote legali sui contribuenti in regola ridurrebbe l’imposta 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

pagata da questi ultimi. Tale riduzione supererebbe il maggiore gettito derivante dalla minore 
imposta evasa. 

Poiché la nostra analisi non ha pretese macroeconomiche né contempla effetti di retroazione 
delle minori imposte sul livello di attività economica -effetto di stimolo ampiamente 
documentato dalla teoria e dall’evidenza empirica internazionale - la questione è del tutto irrilevante: 
ciò che conta è che un 
pezzo 
di 
sommerso 
economico 
- magari piccolo ma non trascurabile 
- è 
spiegato 
dall’elevata 
pressione 
fiscale 
effettiva 
sperimentata 
dai 
lavoratori 
e 
dagli 
imprenditori 
italiani. 


Anche la riduzione della progressività del sistema tributario potrebbe ridurre il tasso di 
evasione e il sommerso economico, ma in misura molto più limitata rispetto alle altre variabili 
considerate. 

* * * 

Il tema del sommerso, è molto scabroso, specialmente in Italia. Provare a tracciarne i contorni 
economici e comportamentali può suscitare il sospetto di fini “giustificazionisti”. Già porsi 
le domande sul perché si nasconda imponibile o perché si evada e perché proprio in una certa 
misura, è compito scomodo. Altri le considerano domande inutili: sono coloro che non si pongono 
tali domande perché possiedono spiegazioni pre-economiche, relative alla disonestà e alla cattiveria 
insite nell’uomo e, in particolare, nel contribuente italiano. 

Tuttavia, ad oggi, non 
vi 
sono 
prove 
antropologiche 
o 
genetiche 
che 
possano 
indicare 
negli 
italiani 
un 
popolo 
di 
evasori. 
Pensiamo 
non 
ve 
ne 
saranno 
mai. 
Queste 
odiose 
e 
umilianti 
letture 
sono 
sbagliate; 
e 
se 
fossero 
vere, 
sarebbero, 
comunque, 
inutili. 


I concetti di giusto o sbagliato non entrano nelle riflessioni oggetto di questa nota. Piuttosto, 
essa traccia un primo e approssimativo bilancio, di ciò che c’è di ragionevole, dal punto di 
vista economico, nel tasso di sommerso stimato per il nostro paese. Ragionevole - anche se intollerabile 
- nel senso che essendoci relativamente pochi e poco efficaci controlli chi può evadere 
lo fa. In questo ambito, l’effetto deterrenza dovuto alla spettacolarizzazione di certe azioni di 
contrasto potrebbe essere pericolosamente sovrastimato. 

E’ un sommerso tanto ragionevole - anche se intollerabile - quanto è bassa la valutazione 
della quantità e della qualità dei servizi pubblici erogati in Italia o quanto irragionevolmente 
elevati risultano i costi dell’adempimento spontaneo delle obbligazioni fiscali. 

e’ 
un 
sommerso 
influenzato 
anche 
dalle 
troppo 
elevate 
pretese 
fiscali: 
abbassare 
queste 
vorrebbe 
dire 
ridurre 
il 
tasso 
di 
evasione. 
e 
per 
abbassare 
tali 
pretese, 
è 
la 
spesa 
pubblica 
-nella 
parte 
inutile 
o 
dannosa 
-che 
deve 
essere 
ridotta. 


Due suggestioni conclusive. 
La prima riguarda il rapporto tra lotta all’evasione e restituzione fiscale dei proventi ai 
contribuenti in regola. Sovente si pensa a due fenomeni separati, in cui il secondo è conseguenza 


Introduzione e sintesi del rapporto 

del primo. Purtroppo è un’illusione. con 
un’imposta 
teorica 
evasa 
pari 
a 
154 
miliardi 
di 
euro, 
non 
è 
pensabile 
a 
un 
suo 
recupero 
senza 
un 
contestuale 
-non 
successivo 
-processo 
di 
restituzione 
fiscale. 
non 
ci 
sono 
le 
condizioni 
macroeconomiche 
perché 
il 
sistema 
italiano, 
neppure 
per 
un 
brevissimo 
periodo, 
possa 
fare 
migrare 
risorse 
dal 
settore 
privato 
al 
settore 
pubblico 
per 
154 
miliardi 
in 
più. 
Quindi, ridurre 
la 
spesa 
pubblica 
che 
finisce 
in 
sprechi, 
ridurre 
le 
aliquote 
legali 
e 
contrastare 
l’evasione 
sono 
azioni 
che 
stanno 
insieme: 
più 
precisamente, 
il 
contrasto 
all’evasione 
si 
fa 
anche 
mediante 
la 
riduzione 
degli 
sprechi 
e 
la 
restituzione 
fiscale. 


La seconda riguarda più da vicino il contrasto al sommerso economico e all’evasione. Per 
ottenere risultati significativi su questo fronte non 
bastano 
maggiori 
e 
più 
efficaci 
controlli. 
e’ 
necessario 
ridurre 
drasticamente 
i 
costi 
dell’adempimento 
spontaneo 
e 
migliorare 
la 
qualità 
dei 
beni 
e 
dei 
servizi 
pubblici 
offerti 
ai 
cittadini. 


Tutte cose note e apparentemente condivise. Ma, a guardare lo scenario italiano, resta 
forte l’impressione che molti non ne siano affatto convinti. 


1. SPeSa PUBBLICa e CReSCIta: 
qUanDo IL LevIatano DIventa CattIvo 

1. Spesa pubblica e crescita: quando il Leviatano diventa cattivo 
“L’arte si spinge anche più avanti attraverso l’imitazione di quel prodotto razionale che 
è l’opera più eccellente della natura: l’uomo. Viene infatti creato dall’arte quel grande LEVIATANO 
chiamato REPUBBLICA o STATO (in latino CIVITAS) che non è altro che un uomo artificiale, 
anche se ha una statura e una forza maggiori rispetto all’uomo naturale, per proteggere e difendere 
il quale è stato voluto. (…) La moltitudine così unita in una sola persona si chiama STATO 
(…). E’ questa la generazione di quel grande LEVIATANO, o piuttosto (per parlare con maggiore 
rispetto) di quel dio mortale, al quale dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la 
nostra difesa" (T. Hobbes, 1651). 

La plastica visione di Hobbes dello stato “dio mortale” è stata ripresa recentemente (Felli, 
Tria, 2012) per sottolineare la possibile relazione tra ampiezza, forza, pervasività di questo stato 

-sotto la forma di risorse assorbite attraverso le sue spese - e crescita effettiva della ricchezza 
prodotta dalla collettività (la moltitudine hobbesiana). 
Nelle economie dei paesi avanzati il concetto di Leviatano è sinonimo di una struttura/ 
organizzazione statuale articolata e complessa che, erogando diverse forme di prestazioni sotto 
forma di beni pubblici, intermedia quote rilevanti del Pil. 

Occorre però chiedersi se la domanda di beni pubblici (sicurezza interna ed esterna, protezione 
della salute, previdenza, amministrazione della giustizia, per citare i principali), che non 
può essere soddisfatta dal settore privato in modo efficiente a causa dei comportamenti opportunistici 
(free-riding) ed è quindi all’origine di fallimenti del mercato, sia una domanda di beni 
oggettivamente pubblici (cioè beni pubblici puri)3 o se, invece, per ragioni ideologiche o scelte 
politiche a priori, comprenda anche beni/servizi che, in alternativa, potrebbero essere prodotti 
in modo efficiente dal mercato, appesantendo in tal modo la struttura del settore pubblico sino 
a trasformarlo in un Leviatano “cattivo”. 

Se il governo conoscesse le diverse disponibilità a pagare dei cittadini (preferenze rivelate), 
potrebbe chiedere ad ognuno un prezzo diverso per il bene pubblico. In mancanza di tale 
informazione, e visto che gli individui non sono disponibili a dichiarare la loro disponibilità a 
pagare, (problema delle preferenze non rivelate e, dunque, del free-riding), il bene pubblico 
deve essere finanziato con le imposte oppure con spesa in deficit, con un inevitabile impatto sulla 
crescita conseguente al generarsi di possibili effetti di spiazzamento. 

A differenza però del deficit spending, le tasse (imposte e contributi sociali) generano forme 
di compliance inversamente proporzionali alla possibilità di adottare comportamenti oppor-

I beni pubblici (puri) presentano due caratteristiche fondamentali, non rivalità e non escludibilità, relative alla loro 
fruibilità che impediscono il normale funzionamento del mercato, agendo come fattori di distorsione del meccanismo 
market-clearing che presiede all’allocazione efficiente delle risorse. Per chiarire il concetto con un esempio, se 
consideriamo il bene difesa, come nel caso del pattugliamento delle acque territoriali da parte della marina militare 

o dello spazio aereo da parte dell’aviazione militare, tutti i cittadini nel loro complesso consumano questo particolare 
bene, poiché non può esservi rivalità tra i consumatori dato che il consumo di un individuo non diminuisce la 
disponibilità per gli altri consumatori, né escludibilità, in quanto marina e aviazione svolgono la propria missione 
istituzionale indipendentemente dal numero dei soggetti che ne usufruisce e quindi è impossibile escludere dal 
consumo chi non paga, se non a costi proibitivi (anche se, in questo caso, gli evasori fiscali si comportano da free 
riders). 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tunistici da parte dei contribuenti (omettendone totalmente o parzialmente il pagamento), con 
il conseguente generarsi del fenomeno socialmente riprovevole dell’evasione fiscale. 

Nell’approccio economico all’evasione fiscale, che vogliamo adottare in questo Rapporto, 
non si può prescindere da quanto “stato” ci sia all’interno del sistema economico. Tanto più che 
l’evidenza empirica4 chiarisce che la dimensione delle pretese fiscali della pubblica amministrazione 
è determinata, nel medio lungo termine, dall’ampiezza della spesa pubblica. Questo concetto 
si sintetizza come schema dello spend and tax, contrapposto a un più liberale tax and spend. Se la 
tassazione fosse determinata prima della spesa, cioè se la spesa avesse un vincolo nella tassazione, 
non si potrebbe creare debito pubblico (vengono prima le risorse e poi, vincolate alle prime, 
le spese). In paesi come l’Italia, invece, la pubblica amministrazione ha speso sistematicamente a 
prescindere dal gettito che poteva introitare. Taluni direbbero “a prescindere” e basta. 

Più vorace è il Leviatano, maggiori saranno le imposte pretese. Proprio questo ha dato origine 
a un altro detto liberale - nell’accezione europea - sempre di matrice anglosassone: starve 
the beast, affamare la bestia, cioè provare a stringere sul fronte fiscale nella direzione opposta a 
quella rappresentata dallo stile italiano. Invece di tartassare i contribuenti per dare da mangiare 
alla bestia, ridurre l’imposizione, vincolare le possibilità di indebitarsi, e ridurre quindi forzosa-
mente l’appetito dell’apparato pubblico, che va ridotto progressivamente. 

Se maggiore voracità genera maggiori imposte desiderate, ciò non implica che tali imposte 
siano realmente versate. Maggiori pretese della pubblica amministrazione implicano maggiori 
vantaggi nell’adottare l’opzione exit, cioè di uscita dal sistema dell’economia legale per rifugiarsi 
nel sommerso. Con la conseguenza che il Leviatano aumenterà le pretese fiscali sui contribuenti 
che per qualche ragione non possono o non riescono ad evadere. Ma anche questi ultimi, 
a parità di altre condizioni, avranno meno voglia di partecipare all’attività produttiva, visto che 
minori ne risulteranno i vantaggi economici. Per esempio, l’incentivo a partecipare al mercato 
del lavoro o ad aumentare la propria offerta di tempo lavorativo decade. 

Minore partecipazione e maggiore sommerso economico potrebbero implicare un ritmo 
alquanto ridotto di crescita del prodotto lordo della collettività. Inoltre, al crescere della quota 
di output intermediato dalla pubblica amministrazione potrebbero risultare spiazzati gli investimenti 
privati. Crescerebbero, poi, le inefficienze dovute alla mancanza di mercati liberi e 
concorrenziali. 

Queste semplici considerazioni portano a immaginare una relazione non lineare tra frazione 
di output intermediato dallo stato e crescita dello stesso output5 . 

L’immagine grafica di questa relazione (fig. 1) è quella di una parabola prima crescente 
e poi, raggiunto il massimo, decrescente: in altre parole, superata una certa soglia, il rapporto 

4 European Commission (2010). Sul tema del cosa causa cosa - cioè se vengono “prima” le spese o le imposte - si veda, 
tra gli altri, Bella, Quintieri (1998) dove, per il caso italiano, l’evidenza dello spend and tax non è rifiutata, anche 
controllando per il ruolo del Pil sul gettito e sulla spesa, mentre è rigettata l’ipotesi di tax and spend. 

5 Per esempio Felli e Tria (2012) e Checherita e Rother (2010); questi ultimi utilizzano il debito pubblico piuttosto che 
le uscite pubbliche totali. 


1.1. Spesa pubblica e crescita: quando il Leviatano diventa cattivo 
29tra spesa pubblica complessiva e Pil genera una riduzione della crescita dello stesso Pil, a parità, 
ovviamente, di altre condizioni. 
fig.1-Valoriipoteticidellaspesapubblicain%delPiledellavariazionedelPilreale
SOGLIALEVIATANO BUONO O SPESA PUBBLICA BENE DI LUSSO LEVIATANO CATTIVO 
Fonte 
Nell’interpretazione della relazione tra quota di spesa pubblica e variazione del prodotto 
lordo c’è l’ulteriore complicazione della causalità inversa: è infatti possibile che una quota della 
stessa spesa pubblica, per livelli di reddito presumibilmente modesti, sia rappresentata da servizi 
molto elastici al prodotto lordo. Si verificherebbe che una quota parte di output pubblico presenti 
un’elasticità maggiore di uno rispetto al Pil, secondo la cosiddetta Wagner’s Law. In questo caso, 
la relazione tra quota di spesa pubblica su Pil e variazione del Pil reale andrebbe letta, per la 
prima parte, quella crescente, come il Pil che genera la spesa pubblica. 
Ma al di là di questo, è un fatto che le evidenze empiriche disponibili, come vedremo nel 
prossimo paragrafo, convergono nel suggerire che per tutti gli stati moderni la relazione tra quota 
di uscite pubbliche su Pil e variazione reale dello steso Pil sia negativa: vivremmo già, quindi, 
nella condizione del Leviatano cattivo, particolarmente insidioso per la crescita economica. 
1.1 VerificheempiricheIn questo paragrafo abbiamo cercato di verificare, su un piano meramente aneddotico e 
descrittivo, se si dimostri quanto meno non manifestamente infondato il sospetto che un peso 
eccessivo del settore pubblico, misurato dall’ammontare delle uscite totali delle Amministrazio-
ni pubbliche in rapporto al Pil, possa determinare un progressivo rallentamento della crescita, 
almeno a partire da un determinato valore-limite della quota. 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 
30Non è stata fatta alcuna distinzione in termini di composizione delle uscite totali tra i due 
principali aggregati, cioè spesa corrente e spesa in conto capitale, per due ragioni: 
-in primo luogo, perché ai fini della correlazione tra crescita e dimensione delle 
uscite pubbliche in rapporto al Pil, tale distinzione è priva di rilevanza statistica, 
considerando l’incidenza davvero modesta delle spesa in conto capitale sulle uscite 
totali; 
-in secondo luogo, perché risulta problematico verificare a priori se le uscite in conto 
capitale (sostanzialmente investimenti produttivi pubblici e contributi agli investi-
menti produttivi dei settori market) possano essere valutate nell’area del Leviatano 
buono o del Leviatano cattivo, in quanto, per loro natura, possono generare fenome-
ni di crowding out nei confronti degli investimenti produttivi delle imprese private, 
con un effetto netto sul tasso di crescita Pil di dubbia determinazione; in fondo, 
quello che ci interessa è soltanto una relazione approssimativa tra spesa pubblica, a 
qualsiasi titolo effettuata, e crescita economica. 
tab.1- uscitetotalidelleamministrazioniPubblicheecrescitauscitetotaliin%delPilv.m.a.%delPilreale1970198019902000200720082009201020111971-20072008-2011Belgio 40,2 54,9 52,3 49,1 48,3 49,9 53,8 52,9 52,4 2,4 0,6 
Danimarca 41,4 52,7 55,4 53,7 50,8 51,9 58,4 58,5 58,2 2,2 -0,9 
Germania 38,9 47,4 44,2 45,1 43,5 44,0 48,1 47,9 45,7 2,2 0,6 
Irlanda 37,1 50,1 42,8 31,2 36,6 42,8 48,9 66,8 45,7 5,1 -2,4 
Grecia 22,3 26,9 45,2 47,1 47,6 50,6 53,8 50,2 50,3 2,8 -3,1 
Spagna 20,1 30,5 41,3 39,2 39,2 41,5 46,3 45,6 43,0 3,1 -0,6 
Francia 37,8 46,0 49,6 51,7 52,6 53,3 56,7 56,6 56,6 2,5 0,1 
Italia 31,0 40,9 53,0 45,9 48,2 49,2 52,5 51,2 50,5 2,3 -1,1 
Lussemburgo 28,8 48,1 37,7 37,6 36,3 37,1 43,0 42,5 43,2 4,2 -0,1 
Paesi Bassi 43,2 55,2 54,9 44,2 45,3 46,2 51,5 51,2 50,3 2,7 0,4 
Austria 40,1 50,0 51,5 51,9 48,6 49,3 52,9 52,5 51,5 2,7 0,7 
Portogallo 18,6 32,4 38,5 41,1 44,4 44,8 49,9 51,3 49,1 3,3 -0,8 
Finlandia 30,7 40,1 48,1 48,3 47,2 49,1 55,6 55,1 54,5 3,1 -0,2 
Svezia 45,1 64,4 63,4 55,1 51,0 51,7 55,0 52,9 51,5 2,3 0,9 
Regno Unito 42,0 47,6 41,1 36,8 43,9 47,8 51,5 50,6 49,9 2,5 -0,8 
Stati Uniti 32,5 34,2 37,2 33,9 36,8 39,1 42,7 42,5 42,1 3,1 0,2 
Giappone 19,5 32,9 31,6 39,0 35,9 37,2 42,0 41,1 42,8 3,1 -1,0 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea, AMECO e Istat. 
Dalla tab. 1 è desumibile una tendenza di lungo periodo, che vede un costante aumento 
della quota delle uscite totali in rapporto al Pil. Ciò risulta vero, con maggiore o minore inten-

1. Spesa pubblica e crescita: quando il Leviatano diventa cattivo 
sità, per quasi tutte le economie europee ed il Giappone, mentre per gli Stati Uniti emerge una 
sostanziale stabilità della quota tra il 30% ed il 37%6 . 

Nell’ambito poi di quest’analisi descrittiva, si è volutamente separato il periodo 19702007 
da quello successivo 2008-2011 per distinguere l’incremento della spesa pubblica, intesa 
nella sua dimensione più ampia, realizzatosi nella fase pre-recessiva - e quindi in assenza di shock 
sul ciclo economico - da quello originato dai consistenti interventi a carico dei bilanci pubblici dei 
diversi paesi per fronteggiare la crisi internazionale originata dai subprimes e poi sfociata nella 
profonda recessione del 2009, i cui effetti sono ancora in fase di lento riassorbimento7. Tra il 2008 
ed il 2011, infatti, in oltre la metà dei 17 paesi oggetto del confronto, la quota delle uscite totali 
in rapporto al Pil ha raggiunto livelli tra il 50% ed il 55%, a fronte di tassi medi annui di crescita 
in gran parte negativi o appena positivi per qualche decimo di punto. 

Relativamente alle tendenze di lungo periodo 1970-2007, si è assistito ad un graduale processo 
di convergenza nell’ambito dei paesi europei, che ha portato i sistemi economici caratterizzati 
da quote di spesa pubblica in rapporto al Pil tra il 20% ed il 30% (come Grecia, Spagna, Italia, 
Lussemburgo, Finlandia e Portogallo), su quote prossime al 50%, vicine a quelle tradizionalmente 
elevate, per le peculiari caratteristiche del modello socio-economico, dei paesi scandinavi. 

Nel 1970, infatti, la media aritmetica delle quote di spesa pubblica per i paesi europei di tab. 
1 corrispondeva a circa il 35%, con una deviazione standard dell’8,4%, considerando che lo scarto 
tra il paese a quota più elevata, cioè la Svezia con il 45,1%, e quello a quota più ridotta, il Portogallo, 
con il 18,6%, era di oltre il 142%. Nel 2007, la media delle quote di spesa pubblica è risultata pari 
a quasi il 46%, con un sostanziale dimezzamento della deviazione standard al 4,8%, derivante da uno 
scarto tra il paese a quota più elevata, la Francia con il 52,6%, e quello a quota più bassa, l’Irlanda 
con il 36,6%, ridottosi a poco più del 43%, cioè meno di un terzo. In pratica, nel 1970 la volatilità 
delle quote di spesa pubblica sfiorava il 26%, per ridursi al di sotto dell’11% nel 2007. 

Nell’arco di un quarantennio circa, anche probabilmente per i processi via via più spinti di 
integrazione europea, i paesi a minore impatto di spesa pubblica hanno colmato il divario che li 
separava da quelli tradizionalmente orientati ad un’economia di mercato più fortemente intermediata 
dall’intervento pubblico. 

Naturalmente, queste evidenze riflettono processi complessi, che dipendono da fattori 
legati all’organizzazione istituzionale e amministrativa degli Stati, nonché alle politiche discrezionali 
adottate di volta in volta nei diversi cicli politici. Si pensi, ad esempio al caso del Regno 
Unito, dove la lunga fase liberista dei governi conservatori (guidati da Margaret Thatcher) ha de


6 
Il confronto avrebbe potuto riguardare un numero certamente più elevato di paesi, estendendolo ad esempio ai 27 
dell’Unione Europea o all’aggregato ancora più ampio delle economie avanzate dell’area Ocse, ma per coerenza con 
le parti sviluppate di seguito, relative alla stima dell’evasione fiscale, si è preferito limitarlo ai 17 paesi per i quali è 
stato possibile trovare informazioni puntuali relative sia alla ricostruzione della spesa pubblica in serie storica lunga, 
sia alla misura del sommerso economico (cfr. più avanti il par. 2.2) utilizzato come proxy del livello di evasione 
fiscale nel modello stimato (capitolo 4). 

7 
Nell’anno in corso, i principali organismi internazionali, FMI, Ocse e la stessa Commissione Europea, prevedono una 
fase di generale e consistente rallentamento della crescita, che per alcune economie avanzate europee si tradurrà 
in una nuova recessione dell’ordine dell’1,5-2% (l’Italia a -1,9%, secondo il FMI) e per quelle periferiche come Grecia 
e Portogallo una contrazione tra il 3% ed il 5%. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

terminato, tra l’inizio degli anni ottanta e i primi anni novanta, una decisa involuzione del ruolo 
della spesa pubblica, ridottasi in quota rispetto al Pil per l’adozione di politiche di tipo supplyside, 
con l’introduzione di riforme strutturali poi mantenute anche dai successivi governi a guida 
laburista. Così come fa da contraltare il caso dell’Italia, dove l’andamento nel tempo della spesa 
pubblica in rapporto al Pil sembra risultare indifferente al ciclo politico, anche probabilmente 
a causa di un assetto istituzionale che privilegia metodi transattivi e forme di mediazione nei 
processi di formazione delle coalizioni che esprimono e sostengono i governi. 

Dal contesto europeo si distaccano, invece, Stati Uniti e Giappone, paesi nei quali il profilo 
dimensionale del settore pubblico nell’arco del periodo 1970-2007 si è mantenuto stabilmente e 
significativamente al di sotto del 40% in termini di spesa pubblica su Pil. 

Dalla tab. 1 scaturisce, poi, una seconda evidenza rispetto alla correlazione tra dimensione 
del comparto pubblico e crescita dell’economia. 

I paesi che nel periodo considerato hanno mantenuto una quota di spesa in percentuale del 
Pil inferiore o nell’intorno del 40%, risultano essere quelli con un tasso medio annuo di crescita 
in termini reali superiore al 3%. Per i rimanenti, il tasso di crescita oscilla tra il 2% ed il 2,5%, più 
vicino all’estremo inferiore laddove il settore pubblico è misurato da una quota di spesa tendente 
al 50% del Pil. 

Queste indicazioni, trovano conferma in una tabella descrittiva della correlazione di tipo 
quadratico che ipotizza la crescita reale del Pil influenzata dalla dimensione della spesa pubblica 
in rapporto al Pil e dal suo valore al quadrato, basata su una semplice regressione tra le variabili, 
che per alcuni paesi mostra chiaramente il generarsi di una curva interpolante a forma di U rovesciata, 
cioè l’arco discendente di una parabola con la concavità rivolta verso il basso. La stima 
della regressione i cui risultati sono rappresentati in tab. 2, è stata fatta senza la costante, vale a 
dire ipotizzando che in totale assenza di spesa pubblica, il tasso di crescita del Pil reale pro capite 
sia nullo, e quindi una rappresentazione grafica della relazione stimata genererebbe una curva 
con concavità verso il basso priva di intercetta verticale, cioè passante per l’origine degli assi. Le 
relazioni stimate per i 17 paesi sono, inoltre, tutte statisticamente significative. 

tab. 
2 
- sintesi 
delle 
relazioni 
quadratiche 
tra 
spesa 
pubblica 
e 
crescita: 
valori-soglia 
indicativi 


del 
rapporto 
spesa 
pubblica 
su 
Pil 
oltre 
il 
quale 
la 
var. 
% 
del 
Pil 
reale 
pro 
capite 
tende 
a 
ridursi 


soglia 
in 
% 


soglia 
in 
% 


soglia 
in 
% 


del Pil 

del Pil 

del Pil 

Svezia 39,6 Austria 29,6 Spagna 25,3 
Danimarca 36,7 Francia 28,5 Grecia 24,9 
Olanda 33,2 Italia 28,1 Portogallo 24,1 
Belgio 31,1 Germania 26,5 Stati Uniti 20,5 
Finlandia 31,0 Lussemburgo 25,8 Giappone 20,2 
Irlanda 29,2 Regno Unito 25,7 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea, AMECO e Istat. 

1. Spesa pubblica e crescita: quando il Leviatano diventa cattivo 
Occorre ribadire e sottolineare che tali valori-soglia sono meramente teorici, nel senso che 
dato il ruolo che il settore pubblico ha assunto all’interno delle economie avanzate, è impensabile 
ipotizzare che per massimizzare il tasso di crescita la quota di spesa pubblica in rapporto al 
Pil debba scendere al di sotto del 30%. Il valore esplicativo delle stime ottenute dalla regressione 
risiede esclusivamente nella conferma di una relazione negativa non lineare tra livello della spesa 
pubblica e tasso di crescita reale dell’economia, secondo la quale è possibile individuare un 
ammontare ottimale di spesa pubblica che consente di rendere massimo il tasso di crescita, un 
livello di spesa cioè superato il quale si genera un fenomeno di forte rallentamento degli incrementi 
del Pil reale pro capite, che regrediscono rispetto al massimo raggiunto in corrispondenza 
della soglia ottimale di spesa pubblica. 

fig. 
2 
- l’impatto 
della 
spesa 
pubblica 
in 
% 
del 
Pil 
sulla 
crescita 
reale 
pro 
capite 
in 
italia 


1927-1939, 1947-2001 

var. % Pil reale pro capite 

17,5 
15,0 
12,5 
10,0 
7,5 
5,0 
2,5 
0,0 
-2,5 
-5,0 
-7,5 


-10,0 
15,0 20,0 25,0 30,0 35,0 40,0 45,0 50,0 55,0 60,0 65,0 70,0 

1947 
1927 
2011 
1993 1936 
1975 
2008 
2009 
1930 

uscite totali delle AP in % del Pil 

Fonte 

Per l’Italia, questa correlazione ad U rovesciata sembra emergere in forma piuttosto evidente 
anche sulla base di una semplice rappresentazione grafica (fig. 2), correlando il tasso di 
crescita del Pil reale pro capite alla quota di spesa pubblica sul Pil. A tale scopo sono state ricostruite 
serie storiche lunghe retropolate sino al 1926 di entrambe le variabili8 e ciò ha consentito 

L’Istat diffonde correntemente serie storiche omogenee della contabilità nazionale a partire dal 1970 per il conto 
delle risorse e degli impieghi, e quindi per il Pil, e dal 1980 per il conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche, 
da cui ricavare le indicazioni sulle uscite totali. Esistono poi compendi statistici, sempre di fonte Istat, che contengono 
serie storiche non omogenee ed espresse, quando in termini reali, in ann-base differenti - in quanto precedenti 
l’adozione dello schema del Sec95 attualmente vigente che regola la costruzione dei conti economici nazionali di 
tutti paesi della UE - che consentono, attraverso tecniche di interpolazione e di ricostruzione dei profili di crescita, 
di risalire, in alcuni casi, sino all’anno di fondazione del Regno d’Italia (1861). Il ricorso a questi strumenti ha reso 
possibile retropolare le serie storiche del Pil in termini reali e a prezzi correnti, nonché delle uscite totali delle 



Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

di “intuire” in misura più netta l’esistenza dell’arco ascendente della curva, al fine di affermare 
l’esistenza di un “Leviatano buono”, quando, cioè, una dimensione gradualmente crescente di 
spesa pubblica si coniuga con incrementi della ricchezza in termini reali anch’essi crescenti. 

Ma, certamente, appare non manifestamente infondato che un progressivo ridimensionamento 
della spesa pubblica, attraverso, per esempio, un’attuazione della spending-review 
troppe volte annunciata ma mai realizzata, che ridurrebbe sprechi e inefficienze attraverso una 
riqualificazione delle singole missioni su cui è articolato il conto delle amministrazioni pubbliche, 
potrebbe riportare il paese su quel sentiero di crescita più duraturo e stabile che da troppo tempo 
sembra essersi smarrito. 

Queste suggestioni, peraltro, implicano che ai fini della crescita non conti tanto o soltanto il 
saldo del bilancio pubblico, cioè l’eventuale impostazione virtuosa ed equilibrata della finanza pubblica, 
ma assuma rilevanza più pregnante il livello assoluto e in percentuale del Pil, delle entrate e 
delle uscite: oltre una certa soglia, virtuosa o in deficit, la conduzione della finanza pubblica deve 
porsi l’obiettivo di ridurre l’ammontare di output intermediato dalla pubblica amministrazione. 

Occorre, a questo punto, cercare di comprendere se il trade off tra dimensione del settore 
pubblico - misurato dalle uscite totali in rapporto al Pil a partire da un certo valore limite - e tasso 
di crescita dell’economia, così come emerso fin’ora, sia accettabile ai fini del raggiungimento 
di obiettivi di equità sociale - tali, dunque, da giustificare livelli di tassazione proporzionalmente 
elevati - o se rifletta, piuttosto, una crescita anomala del settore pubblico caratterizzata da eccessi 
di spesa improduttiva. 

Tra il 1970 ed il 2007 e, ancora, negli anni successivi al 2008, il complesso della spesa pubblica 
è cresciuto con dinamiche differenti tra i paesi, riconducibili sia ai differenti modi di interpretare 
il ruolo del settore pubblico come agente economico, sia la composizione stessa della spesa. 

Anche sotto questo profilo, è possibile individuare tratti comuni che riflettono le differenze 
tra paesi latino-mediterranei, paesi ad elevata efficienza amministrativa e paesi a prevalente 
orientamento sociale (modello scandinavo), come emerge dall’ordinamento della tab. 3, nella 
quale le diverse economie seguono una graduatoria decrescente secondo l’incremento medio 
annuo delle uscite totali. 

Il gruppo dei paesi latino-mediterranei (coincidenti con il poco lusinghiero acronimo di 
PIGS) ha esibito nel lungo periodo un tasso medio annuo di crescita delle uscite totali superiore 
al 10%, con punte di oltre il 17% per Grecia e Portogallo. Si potrebbe ritenere che tali andamenti 
replichino la dinamica dell’inflazione, tradizionalmente elevata per molti decenni, a partire dal 
primo shock petrolifero, in questi paesi. In realtà, la spesa pubblica, nella sua accezione più ampia, 
è cresciuta ad un ritmo medio annuo più sostenuto del corrispondente tasso del Pil nominale, 
a dimostrazione che per un lungo periodo di tempo la spesa pubblica ha rappresentato, nelle 
scelte del policy maker, una variabile non vincolata alla capacità di produrre ricchezza. 

Amministrazioni pubbliche, per le elaborazioni necessarie a generare la fig. 2. Cfr. Istat, Sommario di statistiche 
storiche 1926-1985, Roma, 1986. 


1. Spesa pubblica e crescita: quando il Leviatano diventa cattivo 
tab. 
3 
- uscite 
totali 
delle 
amministrazioni 
Pubbliche, 
Pil 
e 
debito 
pubblico 


var. % medie annue 

1971-2007197020072008-201120082011Uscite 
totali 
Pil 
nominale 
debitopubblicoin%delPildebitopubblicoin%delPilUscite 
totali 
Pil 
nominale 
debitopubblicoin%delPildebitopubblicoin%delPilGrecia 17,8 15,4 17,9 107,4 0,8 -0,6 113,0 162,8 
Portogallo (a) 17,1 14,4 13,6 68,3 3,0 0,4 71,6 101,6 
Spagna 13,9 11,8 14,7 36,2 2,9 0,5 40,1 69,6 
Irlanda 12,7 12,7 49,2 24,9 0,6 -4,8 44,3 108,1 
Italia 12,1 10,8 37,4 103,1 1,6 0,4 105,8 120,5 
Finlandia 10,1 8,8 11,5 35,2 5,1 1,4 33,9 49,1 
Regno Unito 9,5 9,3 78,4 44,4 5,1 1,8 54,8 84,0 
Lussemburgo 9,2 8,6 20,1 6,7 7,3 2,7 13,7 19,5 
Francia (b) 8,6 7,6 19,8 64,2 3,2 1,3 68,2 85,4 
Svezia 8,3 8,0 26,8 40,2 3,1 2,8 38,8 36,3 
Danimarca (c) 7,9 7,3 13,0 27,5 4,8 1,3 34,5 44,1 
Stati Uniti 7,7 7,3 47,0 62,4 5,2 1,8 71,8 101,0 
Giappone 7,1 5,4 10,6 167,0 2,4 -2,0 174,1 206,2 
Belgio 7,0 6,4 60,0 84,1 4,6 2,5 89,3 97,2 
Austria 6,8 6,3 18,4 60,2 3,9 2,4 63,8 72,2 
Olanda (d) 6,5 6,4 40,2 45,3 4,2 1,5 58,5 64,2 
Germania 5,4 5,1 17,8 65,2 2,7 1,4 66,7 81,7 
(a) 1973, (b) 1977, (c) 1971, (d) 1975. 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea, AMECO e Istat. 
Una seconda peculiarità che distingue i PIGS dagli altri paesi europei e dagli Usa è che la 
convergenza del livello delle uscite totali in rapporto al Pil (come si è visto dalla tab. 1) su valori 
prossimi e/o nell’intorno del 50%, si è verificato essenzialmente a danno degli equilibri di finanza 
pubblica, come denotano i livelli assoluti superiori al 100% per Italia e Grecia, o anche il triplicarsi 
o quadruplicarsi, nel corso di quattro decenni, del livello iniziale debito/Pil dei primi anni 
settanta per Portogallo e Spagna. Naturalmente, gli incrementi dello stock del debito sono stati 
alimentati dai disavanzi di bilancio cumulatisi nel tempo. 

Nel periodo tra il 2008 ed il 2011, le uscite totali sono cresciute in tutti i paesi ben al di 
sopra della crescita nominale del Pil, per effetto dei programmi di protezione sociale messi in 
atto per fronteggiare la prolungata fase recessiva. 

I paesi europei diversi dai PIGS insieme agli Usa, hanno, invece, mantenuto nel lungo 
periodo un profilo di crescita della spesa pubblica complessiva sostanzialmente in linea con la 
dinamica del Pil nominale, con un controllo più rigido dei meccanismi di spesa e una disciplina di 
bilancio più rigorosa. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Il Giappone, invece, rappresenta una sorta di outlier nell’ambito dei paesi oggetto del confronto. 
Con una spesa pubblica incrementatasi ad un ritmo medio annuo superiore di due punti 
rispetto al Pil nominale, si è verificata una crescita esplosiva del debito pubblico, che ha ormai 
superato il 200% del Pil. All’origine di tale fenomeno vi sono certamente le politiche fiscali e 
monetarie fortemente espansive messe in atto dalle autorità giapponesi a partire dalla fine degli 
anni novanta, in concomitanza della cosiddetta crisi asiatica, con iniezioni di ingente liquidità 
nel sistema economico al fine di contrastare la caduta della domanda interna, con effetti però 
modesti considerando che il Giappone permane ormai da quasi un ventennio in una stabile stagnazione. 
La politiche discrezionali dei decisori giapponesi si sono dunque informate ai principi 
del deficit-spending, come dimostra il fatto che la pressione fiscale in Giappone dalla fine degli 
anni novanta ad oggi sia cresciuta di appena due punti, dal 28% a poco più del 30%, venendosi a 
creare un crescente e consistente disavanzo di bilancio che ha alimentato la spirale del debito, 
detenuto però per oltre il 90% dello stock dalle famiglie giapponesi, cosa che lo mette al riparo 
dalle fibrillazioni dei mercati riguardo ai debiti sovrani. 

Nella figura 3 è stata messa in relazione la spesa sociale (pari alla somma delle prestazioni 
sociali in denaro ed in natura erogate dalle Amministrazioni pubbliche9) in rapporto alle uscite 
totali delle Amministrazioni pubbliche -sull’asse verticale, quindi come variabile dipendente 

-con le medesime uscite totali rapportate al Pil, sull’asse delle ascisse, quindi come variabile 
indipendente. Per ciascuno dei singoli anni considerati si è calcolato il valore medio dei paesi 
sia per le spese sociali in percentuale della spesa totale, sia della spesa totale in rapporto al Pil, 
verificando rispetto a tali valori medi la posizione dei diversi paesi. 
In pratica, la quota di spesa sociale rispetto alle uscite totali riflette indirettamente la 
composizione di tutta la spesa pubblica complessivamente intesa, evidenziandone quella che 
potrebbe identificarsi con la sua missione più “nobile”, cioè la funzione redistributiva sotto forma 
di prestazioni in denaro e in natura fornite ai cittadini e corrispondenti sostanzialmente alle 
presentazioni previdenziali, assistenziali e a tutela della salute. 

I valori medi suddividono i diagrammi in quattro quadranti, interpretabili secondo la nota 
convenzione antioraria degli assi cartesiani. 

Il primo quadrante identifica l’area definibile delle economie ed elevata dimensione del 
settore pubblico, con livelli superiori alla media dei paesi oggetto del confronto sia in termini di 
quota di spesa sociale, sia in termini di spesa totale in rapporto al Pil. Il secondo quadrante identifica 
un’area definibile come social-oriented, dove cioè una parte prevalente della spesa pubblica 
è destinata alla protezione sociale, ma presenta livelli complessivi in rapporto al Pil inferiori 
alla media dei paesi, più vicini quindi al concetto di Leviatano virtuoso. Il terzo quadrante, quello 

9 

Si tratta di tutte le prestazioni in denaro di tipo previdenziale (sia previdenza pubblica, sia previdenza complementare 
da fondi pensione), di tipo assistenziale (ad esempio per gli anziani e i minori) e di tutte le cosiddette 
prestazioni in natura, vale a dire tutti quei beni e servizi individuali forniti come trasferimenti in natura alle singole 
famiglie da parte delle amministrazioni pubbliche (per esempio, l’assegnazione di alloggi popolari, l’erogazione di 
sussidi per il pagamento degli affitti, la concessione di agevolazioni tariffarie per il trasporto pubblico, prestazioni 
relative ai servizi educativi e culturali). 


1. Spesa pubblica e crescita: quando il Leviatano diventa cattivo 
in basso a sinistra, identifica l’area a ridotta presenza del settore pubblico e conseguente minore 
funzione redistributiva in termini di protezione sociale. Il quarto quadrante, infine, identifica 
l’area del Leviatano non virtuoso, cioè della spesa pubblica eccessiva in assoluto e relativamente 
poco orientata alla protezione sociale. 

Spesa sociale e uscite totali - 1980 
spesa sociale in % delle uscite totali 
Spesa sociale e uscite totali - 1990 
uscite totali in % del Pil 
Spesa sociale e uscite totali - 2007 Spesa sociale e uscite totali - 2011 
spesa sociale in % delle uscite totali 
Belgio 
Danimarca 
GermaniaFrancia 
Italia 
Paesi Bassi 
Austria 
Portogallo 
Finlandia 
Regno Unito 
Stati Uniti 
30 
35 
40 
45 
50 
55 
60 
65 
70 
30 35 40 45 50 55 60 
Belgio 
DanimarcaGermania 
Irlanda 
Grecia 
Spagna (1995 spesa pro capite) 
Francia 
Italia 
Lussemburgo 
Paesi Bassi 
Austria 
Portogallo 
Finlandia 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Giappone 
30 
35 
40 
45 
50 
55 
60 
65 
70 
30 35 40 45 50 55 60 
Belgio 
DanimarcaGermania 
Irlanda 
Grecia 
Spagna 
Francia 
Italia 
Lussemburgo 
Paesi Bassi 
AustriaPortogallo 
Finlandia 
Svezia 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Giappone 
45 
50 
55 
60 
65 
70 
30 35 40 45 50 55 60 
Belgio 
Danimarca 
Germania 
Irlanda 
Grecia 
Spagna 
Francia 
Italia 
Lussemburgo 
Paesi Bassi 
AustriaPortogallo 
Finlandia 
Svezia 
Regno Unito 
Stati Uniti (2008 spesa pro capite) 
Giappone 
45 
50 
55 
60 
65 
70 
30 35 40 45 50 55 60 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea. 

Buona parte dei paesi dell’Europa continentale, caratterizzati da una maggiore efficienza 
amministrativa, e i paesi scandinavi, occupano stabilmente il quadrante in alto a destra, confermando 
di interpretare stabilmente nel tempo e con maggiore efficacia il modello dell’economia 
sociale di mercato. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Parimenti, il terzo quadrante è stabilmente occupato da Usa e Giappone, coerentemente 
con l’impostazione più marcatamente liberista del sistema economico che prevede minori livelli 
relativi di protezione sociale. 

L’Italia, che all’inizio degli anni ottanta si collocava nel terzo quadrante, con livelli di spesa 
pubblica inferiore alla media delle altre economie avanzate europee, ha poi evidenziato nei successivi 
decenni una propensione verso il Leviatano a minor ruolo sociale, spostandosi stabilmente 
nell’adiacente quarto quadrante, tipico di spesa pubblica complessiva in rapporto al Pil superiore 
alla media assieme a ridotti livelli relativi di spesa per prestazioni sociali, migliorando la funzione 
redistributiva solo negli anni successivi al 2008, a seguito dell’adozione di misure anticicliche a 
favore delle famiglie per contrastare la riduzione del reddito conseguente alla recessione. 


2. La PReSSIone fISCaLe aPPaRente e IL 
CaRICo effettIvo SUI ContRIBUentI In 
ReGoLa 

2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
I dati ufficiali disponibili permettono di effettuare una semplice analisi descrittiva della 
pressione fiscale apparente, data dal gettito derivante dalle imposte dirette, indirette, dai contributi 
sociali e imposte in conto capitale sul Pil. Come detto in precedenza, questo indicatore 
non è rappresentativo del vero carico fiscale gravante sui singoli cittadini, in considerazione del 
fatto che nel Pil viene computata anche la quota di sommerso. 

tab. 
4 
- la 
pressione 
fiscale 
apparente 


in % del Pil 

2000 


2001 


2002 


2003 


2004 


2005 


2006 


2007 


2008 


2009 


2010 


Ue 

41,6 


40,7 


Belgio 47,1 47,1 47,3 46,7 46,8 46,8 46,4 45,9 46,3 45,5 46,1 
Bulgaria 

31,5 

30,8 

Rep. Ceca 33,9 33,8 34,6 35,5 35,9 35,7 35,4 35,9 34,5 33,6 33,8 
Danimarca 

50,2 

49,4 

Germania 42,8 40,9 40,4 40,6 39,7 39,7 40,0 40,0 40,2 40,7 39,5 
Estonia 

31,0 

30,1 

Irlanda 32,5 30,7 29,5 30,1 31,3 31,8 33,3 32,7 31,1 29,9 29,7 
Grecia 

36,9 

35,5 

Spagna 35,0 34,5 35,1 34,7 35,5 36,7 37,6 38,0 33,9 31,6 32,9 
Francia 

46,0 

45,6 

Italia 41,841,540,841,340,740,342,043,043,043,342,8
Cipro 

29,6 

30,5 

Lettonia 29,9 29,0 28,8 28,8 28,8 29,4 30,8 30,8 29,7 27,0 27,5 
Lituania 

30,0 

28,5 

Lussemburgo 40,0 40,5 40,1 39,0 38,2 38,5 36,7 36,5 36,3 38,6 38,0 
Ungheria 

39,9 

38,8 

Malta 29,1 31,2 32,6 32,2 34,1 35,2 35,4 36,1 35,1 35,6 34,6 
Olanda 

40,9 

39,4 

Austria 45,1 46,8 45,3 45,2 44,6 43,6 43,0 43,2 44,2 44,3 43,7 
Polonia 

32,8 

32,1 

Portogallo 33,7 33,4 34,3 34,7 33,9 35,0 35,7 35,9 35,9 34,4 34,8 
Romania 

30,6 

28,9 

Slovenia 37,5 37,7 38,1 38,3 38,4 38,9 38,5 37,9 37,5 37,9 38,2 
Slovacchia 

34,1 

33,2 

Finlandia 47,4 44,9 44,8 44,3 43,6 44,1 43,9 43,1 43,0 42,7 42,2 
Svezia 

52,1 

49,9 

Regno Unito 38,1 37,9 36,4 36,2 36,7 37,6 38,3 37,9 39,5 36,6 37,4 
Islanda 

37,1 

35,3 

Norvegia 42,2 42,4 42,7 41,8 42,9 43,1 43,6 43,2 42,5 41,6 42,3 
Svizzera 

29,9 

29,4 

40,1 


28,5 
48,8 

31,1 

36,0 
45,1 
30,6 
28,2 
38,1 
38,7 
32,8 
28,5 

33,1 

47,9 
35,3 
29,8 

40,1 


31,0 

49,0 
30,8 
34,4 
44,9 

32,1 

28,0 
37,9 
38,4 

32,3 

28,1 

33,0 

48,3 
36,7 
29,2 

39,9 


32,5 
50,0 
31,4 
33,7 
45,1 
32,9 
28,4 
37,5 
38,5 
31,8 
27,7 
31,7 
48,5 
37,8 
28,9 

40,2 


31,3 

51,7 

30,2 

34,4 
45,6 
34,8 
28,7 
37,5 
38,6 

33,1 

28,5 
31,5 
49,3 
40,6 
29,2 

40,7 


30,7 
50,5 
30,8 

33,0 

45,9 
35,5 
29,6 
37,4 
39,8 
34,1 
29,1 
29,4 
48,7 
41,4 
29,1 

40,6 


33,3 

49,8 
31,5 
34,4 
45,2 
39,9 
29,9 
40,5 
39,5 
34,8 
29,8 
29,5 
47,8 
40,5 
28,9 

40,4 


32,3 

48,9 
31,8 
34,2 
45,0 
38,5 
30,4 
40,4 
39,9 
34,3 
28,8 
29,4 
46,9 
36,6 
29,2 

39,7 


39,6 


29,0 

27,5 

49,0 

49,1 

36,1 

34,1 

32,7 

33,3 

44,0 

44,5 

35,5 

35,9 

29,7 

27,4 

40,2 

37,8 

39,1 

39,5 

31,8 

31,8 

27,7 

28,1 

29,0 

28,3 

47,3 

46,3 

33,8 

35,0 

29,6 

29,3 

Stati Uniti 29,8 28,7 26,3 25,8 26,1 27,5 28,3 28,3 26,7 24,6 25,3 
Giappone 

27,7 

28,7 

27,3 

27,2 

26,6 

27,6 

28,9 

29,1 

29,7 

28,0 

29,0 

Canada 35,7 34,6 33,6 33,2 33,3 33,3 33,3 33,1 31,7 32,2 31,2 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Il confronto internazionale (tab. 4), limitatamente al passato decennio, permette di evidenziare 
come in Italia, in contrasto con quanto avvenuto nel complesso dei principali paesi 
europei, la PFA (pressione fiscale apparente) sia aumentata (in particolare, negli ultimi anni). Nel 
2000 l’Italia risultava sostanzialmente in linea con la media (41,8 a fronte del 41,6), dopo 10 anni 
la PFA nel nostro Paese è salita di 1 punto percentuale (42,8%) a fronte di una diminuzione di 2 
punti nella media della UE (39,6%). 

Il processo di tendenziale riduzione della PFA ha interessato anche Paesi come Svezia e Danimarca 
che partivano da un livello di pressione fiscale superiore al 50%. Queste dinamiche hanno 
portato l’Italia dal 9° al 6° posto tra i paesi esaminati con una diminuzione del divario con il paese 
leader (nel 2000 la Svezia, nel 2010 la Danimarca) da oltre 10 punti percentuali a poco più di 6. 

Alla luce dei dati relativi alla quota di sommerso economico presente nell’economia italiana 
è evidente come l’incremento della pressione fiscale registrato nel nostro paese nel precedente 
decennio non sia imputabile ad un recupero di gettito, ma derivi da un incremento 
dell’imposizione su quella parte di cittadinanza che paga le imposte. 

2.1 
imposte 
dirette, 
imposte 
indirette 
e 
contributi 
sociali: 
evidenze 
descrittive 
nel confronto internazionale 

Analizzando l’incidenza delle diverse imposte che contribuiscono alla determinazione del 
carico fiscale (tabb. 5, 6), si evidenzia come nel confronto tra il 2000 ed il 2010 nella maggior 
parte dei paesi si è spostato il carico dall’imposizione diretta sul reddito agli altri tributi. In particolare, 
si è registrata, seppure in modo non uniforme, una tendenza all’incremento del peso dei 
contributi sociali sul totale. Questo fenomeno è in parte correlato ai problemi di sostenibilità dei 
sistemi pensionistici presenti in molti paesi. 

L’Italia non si discosta da queste tendenze di fondo che hanno portato ad un significativo 
spostamento verso la parte di imposizione che deriva dai contributi sociali, e pertanto con un 
aumento dei tributi sul lavoro regolare. Si è passati da una incidenza pari al 29,4% del 2000 al 
32,1% del 2010. 

Il trasferimento è stato realizzato principalmente attraverso un aumento della quota che 
deriva dai contributi pagati dai lavoratori, dipendenti ed autonomi. 

Nello stesso periodo si è ridotta in Italia la quota di gettito che deriva dal pagamento delle 
imposte indirette. 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
tab. 
5 
- incidenza 
delle 
imposte 
sul 
carico 
fiscale 
complessivo 


anno 2000 (totale delle righe = 100) 

Dirette Indirette contributi 
sociali 
altre 
imposte 
(*) 
Ue 33,2 
31,5 
33,5 
1,7 
Bulgaria 21,5 43,8 34,4 0,4 
Danimarca 60,3 33,9 5,3 0,6 
Estonia 25,0 39,8 35,4 -0,1 
Grecia 26,4 37,2 34,1 2,3 
Francia 26,2 33,1 39,0 1,8 
Cipro 37,4 41,1 22,4 -0,8 
Lituania 28,0 41,8 31,2 -1,0 
Ungheria 24,7 41,7 33,5 0,1 
Olanda 28,4 28,6 40,2 2,8 
Polonia 21,9 38,5 39,5 0,1 
Romania 22,8 39,8 37,4 0,0 
Slovacchia 21,7 36,6 41,6 0,1 
Svezia 43,1 30,5 25,2 1,2 
Islanda 43,2 48,9 7,8 0,1 
Svizzera 50,2 24,8 24,1 0,9 
Giappone 31,7 30,9 36,0 1,3 


Belgio 36,1 27,4 33,9 2,6 
Rep. Ceca 23,4 32,0 44,5 0,1 
Germania 29,9 24,9 43,4 1,8 
Irlanda 40,5 39,8 17,2 2,5 
Spagna 29,3 32,6 36,8 1,2 
Italia 34,334,929,41,4
Lettonia 24,5 41,5 34,0 0,0 
Lussemburgo 37,3 33,7 27,3 1,6 
Malta 31,2 42,2 25,9 0,7 
Austria 29,1 32,4 37,2 1,4 
Portogallo 28,2 38,5 31,4 1,9 
Slovenia 19,4 42,0 38,4 0,1 
Finlandia 44,5 28,4 25,6 1,6 
Regno Unito 43,1 34,8 19,9 2,2 
Norvegia 47,4 32,3 21,2 -0,9 
Stati Uniti 50,7 24,0 24,1 1,2 
Canada 50,9 36,1 12,9 0,0 
(*) Imposte in conto capitale e altre imposte indirette quali, per i paesi della UE, le imposte versate alla UE. 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
6 
- incidenza 
% 
delle 
imposte 
sul 
carico 
fiscale 
complessivo 


anno 2010 (totale delle righe = 100) 

Dirette 

Indirette 

contributi 
sociali 


altre 
imposte 
(*) 


Ue 

31,3 


32,7 


35,1 


1,0 


Belgio 33,7 27,9 35,8 2,6 
Bulgaria 

Danimarca 

Estonia 

Grecia 

Francia 

Cipro 

Lituania 

Ungheria 

Olanda 

Polonia 

Romania 

Slovacchia 

Svezia 

Islanda 

Svizzera 

17,9 

61,3 

19,9 

23,2 

23,7 

30,9 

17,1 

21,1 

30,2 

21,8 

21,9 

18,9 

41,7 

47,4 

52,3 

54,3 

34,2 

40,9 

36,2 

33,4 

43,0 

42,9 

44,7 

30,7 

42,8 

43,2 

35,8 

38,8 

40,8 

23,5 

25,7 

2,1 

Rep. Ceca 20,8 33,1 45,2 0,9 
4,0 

0,6 

Germania 28,0 28,2 42,8 1,0 
39,0 

0,3 

Irlanda 35,4 38,4 25,3 0,9 
39,3 

1,3 

Spagna 28,8 31,4 40,5 -0,7 
41,9 

0,9 

Italia 34,132,732,11,1
24,9 

1,2 

Lettonia 26,8 41,1 31,3 0,8 
39,1 

0,8 

Lussemburgo 37,5 30,8 31,0 0,7 
32,1 

2,1 

Malta 37,9 39,2 21,4 1,5 
37,4 

1,7 

Austria 29,1 33,1 37,4 0,4 
34,9 

0,5 

Portogallo 25,5 38,3 35,2 0,9 
34,4 

0,5 

Slovenia 21,5 37,4 40,6 0,5 
44,2 

1,1 

Finlandia 37,6 31,8 29,8 0,8 
19,0 

0,4 

Regno Unito 41,8 34,2 22,6 1,4 
11,8 

0,1 

Norvegia 48,8 28,9 23,0 -0,7 
23,9 

0,4 

Stati Uniti 43,6 28,8 27,1 0,5 
Giappone 

29,5 

28,8 

40,6 

1,1 

Canada 47,4 37,7 14,8 0,0 
(*) Imposte in conto capitale e altre imposte indirette quali, per i paesi della UE, le imposte versate alla UE. 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea. 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
45 
2.2 Sommerso economico ed evasione 
Non ci sono stime ufficiali dell’evasione. Sono presenti studi su singoli aspetti e quantifica-
zioni che riguardano singoli tributi. Pertanto, la variabile evasione fiscale deve necessariamente 
essere sostituita da una sua proxy, largamente impropria, che è il tasso di sommerso economico 
(in Italia, nell’anno 2008, pari al 17,5% del prodotto lordo). I concetti di evasione e di sommerso 
differiscono per moltissimi aspetti che non vale neppure la pena di elencare in questa sede10, ma è 
fondamentale chiarire sin da ora che il sommerso economico genera la parte prevalente di evasione 
fiscale, proprio perché imputabile a comportamenti parzialmente o totalmente fraudolenti o irre-
golari dei fattori della produzione in danno dell’amministrazione, volti ad occultare porzioni rile-
vanti di base imponibile agli organismi deputati all’osservazione diretta delle attività economiche. 
fig.4- dall’economianon(direttamente)osservataall’evasionefiscaleeconomia non (direttamente) osserVataNOE - Non Observed Economy 
evaSIone fISCaLe 
(tributaria e contributiva) 
attivitàillegali(Illegal activities) 
attivitàinformali(Informal activities) 
Sommerso 
statistico 
(Misreporting-
statistical 
deficiencies) 
Sommerso 
economico 
(Underground 
Economy) 
Rigonfiamento dei costi 
Sottodichiarazione di fatturato 
Lavoro irregolare (evasione contributiva) 
Il sommerso economico è, dunque, la parte di economia non osservata (Non-Observed 
Economy, NOE) derivante dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, 
sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. 
La conoscenza del fenomeno dell'economia sommersa è condizione necessaria per assicurare 
l'esaustività delle stime del prodotto interno lordo e misurarne l'impatto sulla crescita del sistema 
economico, ma anche per studiarne le implicazioni sul mercato del lavoro. Ad esempio, secondo i 
criteri dell’Unione Europea, solo una misura esaustiva del Pil rende tale aggregato confrontabile fra 
i vari paesi ed utilizzabile come indicatore per il calcolo dei contributi che gli Stati membri versano 
all’Unione, per il controllo dei parametri di Maastricht e per l’attribuzione dei fondi strutturali. 
10 Per questo si rimanda al capitolo 3 del testo finale del Gruppo di lavoro sull’economia non osservata diretto dal 
presidente dell’Istat E. Giovannini (2011). 
2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
45 
2.2 Sommerso economico ed evasione 
Non ci sono stime ufficiali dell’evasione. Sono presenti studi su singoli aspetti e quantifica-
zioni che riguardano singoli tributi. Pertanto, la variabile evasione fiscale deve necessariamente 
essere sostituita da una sua proxy, largamente impropria, che è il tasso di sommerso economico 
(in Italia, nell’anno 2008, pari al 17,5% del prodotto lordo). I concetti di evasione e di sommerso 
differiscono per moltissimi aspetti che non vale neppure la pena di elencare in questa sede10, ma è 
fondamentale chiarire sin da ora che il sommerso economico genera la parte prevalente di evasione 
fiscale, proprio perché imputabile a comportamenti parzialmente o totalmente fraudolenti o irre-
golari dei fattori della produzione in danno dell’amministrazione, volti ad occultare porzioni rile-
vanti di base imponibile agli organismi deputati all’osservazione diretta delle attività economiche. 
fig.4- dall’economianon(direttamente)osservataall’evasionefiscaleeconomia non (direttamente) osserVataNOE - Non Observed Economy 
evaSIone fISCaLe 
(tributaria e contributiva) 
attivitàillegali(Illegal activities) 
attivitàinformali(Informal activities) 
Sommerso 
statistico 
(Misreporting-
statistical 
deficiencies) 
Sommerso 
economico 
(Underground 
Economy) 
Rigonfiamento dei costi 
Sottodichiarazione di fatturato 
Lavoro irregolare (evasione contributiva) 
Il sommerso economico è, dunque, la parte di economia non osservata (Non-Observed 
Economy, NOE) derivante dall’attività di produzione di beni e servizi che, pur essendo legale, 
sfugge all’osservazione diretta in quanto connessa al fenomeno della frode fiscale e contributiva. 
La conoscenza del fenomeno dell'economia sommersa è condizione necessaria per assicurare 
l'esaustività delle stime del prodotto interno lordo e misurarne l'impatto sulla crescita del sistema 
economico, ma anche per studiarne le implicazioni sul mercato del lavoro. Ad esempio, secondo i 
criteri dell’Unione Europea, solo una misura esaustiva del Pil rende tale aggregato confrontabile fra 
i vari paesi ed utilizzabile come indicatore per il calcolo dei contributi che gli Stati membri versano 
all’Unione, per il controllo dei parametri di Maastricht e per l’attribuzione dei fondi strutturali. 
10 Per questo si rimanda al capitolo 3 del testo finale del Gruppo di lavoro sull’economia non osservata diretto dal 
presidente dell’Istat E. Giovannini (2011). 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

I criteri metodologici che consentono di pervenire ad una misura dell’economia non osservata 
(NOE) sono stati elaborati in ambito Ocse (2002) ed Eurostat, al fine di pervenire all’elaborazione 
di stime esaustive del Pil per i paesi membri dell’Unione Europea e dell’Ocse, garantendo 
in tal modo l’omogeneità dell’approccio seguito nella definizione della NOE e la sua compatibilità 
con l’insieme di attività economiche, che secondo lo schema dei conti economici nazionali elaborato 
in sede Onu (SNA93), devono confluire nelle stime della produzione. 

Ai fini della possibile quantificazione dell’evasione fiscale, sviluppata nel cap. 4, si è scelta la 
proxy del sommerso economico calcolato secondo i criteri Ocse-Eurostat e incorporato nelle stime 
ufficiali dei Pil-paese, in modo da garantire confrontabilità e coerenza rispetto all’incidenza che 
questa parte della NOE assume nell’ambito delle attività produttive dei diversi paesi considerati. 

Come testualmente afferma l’Istat (2010) “la Contabilità nazionale italiana, al pari di 
quella degli altri membri dell’Unione Europea, segue gli schemi e le definizioni del Regolamento 
2223/96 sul “Sistema europeo dei conti - Sec95”, che impone di contabilizzare nel Pil sia l’economia 
direttamente osservata […] sia l’economia non direttamente osservata. L’Istituto statistico 
dell’Unione europea (Eurostat) vigila sul rispetto del Sec e sulla bontà delle metodologie adottate 
dagli Stati membri […] in relazione alla capacità di produrre stime esaustive del Pil”11. 

Il raggiungimento dell’esaustività discende da un’attività complessa e articolata, in quanto 
risulta problematico tenere conto di alcuni tipi di attività produttive che non possono essere 
osservate e misurate direttamente dalle statistiche ufficiali nella fase di compilazione dei conti 
economici nazionali. I gruppi di attività economiche spesso non osservate, nel senso di non essere 
osservate direttamente e misurate, sono quelli identificabili con 1) il sommerso, 2) le attività 
illegali, 3) le attività informali, comprendenti anche quelle poste in essere dalle famiglie per i 
propri impieghi finali. Inoltre, alcune attività possono essere misconosciute a causa di 4) carenze 
nei sistemi di base di raccolta dei dati. Questi quattro gruppi di attività costituiscono la NOE (cfr. 
più avanti il Riquadro 1 per una descrizione dettagliata dei gruppi). 

In ambito UNECE (United Nations Economic Commission for Europe), la Divisione Statistica 
ha predisposto, dai primi anni duemila, due survey relative alle country practice seguite dai 
paesi per la stima esaustiva del Pil - pubblicate nel 2003 e nel 2008 - con un’analisi di dettaglio 
per paese relativamente all’incidenza delle diverse componenti della NOE nella stima del Pil e 
alla sua quantificazione in termini di quota percentuale nell’anno di riferimento, variabile per 
ciascun paese. 

L'indagine si basa su concetti, definizioni e terminologia secondo le raccomandazioni del 
citato Manuale Ocse sulla misura della Non-Observed Economy e dei progetti di Eurostat sulla 
esaustività dei conti nazionali. 

11 
La componente del sommerso economico è già compresa nella stima del Pil e negli aggregati economici diffusi 
correntemente dall’Istat il 1° marzo di ogni anno. L’Istituto diffonde poi separatamente, con apposita nota, che 
presenta un biennio di ritardo rispetto al dato di riferimento, la misura dell’economia non osservata derivante dal 
sommerso economico incorporato nella stima del Pil, secondo un’ipotesi minima e massima, articolata per distribuzione 
del valore aggiunto per ramo di attività economica (agricoltura, industria e servizi) e per tipo di correzione 
(sottodichiarazione del fatturato e/o rigonfiamento dei consumi intermedi, lavoro irregolare e riconciliazione stime 
offerta e domanda). Cfr. in bibliografia Istat (luglio 2010). 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
Le due rassegne fanno riferimento al framework tabellare predisposto da Eurostat, che 
mette in relazione le aree NOE con problemi statistici di esaustività incontrate dai contabili nazionali 
e che identifica sette tipi di non esaustività (N1 - N7), descritti nel riquadro 2 (cfr. anche 
tab. 2.7 per una indicazione di quante e quali attività produttive non osservate vengono incluse 
dai paesi nella stima ufficiale del Pil). 

Riquadro 1 -Framework tabellare 
di 
eurostat: 
i 
tipi 
di 
non 
esaustività 


Mancata registrazione 
n1 - Produzione volutamente non registrata - sommersa12 


Produzione volutamente non dichiarata per evitare gli obblighi fiscali e previdenziali. Molto spesso 
ci si riferisce ai piccoli produttori, con fatturati che superano i livelli di soglia oltre i quali dovrebbero 
dichiarare. I produttori che non dichiarano perché sono impegnati in attività illegali rientra nel tipo 
N2. Il tipo N1 non comprende tutte le attività sommerse, alcune delle quali sono associate al tipo N6. 

n2 - Produzione volutamente non registrata - illegale13 

Produzione volutamente non registrata come svolta da persona giuridica o imprenditore, perché 
derivante da attività illegali. Il tipo N2 esclude le attività illegali poste in essere da persone giuridiche 
registrate o imprenditori che dichiarano (o dichiarano erroneamente in modo intenzionale) le 
proprie attività riferendole a codici di attività legali. 

n3 
-Produzione 
non 
soggetta 
a 
dichiarazione14 

Produzione non soggetta ad essere dichiarata perché non riconducibile ad un prodotto di mercato. 
Si tratta, tipicamente, di attività non market svolte dalle famiglie per la produzione di beni 
per l'autoconsumo, per la propria accumulazione di capitale fisso, e la costruzione e le riparazioni di 
abitazioni. Oppure, di attività che danno origine ad un prodotto market, inferiore alla soglia minima 
in corrispondenza della quale il produttore è obbligato a registrarsi/dichiararsi come imprenditore. 

Mancata indagine 

n4 
-Persone 
giuridiche 
non 
rilevate 


Le persone giuridiche non rilevate a causa di diverse ragioni quali: il registro delle imprese non è 
aggiornato o le procedure di aggiornamento sono inadeguate; i dati di classificazione (attività, dimen


12 
Il termine sommerso è la traduzione dell’inglese underground, che risulta il più comunemente impiegato. Tuttavia, 
nella terminologia adottata da alcuni paesi, vengono utilizzate anche espressioni equivalenti come attività 
occultate (concealed activities), economia nascosta (hidden economy) o economia in nero (black economy). 

13 
Per attività illegali si intendono tutte quelle vietate dalla legge o che diventano illegali quando intraprese 
da soggetti non autorizzati a svolgerle. Generalmente si tratta di: produzione, importazione e/o spaccio di 
sostanze stupefacenti; proventi della prostituzione; vendita di beni rubati o di contrabbando o contraffatti. 

14 
Si tratta di attività produttive legali caratterizzate da un basso livello di organizzazione, con una trascurabile 
o nessuna divisione tra capitale e lavoro come fattori della produzione. Vengono denominate genericamente 
come attività informali, operanti tipicamente come un sistema di relazioni ufficiose che non fa 
riferimento ad alcun tipo di accordi ufficiali, strutturalmente costituito da unità impegnate in una ridotta 
scala di produzione di beni e servizi il cui obiettivo primario è generare occupazione e reddito per i soggetti 
che la pongono in essere. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

sioni o codici geografici) non sono corretti; la persona giuridica è esclusa dal campionamento statistico 
perché la sua dimensione è al di sotto di una certa soglia, etc. Questo porta ad una (sistematica) 
esclusione di tali persone giuridiche da indagini quando in linea di principio dovrebbero essere incluse. 

n5 
- imprenditori 
registrati 
non 
rilevati 


Imprenditori registrati possono non essere oggetto di indagine a causa di una serie di motivi: 
l'ufficio statistico non conduce un sondaggio di imprenditori registrati; l'imprenditore non è registrato 
nella lista degli imprenditori registrati disponibile per l'ufficio statistica, o se disponibile, viene 
sistematicamente escluso dal esso; l'imprenditore non è incluso nel campionamento statistico perché 
i dati di classificazione (codice di attività, codice dimensioni, codice geografico) non sono corretti. 

erronea 
dichiarazione 
n6 
-Produzione 
volutamente 
dichiarata 
in 
modo 
erroneo 


Sotto-dichiarazione del fatturato e/o rigonfiamento dei consumi intermedi, al fine di evadere le 
imposte sul reddito, sul valore aggiunto (IVA), e le altre imposte o contributi previdenziali. L’erronea 
dichiarazione comporta spesso la tenuta di una doppia contabilità: pagamenti di stipendi/salari registrati 
come consumi intermedi; pagamenti in contanti senza ricevute e frodi IVA. 

altro 

n7 
-altre 
carenze 
statistiche 


Il tipo N7 è suddiviso in N7a - dati incompleti, non raccolti o non direttamente raccoglibili, e N7b 

-dati non correttamente gestiti, elaborati o compilati dagli statistici. Le seguenti aree dovrebbero 
essere investigate: gestione delle mancate risposte; produzione per proprio impiego finale da parte 
dei produttori market; mance; salari e stipendi in natura; attività secondarie. 
Assumendo come base di riferimento il framework N1 - N7, è stato possibile costruire un 
dataset di paesi per i quali individuare la parte di NOE imputabile al sommerso economico, in 
modo che tale componente dell’economia non osservata risultasse confrontabile a livello internazionale 
in quanto stimata con criteri condivisi e conformi ai regolamenti elaborati in sede 
Eurostat. 

Secondo l’ultima survey disponibile predisposta dall’UNECE (diffusa nel 2008), i 43 paesi 
che hanno fornito informazioni sui propri metodi di stima della NOE sono così raggruppabili: 

• 
membri 
dell’unione 
europea 
(ue) 
(18) 
UE15: Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Spagna, Svezia e 
Regno Unito. 
UE -nuovi membri: Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, 
Lituania,Polonia e Romania. 


• 
Paesi 
ocse 
-non-ue 
(5) 
Australia, Canada, Messico, Norvegia e Stati Uniti. 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
• 
Paesi 
candidati 
ue 
(3) 
Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia e Turchia. 

• 
Paesi 
della 
comunità 
degli 
stati 
indipendenti 
(12) 
Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldova, Federazione 
Russa, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina e Uzbekistan. 

• 
altri 
paesi 
(5) 
Albania, Brasile, Mongolia, Montenegro e Serbia. 

A fini operativi, si è deciso di limitare la scelta a quelli dell’Unione Europea15 e dell’area Ocse 
per i quali si suppone esista una struttura delle Amministrazioni pubbliche complessa ed evoluta e 
per i quali sia possibile trovare indicazioni sul sommerso economico ricorrendo, laddove possibile, 
alle fonti dirette degli istituti nazionali di statistica e/o delle agenzie delle entrate e delle dogane. 

La tab. 7, quindi, consente di capire, ricorrendo alla tassonomia Eurostat delle attività 
economiche non (direttamente) osservate, in che forma e in che misura il sommerso economico 
è correttamente calcolato e inserito nella stima esaustiva del Pil dei diversi paesi. 

tab. 
7 
-Quota 
di 
eno 
in 
% 
del 
Pil 
coerente 
con 
il 
framework 
eurostat 
2003 
(riq. 
2) 
secondo 
i 
4 
gruppi 
di 
attività 
non 
osservate 


anno Quota 
(%) 
anno Quota 
(%)* 
sommerso 
economico 
(underground) 
attività 
illegali 
(illegal) 
attività 
informali 
(informal) 
sommerso 
statistico 
(deficiencies in 
data 
collection) 


ocse-membri 
ue 


Austria 2001 7,9 N1, N6 N3 N5, N7 
Belgio 1997 3,5 2002 3,0 - 4,0 N1, N6 N3 N7 
Finlandia Non dichiarata N1, N6 N3 
Germania Non dichiarata 
Irlanda 1998 4,0 1998 4,0 N6 N3 N7 
Italia 1998 15,0 2003 16,7 N1, N6 N3 N5 
Olanda 1995 1,0 N6 N7 
Regno Unito Non dichiarata N1, N6 N3 N5, N7 
Spagna 2000 11,2 N1, N6 N7 
Svezia 2000 1,3 N6 N2 N7 
ocse-membrinonueAustralia 2000-01 1,3 N3 N7 
Canada 1992 3,0 Non dichiarata N1,N6 N2 N3 N7 
Messico 2003 12,1 N2 N3 
Norvegia 1995 2,4 (O), 
1,0 (E) N6 N3 N5, N7 
Stati Uniti 1992 1,2 1997 0,8 N6 
* Alcuni paesi effettuano la stima della ENO seguendo approcci diversi: O per l’output, E per la spesa, I per il reddito 
dei fattori produttivi. 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati UNECE. 
15 
È stato considerato il vecchio aggregato UE15, cioè prima dell’ingresso nell’Unione dei nuovi membri (Bulgaria, 
Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania). 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Le informazioni contenute nelle due rassegne dell’UNECE, per i paesi prescelti e relative 
ai due anni di riferimento dell’indagine, sono state completate, laddove possibile, con dati sul 
sommerso economico, coerenti con la tassonomia Eurostat, acquisiti direttamente da pubblicazioni 
metodologiche degli istituti nazionali di statistica dei paesi. Si è così ottenuta una matrice 
paesi x anni sufficientemente ampia e finalizzata ad alimentare il modello econometrico di stima 
indiretta dell’evasione fiscale illustrato nel cap. 4. 

Il risultato di questa ricostruzione è rappresentato nella sottostante tab. 8. 

tab. 
8 
-Quota 
di 
economia 
non 
osservata 
in 
percentuale 
del 
Pil 


199219931994199519961997199819992000200120022003200420052006200720082009Austria 7,9 6,5 
Belgio 3,5 3,5 
Danimarca 2,4 
Francia 4,2 3,9 3,9 
Irlanda 4,0 
Italia 15,8 16,8 16,5 17,1 17,0 17,7 16,8 17,0 16,9 17,5 16,2 16,7 
Italia 17,9 19,0 18,6 19,3 19,2 20,0 19,0 19,2 19,1 19,7 18,6 18,5 18,1 17,8 17,5 17,2 17,5 
Olanda 1,0 
Regno Unito 8,5 8,3 8,0 7,4 8,1 7,9 
Spagna 11,2 
Svezia 5,2 5,3 5,3 5,1 5,1 5,0 5,0 4,9 5,0 5,0 4,5 
Australia 1,3 1,3 
Canada 2,7 2,7 2,6 2,5 2,4 2,4 2,4 2,4 2,3 2,4 2,4 2,4 2,4 2,4 2,3 2,3 2,2 
Messico 13,4 13,2 11,8 12,0 12,5 12,7 12,6 12,4 12,4 12,3 12,1 
Norvegia 2,4 0,4 
Stati Uniti 3,7 4,2 4,4 4,0 4,1 3,8 4,4 3,7 3,9 4,4 5,1 5,4 5,4 6,2 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati UNECE e Istituti nazionali di statistica. 
Di seguito, sono riportate in dettaglio le informazioni integrative sulla NOE, in termini di 
serie storica, rispetto alle due survey dell’UNECE 2003 e 2008, relativamente a sette dei quindici 
paesi per i quali è stato possibile desumerle dai manuali di Metodi e Norme elaborati dai rispettivi 
istituti nazionali di statistica e/o da documentazione delle agenzie delle entrate. 

Italia: presente nelle survey UNECE, è rappresentata due volte per completezza dell’informazione. 
L’Istat, infatti, a partire dal 2006 ha rivisto all’indietro fino all’anno 2000 la stima del 
sommerso economico incorporato nel Pil ufficiale, determinandosi cosi un salto di serie rispetto 
alle informazione diffuse prima del 2006 relativamente al periodo 1992-2003. I dati in corsivo 
derivano da una nostra ricostruzione che ha replicato la struttura delle variazioni di quota del 
sommerso intercorse tra il 1992 ed il 2000. Le note dell’Istat sulla stima del sommerso economico 
vengono pubblicate annualmente. 

Regno Unito: non presente nelle survey UNECE, è l’unico paese per il quale è stato possibile 
utilizzare le stime del tax gap elaborate dal HM Revenue&Customs (2010-2011). 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
Svezia: Statistics Sweden (2008). 
Canada: Statistics Canada (2011). 
Messico: presente nella survey UNECE con il solo 2003, è stato integrato con informazioni 


elaborate da INEGI-SCNM, Instituto Nacional de Estadística, Geografía e Informática-Sistema de 
Cuentas Nacionales de México (2000; 2005). 

Stati Uniti: pur presente nelle survey UNECE, si è preferito utilizzare i dati derivanti da informazioni 
elaborate dal BEA (Beaureau of Economic Analysis) relativamente al trattamento statistico 
delle attività economiche nascoste e/o informali (underground economy) nell’ambito delle stime 
NIPA (National Income and Product Accounts). Il BEA pubblica annualmente un confronto tra la sua 
misura del personal income e la misura del Adjusted Gross Income (AGI) elaborata dall’agenzia 
americana delle entrate Internal Revenue Service (IRS), entrambe largamente usate per misurare il 
reddito delle famiglie. Tale confronto, restituisce un AGI gap, vale a dire la differenza tra la stima 
BEA e quella IRS del AGI. Il BEA, inoltre, provvede a calcolare un misreporting adjustment, cioè una 
misura del reddito non presente nelle dichiarazioni fiscali che viene inserito nella stima ufficiale del 
personal income elaborata dal BEA. Si tratta di una posta correttiva che misura sia l’ammontare di 
reddito sottodichiarato, sia l’ammontare di reddito percepito da coloro che omettono di presentare 
dichiarazione. La differenza tra AGI gap e misreporting adjustment, rappresenta lo scostamento 
tra personal income e Adjusted Gross Income che ancora permane dopo aver spiegato tutte le differenze 
a livello di definizioni e di statistiche misurabili e conosciute. Tale scostamento comprende 
differenze di definizione che non possono essere corrette con procedure di stima, discrepanze statistiche, 
errori di campionamento o mancato campionamento, uso di differenti fonti di dati per AGI 
e personal income, fonti incomplete, anomalie temporali e altri fattori non noti. La voce “AGI gap 
less misreporting adjustment” non è in alcun caso una misura della noncompliance perché contiene 
fonti non misurabili del reddito non tassato e tutte le altre discrepanze già elencate. Questa voce, 
rapportata al Pil, è stata scelta come misura della NOE per gli Stati Uniti. La serie 1992-2005 della 
tabella è derivata da un documento del BEA (2007). 

2.3 
indicazioni 
sulla 
pressione 
fiscale 
legale 
o 
effettiva 
A questo punto risulta di fondamentale importanza un confronto tra pressione fiscale apparente, 
misurata dal rapporto tra il gettito fiscale e il Pil ufficiale che incorpora anche la componente 
NOE, e pressione fiscale effettiva, misurata al netto dell’economia sommersa. 

Sotto il profilo della pressione fiscale apparente, emergono differenze piuttosto marcate 
tra i paesi in merito all’entità del prelievo tributario e contributivo (tab. 9), con l’Italia sempre 
al di sopra del 40%, con un picco di oltre il 44% nel 1997 in occasione della correzione di bilancio 
per essere ammessi nell’euro area dalla prima fase. I livelli italiani di pressione fiscale apparente, 
appaiono poco distanti da quelli di altri paesi dell’Europa continentale, come Austria, Belgio e 
Francia, mentre i due paesi scandinavi, Svezia e Danimarca, risultano su livelli più elevati, anche 
superiori al 50% in alcuni anni. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
9 
-Pressione 
fiscale 
apparente 


in % del Pil 

199219931994199519961997199819992000200120022003200420052006200720082009Austria 43,9 44,7 43,9 43,7 45,1 46,3 46,3 45,9 45,1 46,8 45,3 45,2 44,6 43,6 43,0 43,2 44,2 44,3 
Belgio 43,8 45,4 45,7 45,8 46,3 46,9 47,5 47,4 47,1 47,1 47,3 46,7 46,8 46,8 46,4 45,9 46,3 45,5 
Danimarca 47,1 48,5 49,8 49,8 50,1 49,9 50,3 50,9 50,2 49,4 48,8 49,0 50,0 51,7 50,5 49,8 48,9 49,0 
Francia 43,0 43,7 44,3 44,4 45,8 46,1 45,9 46,7 46,0 45,6 45,1 44,9 45,1 45,6 45,9 45,2 45,0 44,0 
Irlanda 36,6 36,6 37,6 34,9 34,8 33,9 32,8 32,8 32,5 30,7 29,5 30,1 31,3 31,8 33,3 32,7 31,1 29,9 
Italia 42,6 43,6 41,5 41,7 42,3 44,1 43,0 42,6 41,8 41,5 40,8 41,3 40,7 40,3 42,0 43,0 43,0 43,1 
Olanda 44,7 46,1 43,7 41,4 41,4 40,8 40,6 41,5 40,9 39,4 38,7 38,4 38,5 38,6 39,8 39,5 39,9 39,1 
Regno Unito 36,4 35,1 35,5 36,3 35,8 36,2 37,2 37,6 38,1 37,9 36,4 36,2 36,7 37,6 38,3 37,9 39,5 36,6 
Spagna n.a n.a n.a 33,1 33,5 33,6 34,2 34,8 35,0 34,5 35,1 34,7 35,5 36,7 37,6 38,0 33,9 31,6 
Svezia n.a 48,8 49,2 48,5 50,9 51,3 51,8 52,0 52,1 49,9 47,9 48,3 48,5 49,3 48,7 47,8 46,9 47,3 
Australia 25,8 26,3 27,2 28,1 28,7 28,5 29,3 29,7 30,3 28,7 29,6 29,8 30,1 29,8 29,3 29,4 27,0 25,9 
Canada 36,1 35,5 35,1 35,1 35,8 36,4 36,4 36,2 35,7 34,6 33,6 33,2 33,3 33,3 33,3 33,1 31,7 32,2 
Messico 16,1 16,1 15,7 15,2 15,3 15,9 15,1 15,8 16,9 17,1 16,5 17,4 17,1 18,1 18,2 17,7 20,9 17,4 
Norvegia 40,0 39,7 40,7 41,2 41,7 41,5 41,4 41,8 42,2 42,4 42,7 41,8 42,9 43,1 43,6 43,2 42,5 41,6 
Stati Uniti 27,2 27,4 27,8 28,2 28,6 29,0 29,4 29,4 29,8 28,7 26,3 25,8 26,1 27,5 28,3 28,3 26,7 24,6 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati AMECO - Commissione Europea, Ocse e Istituti nazionali di statistica. 
I rimanenti paesi europei, invece, come Irlanda, Olanda a partire dagli anni duemila, Regno 
Unito e Spagna, riflettono scelte differenti, con un limite del prelievo fiscale complessivo che si 
colloca mediamente al di sotto del 40% del Pil, o addirittura intorno o al di sotto del 35% in alcuni 
anni per Irlanda e Spagna, seguendo orientamenti più o meno riconducibili a impostazioni di tipo 
supply-side, facilmente riscontrabili nelle economie di tradizione maggiormente liberista come 
Australia, Canada e Stati Uniti. 

Tuttavia, le vere differenze nel confronto internazionale emergono analizzando la 
pressione fiscale effettiva (tab. 10), cioè il rapporto tra il gettito fiscale ed il Pil depurato 
della componente dell’economia non osservata, essenzialmente costituita dal sommerso 
economico. 

Pur in presenza di dati incompleti, per le ragioni illustrate nel paragrafo precedente, 
emerge con evidenza assoluta che l’Italia, con la quota più elevata di sommerso economico 
tra i paesi oggetto del confronto, si rivela come l’economia con la più marcata incidenza della 
pressione fiscale effettiva, superando ampiamente nei diversi anni il livello del 50%, con il picco 
di oltre il 55% del 1997, raggiungendo e superando gli stessi ammontare di pressione fiscale, 
non solo effettiva, ma addirittura legale, di Svezia e Danimarca - data la scarsa incidenza del 
sommerso in queste due economie - paesi che si rifanno notoriamente ad un modello di economia 
sociale di mercato a forte presenza dello stato nell’erogazione di prestazioni sotto forma 
di beni e servizi. 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
tab. 
10 
-Pressione 
fiscale 
effettiva 
(in 
% 
del 
Pil 
al 
netto 
dell’economia 
sommersa) 


199219931994199519961997199819992000200120022003200420052006200720082009Austria 50,8 47,7 
Belgio 48,6 49,0 
Danimarca 50,2 
Francia 46,4 47,8 46,9 
Irlanda 34,2 
Italia 51,953,851,051,752,355,153,152,851,751,750,150,749,749,150,951,952,1Olanda 41,8 
Regno Unito 40,1 41,0 41,6 40,9 42,9 39,8 
Spagna 39,4 
Svezia 51,5 51,9 51,2 53,6 54,0 54,5 54,8 54,8 52,5 50,4 51,7 
Australia 30,7 29,1 
Canada 37,1 36,5 36,1 36,0 36,7 37,3 37,3 37,1 36,6 35,5 34,4 34,1 34,1 34,1 34,1 33,9 32,4 
Messico 18,6 18,1 17,2 17,3 18,2 17,3 18,1 19,2 19,5 18,8 19,8 
Norvegia 42,2 43,3 
Stati Uniti 28,3 28,6 29,1 29,3 29,8 30,1 30,8 30,6 31,0 30,0 27,8 27,3 27,6 29,3 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati AMECO - Commissione Europea, Ocse e Istituti nazionali di statistica. 
In Italia, dunque, più che in ogni altra economia avanzata, il carico fiscale grava in una misura 
ai limiti della sostenibilità sulla componente osservata/osservabile della attività produttive, 
vale a dire su imprese e famiglie che operano in modo trasparente nel rispetto delle regole e degli 
obblighi derivanti dalle norme tributarie e contributive. 

riquadro2- lestimedi schneiderSchneider (2006) utilizza il modello MIMIC (Multiple Indicators and Multiple Causes), introdotto 
da Jöreskog & Goldberg (1975), per la stima dell’economia sommersa. Il MIMIC approach considera 
la dimensione dell’economia sommersa come una variabile latente, connessa da un lato ad un insie-
me di indicatori osservabili che ne riflettono i cambiamenti, e dall’altro, ad un gruppo di variabili, 
anch’esse osservabili, supposte essere tra le principali determinanti delle attività economiche non 
dichiarate. Il modello MIMIC ha la seguente specificazione: 
.= .'x + .y = .. + edove l’economia sommersa (.) è linearmente determinata da un insieme di cause esogene osservabili 
(x) e determina un insieme di indicatori endogeni (y). Si assume che gli shocks (., e) siano mutua-
mente indipendenti e normalmente distribuiti. 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Il modello può essere risolto in funzione delle sole variabili osservabili: 

y = . (.'x + .) + e = .' x + . 
dove . 
= ..' e . = .. + e. 

Per identificare il modello ci si può avvalere di tre condizioni ma, sfortunatamente, nessuna di 

queste è una condizione necessaria e sufficiente (Bollen, 1989). Il modello è stimato utilizzando il 

metodo della massima verosimiglianza che permette di ottenere stimatori asintoticamente non di


storti, consistenti ed asintoticamente efficienti. 
Schneider (2006) utilizza il modello MIMIC per stimare la dimensione dell’economia sommersa dei 
Paesi OECD utilizzando le seguenti variabili esogene: 
a) pressione fiscale. Maggiore è l’onere fiscale, maggiore è l’incentivo ad operare nel sommerso 
per il lavoratore e per il datore di lavoro; 

b) 
eccesso di regolamentazione e burocrazia. L’intensità della regolamentazione è quantificabile 
in termini di numero di leggi e autorizzazioni necessarie all’attività d’impresa, ma 
anche relative al mercato del lavoro e alle normative urbanistiche. 

c) 
accettazione culturale. È possibile riscontrare atteggiamenti di comprensione o tolleranza, 
e non di riprovazione sociale, nei confronti di chi opera in condizioni di irregolarità. 

d) 
efficacia del sistema giudiziario. Un inefficace sistema giudiziario riduce i benefici 
dell’essere onesti per cui, diventa relativamente più attraente partecipare all’economia 
illegale. 

e) 
tasso di disoccupazione. Esistono due forze antagoniste che determinano la relazione tra 
tasso di disoccupazione ed economia sommersa. Da un lato un incremento della disoccupazione 
dovrebbe implicare un decremento nell’economia sommersa, dal momento che 
l’underground economy è positivamente correlata al tasso di crescita del PIL e quest’ultimo 
è negativamente correlato alla disoccupazione. Dall’altro alcuni disoccupati “ufficiali” 
impiegano parte del loro tempo libero in occupazioni non dichiarate, determinando così 
una positiva correlazione con il sommerso. 

f) reddito pro-capite. Un aumento del reddito pro-capite diminuisce l’incentivo ad evadere. 
Gli indicatori economici utilizzati da Schneider: 
a) prodotto interno lordo in termini reali. A priori, non è possibile determinare quale sia l’ef


fetto del sommerso sull’economia ufficiale. Una riduzione delle attività regolari produce 
la perdita di posti di lavoro e quindi indirizza più individui verso il lavoro nero, oppure al 
contrario, una contrazione del PIL riduce la domanda per prodotti del mercato sommerso 
e quindi si contrappone al primo effetto? 

b) 
tasso di crescita del circolante. L’approccio monetario per la stima della dimensione del 
sommerso, si basa sull’assunzione che le transazioni sommerse sono pagate esclusivamente 
in contanti poiché rispetto alle altre forme di pagamento, (carte di credito, assegni, 
trasferimenti bancari, ecc.) non lasciano tracce rilevabili dai controlli fiscali. 


2. La pressione fiscale apparente e il carico effettivo sui contribuenti in regola 
c) 
tasso di occupazione (calcolato sulla popolazione tra 18 e 64 anni). Un incremento dei 
lavoratori nel settore dell’economia sommersa dovrebbe provocare un decremento degli 
occupati nell’economia ufficiale. 

le 
stime 
di 
schneider* 


DYMIMIC Stima dell’economia sommersa per 21 economie avanzate dell’OCSE, 
anni 1990/91, 1994/95, 1997/98, 1999/2000, 2001/02 and 2002/03 


Variabili 
causali 


Quota di imposte dirette (in % del PIL) 0.410 (3.41) 
Quota di imposte indirette (in % del PIL) 0.213 (1.92) 
Quota di contributi di sicurezza sociale (in % del PIL) 0.523 (4.59) 
Indice di regolamentazione del mercato del lavoro 0.203 (1.84) 
Qualità delle istituzioni statali -0.346 (-2.76) 
Tax morale -0.614 (-4.06) 
Quota occupati (%) 0.399 (3.41) 
PIL pro-capite (in US-$) 0.134 (3.64) 

Variabili 
endogene 
ritardate 
-0.174 
(-1.78) 


Indicatori economici 

Quota occupati (in % della popolazione 18-64) -0.713 (-3.49) 
Tasso annuale di crescita del PIL -0.345 (-3.513) 
Circolante pro-capite 0.384 (4.71) 

Statistiche t di Student in parentesi 

* I coefficienti stimati hanno il segno atteso e sono statisticamente significativi. 

3. InCentIvI e DISInCentIvI 
aLL'evaSIone fISCaLe 

3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
L’obiettivo della ricerca avrebbe dovuto essere quello di spiegare il livello stimato del sommerso 
economico (che approssima il livello stimato di evasione fiscale) e la sua variazione nel 
tempo nei principali paesi OCSE. Tuttavia, ci si dovrà accontentare di traguardi meno ambiziosi, 
ancorché significativi. A causa della completa assenza di molte informazioni, la verifica empirica 
di cui al capitolo quarto, si limiterà a valutare se effettivamente quelle che andiamo a identificare 
come determinanti del sommerso economico (che descriviamo in questo capitolo) hanno l’influenza 
che la teoria economica e il buon senso assegnano loro nell’effettiva determinazione dell’evasione. 
Non siamo in grado di offrire una valutazione sul comportamento fiscale del contribuente rappresentativo 
di ciascun paese considerato; proporremo soltanto delle relazioni medie tra grandezze suscettibili 
di influenzare la compliance e il tasso di sommerso economico effettivamente calcolato. 

E’ opportuno ricordare, ancora una volta, che utilizzeremo indistintamente le espressioni 
“evasione fiscale”, “sommerso economico”, “economia non osservata”. Dal punto di vista tecnico 
i fenomeni sono differenti e anche sotto il profilo concettuale non coincidono affatto, come 
brevemente spiegato nel paragrafo 2.2. Per i nostri scopi, tuttavia, sono rilevanti le somiglianze 
e le sovrapposizioni tra i suddetti concetti e fenomeni misurati, piuttosto che le differenze. Utilizzeremo 
tali termini, quindi, come sinonimi, fintanto che sarà possibile farlo. 

In Italia il problema del sommerso economico è particolarmente grave e una spiegazione 
economica è necessaria anche per l’impostazione di azioni efficaci di contrasto e riduzione del 
fenomeno evasivo. 

Un esempio chiarisce lo spirito del lavoro. Poniamo di osservare un livello di evasione in 
Italia pari, al tempo t, al 50% del gettito teorico (che è quindi pari a 100, 50 evaso e 50 introitato 
dalla P.A.) e che in tutti gli altri paesi OCSE il gettito evaso sia pari al 25% del teorico. E’ corretto 
affermare, sulla base di questa osservazione “vera”, che in Italia la compliance è la metà di quella 
degli altri Paesi e che quindi l’Italia ha geneticamente una speciale propensione all’evasione? A 
nostro avviso la risposta è negativa. Non lo si può affermare. E’ invece necessario stabilire da cosa 
dipende l’evasione e misurare il livello di tali determinanti nei diversi Paesi per giungere a stabilire 
il peso di ciascuna determinante in ciascun Paese e quindi leggere quantitativamente i differenziali 
di evasione. Per continuare nell’esempio, se in Italia viene sviluppato un controllo annuale sul 5% 
dei contribuenti e negli altri Paesi mediamente viene controllato il 40% dei contribuenti, una frazione 
del diverso tasso di evasione sarà attribuito alla diversa pressione dell’amministrazione. Allo 
stesso modo, se gli incentivi ad evadere sono diversi, il gettito evaso in percentuale dell’imponibile 
(oppure, che è lo stesso, in percentuale del gettito teorico) sarà diverso in funzione della differenza 
degli incentivi a evadere: il principale incentivo a evadere è una qualche funzione delle aliquote 
legali (medie e marginali). La diversa quantità di output pubblico, ponderata per la qualità dello 
stesso, nei diversi paesi avrà un impatto sulla compliance spontanea. 

L’impostazione della ricerca è simile a quella adottata in molti studi (Schneider, 2000 e 
Bovi-Dall’Anno, 2007): la strategia exit dall’economia ufficiale all’economia non osservata è positivamente 
correlata al peso fiscale e contributivo, all’eccesso di regolamentazione dei mercati 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

e ai costi dell’adempimento spontaneo (cioè è negativamente correlata alla facilità dell’adempimento). 
E’ negativamente correlata alla percezione della quantità-qualità dei servizi pubblici e 
alla probabilità di incorrere in una pena (fig. 5). 

fig. 5 - Determinanti del sommerso economico 

senso 
civico-economico, 


influenzato direttamente dalla 
percezione dell’output pubblico 
(in termini quantitativi e 
qualitativi) 

valore atteso della sanzione 

a 
carico 
degli 
evasori 
fiscali, 


influenzato direttamente dalla 
probabilità di essere scoperti 
(approssimato dall’efficienza 
generale del sistema 
giudiziario) 

SoMMeRSo eConoMICo 
(EVASIONE FISCALE) 
facilità 
dell’adempimento 


spontaneo delle 
obbligazioni fiscali 
(tributarie e contributive) 

incentivi 
all’evasione, 


proporzionali alle pretese fiscali 
della pubblica amministrazione 
(approssimati dalle aliquote 
tributarie e contributive medie e 
dela progressivitià delle imposte 
sul reddito) 

Il problema che emerge dalla letteratura riguarda, comprensibilmente, l’operazionalizzazione 
del modello teorico: come passare dalle variabili ideali a indicatori adeguati da utilizzare ai 
fini della verifica empirica delle idee di base. E’ il tema che viene affrontato in questo capitolo. 

In questa Nota non viene considerato, invece, il tema del rapporto tra sommerso economico 
e crescita economica. Vale soltanto la pena di ricordare che nell’approccio economico qui 
adottato non si può rigettare a priori l’idea che l’economia sommersa costituisca un indice di 
delegittimazione dell’ordine socio-economico-istituzionale, nonché della delegittimazione delle 
“esistenti regole delle attività economiche ufficiali. L’exit option verso l’economia sommersa è 
così un fondamentale limite allo stato Leviatano e potrebbe aiutare ad assicurare la libertà economica” 
(Schneider, 2000). 

3.1 
gli 
incentivi 
al 
sommerso 
economico 
e 
all’evasione 
fiscale 
La logica e l’evidenza empirica indicano tra i principali incentivi a evadere -ovvero 
a scegliere l’opzione exit dall’economia legale -l’entità delle pretese della pubblica am



3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
ministrazione sui redditi dei cittadini (e delle imprese; a questo stadio la distinzione non è 
rilevante). 

La difficoltà principale nel modellare la relazione tra il fenomeno dell’evasione e le sue 
determinanti è quello di trovare variabili osservabili ed effettivamente misurate che possano 
rappresentare adeguatamente il concetto di determinante, nel senso di variabile causale del 
fenomeno indagato. 

3.1.1 
la 
pressione 
fiscale: 
il 
tax wedge sul 
lavoro 
dipendente 
e 
l’aliquota 
standard 
dell’iva 
Nel caso degli incentivi a evadere non si può utilizzare la pressione fiscale apparente (PFA o 
implicit tax rate), data dal gettito rispetto al prodotto lordo, in quanto è endogena rispetto al tasso 
di sommerso. Quanto maggiore è il sommerso tanto minore è il gettito (correlazione negativa); d’altra 
parte l’amplificazione della quota di sommerso porta a incrementare le aliquote legali e quindi, in 
certa misura, il gettito (la parte positiva della relazione). Quale degli effetti sia prevalente dipende 
dalle condizioni di uno specifico sistema economico in un particolare momento storico; non c’è dubbio, 
tuttavia, sul fatto che non si possa spiegare l’evasione sulla base di variabili fiscali osservate, che 
sono per definizione il risultato dell’operare di molteplici cause tra cui l’evasione medesima. 

Per la stessa ragione non è possibile utilizzare neppure la pressione fiscale legale o effettiva, 
cioè quella gravante sui contribuenti in regola pari a 

Pressione 
fiscale 
legale 
(Pfl) 
= T/(Y-Ys) dove Ys è il prodotto lordo sommerso (o, meglio, 
il valore aggiunto sommerso); come detto, al crescere del sommerso devono crescere le aliquote 
legali e quindi la PFA. Poiché qui interessa capire come le aliquote legali determinano l’evasione 
è dunque preferibile non fare riferimento a variabili osservate bensì a variabili teoriche. Si deve 
accettare che le misure sono approssimazioni delle variabili ideali delle quali si vorrebbe testare 
l’influenza sulla variabile di sinistra. Come detto, il richiamo alle aliquote legali è imprescindibile 
in quanto indicatori di gettito potrebbero essere endogeni rispetto alla variabile di sinistra (anche 
se nel lungo periodo finanze pubbliche stressate potrebbero generare aliquote legali più elevate 
al crescere del sommerso economico, ingenerando, quindi, anche in questo caso, endogeneità 
rispetto al tasso di sommerso economico che vogliamo spiegare). 

Come prima approssimazione dell’incentivo a evadere utilizziamo il cosiddetto tax wedge, 
cioè una misura del carico fiscale teoricamente gravante su alcune particolari tipologie di contribuenti. 
Il tax wedge indica la pretesa fiscale che un sistema presenta nei confronti di alcuni 
particolari contribuenti: la particolarità dei contribuenti che vengono scelti consiste, ovviamente, 
nella loro rappresentatività dell’universo dei contribuenti della collettività cui appartengono. 

Il tax wedge calcolato dall’OCSE fa riferimento alla tassazione gravante sul reddito di un lavoratore 
dipendente impiegato a tempo pieno più i contributi sociali pagati dal lavoratore. Il salario 
di riferimento è quello relativo al settore manifatturiero, le imposte sono quelle previste nell’anno 
fiscale preso in esame. La tassazione a cui si fa riferimento è quella relativa alle imposte sul reddito 
personale (stato centrale ed amministrazioni locali dove previsto) e ai contributi sociali pagati dai 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

lavoratori al netto dei contributi pagati dai datori di lavoro (tax wedge, che l’OCSE indica come All-
in rate), comprensiva di tutte le formule di deduzione e detrazione a cui il contribuente ha diritto 
secondo la legislazione del paese in cui produce il reddito. 

L’Ocse analizza sei tipologie familiari: individuo singolo, coppia sposata con un solo percettore 
di reddito, coppia sposata con due percettori di reddito con e senza figli. Il tax wedge viene 
calcolato anche in funzione del diverso livello di reddito percepito rispetto alla media: 67%, 100% 
(cioè il reddito medio), 133% e 167%. 

Questi dati sono determinati in linea teorica facendo riferimento a salari, tassazioni e 
tipologie familiari standard. Il tax wedge considerato è calcolato per il lavoro dipendente. Analizzando 
i dati relativi al total tax wedge calcolato per il 2010, per un single senza figli, emergono 
sensibili differenze tra i paesi (tab. 11). Tali divergenze non si limitano solo alla percentuale di 
imposizione gravante sul lavoro (total tax wedge), ma anche alla sua composizione. Vi sono, infatti, 
ampie differenze tra la percentuale di imposte pagate sul reddito personale e i contributi 
sociali versati dal lavoratore (All-in) e il tax wedge totale (inclusivo dei contributi pagati dal 
datore di lavoro), elemento che potrebbe rappresentare un incentivo ad evadere da parte del 
datore di lavoro. 

Se si guarda al tax wedge per alcune tipologie familiari prese in esame dall’OCSE emergono, 
nei diversi Paesi, comportamenti da parte delle pubbliche amministrazioni molto articolati. 
(tab. 12). Non in tutti i Paesi le amministrazioni hanno attuato politiche volte a modulare il carico 
fiscale in relazione alle diverse tipologie familiari, tra tutti valga l’esempio della Svezia. Allo 
stesso tempo nel caso in cui si è scelto di differenziare il tax wedge, rispetto al single senza figli 
non tutti i Paesi hanno privilegiato l’identica tipologia familiare, che spesso sottende anche fasce 
di età diverse dei contribuenti, con ampiezze nei differenziali abbastanza significative. 

Analizzando i dati relativi all’Italia, paese per il quale le percentuali di imposizione tra le 
varie tipologie familiari non risultano particolarmente dissimili, emerge, nell’ultimo decennio, un 
contenuto ampliamento della forbice tra i tax wedge calcolati per le quattro tipologie. Va detto 
che nel confronto tra il 2005 ed il 2010, anni in cui la PFA è cresciuta, si è riscontrata una generalizzata 
tendenza all’aumento, mentre nella prima metà degli anni duemila, politiche tributarie 
più accomodanti avevano temporaneamente ridotto di circa un punto l’incidenza del tax wedge. 

Una seconda anomalia che caratterizza, poi, l’Italia è il modesto differenziale tra i tax 
wedge a seconda delle caratteristiche socio-demografiche del percettore: in altri termini, lo 
scarto tra il tax wedge di un persona sola senza figli e di una coppia sposata monoreddito con due 
figli, a vantaggio di quest’ultima, è molto più ridotto che nella buona parte dei paesi Ocse. Ciò 
testimonia una minore attenzione del legislatore italiano per politiche di sostegno del reddito 
familiare e le conseguenti implicazioni in termini di tasso di natalità effettivo ed atteso. 

Sotto questo profilo, i differenziali più elevati si registrano per Germania (quasi 20 punti), 
Stati Uniti (15 punti circa) e Belgio (13 punti circa) tra le economie avanzate, mentre l’Italia figura 
al 14° posto, con un differenziale a favore delle coppie sposate monoreddito di quasi 7 punti. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
tab. 
11 
-tassazione 
sul 
reddito 
da 
lavoro 
dipendente 
per 
un 
singolo 
senza 
figli 


16201017 

Tax wedge11 

Total tax wedge12 

. 


Australia 

21,6% 

26,2% 

4,6% 

Austria 32,7% 47,9% 15,2% 
Belgio 

Canada 22,2% 30,3% 8,1% 
Cile 

Rep. Ceca 22,5% 42,2% 19,7% 
Danimarca 

Estonia 19,4% 40,0% 20,6% 
Finlandia 

Francia 27,8% 49,3% 21,5% 
Germania 

Grecia 18,8% 36,6% 17,8% 
Ungheria 

Islanda 25,3% 31,3% 5,9% 
Irlanda 

Israele 16,5% 20,2% 3,7% 
Italia 

Giappone 20,8% 30,5% 9,7% 
Corea 

Lussemburgo 26,4% 34,0% 7,6% 
Messico 

Olanda 31,9% 38,4% 6,5% 
N. Zelanda 
Norvegia 28,7% 36,8% 8,1% 
Polonia 

Portogallo 22,9% 37,7% 14,8% 
Slovacchia 

Slovenia 33,1% 42,4% 9,3% 
Spagna 

Svezia 24,7% 42,7% 18,0% 
Svizzera 

Turchia 27,1% 37,4% 10,3% 
Regno Unito 

42,1% 

7,0% 

38,6% 

29,1% 

39,2% 

31,2% 

21,8% 

29,8% 

11,9% 

5,6% 

16,9% 

24,6% 

21,5% 

21,6% 

16,0% 

25,5% 

55,4% 

7,0% 

38,6% 

42,0% 

49,1% 

46,4% 

29,3% 

46,9% 

19,8% 

15,5% 

16,9% 

34,3% 

37,8% 

39,6% 

20,8% 

32,7% 

13,3% 

0,0% 

0,0% 

12,9% 

9,8% 

15,3% 

7,6% 

17,0% 

7,9% 

9,9% 

0,0% 

9,7% 

16,3% 

18,1% 

4,8% 

7,2% 

Stati Uniti 22,9% 29,7% 6,8% 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati OCSE. 

16 
Tax wedge (All in nella definizione OCSE): percentuale di imposizione gravante sul lavoro dipendente derivante dalle 
imposte pagate all’amministrazione centrale e locale e dai contributi pagati dai lavoratori. 

17 
Total tax wedge: Tax wedge più la quota dei contributi pagati dai datori di lavoro. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
12 
-Tax wedge - incidenza 
percentuale 
delle 
tasse 
sul 
reddito 
personale 
per 
tipologia 
familiare 



2000 
2005 
2010 
Single 
coppia 
sposata 
con un solo 
percettore 
di 
reddito Single 
coppia 
sposata 
con un solo 
percettore 
di 
reddito Single 
coppia 
sposata 
con un solo 
percettore 
di 
reddito 
Senza 
figli 
Con due 
figli 
Senza 
figli 
Con due 
figli 
Senza 
figli 
Con due 
figli 
Senza 
figli 
Con due 
figli 
Senza 
figli 
Con due 
figli 
Senza 
figli 
Con due 
figli 
Australia 25,9 21,7 22,5 24,9 23,9 23,9 20,8 23,9 21,6 20,4 18,1 20,4 
Austria 31,0 29,7 29,7 29,7 33,0 31,1 32,0 31,1 33,1 30,8 32,1 30,8 
Belgio 43,0 38,9 35,4 32,8 42,0 38,3 33,1 30,5 42,1 38,4 32,9 30,3 
Canada 25,4 21,5 21,5 21,5 23,9 19,5 20,1 19,5 22,2 15,3 17,7 15,3 
Cile 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 7,0 
Rep. Ceca 22,5 18,3 20,5 16,5 24,0 18,6 22,1 13,4 22,5 14,4 13,9 5,8 
Danimarca 44,1 44,1 37,4 37,4 40,6 40,6 35,4 35,4 38,6 38,6 34,4 34,4 
Estonia 21,9 21,9 17,9 17,9 19,8 19,8 14,8 14,8 19,4 15,6 15,6 11,9 
Finlandia 34,2 34,2 34,2 34,2 31,3 31,3 31,3 31,3 29,1 29,1 29,1 29,1 
Francia 28,8 23,3 23,3 21,0 28,9 22,1 23,4 21,5 27,8 22,5 23,9 21,9 
Germania 43,2 29,9 32,2 22,0 42,2 30,7 32,4 22,0 39,2 26,8 31,0 19,6 
Grecia 17,0 16,1 18,1 17,2 17,0 16,2 18,2 18,3 18,8 17,2 20,0 18,8 
Ungheria 35,7 30,8 35,7 30,8 33,7 28,4 33,7 28,4 31,2 31,2 31,2 31,2 
Islanda 22,6 22,6 11,0 11,0 25,7 25,7 14,9 14,9 25,3 25,3 13,1 13,1 
Irlanda 27,4 22,9 17,4 14,5 23,6 17,3 14,5 12,5 21,8 15,5 15,5 13,2 
Israele 25,5 17,9 25,5 25,5 20,6 13,2 20,6 20,6 16,5 9,2 16,5 16,5 
Italia 28,9 
25,5 
26,5 
24,5 
27,8 
22,9 
25,3 
20,2 
29,8 
25,1 
27,3 
22,9 
Giappone 17,0 14,7 14,7 12,9 18,5 16,3 17,3 15,4 20,8 18,2 19,4 17,1 
Corea 8,8 8,3 8,8 8,1 9,9 8,9 9,9 8,6 11,9 9,9 11,2 9,4 
Lussemburgo 28,8 17,4 19,1 14,0 25,9 18,8 16,3 12,0 26,4 22,1 16,5 16,5 
Messico 2,4 2,4 2,4 2,4 4,6 4,6 4,6 4,6 5,6 5,6 5,6 5,6 
Olanda 33,2 24,9 27,7 27,7 32,5 23,4 27,6 26,7 31,9 22,3 28,1 28,1 
N. Zelanda 19,4 19,4 19,4 19,4 19,9 19,9 19,9 19,9 16,9 17,0 16,9 17,0 
Norvegia 30,7 25,9 27,2 25,9 29,0 26,5 26,5 26,5 28,7 26,2 26,2 26,2 
Polonia 27,8 25,9 25,9 25,9 28,4 26,5 26,5 26,5 24,6 17,8 23,1 17,8 
Portogallo 22,4 20,4 19,0 17,2 21,8 19,1 16,8 14,7 22,9 20,1 17,1 14,9 
Slovacchia 19,8 17,7 18,6 16,8 21,8 16,1 13,7 8,0 21,5 16,2 13,4 8,2 
Slovenia 35,6 28,7 31,8 26,9 34,7 26,6 29,7 24,1 33,1 27,0 29,4 24,7 
Spagna 19,8 13,2 15,3 11,5 20,3 14,4 16,3 13,0 21,6 15,3 17,8 14,0 
Svezia 33,7 33,7 33,7 33,7 31,2 31,2 31,2 31,2 24,7 24,7 24,7 24,7 
Svizzera 16,5 12,2 13,3 11,6 16,2 11,8 13,1 11,5 16,0 11,2 12,7 10,7 
Turchia 28,7 28,7 28,7 28,7 30,5 30,5 30,5 30,5 27,1 26,0 26,4 25,4 
Regno Unito 25,8 25,8 25,8 25,8 26,9 25,0 26,9 25,0 25,5 24,0 25,5 24,0 
Stati Uniti 24,9 16,8 21,0 14,4 24,3 14,2 19,7 10,9 22,9 13,5 17,4 8,2 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati OCSE. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Pur riferendosi questi dati solo ad una parte dell’imposizione gravante sul complesso dei 
cittadini, in considerazione del fatto che il fattore lavoro domina largamente la funzione di 
produzione aggregata e il reddito da lavoro dipendente ha una quota maggioritaria sul valore 
aggiunto complessivo, è ammissibile che il peso della fiscalità sia approssimato dal tax wedge. 

tab. 
13 
- composizione 
del 
gettito 
2010 
in 
% 
del 
totale18 

Paese 

imposte 
dirette 
e 
contributi 
sociali 


imposte 
indirette 
e 
in 
c/c 


Svizzera 
Germania 
Giappone 
Spagna 
Olanda 
Austria 
Repubblica Ceca 
Danimarca 
Slovacchia 
Canada 
Portogallo 
Irlanda 
Islanda 
Lettonia 
Romania 

Norvegia 71,8 28,2 
Stati Uniti 70,7 29,3 
Belgio 69,6 30,4 
Lussemburgo 68,5 31,5 
Finlandia 67,5 32,5 
Italia 66,233,8
Francia 65,7 34,3 
Regno Unito 64,4 35,6 
Grecia 62,5 37,5 
Slovenia 62,1 37,9 
Svezia 60,7 39,3 
Malta 59,3 40,7 
Estonia 58,9 41,1 
Polonia 56,7 43,3 
Lituania 56,3 43,7 
Cipro 

Ungheria 53,2 46,8 
Bulgaria 

76,1 
70,8 
70,1 
69,3 
67,6 
66,5 
66,0 
65,2 
63,1 
62,3 
60,8 
60,7 
59,2 
58,1 
56,3 
55,8 
43,5 

23,9 
29,2 
29,9 
30,7 
32,4 
33,5 
34,0 
34,8 
36,9 
37,7 
39,2 
39,3 
40,8 
41,9 
43,7 
44,2 
56,5 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione Europea. 

18 Il tax burden totale di fonte Ameco – utilizzato in tabella - coincide con Eurostat e Istat se includiamo: per l’Europa 
le imposte indirette versate alla UE e quelle in c/c indicate nel dettaglio da Eurostat solo per i Paesi UE. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Tuttavia, potrebbe accadere, almeno in via teorica, che un sistema fiscale sia sbilanciato su 
tributi diversi dalle imposte dirette (e dunque prevalentemente imposte sul lavoro) privilegiando 
l’imposizione indiretta, in particolare sui consumi, una base imponibile che riscuote crescente 
attenzione e gradimento da parte dei policy maker. 

Se due sistemi economici presentano una composizione del gettito effettivo molto differente, 
nella ripartizione tra imposte dirette e indirette, allora le difformità riscontrabili nei tax 
wedge sul lavoro dipendente potrebbero testimoniare non una diversa intensità della pretesa 
fiscale, bensì soltanto modalità differenti in cui le pubbliche amministrazioni presentano le 
rispettive pretese. Analizzando, infatti, la composizione delle imposte nel 2010 nei diversi paesi, 
le differenze nella struttura del gettito appaiono di un certo rilievo, anche se, escludendo i paesi 
dell’Europa dell’Est, le divergenze appaiono meno sensibili (tab. 13). 

Per superare questo ostacolo, tenendo presente che è opportuno escludere indicatori di gettito 
osservato, che dipendono dal tasso di evasione, si è sommato all'indicatore di total tax wedge l'aliquota 
standard dell'Iva (tab. 14) per il rapporto tra consumi e Pil ottenendo il total tax wedge esteso) 
(tab. 15). 

tab. 
14 
-aliquote 
iva 
al 
1 
gennaio 
2012 


Paesi 

aliquote standard 

Paesi 

aliquote standard 

Ungheria 

27,0 

Slovacchia 

20,0 

Danimarca 

25,0 

Spagna 

19,6 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione europea e OCSE. 

Islanda 25,5 Regno Unito 20,0 
Svezia 25,0 Germania 19,0 
Norvegia 

25,0 

Olanda 

19,0 

Romania 24,0 Cile 19,0 
Irlanda 

23,0 

Grecia 

18,0 

Francia 23,0 Malta 18,0 
Polonia 

23,0 

Turchia 

18,0 

Portogallo 23,0 Israele 16,0 
Finlandia 

23,0 

Messico 

16,0 

Lettonia 22,0 Cipro 15,0 
Belgio 

21,0 

Lussemburgo 

15,0 

Italia 21,0Nuova Zelanda 15,0 
Lituania 

21,0 

Australia 

10,0 

Bulgaria 20,0 Corea 10,0 
Repubblica Ceca 

20,0 

Svizzera 

8,0 

Estonia 20,0 Canada 5,0 
Austria 

20,0 

Giappone 

5,0 

Slovenia 20,0 

3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Questo indicatore grezzo, e per molti versi difettoso, sovrastima probabilmente la 
pressione fiscale effettiva tuttavia, ha il pregio di essere costruito in modo omogeneo tra 
Paesi e di rendere conto delle differenze relative della pressione fiscale tra Paesi, senza fare 
ricorso a misure di gettito osservato. 

In questo contesto l’Italia si colloca al 5° posto nel 2010, posizione destinata a "migliorare" 
in virtù delle politiche fiscali in atto. 

tab. 
15 
-Total tax wedge esteso 

anno 201019 

20102010Belgio 66,2 Polonia 47,6 
Francia 60,2 Norvegia 47,1 
Germania 59,7 Olanda 46,9 
Ungheria 59,4 Islanda 43,8 
Italia 58,9Regno Unito 43,6 
Austria 58,5 Irlanda 39,4 
Svezia 54,4 Lussemburgo 38,8 
Finlandia 53,5 Giappone 33,4 
Slovenia 53,4 Stati Uniti19 33,3 
Rep. Ceca 52,1 Canada 33,1 
Danimarca 50,6 Australia 31,5 
Portogallo 50,5 Israele 29,5 
Grecia 50,4 Messico 26,1 
Turchia 50,3 Svizzera 25,1 
Estonia 50,1 Corea 25,0 
Slovacchia 48,7 Nuova Zelanda 24,2 
Spagna 48,7 Cile 17,9 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Commissione europea e OCSE. 

Si noti che il total tax wedge esteso assomiglia più alla nostra stima della pressione fiscale 
effettiva o legale (55%) che alla pressione fiscale apparente (45,2% nel 2012). Il total tax wedge 
esteso misurerebbe sostanzialmente lo stesso fenomeno della pressione fiscale effettiva, senza 
ricorrere a dati di gettito osservato. 

3.1.2 
la 
pressione 
fiscale: 
la 
progressività 
del 
sistema 
tributario 
Un altro indice che vale la pena di testare come determinante potenziale del sommerso 
economico è la progressività del sistema tributario (Rosen, 2007). Gli indicatori di progressività 

19 
Negli USA non esiste un’imposta federale assimilabile all’IVA e per calcolare il total tax wedge esteso è stato attribuito 
un valore del 5% all’imposizione sui consumi analogo al valore dell’Iva in Canada. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

più utilizzati in letteratura sono basati su conteggi effettuati sull’intera distribuzione dei redditi 
per singoli percettori, dati di cui non si dispone nel confronto internazionale e per un adeguato 
periodo storico. 

Inoltre, in considerazione del fatto che è già difficile trovare una definizione di progressività 
per una singola imposta che abbia, per esempio, più aliquote che insistono su più scaglioni 
di reddito, si è scelto di limitare l’analisi alla progressività delle imposte sul reddito da lavoro 
le quali, comunque, rappresentano la parte largamente maggioritaria delle risorse necessarie a 
finanziare le spese degli stati moderni. 

Con riferimento al reddito, dato un sistema di aliquote legali che genera progressività delle 
imposte - nel quale cioè l’imposta dovuta cresce più che proporzionalmente rispetto al reddito20 

-potrebbe esserci convenienza a nascondere tutta o una parte della base imponibile al fine di 
non incorrere in pretese fiscali della pubblica amministrazione, appunto crescenti in modo più 
che proporzionale rispetto al reddito. Maggiore è la progressività del sistema, maggiore dovrebbe 
risultare l’incentivo al sommerso, a parità di altre condizioni, al di là dell’eventuale rinuncia a 
partecipare al mercato del lavoro, con evidenti impatti negativi sull’offerta di fattori e quindi sul 
livello di attività economica. 
Il problema è come misurare la progressività dell’imposta sul reddito. Adotteremo il seguente 
indice: 
PROGR = Sj 
aj 
(.Tj 
/ .Yj) / (Yj 
/ Tj) con Sj 
aj 
= 1 
dove T e Y sono il gettito e il reddito mutuati dai calcoli OCSE per il tax wedge. 

L’indice di progressività è ovviamente riferito ai diversi paesi che saranno considerati 
nell’analisi. L’indice j si riferisce ai livelli puntuali di reddito per un lavoratore dipendente full 
time nel settore manifatturiero per i quali l’OCSE calcola il tax wedge (nel caso analizzato il 
single senza figli che può essere individuato come il contribuente standard). Tali livelli sono pari, 
come detto, a un reddito: inferiore di un terzo, uguale, superiore di un terzo e di due terzi rispetto 
alla media. In alte parole, fatto cento in un anno e per un paese il reddito medio, vengono 
calcolati i tax wedge di percettori single con reddito pari a 67, 100, 133 e 167. 

L’indice di progressività è stato calcolato, per gli anni dal 2000 al 2010, attribuendo ad a un 
valore pari a 0,45 per la variazione tra il primo e il secondo e tra il secondo e il terzo scaglione, 
ed è pari a 0,10 per la variazione tra il terzo e il quarto. 

Tali valori, derivati dalla struttura dei contribuenti per fasce di reddito, sono fissi nel tempo 
e sono stati attribuiti a tutti i Paesi. 

Questa semplificazione potrebbe creare delle distorsioni nella determinazione dei diversi 
indici di progressività dei singoli paesi se la distribuzione dei contribuenti per fasce di reddito 
presenta, a livello locale, caratteristiche differenti. L’assunzione che nella maggioranza dei Paesi 
presi in esame il 90% dei contribuenti si collochi in un intervallo compreso tra il 33% in meno e in 
più rispetto al reddito personale medio e solo il 10% si trovi in una fascia nettamente più elevata 

20 Questa è la nostra definizione di progressività dell’imposta sul reddito. Siamo consapevoli che non è affatto precisa. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
appare, alla luce delle diverse statistiche internazionali relative alla distribuzione del reddito, 
piuttosto verosimile. 

L’analisi dell’indice di progressività mostra come nel tempo le amministrazioni dei diversi 
paesi abbiano assunto comportamenti diversi non muovendosi in un’unica direzione. 

Relativamente al 2010, ultimo anno disponibile, i paesi dell’area Ocse mostrano indici 
di progressività molto diversificati tra di loro (tab. 16). In questo contesto l’Italia, che segnala 
un valore non particolarmente elevato, appare sostanzialmente in linea con i dati relativi alle 
principali economie industrializzate, mostrando un valore superiore a quello della Francia, della 
Germania e del Regno Unito. 

Tra i Paesi dell’area OCSE spicca il dato del Messico, che presenta peraltro un'elevata 
variabilità nel tempo, che registra un indice di progressività nettamente superiore rispetto a 
quanto calcolato per gli altri Paesi. Il valore, prossimo a 59, deriva dal fatto il Messico è l’unico 
paese che per i redditi pari al 67% della media applica un’aliquota sostanzialmente nulla (0,1%), 
tax wedge che sale al 5,6% per i redditi medi fino a salire al 13,4% per i redditi superiori del 67% 
rispetto alla media. 

tab. 
16 
- indice 
di 
progressività 
sul 
reddito 
personale 
da 
lavoro 


20102010Australia 1,94 Giappone 1,30 
Austria 1,53 Corea 1,77 
Belgio 1,47 Lussemburgo 1,92 
Canada 1,65 Messico 58,90 
Cile 1,01 Olanda 1,46 
Rep. Ceca 1,52 N. Zelanda 1,71 
Danimarca 1,23 Norvegia 1,48 
Estonia 1,25 Polonia 1,11 
Finlandia 1,75 Portogallo 1,85 
Francia 1,35 Slovacchia 1,53 
Germania 1,35 Slovenia 1,40 
Grecia 1,69 Spagna 1,61 
Ungheria 1,53 Svezia 1,68 
Islanda 1,75Svizzera 1,68 
Irlanda 2,28 Turchia 1,29 
Israele 2,55 Regno Unito 1,35 
Italia 1,51Stati Uniti 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati OCSE. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

3.2 
i 
disincentivi 
all’evasione 
(valore 
atteso 
della 
pena): 
i 
controlli, 
le 
sanzioni 
e 
l’efficienza 
del 
sistema 
giudiziario 
Tra le variabili che possono determinare l’ampiezza del sommerso economico il valore 
atteso della pena svolge un ruolo significativo, probabilmente il più rilevante, ed è dato dal prodotto 
tra la probabilità di essere scoperti e la sanzione che si dovrà pagare. 

Poiché non sono disponibili misurazioni di queste variabili e considerato che non si può fare 
riferimento a indici di imposta recuperata in quanto correlati con l’imposta stessa, è necessario 
utilizzare indici che approssimano l’efficacia e l’efficienza dei controlli. 

Di fronte alla complessità di reperire indicatori adeguati nel tempo e nello spazio e costruiti 
in modo omogeneo, per dare conto dell’effetto deterrenza, Dell’Anno (2003) utilizza una 
proxy che potrebbe rappresentare una soluzione accettabile. In luogo di ragionare sull’efficacia 
dell’amministrazione tributaria è possibile lavorare sull’efficacia complessiva del sistema 
giudiziario. 

E’, appunto, la soluzione qui adottata. 

La qualità del sistema giudiziario in termini di efficacia, è la variabile prescelta in quanto 
è lecito stimare che un buon sistema giudiziario in generale replichi anche un efficace sistema di 
deterrenza degli illeciti di natura tributaria e contributiva. I passaggi dalla variabile ideale al suo 
correlato osservabile sono illustrati nella fig. 6. 

fig. 
6 
- operazionalizzazione 
della 
variabile 
Valore 
atteso 
della 
pena 


vaLoRe atteSo 
DeLLa Pena 
= 


E(sazione) * p(accertamento) 


efficaciaedefficienzadell'amministrazione 
fiscaleetributariaefficaciaedefficienzadel sistema giudiziario 
vaRIaBILe IDeaLe 
non oSSeRvaBILe 


vaRIaBILe 
UtILIzzata 

A tal fine si è optato per la costruzione di un indicatore composito calcolato su grandezze 
legate al rapporto impresa-giustizia (Riquadro 3), quali la presenza di un quadro normativo di 
riferimento efficiente, la diffusione di pagamenti irregolari e tangenti, i tempi di attesa della 
giustizia nella soluzione di problemi legati all’attività economica, la complessità delle pratiche 
burocratiche legate alla giustizia civile (fig. 7). 

Si tratta di indicatori di tipo qualitativo e quantitativo elaborati da organismi internazionali 
(World Economic Forum e Banca Mondiale), sulla base di indagini presso alcune categorie di 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
71 
stakeholders sia privati (ad esempio, imprenditori, notai, avvocati, commercialisti, ingegneri, 
architetti, spedizionieri doganali, ecc.), che pubblici (uffici comunali, Camere di commercio, 
ecc.). Pur con tutta la cautela che richiede l’utilizzo di informazioni tratte da questo tipo di in-
dagini, l’indicatore fornisce verosimilmente una buona misura del livello di efficienza del sistema 
giustizia dei paesi presi in esame. 
fig.7- lacostruzionedell’indicatorecompositosull’efficienzadelsistemagiudiziarioEfficienza del 
quadro giuridico 
Diffusione 
dipagamenti 
irregolari e 
Tempo attesa 
per sentenza 
fallimento e 
insolvenza 
Tempo attesa 
sentenza per 
far rispettare un 
contratto 
Numero di 
procedure in 
tribunale per far 
rispettare un 
contratto 
InDICatoRe CoMPoSIto DeLL'effICaCIa e DeLL'effICIenza DeL SISteMa GIUDIzIaRIo 
SoMMeRSIo 
eConoMICo 
I risultati dell’indicatore composito evidenziano per l’Italia il più basso livello di efficienza 
del sistema giudiziario tra i paesi considerati, situazione che non ha registrato negli anni grandi 
cambiamenti. Nella graduatoria 2010 dei 26 Paesi, l’Italia occupava l’ultimo posto, preceduta da 
Grecia, Slovacchia, Slovenia e Messico, segnalando un peggioramento di una posizione rispetto 
al 2000 (tab. 17). 
L’analisi degli indicatori di base che hanno concorso a definire l’indice composito, spiegano 
in maniera evidente la posizione in graduatoria dell’Italia. 
L’indicatore sull’efficienza del quadro giuridico di riferimento per le controversie tra im-
prese, mostra per l’Italia una situazione fortemente critica. Le valutazioni espresse nell’indagine 
del WEF sulla idoneità del nostro sistema a risolvere le controversie in maniera rapida ed efficien-
te sono decisamente negative: nella graduatoria del 2010 l’Italia occupava la penultima posizione 
preceduta da Portogallo, Grecia, Slovenia e Messico. 
La posizione dell’Italia risulta addirittura peggiorata dal confronto con il 2000, conferman-
do le difficoltà ad attuare, nel nostro Paese, un adeguato ed efficace processo di semplificazione 
normativa (fig. 8). 
3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
71 
stakeholders sia privati (ad esempio, imprenditori, notai, avvocati, commercialisti, ingegneri, 
architetti, spedizionieri doganali, ecc.), che pubblici (uffici comunali, Camere di commercio, 
ecc.). Pur con tutta la cautela che richiede l’utilizzo di informazioni tratte da questo tipo di in-
dagini, l’indicatore fornisce verosimilmente una buona misura del livello di efficienza del sistema 
giustizia dei paesi presi in esame. 
fig.7- lacostruzionedell’indicatorecompositosull’efficienzadelsistemagiudiziarioEfficienza del 
quadro giuridico 
Diffusione 
dipagamenti 
irregolari e 
Tempo attesa 
per sentenza 
fallimento e 
insolvenza 
Tempo attesa 
sentenza per 
far rispettare un 
contratto 
Numero di 
procedure in 
tribunale per far 
rispettare un 
contratto 
InDICatoRe CoMPoSIto DeLL'effICaCIa e DeLL'effICIenza DeL SISteMa GIUDIzIaRIo 
SoMMeRSIo 
eConoMICo 
I risultati dell’indicatore composito evidenziano per l’Italia il più basso livello di efficienza 
del sistema giudiziario tra i paesi considerati, situazione che non ha registrato negli anni grandi 
cambiamenti. Nella graduatoria 2010 dei 26 Paesi, l’Italia occupava l’ultimo posto, preceduta da 
Grecia, Slovacchia, Slovenia e Messico, segnalando un peggioramento di una posizione rispetto 
al 2000 (tab. 17). 
L’analisi degli indicatori di base che hanno concorso a definire l’indice composito, spiegano 
in maniera evidente la posizione in graduatoria dell’Italia. 
L’indicatore sull’efficienza del quadro giuridico di riferimento per le controversie tra im-
prese, mostra per l’Italia una situazione fortemente critica. Le valutazioni espresse nell’indagine 
del WEF sulla idoneità del nostro sistema a risolvere le controversie in maniera rapida ed efficien-
te sono decisamente negative: nella graduatoria del 2010 l’Italia occupava la penultima posizione 
preceduta da Portogallo, Grecia, Slovenia e Messico. 
La posizione dell’Italia risulta addirittura peggiorata dal confronto con il 2000, conferman-
do le difficoltà ad attuare, nel nostro Paese, un adeguato ed efficace processo di semplificazione 
normativa (fig. 8). 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
17 
- l’indicatore 
composito 
dell'efficacia 
e 
dell’efficienza 
del 
sistema 
giudiziario 


Punteggio 
(1-7) 


Punteggio 
(1-7) 


ranking 
(su 
26) 


2000 


2010 


1 

Irlanda 

6,5 

Irlanda 

6,1 

2 Lussemburgo 6,2 Olanda 5,8 
3 

5 

7 

9 

11 

13 

15 

17 

19 

21 

23 

25 

Australia 

Austria 

Regno Unito 

Norvegia 

Stati Uniti 

Francia 

Svezia 

Spagna 

Portogallo 

Cipro 

Grecia 

Italia 

6,1 

6,1 

6,0 

5,8 

5,7 

5,7 

5,6 

5,0 

4,8 

4,3 

4,1 

3,6 


Austria 

5,8 

4 Olanda 6,1 Lussemburgo 5,8 
Regno Unito 

5,8 

6 Finlandia 6,0 Finlandia 5,7 
Norvegia 

5,7 

8 Germania 5,9 Australia 5,7 
Svezia 

5,6 

10 Belgio 5,8 Giappone 5,6 
Danimarca 

5,5 

12 Giappone 5,7 Germania 5,5 
Belgio 

5,5 

14 Canada 5,6 Francia 5,4 
Canada 

5,3 

16 Malta 5,1 Stati Uniti 5,1 
Estonia 

4,6 

18 Danimarca 4,8 Portogallo 4,5 
Malta 

4,5 

20 Estonia 4,7 Spagna 4,4 
Cipro 

4,2 

22 Messico 4,3 Messico 4,1 
Slovenia 

3,8 

24 Slovenia 4,0 Slovacchia 3,6 
Grecia 

3,5 

26 Slovacchia 3,5 Italia 3,2
Scala punteggio da 1 a 7 (dove 7 rappresenta il punteggio massimo). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Word Economic Forum, Banca Mondiale. 



3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Slovacchia 
Messico 
Grecia 
Italia 
Malta 
Slovenia 
Portogallo 
Estonia 
Cipro 
Giappone 
Francia 
Spagna 
Belgio 
Svezia 
Norvegia 
Finlandia 
Austria 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Germania 
Irlanda 
Canada 
Olanda 
Danimarca 
Lussemburgo 
Australia 
2000 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Slovacchia 
Italia 
Portogallo 
Grecia 
Slovenia 
Messico 
Spagna 
Belgio 
Malta 
Estonia 
Irlanda 
Stati Uniti 
Cipro 
Giappone 
Francia 
Germania 
Austria 
Australia 
Lussemburgo 
Regno Unito 
Canada 
Olanda 
Danimarca 
Norvegia 
Finlandia 
Svezia 
2010 
Scala da 1 a 7 (dove 1=poco efficiente; 7= molto efficiente). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Slovacchia 
Grecia 
Italia 
Estonia 
Cipro 
Slovenia 
Portogallo 
Malta 
Belgio 
Francia 
Spagna 
Giappone 
Irlanda 
Stati Uniti 
Austria 
Germania 
Norvegia 
Canada 
Olanda 
Svezia 
Australia 
Regno Unito 
Danimarca 
Finlandia 
Lussemburgo 
2000 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Grecia 
Messico 
Slovacchia 
Italia 
Malta 
Slovenia 
Stati Uniti 
Cipro 
Spagna 
Portogallo 
Estonia 
Francia 
Belgio 
Austria 
Australia 
Germania 
Regno Unito 
Irlanda 
Olanda 
Canada 
Giappone 
Lussemburgo 
Norvegia 
Finlandia 
Svezia 
Danimarca 
2010 
Scala da 1 a 7 (dove 1=molto comune; 7= inesistente). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum. 


L’Italia, inoltre, si distingue per la diffusione di pagamenti irregolari e di tangenti e occupa 
nella graduatoria del 2010 il 25° posto, prima della Slovacchia. 

Al contrario, i paesi del Nord Europa, dove la corruzione è ritenuta quasi inesistente, occupano 
i primi posti della classifica. 

Anche se il processo di riduzione dei tempi della giustizia ha fatto in Italia dei passi avanti 
(nel 2000 il tempo di attesa per la sentenza era di 1.464 giorni), l’obiettivo di dare al cittadino 
una giustizia in tempi ragionevoli rimane ancora lontano dall’ essere raggiunto. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
tab. 
18 
- il 
tempo 
di 
attesa 
della 
sentenza 
per 
far 
rispettare 
un 
contratto 


numero giorni 

ranking(su24)200020101 Finlandia 247 Finlandia 375 
2 Stati Uniti 300 Stati Uniti 300 
3 Lussemburgo 321 Lussemburgo 321 
4 Norvegia 322 Norvegia 280 
5 Francia 331 Francia 331 
6 Danimarca 369 Danimarca 410 
7 Australia 395 Australia 395 
8 Austria 397 Austria 397 
9 Regno Unito 406 Regno Unito 399 
10 Germania 406 Germania 394 
11 Messico 415 Messico 415 
12 Estonia 425 Estonia 425 
13 Irlandia 472 Irlanda 515 
14 Belgio 505 Belgio 505 
15 Svezia 508 Svezia 508 
16 Olanda 514 Olanda 514 
17 Spagna 515 Spagna 515 
18 Canada 570 Canada 570 
19 Portogallo 589 Portogallo 547 
20 Slovacchia 692 Slovacchia 565 
21 Cipro 735 Cipro 735 
22 Grecia 819 Grecia 819 
23 Italia 1.464Italia 1.21024 Slovenia 1.501 Slovenia 1.290 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale. 
Un altro elemento legato alle lungaggini burocratiche riguarda il numero di procedure che 
un’impresa deve seguire sulla base della legge, o su indicazione del giudice, per far rispettare un 
contratto. In questa materia l’Italia risulta il paese che presenta la maggiore complessità e occupa, 
nella graduatoria, l’ultimo posto: l’Italia conta ben 41 procedure, contro le 21 dell’Irlanda, 
le 25 dell’Austria e le 29 della Francia (tab. 19). 

Il confronto con il passato non fa emergere miglioramenti fatti dall’Italia, in quanto nel 
2000 risultava lo stesso numero di procedure. 

In questo campo l’Italia, pur non posizionandosi agli ultimi posti, registrava nel 2010 un 
valore del tempo di attesa elevato (circa due anni, occupando la quindicesima posizione) se confrontato 
con i tempi dell’Irlanda, del Canada e dei paesi del Nord Europa. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
19 
- numero 
di 
procedure 
in 
tribunale 
per 
far 
rispettare 
un 
contratto 


ranking 
(su 
24) 


2000 


2010 


1 

Irlanda 

22 

Irlanda 

21 

3 

Olanda 

26 

Olanda 

26 

Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale. 

Il confronto con il passato fa emergere, per l’Italia, un sensibile peggioramento in quanto 
nel 2000 il tempo di attesa era pari ad un anno (tab. 20). 

2 Lussemburgo 26 Lussemburgo 26 
4 Austria 27 Austria 25 
5 

Belgio 

28 

Belgio 

26 

6 Francia 29 Francia 29 
7 

Australia 

29 

Australia 

28 

8 Germania 30 Germania 30 
9 

Svezia 

30 

Svezia 

30 

10 Regno Unito 30 Regno Unito 28 
11 

Slovacchia 

32 

Slovacchia 

32 

12 Slovenia 32 Slovenia 32 
13 

Finlandia 

33 

Finlandia 

33 

14 Stati Uniti 33 Stati Uniti 32 
15 

Estonia 

34 

Estonia 

35 

16 Danimarca 34 Danimarca 35 
17 

Norvegia 

34 

Norvegia 

34 

18 Portogallo 35 Portogallo 31 
19 

Canada 

36 

Canada 

36 

20 Messico 38 Messico 38 
21 

Grecia 

39 

Grecia 

39 

22 Spagna 40 Spagna 39 
23 

Italia 

41 

Italia 

41 

24 Cipro 43 Cipro 43 

3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
tab. 
20 
- il 
tempo 
di 
attesa 
per 
sentenza 
di 
fallimento 
e 
di 
insolvenza 


numero anni 

ranking(su24)200020101 Irlanda 0,4 Irlanda 0,4 
2 0,8 Canada 0,8 
3 0,9 Belgio 0,9 
4 0,9 Finlandia 0,9 
5 Norvegia 0,9 Norvegia 0,9 
6 Regno Unito 1,0 Regno Unito 1,0 
7 Australia 1,0 Australia 1,0 
8 Italia 1,0Austria 1,1 
9 Austria 1,1 Olanda 1,1 
10 Olanda 1,1 Danimarca 1,1 
11 Germania 1,2 Germania 1,2 
12 Cipro 1,5 Cipro 1,5 
13 Spagna 1,5 Spagna 1,5 
14 Stati Uniti 1,5 Stati Uniti 1,5 
15 Messico 1,8 Italia 1,816 Francia 1,9 Messico 1,8 
17 Grecia 2,0 Francia 1,9 
18 Lussemburgo 2,0 Grecia 2,0 
19 Portogallo 2,0 Lussemburgo 2,0 
20 Slovenia 2,0 Portogallo 2,0 
21 Svezia 2,0 Slovenia 2,0 
22 Estonia 3,0 Svezia 2,0 
23 Slovacchia 5,1 Estonia 3,0 
24 Danimarca 5,2 Slovacchia 4,0 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale. 

riquadro 
3 
- definizione 
degli 
indicatori 
utilizzati 
e 
metodologia 
di 
ricostruzione 
delle 
serie 
storiche 
per 
l’indicatore 
composito 
dell'efficacia 
e 
dell'efficienza 
del 
sistema 


giudiziario 

Per la costruzione dell’indice composito si è scelto di utilizzare cinque indicatori, sia di carattere 
qualitativo che quantitativo, elaborati da organismi internazionali (World Economic Forum e la Banca 
Mondiale) che consentono una misura, comparabile tra Paesi, dell’impatto del sistema giuridico sulle 
attività economiche. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

In particolare il global 
competitiveness 
report 
del 
World 
economic 
forum, è stata la fonte 
per: a) l’efficienza del quadro giuridico, in ogni paese osservato, nella soluzione delle controversie 
tra imprese prendendo come riferimento la voce specifica “Efficiency of legal framework”; b) la 
diffusione di pagamenti irregolari e tangenti da parte delle imprese connessi allo svolgimento delle 
proprie attività e riguardanti licenze, appalti, pagamento delle tasse. 

Ogni indicatore è costituito da una valutazione espressa come punteggio di una scala che va da 
1 a 7 (dove 7 è il risultato più auspicabile); questo tipo di informazione di carattere qualitativo ha 
il vantaggio di essere il risultato di una metodologia uniforme che consente di operare confronti tra 
paesi diversi. 

Per gli anni dal 2000 al 2005 l’indicatore è stato ottenuto dalla media aritmetica di diverse sottovoci; 
nel 2007 e nel 2008 il Global Competitiveness Report non riporta questo indicatore tra quelli 
oggetto di indagine per cui si è proceduto ad interpolare i dati noti. 

Ad un giudizio di carattere generale si è voluta associare anche un’indicazione concreta sui tempi 
e sulle procedure della giustizia civile nei vari paesi attraverso tre indicatori che la Banca Mondiale 
elabora annualmente riguardanti: a) il tempo occorrente in tribunale, misurato in anni, per risolvere 
e chiudere situazioni di fallimento ed insolvenza da parte delle imprese; b) il tempo necessario, misurato 
in giorni, per far rispettare un contratto a partire dalla denuncia in tribunale fino alla sentenza 
definitiva; c) il numero delle procedure che occorrono per far rispettare un contratto. 

Per questi indicatori l’informazione disponibile parte dal 2003 ed arriva al 2010, gli anni dal 2000 
a 2002 sono stati stimati sulla base del tasso medio annuo di variazione del periodo osservato; per il 
Giappone e Malta l’indicatore della Banca Mondiale non presenta alcuna informazione. 

I tre indicatori della Banca Mondiale sub a), b) e c) sono stati standardizzati al fine di renderli 
compatibili con la scala di valori da 1 a 7, in modo da trasformarli nella stessa unità di misura degli 
indicatori di fonte WEF. Una volta effettuata la trasformazione, si è pervenuti all’indicatore composito 
di tab. 17 come calcolo di media aritmetica semplice dei due predetti indicatori WEF e dei tre di 
fonte Banca Mondiale. Il riporto di questi ultimi, espressi in numero di anni, mesi e di procedure, alla 
scala di valori WEF da 1 a 7, è stato effettuato generando un algoritmo così costruito. Per ciascuno 
degli indicatori di fonte Banca Mondiale sono stati calcolati i valori max. e min. assoluti nella matrice 
paesi-anni, mantenendoli costanti per tutte le trasformazioni. Si è poi calcolato lo scostamento del 
valore osservato paese-anno dal min. assoluto osservato e lo si è ponderato con il rapporto tra lo 
scostamento max.-min. della scala di valori (1;7) e lo scostamento max. assoluto-min. assoluto dei 
valori osservati. Il risultato della ponderazione è stato poi sottratto al valore max., cioè 7, della scala 
di valori (1;7), attribuendone il risultato ad ogni paese in ciascun anno. Un esempio nella tabella 
seguente, relativo all’Italia, può chiarire meglio la procedura seguita. 

L’indicatore sintetico dell’efficienza della giustizia, calcolato per ciascun anno dalla media dei 5 
indicatori utilizzati, è più elevato quanto più elevata è l’efficienza del sistema giudiziario misurato 
con l’insieme degli indicatori di base. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
79numerodigiorninecessarioin italiaperdecidereunavertenzainmateriadiresponsabilitàcontrattuale200020012002200320042005200620072008200920102011(a) Valore osservato 1.464 1.439 1.414 1.390 1.390 1.390 1.210 1.210 1.210 1.210 1.210 1.210 
(b) Max. assoluto 
osservato della 
matrice 
1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 
(c) Min. assoluto 
osservato della 
matrice 
235 235 235 235 235 235 235 235 235 235 235 235 
(d) scarto MaxMin = 
(b) - ( a) 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 
(e) = (a) - (c) 1.229 1.204 1.179 1.155 1.155 1.155 975 975 975 975 975 975 
(f) = scarto MaxMin 
scala di valori (1;7) 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 
(g) = 7 - (e)*(f)/(d) 
valore standardizzato 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 
(fonte Banca Mondiale, matrice 24 paesi x 11 anni) 
3.3 ilsensocivico-economicoelapercezionedel’outputpubblicoLa percezione dei cittadini della qualità-quantità dei servizi erogati dalla pubblica ammini-
strazione potrebbe rappresentare un fattore determinante della compliance spontanea. 
La correttezza fiscale è una relazione bilaterale contribuente-pubblica amministrazione. 
Se quest’ultima si comporta male – o è percepita comportarsi male - è possibile che la contropar-
te reagisca adeguando il proprio atteggiamento in senso non cooperativo. 
E’ stato giustamente osservato che “Questa ipotesi trova fondamento nella natura dell’in-
terazione tra contribuente e settore pubblico: una bassa efficienza di quest’ultimo nella fornitura 
di beni e servizi potrebbe indurre nel primo una minore lealtà fiscale in risposta alla percezione 
di iniquità del contratto implicito con lo Stato“ (Barone-Mocetti, 2009). 
La (favorevole) percezione dell’output pubblico è dunque correlata positivamente con la 
compliance spontanea, influenzando direttamente il senso civico-economico, e negativamente 
con il tasso di evasione. 
Non solo il sistema economico ma anche quello politico-amministrativo contribuiscono a 
condizionare le attività economiche informali. Una pubblica amministrazione inefficiente non 
favorisce l’adempimento spontaneo dei cittadini agli obblighi tributari. Se i cittadini, invece, 
percepiscono che i loro interessi sono adeguatamente rappresentati nelle istituzioni politiche, la 
loro identificazione con lo Stato e la loro disponibilità a pagare le tasse aumenta. 
Si pone la questione se costruire una variabile che misuri l’output pubblico (tenuto conto del-
la spesa sostenuta per produrlo), oppure utilizzare direttamente misure di percezione. Ipotizzando 
agenti perfettamente informati e in grado di valutare i servizi, percezione e “realtà” coinciderebbero. 
3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
79numerodigiorninecessarioin italiaperdecidereunavertenzainmateriadiresponsabilitàcontrattuale200020012002200320042005200620072008200920102011(a) Valore osservato 1.464 1.439 1.414 1.390 1.390 1.390 1.210 1.210 1.210 1.210 1.210 1.210 
(b) Max. assoluto 
osservato della 
matrice 
1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 1.501 
(c) Min. assoluto 
osservato della 
matrice 
235 235 235 235 235 235 235 235 235 235 235 235 
(d) scarto MaxMin = 
(b) - ( a) 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 1.266 
(e) = (a) - (c) 1.229 1.204 1.179 1.155 1.155 1.155 975 975 975 975 975 975 
(f) = scarto MaxMin 
scala di valori (1;7) 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 6 
(g) = 7 - (e)*(f)/(d) 
valore standardizzato 1 1 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 
(fonte Banca Mondiale, matrice 24 paesi x 11 anni) 
3.3 ilsensocivico-economicoelapercezionedel’outputpubblicoLa percezione dei cittadini della qualità-quantità dei servizi erogati dalla pubblica ammini-
strazione potrebbe rappresentare un fattore determinante della compliance spontanea. 
La correttezza fiscale è una relazione bilaterale contribuente-pubblica amministrazione. 
Se quest’ultima si comporta male – o è percepita comportarsi male - è possibile che la contropar-
te reagisca adeguando il proprio atteggiamento in senso non cooperativo. 
E’ stato giustamente osservato che “Questa ipotesi trova fondamento nella natura dell’in-
terazione tra contribuente e settore pubblico: una bassa efficienza di quest’ultimo nella fornitura 
di beni e servizi potrebbe indurre nel primo una minore lealtà fiscale in risposta alla percezione 
di iniquità del contratto implicito con lo Stato“ (Barone-Mocetti, 2009). 
La (favorevole) percezione dell’output pubblico è dunque correlata positivamente con la 
compliance spontanea, influenzando direttamente il senso civico-economico, e negativamente 
con il tasso di evasione. 
Non solo il sistema economico ma anche quello politico-amministrativo contribuiscono a 
condizionare le attività economiche informali. Una pubblica amministrazione inefficiente non 
favorisce l’adempimento spontaneo dei cittadini agli obblighi tributari. Se i cittadini, invece, 
percepiscono che i loro interessi sono adeguatamente rappresentati nelle istituzioni politiche, la 
loro identificazione con lo Stato e la loro disponibilità a pagare le tasse aumenta. 
Si pone la questione se costruire una variabile che misuri l’output pubblico (tenuto conto del-
la spesa sostenuta per produrlo), oppure utilizzare direttamente misure di percezione. Ipotizzando 
agenti perfettamente informati e in grado di valutare i servizi, percezione e “realtà” coinciderebbero. 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 
80Per la costruzione dell’indice di percezione dell'output è stata utilizzata la metodologia pro-
posta da Afonso e altri (2006), che costruiscono misure di output e di efficienza utilizzando indici 
specifici che riguardano sia le percezioni sia le valutazioni quantitative-oggettive di output pubblico. 
Sono stati quindi individuati, in primo luogo, i “settori” in cui i servizi erogati dalla pub-
blica amministrazione hanno un rilievo significativo nella vita dei cittadini: istituzioni, sanità, 
istruzione e infrastrutture. 
Infatti, l’efficienza della pubblica amministrazione non va riferita esclusivamente ai servizi 
generali della burocrazia, ma a settori chiave come: la sanità e l’istruzione, che condizionano la 
crescita e la qualità del capitale umano; la giustizia civile, che ha un ruolo fondamentale anche 
per il corretto funzionamento dei mercati; o ancora la giustizia penale, la sicurezza interna, il 
contrasto alla criminalità e le reti infrastrutturali, che hanno un impatto cruciale non solo sul 
benessere diretto dei cittadini, ma anche sull’attività economica e finanziaria. 
fig.10- lacostruzionedell’indicatorecompositodipercezionedell’outputpubblicoIstituzioni 
Sanità e 
istruzione 
primaria 
Istruzione 
superiore e 
training 
Infrastrutture 
InDICatoRe CoMPoSIto DI PeRCezIone DeLL'oUtPUt PUBBLICo 
SoMMeRSIo 
eConoMICo 
Per misurare la percezione del grado di efficienza di questi settori sono stati adottati, an-
che in questo caso, gli indicatori sintetici di valutazione elaborati dal World Economic Forum e 
pubblicati nel “The Global Competitiveness Report”, anche se molti dei suddetti indicatori stan-
no a metà tra la scientificità e l’aneddotica finalizzata ad alimentare la narrazione mediatica. 
Non c’è però alternativa nella costruzione di una banca dati che possa alimentare l’analisi econo-
metrica. Per il settore della sanità i dati del Wef sono stati integrati con informazioni quantitative 
di fonte Ocse sull’offerta sanitaria nei paesi presi in considerazione. 
Si è quindi arrivati a costruire un indice sintetico di percezione dell’output pubblico che 
incorpora i 4 indicatori di base dei settori che sono stati individuati (fig. 10 e Riquadro 4). 
La percezione di come lo Stato, nella sua articolazione politica e amministrativa, risponde 
ai cittadini-imprese è rimasta non solo sostanzialmente invariata nell’ultimo decennio nel nostro 
Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 
80Per la costruzione dell’indice di percezione dell'output è stata utilizzata la metodologia pro-
posta da Afonso e altri (2006), che costruiscono misure di output e di efficienza utilizzando indici 
specifici che riguardano sia le percezioni sia le valutazioni quantitative-oggettive di output pubblico. 
Sono stati quindi individuati, in primo luogo, i “settori” in cui i servizi erogati dalla pub-
blica amministrazione hanno un rilievo significativo nella vita dei cittadini: istituzioni, sanità, 
istruzione e infrastrutture. 
Infatti, l’efficienza della pubblica amministrazione non va riferita esclusivamente ai servizi 
generali della burocrazia, ma a settori chiave come: la sanità e l’istruzione, che condizionano la 
crescita e la qualità del capitale umano; la giustizia civile, che ha un ruolo fondamentale anche 
per il corretto funzionamento dei mercati; o ancora la giustizia penale, la sicurezza interna, il 
contrasto alla criminalità e le reti infrastrutturali, che hanno un impatto cruciale non solo sul 
benessere diretto dei cittadini, ma anche sull’attività economica e finanziaria. 
fig.10- lacostruzionedell’indicatorecompositodipercezionedell’outputpubblicoIstituzioni 
Sanità e 
istruzione 
primaria 
Istruzione 
superiore e 
training 
Infrastrutture 
InDICatoRe CoMPoSIto DI PeRCezIone DeLL'oUtPUt PUBBLICo 
SoMMeRSIo 
eConoMICo 
Per misurare la percezione del grado di efficienza di questi settori sono stati adottati, an-
che in questo caso, gli indicatori sintetici di valutazione elaborati dal World Economic Forum e 
pubblicati nel “The Global Competitiveness Report”, anche se molti dei suddetti indicatori stan-
no a metà tra la scientificità e l’aneddotica finalizzata ad alimentare la narrazione mediatica. 
Non c’è però alternativa nella costruzione di una banca dati che possa alimentare l’analisi econo-
metrica. Per il settore della sanità i dati del Wef sono stati integrati con informazioni quantitative 
di fonte Ocse sull’offerta sanitaria nei paesi presi in considerazione. 
Si è quindi arrivati a costruire un indice sintetico di percezione dell’output pubblico che 
incorpora i 4 indicatori di base dei settori che sono stati individuati (fig. 10 e Riquadro 4). 
La percezione di come lo Stato, nella sua articolazione politica e amministrativa, risponde 
ai cittadini-imprese è rimasta non solo sostanzialmente invariata nell’ultimo decennio nel nostro 

3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Paese, ma nel confronto con altri paesi europei ed extra europei la qualità-quantità dell’output 
pubblico, misurata dall’indicatore composito, in Italia è tra i peggiori, ricoprendo il terzultimo 
posto nella graduatoria dei 26 paesi presi in considerazione (tab. 21), superata nel giudizio negativo 
da Grecia e Messico nel 2000 e da Slovacchia e Messico nel 2010. La Finlandia si conferma il 
Paese dove risulta più positiva la percezione dell’output pubblico. 

tab. 
21 
- indicatore 
composito 
di 
percezione 
dell’output 
pubblico 


Punteggio 
(1-7) 


Punteggio 
(1-7) 


ranking 
(su 
26) 


2000 


2010 


1 

Finlandia 

2 Austria 5,7 Austria 5,5 
3 

Lussemburgo 

4 Germania 5,5 Svezia 5,5 
5 

Francia 

6 Danimarca 5,3 Giappone 5,4 
7 

Giappone 

8 Belgio 5,2 Francia 5,3 
9 

Australia 

10 Olanda 5,1 Canada 5,2 
11 

Canada 

12 Svezia 5,0 Lussemburgo 5,0 
13 

Estonia 

14 Stati Uniti 4,9 Regno Unito 5,0 
15 

Norvegia 

16 Malta 4,7 Stati Uniti 4,8 
17 

Slovenia 

18 Cipro 4,6 Irlanda 4,8 
19 

Spagna 

20 Regno Unito 4,5 Cipro 4,7 
21 

Irlanda 

22 Slovacchia 4,1 Slovenia 4,6 
23 

Portogallo 

24 Italia 3,9Italia 4,1
25 

Grecia 

5,7 
5,5 
5,4 
5,2 
5,2 
5,1 
4,9 
4,7 
4,6 
4,6 
4,4 
3,9 
3,7 

Finlandia 
Danimarca 
Germania 
Olanda 
Belgio 
Norvegia 
Australia 
Estonia 
Portogallo 
Spagna 
Malta 
Grecia 
Slovacchia 

5,7 
5,5 
5,5 
5,3 
5,2 
5,1 
5,0 
5,0 
4,8 
4,7 
4,6 
4,5 
4,1 

26 Messico 2,9 Messico 3,6 
Scala punteggio da 1 a 7 (dove 7 rappresenta il punteggio massimo). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Word Economic Forum. 


Analizzando le variabili specifiche di cui si compone l’indice composito, emergono situazioni 
molto differenziate. 

La qualità e l’efficienza delle Istituzioni, il primo tra gli indicatori elementari, rappresenta 
sicuramente un nodo cruciale per la competitività e la crescita di un sistema economico. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

L’Italia è al quartultimo posto della graduatoria tra i 26 paesi presi in considerazione 
(all’88° in quella del Wef su 142 paesi), recuperando una sola posizione rispetto al 2000 (fig. 11). 

1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Slovacchia 
Italia 
Grecia 
Portogallo 
Giappone 
Belgio 
Francia 
Stati Uniti 
Germania 
Cipro 
Spagna 
Irlanda 
Slovenia 
Svezia 
Estonia 
Canada 
Austria 
Norvegia 
Regno Unito 
Australia 
Olanda 
Malta 
Danimarca 
Lussemburgo 
Finlandia 
2000 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Grecia 
Slovacchia 
Italia 
Slovenia 
Portogallo 
Spagna 
Stati Uniti 
Malta 
Cipro 
Belgio 
Estonia 
Francia 
Austria 
Irlanda 
Giappone 
Germania 
Regno Unito 
Australia 
Olanda 
Canada 
Lussemburgo 
Norvegia 
Danimarca 
Finlandia 
Svezia 
2010 
Scala da 1 a 7 (dove 1=molto comune; 7= inesistente). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum. 


Il risultato è stato ottenuto dal Wef mettendo a confronto una serie di sottoindicatori tra 
cui il peso della burocrazia, l’eccesso di regolamentazione, il grado di trasparenza delle decisioni 
politico-istituzionali, il livello di spreco della spesa pubblica, il livello di indipendenza del potere 
giudiziario, il grado di fiducia nella classe dirigente, l’alto livello di corruzione e la capacità di 
affrontare la criminalità organizzata. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Per la qualità complessiva delle infrastrutture (strade, ferrovie, porti e trasporto aereo) 
l’Italia, nel 2010, è all’ultimo posto nella graduatoria a 26 paesi (73° in quella del Wef a 142 
paesi), ben lontana sia da Francia e Germania (che si posizionano, rispettivamente al primo e 
al quinto posto), che da Paesi quali Spagna, Grecia o Irlanda. Questo distacco non sembra diminuire 
nel corso degli anni. Al contrario, si è manifestato un progressivo peggioramento, con una 
crescente divaricazione tra la situazione italiana e quella dei principali paesi europei ed extra 
europei (rispetto al 2000 il nostro Paese ha perso addirittura 3 posizioni) (fig. 12). 

1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Irlanda 
Grecia 
Messico 
Italia 
Slovacchia 
Malta 
Portogallo 
Slovenia 
Spagna 
Estonia 
Cipro 
Regno Unito 
Norvegia 
Belgio 
Giappone 
Olanda 
Svezia 
Australia 
Canada 
Austria 
Francia 
Lussemburgo 
Danimarca 
Stati Uniti 
Germania 
Finlandia 
2000 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Italia 
Slovacchia 
Messico 
Grecia 
Irlanda 
Malta 
Norvegia 
Australia 
Slovenia 
Cipro 
Estonia 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Spagna 
Belgio 
Lussemburgo 
Olanda 
Canada 
Giappone 
Portogallo 
Svezia 
Germania 
Austria 
Finlandia 
Danimarca 
Francia 
2010 
Scala da 1 a 7 (dove 1=molto comune; 7= inesistente). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum. 



Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

L’indicatore di base relativo a sanità e istruzione primaria (fig. 13) assegna all’Italia un ottimo 7° 
posto (contro il 12° registrato nel 2000) nella classifica a 26 paesi (20° in quella a 142 paesi del Wef). 

Per quanto riguarda la salute l’indicatore elementare considera alcuni indicatori quantitativi, 
tra i quali l’Italia, per elevata speranza di vita e basa mortalità infantile, risulta essere tra 
i più virtuosi. Per integrare le informazioni nell’indicatore sintetico sono state presi in considerazione 
altre 2 variabili quantitative che danno conto dell’offerta ospedaliera: il numero di posti 
letto e il numero di medici in rapporto alla popolazione. 

1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Portogallo 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Grecia 
Canada 
Danimarca 
Norvegia 
Australia 
Spagna 
Olanda 
Irlanda 
Svezia 
Slovacchia 
Italia 
Lussemburgo 
Cipro 
Slovenia 
Malta 
Finlandia 
Belgio 
Francia 
Estonia 
Germania 
Giappone 
Austria 
2000 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Portogallo 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Grecia 
Canada 
Danimarca 
Norvegia 
Australia 
Spagna 
Olanda 
Irlanda 
Svezia 
Slovacchia 
Italia 
Lussemburgo 
Cipro 
Slovenia 
Malta 
Finlandia 
Belgio 
Francia 
Estonia 
Germania 
Giappone 
Austria 
2000 
Scala da 1 a 7 (dove 1=molto comune; 7= inesistente). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum e OECD. 



3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Per quanto riguarda i posti letto ospedalieri l’Italia risulta avere un valore tra i più bassi 
nell’offerta; al di sotto del nostro Paese compaiono nella graduatoria la Danimarca, il Regno Unito, 
il Portogallo, la Spagna e la Svezia. 

Relativamente al numero di medici in rapporto alla popolazione l’Italia è caratterizzata da 
un’alta densità del personale medico operante nelle strutture sanitarie. 

1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Grecia 
Portogallo 
Italia 
Regno Unito 
Stati Uniti 
Norvegia 
Cipro 
Spagna 
Malta 
Slovenia 
Svezia 
Danimarca 
Estonia 
Olanda 
Slovacchia 
Canada 
Germania 
Australia 
Irlanda 
Giappone 
Francia 
Belgio 
Lusseemburgo 
Finlandia 
Austria 
2000 
1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0 
Messico 
Slovacchia 
Cipro 
Grecia 
Italia 
Lusseemburgo 
Malta 
Portogallo 
Spagna 
Estonia 
Francia 
Irlanda 
Slovenia 
Giappone 
Austria 
Regno Unito 
Norvegia 
Australia 
Canada 
Stati Uniti 
Germania 
Olanda 
Belgio 
Danimarca 
Svezia 
Finlandia 
2010 
Scala da 1 a 7 (dove 1=molto comune; 7= inesistente). 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati World Economic Forum. 



Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Questo indicatore elementare oltre alla salute tiene conto della quantità e della qualità 
della formazione di base ricevuta dalla popolazione, che è sempre più importante nell'economia 
di oggi in quanto l’istruzione di base aumenta l'efficienza di ogni singolo lavoratore. La percezione 
della qualità della scuola primaria è abbastanza positiva. 

Per quanto riguarda l’Istruzione superiore e il training l’Italia si colloca al 22° posto, recuperando 
una posizione rispetto al 2000 (fig. 14). 

Anche se le iscrizioni alla scuola secondaria e terziaria sono positive, rimane decisamente 
bassa la percezione della qualità del sistema educativo nel suo complesso: si segnalano lacune 
nelle materie matematiche e scientifiche e poca diffusione del web all'interno delle scuole. 

riquadro 
4 
- definizione 
degli 
indicatori 
utilizzati 


indicatore 
sintetico 
di 
percezione 
dell’output 
pubblico 


Istituzioni Global Competitiveness Index (Wef) 
Sanità Global Competitiveness Index (Wef) 
Numero dei posti letto negli ospedali per 1000 abitanti (Ocse) 
Numero dei medici per 1000 abitanti (Ocse) 
Istruzione Global Competitiveness Index (Wef) 
Infrastrutture Global Competitiveness Index (Wef) 

Il Global Competitiveness Index (GCI) è uno dei più autorevoli indici di competitività a livello 
internazionale che copre una grande quantità di paesi (142) e si basa su oltre 113 indicatori che misurano, 
in 12 pilastri, la competitività di ogni paese. 

I dati di base per l’elaborazione degli indici provengono sia da fonti ufficiali nazionali e internazionali, 
sia dalle informazioni qualitative su una vasta gamma di variabili raccolte annualmente 
attraverso un’indagine che vede coinvolti oltre 13.500 dirigenti d’azienda. 

L’indice è costituito da una valutazione espressa come punteggio di una scala che va da 1 a 7 (il risultato 
più auspicabile) e raccoglie preziose informazioni qualitative su una vasta gamma di variabili 
per le quali le fonti sono scarse o inesistenti, con il vantaggio di essere il risultato di una metodologia 
uniforme che consente di operare confronti tra paesi diversi. 

1. 
indicatore 
di 
base 
istituZioni 
(gci 
del 
Wef) 
ISTITUZIONI PUBBLICHE 

diritti 
di 
proprietà 


Diritti di proprietà 
Protezione della proprietà intellettuale 


L'etica e la corruzione 

Distrazione di fondi pubblici (pagamenti irregolari e tangenti) 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Fiducia dei cittadini verso i politici 
Indipendenza della magistratura 
Favoritismi nelle decisioni da parte di funzionari pubblici 

efficienza 
dell’azione 
di 
policy 

Spreco della spesa pubblica 
Costo della regolamentazione pubblica 
Efficienza del quadro giuridico nella risoluzione di controversie 
Efficienza del quadro giuridico nella regolamentazione 
Trasparenza del processo decisionale del Governo 

Sicurezza 

Costi per le imprese del terrorismo 
Costi per le imprese della criminalità e violenza 
Criminalità organizzata 
Affidabilità dei servizi di polizia 


ISTITUZIONI PRIVATE 

etica aziendale 

Il comportamento etico delle imprese 

responsabilità 


Forza dei principi di auditing e reporting 
Efficacia degli organi sociali 
Tutela degli interessi degli azionisti di minoranza 


2. 
indicatore 
di 
base 
infrastrutture 
(gci 
del 
Wef) 
La qualità complessiva delle infrastrutture di trasporto 

3. 
indicatore 
di 
base 
sanita’e istruZione 
Primaria 
a) 
gci 
(Wef) 
Salute 

Danni alle imprese della malaria 
Incidenza della tubercolosi (/ 1000 ab.) 
Danni alle imprese della tubercolosi 
Incidenza della tubercolosi (/ 1000 ab.) 
Danni alle imprese da HIV / AIDS 
Tasso prevalenza dell’ HIV 
Mortalità infantile (morti/1000nati) 
Aspettativa di vita (anni) 


l'istruzione 
primaria 


Qualità della formazione primaria 
Tasso di iscrizione alla scuola primaria 
b) 
numeri di 
Posti letto 
(X 1000 ab.) (ocse) 



Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

c) 
numeri di medici 
(X 1000 ab.) (ocse) 
Per Austria, Belgio Estonia, Finlandia, Germania, Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, 
Danimarca, Giappone, Norvegia,Svezia, Australia, Regno Unito, Stati Uniti, i dati si riferiscono 
ai medici praticanti. I medici praticanti sono definiti come quelli che forniscono assistenza 
direttamente ai pazienti. 
Per Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Olanda, i dati si riferiscono ai medici professionalmente 
attivi. Essi comprendono i medici che praticano più altri medici che lavorano nel settore 
sanitario in qualità di responsabili, educatori, ricercatori, ecc. Per Italia la fonte è Istat - Rilevazione 
Forze Lavoro (medici in attività). 
Per il Portogallo i dati si riferiscono a tutti i medici che sono autorizzati a praticare. 

4. 
indicatore 
di 
base 
istruZione suPeriore e 
training 
(gci 
del 
Wef) 
Quantità 
dell'istruzione 
Tasso di iscrizione alla scuola secondaria 
Tasso di iscrizione all’istruzione terziaria 


Qualità 
della 
formazione 


La qualità del sistema educativo 
Qualità dell’istruzione in matematica e scienze 
La qualità delle scuole di management 
Accesso a Internet nelle scuole 


Job 
training 


Disponibilità di servizi di ricerca specializzata di formazione 
Ricorso alla formazione del personale 


metodologia 
di 
ricostruzione 
delle 
serie 
storiche 
e 
dell’indicatore 
composito 
dell’out 
pubblico 


Dal punto di vista temporale si è scelto di analizzare gli indicatori a partire dal 2000 ritenendo 
sufficienti 10 anni per cogliere i cambiamenti avvenuti. 
I paesi che costituiscono il campo di osservazione sono i paesi dell’area euro più Svezia, Danimarca, 
Norvegia, Regno Unito e gli extra-europei Giappone, Australia, USA e Messico. 

La realizzazione della serie storica 2000–2010 degli otto indicatori ha comportato, tuttavia, la 
soluzione di tre ordini di problemi, che hanno portato a qualche arbitrario processo di aggregazione, 
all’utilizzo dell’interpolazione lineare per superare l’assenza di dati in alcuni anni e qualche elaborazione 
per omogeneizzare le scale di misurazione. 

1. 
L’indisponibilità di dati per alcuni anni è stata superata: 
- 
per gli indicatori rilevati dal “Global Competitiveness Report” per gli anni 2000 – 2004 procedendo 
ad una interpolazione lineare degli indicatori per gli anni disponibili. Questo problema 
ha riguardato soprattutto Cipro, Estonia, Malta e Slovenia. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
-per il numero di medici in rapporto a 1000 abitanti, al 2010, al 2009 e al 2008 (dove manca) è 
stato attribuito rispettivamente il valore del 2009, del 2008 e del 2007; per l’Italia, essendo 
disponibile solo il dato del 2009 dell’Ocse, si è utilizzato il dato Istat (Forze lavoro) per gli 
anni 2000-2009, attribuendo il valore del 2009 al 2010; per l’Irlanda dove i dati mancanti sono 
dal 2000 al 2005, si è calcolato il 2005 mediante la media degli anni noti 2006 – 2010; agli anni 
precedenti è stato attribuito il valore del 2005. 

-per i posti letto in rapporto a 1000 abitanti al 2010 e al 2009 (dove manca) è stato attribuito 
rispettivamente il valore del 2009 e del 2008. Il Lussemburgo dove non sono disponibili i dati 
relativi al periodo 2000 – 2003 e si è proceduto attribuendo al 2003 la media degli anni noti 
2004 – 2010; agli anni 2000, 2001 e 2002 è stato attribuito il valore del 2003. 

2. 
La metodologia per calcolare gli indici di valutazione dei 4 indicatori di base del WEF, ha registrato 
nel corso degli anni delle modifiche nella composizione dei sotto-indicatori di cui ogni 
indicatore elementare si compone. L’omogeneità si registra a partire dal 2005. 
Per la soluzione di questo problema si è proceduto a: a) analisi, per gli anni 2000 – 2004, dei 
diversi sotto-indicatori riferiti a istituzioni, sistema sanitario, istruzione e infrastrutture; b) selezione 
dei sotto-indicatori più rappresentativi dei quattro indicatori di base; c) media aritmetica delle 
valutazioni dei sotto-indicatori di ogni indicatore di base. 

Nello specifico si è proceduto nel modo seguente. 

Per l’indicatore di base ISTITUZIONI l’anno 2000 per i 26 Paesi osservati è stato ottenuto dalla media 
aritmetica di 11 sotto-indicatori equivalenti selezionati dal “The Global Competitiveness - Report 
2000”; gli anni 2001 e 2004 di cui non si è riusciti a reperire i dati, sono stati ottenuti per interpolazione 
lineare. 

Nell’indicatore di base INFRASTRUTTURE gli anni 2001 e 2004 di cui non si è riusciti a reperire i 
dati, sono stati ottenuti per interpolazione lineare. 

Nell’indicatore di base SANITÀ E ISTRUZIONE PRIMARIA i dati mancanti per tutti i 26 Paesi osservati 
relativi a 2001, 2002, 2003, 2004 sono stati ottenuti per interpolazione lineare. Per Cipro, Estonia, 
Malta e Slovenia dove mancava anche il dato relativo al 2000 (anno base), si è calcolato il 2004 che 
è stato ottenuto facendo la media degli anni noti 2005 – 2010; agli anni 2000, 2001 e 2003 è stato 
attribuito il valore del 2004. 

Nell’indicatore di base ISTRUZIONE SUPERIORE E TRAINING gli anni 2000, 2002, 2003 sono stati 
ottenuti dalla media aritmetica di 3 sotto-indicatori equivalenti selezionati dal “The Global Competitiveness 
Report (vari anni); gli anni 2001 e 2004, sono stati ottenuti per interpolazione lineare. 

3. 
Per gli indicatori “quantitativi” relativi alla sanità (n. posti letto e n. medici) si è proceduto a 
un’omogeneizzazione dell’unità di misura degli indicatori per renderli comparabili a quelli del 
WEF, costituiti da valutazioni su una scala da 1 a 7 (dove 1 equivale ad una situazione meno auspicabile 
e 7 più auspicabile). 
Nello specifico si è proceduto preliminarmente nell’assegnare al valore minimo riscontrato nei due 
indicatori il valore uguale a 1 della scala di valutazione e al valore massimo il valore 7 della scala; si 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

è poi rapportato il campo di variazione della vecchia classe di partenza al campo di variazione della 
nuova classe assegnando così ciascun valore numerico alla scala di valutazione che varia da 1 a 7. 

Per il numero dei posti letto e dei medici per abitante, ai valori numerici minimi riscontrati 
corrisponde il valore minimo della nuova classe di valutazione (cioè 1) mentre per il numero di ore 
occorrenti per gli adempimenti fiscali e il numero di giorni per avviare un’impresa, accade l’inverso: 
al vecchio valore minimo corrisponde una situazione più favorevole (cioè 7). 

4. 
L’indicatore composito dell’output pubblico è calcolato per ciascun anno dalla media dei quattro 
indicatori di base. Esso è più elevato quanto più elevata è l’efficienza del sistema sanitario e 
dell’istruzione primaria misurata con l’insieme degli indicatori di base. 
3.3.1 
il 
ritardo 
nei 
tempi 
di 
pagamento 
da 
parte 
della 
P.a. 
nei 
confronti 
delle 
aziende 
Il problema dei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese e pubblica 
amministrazione, per lavori regolarmente eseguiti, è una variabile non secondaria nell’influenzare 
la percezione dei servizi erogati dallo stato. 

Si tratta di un problema che ha assunto in Europa, ed in particolare in Italia, dimensioni 
preoccupanti, portando le istituzioni comunitarie ad adottare una nuova specifica Direttiva (Direttiva 
2011/7/UE), in fase di recepimento da parte degli stati membri. 

In molti casi la sottrazione di risorse finanziarie determinata dai ritardi di pagamento mette 
in serio pericolo la sopravvivenza stessa delle imprese, così come la mancanza di certezza nei 
tempi di pagamento impedisce agli operatori economici di programmare le proprie attività. 

In Italia il problema è reso più grave sia dall’ammontare dei debiti (alcune stime dicono 
60–70 miliardi di euro) che la pubblica amministrazione ha nei confronti delle imprese, sia dalla 
mancanza delle risorse necessarie per adempiere agli obblighi contrattuali a causa dei limiti imposti 
dai provvedimenti di contenimento della spesa pubblica. 

La complessità di questo problema si può cogliere con l’indicatore relativo ai tempi di pagamento, 
misurati in giorni, praticati dalla pubblica amministrazione. 

La fonte di questa informazione è l’indagine European Payment Index che a partire dal 
2008 viene svolta annualmente dalla società Intrum Justitia in 25 paesi europei presso un campione 
di imprese di tutte le dimensioni che operano nell’industria, nel commercio e dei servizi. 

Nella graduatoria relativa al 2010 l’Italia si distingue per la sua particolare posizione in 
quanto risulta il paese con i tempi di pagamento più elevati (186 giorni) preceduta da Grecia (155 
giorni), Spagna (153 giorni) e Portogallo (141 giorni). 

Niente di paragonabile con i tempi di pagamento della Finlandia (24 giorni), della Germania 
(36 giorni) e del Regno Unito (48 giorni). 

Nel 2008, anno in cui è iniziata questa indagine, l’Italia presentava tempi più ridotti (135 
giorni), ma gli effetti legati al patto di stabilità che ha vincolato la spesa degli enti locali, principali 
responsabili dei ritardi, non hanno fatto altro che aggravare la situazione (tab. 22). 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Nonostante l’importanza di questo indicatore nell’influenzare la percezione dei servizi 
erogati dalla pubblica amministrazione, la mancanza di una serie storica sufficientemente lunga 
ha portato alla decisione di non utilizzarla. I dati relativi agli ultimi anni, illustrati in precedenza, 
suggeriscono comunque un’influenza negativa dei tempi di pagamento sula percezione dei servizi 
erogati. 

tab. 
22 
- il 
tempo 
di 
pagamento 
dei 
crediti 
della 
Pubblica 
amministrazione 
verso 
le 
imprese 


numero giorni 

ranking(su18)200020101 Grecia 157 Italia 1862 Spagna 144 Grecia 155 
3 Portogallo 138 Spagna 153 
4 Italia 135 Portogallo 141 
5 Belgio 75 Belgio 76 
6 Cipro 72 Cipro 75 
7 Francia 71 Francia 65 
8 Irlanda 51 Slovacchia 50 
9 Regno Unito 48 Irlanda 49 
10 Austria 47 Olanda 49 
11 Olanda 46 Regno Unito 48 
12 Germania 40 Austria 43 
13 Danimarca 36 Danimarca 38 
14 Slovacchia 35 Germania 36 
15 Svezia 35 Svezia 35 
16 Norvegia 31 Norvegia 30 
17 Finlandia 24 Estonia 24 
18 Estonia 20 Finlandia 24 
Intrum Justitia - European Payment Index. 
3.4 
i 
costi 
dell’adempimento 
spontaneo 
Per i singoli contribuenti e per le aziende, i costi burocratici dell’adempimento degli obblighi 
fiscali rendono più gravosa l’obbligazione nei confronti della pubblica amministrazione. In 
altre parole, a parità di condizioni, maggiori oneri per l’adempimento spontaneo implicano più 
conveniente l’opzione exit dal sistema dell’economia emersa verso il sommerso economico. 

E’ difficile immaginare di disporre di misure precise di complessità/costosità degli adempimenti 
fiscali, ma è irragionevole pensare che un Paese che presenti un’elevata generica complessità 
burocratica, presenti al contempo un sistema di adempimenti fiscali particolarmente 
semplice ed efficiente dal punto di vista del contribuente. La proxy “complessità burocratica in 
senso lato” può essere, perciò, acquisita al posto dell’indicatore di complessità specifica. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Anche in questo caso, in mancanza di una misura specifica della complessità burocratica, 
sono stati presi in considerazione due indicatori elementari elaborati dalla Banca Mondiale: a) i 
giorni necessari per avviare un’impresa; b) le ore necessarie in un anno a preparare le pratiche per 
definire l’obbligazione fiscale e poi per saldare la medesima. Con queste due variabili si è poi costruito 
l’indicatore sintetico che ha permesso di avere una misura, seppur approssimata, del grado 
di complessità burocratica comparabile tra paesi (vedi Riquadro 5 per la definizione degli indicatori 
della Banca Mondiale e per la metodologia utilizzata per la costruzione dell’indicatore sintetico). 

tab. 
23 
- l’indicatore 
composito 
sui 
costi 
dell’adempimento 
spontaneo 


ranking(su25)
Punteggio(1-7)
2000Punteggio(1-7)
20101 Australia 6,7 estonia 6,72 Canada 6,6 Australia 6,7 
3 Irlanda 6,5 Norvegia 6,7 
4 Regno Unito 6,4Irlanda 6,6 
5 Danimarca 6,4 Lussemburgo 6,5 
6 Norvegia 6,4 Canada 6,5 
7 Lussemburgo 6,4 Danimarca 6,4 
8 Cipro 6,3 Francia 6,4 
9 Svezia 6,3 Regno Unito 6,4 
10 Olanda 5,7 Olanda 6,4 
11 Austria 5,6 Belgio 6,4 
12 Francia 5,5 Cipro 6,3 
13 Stati Uniti 5,3 Svezia 6,3 
14 Germania 5,0 Stati Uniti 6,1 
15 Estonia 5,0 Germania 5,7 
16 Belgio 5,0 Slovenia 5,7 
17 Finlandia 4,9 Austria 5,6 
18 Grecia 4,8 Finlandia 5,6 
19 Italia 4,7Grecia 5,5 
20 Giappone 4,7 5,521 Slovenia 4,2 Portogallo 5,4 
22 Portogallo 3,3 Slovacchia 5,4 
23 Slovacchia 2,7 Spagna 5,0 
24 Spagna 2,5 Messico 4,7 
25 Messico 2,5 Giappone 4,6 
Scala punteggio da 1 a 7 (dove 7 rappresenta il punteggio massimo) 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale 


L’indicatore composito sui costi dell’adempimento spontaneo è costituito da una valutazione 
espressa come punteggio di una scala che va da 1 a 7 essendo 7 il risultato più auspicabile, 
che sta ad indicare il livello minimo dei costi. 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
Sulla base dei risultati di questo indicatore, l’Italia occupa le ultime posizioni della graduatoria 
dei 25 paesi (è stata esclusa Malta per mancanza di informazioni attendibili), evidenziando 
così come il nostro paese soffra in maniera accentuata di eccessiva burocrazia, malattia che non 
ha registrato negli anni alcun miglioramento. 

Nella graduatoria 2010 l’Italia occupa, infatti, il ventesimo posto, prima di Portogallo, Slovacchia, 
Spagna, Messico e Giappone, peggiorando di una posizione la sua classifica rispetto al 2000 (tab. 23). 

Analizzando le due variabili specifiche, emergono, tuttavia, situazioni differenziate. Per 
costituire un’impresa, nella forma di una società a responsabilità limitata, in Italia occorrevano, 
nel 2010, 6 giorni di calendario, un tempo breve se confrontato con quello della Francia (7 giorni), 
del Regno Unito (13), della Germania (15) e della Spagna (47); nel corso degli anni l’opera di 
semplificazione delle procedure si è intensificata poiché nel 2000 i giorni richiesti per dare vita 
ad un impresa erano nel nostro Paese 23 (tab. 24). 

tab. 
24 
-tempo 
per 
avviare 
un’impresa 


numero di giorni 

ranking(su25)200020101 Australia 2 australia 2 
2 Canada 3 Belgio 4 
3 Stati Uniti 6 Canada 5 
4 Danimarca 7 Italia 65 Cipro 8 Portogallo 6 
6 Olanda 9 Slovenia 6 
7 Regno Unito 13 Danimarca 6 
8 Svezia 15 Stati Uniti 6 
9 Irlanda 18 Estonia 7 
10 Norvegia 18 Francia 7 
11 Italia 23 Norvegia 7 
12 Lussemburgo 26 Cipro 8 
13 Austria 28 Olanda 8 
14 Finlandia 31 Messico 9 
15 Giappone 31 Irlanda 13 
16 Grecia 38 Regno Unito 13 
17 Francia 41 Finlandia 14 
18 Germania 45 Germania 15 
19 Belgio 56Svezia 15 
20 Messico 58 slovacchia18 
21 Slovenia 60 Grecia 19 
22 Estonia 72 Lussemburgo 19 
23 Portogallo 78 Giappone 23 
24 Slovacchia 103 Austria 28 
Spagna 114 Spagna 47 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Il nostro Paese si distingue, al contrario, per la complessità burocratica degli adempimenti 
tributari. 

Le ore dedicate in un anno a questo scopo erano 285 nel 2010, un valore elevato che pone 
l’Italia al 22° posto della graduatoria, molto distante da Lussemburgo, Irlanda, Estonia e Norvegia 
dove le ore necessarie sono meno di 100 (tab. 25). 

tab. 
25 
-tempo 
occorrente 
per 
gli 
adempimenti 
fiscali 


numero di ore 

ranking(su25)200020101 Lussemburgo 59 lussemburgo592 Irlanda 76 Irlanda 76 
3 Estonia 81 Estonia 81 
4 norvegia 87 norvegia 87 
5 Regno Unito 105 Australia 109 
6 Australia 107 Regno Unito 110 
7 Canada 119 Svezia 122 
8 Svezia 122 Canada 131 
9 Francia 132 Francia 132 
10 Danimarca 135 Olanda 134 
11 cipro149Danimarca 135 
12 Belgio 156 Cipro 149 
13 Austria 170 Belgio 156 
14 Germania 196 Austria 170 
15 Olanda 250 Stati Uniti 187 
16 Slovenia 260 Spagna 197 
17 Grecia 264 Germania 215 
18 Finlandia 269 Grecia 224 
19 spagna298Finlandia 243 
20 Giappone 315 slovacchia257 
21 Slovacchia 325 Slovenia 260 
22 Stati Uniti 325 Italia 285 
23 Portogallo 328 Portogallo 298 
24 Italia 340Giappone 355 
25 Messico 552 Messico 404 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Banca Mondiale 


3. Incentivi e disincentivi all'evasione fiscale 
riquadro 
5 
- definizione 
degli 
indicatori 
utilizzati 
e 
metodologia 
di 
costruzione 
dell’indicatore 
composito 


L’indicatore composito sui costi dell’adempimento spontaneo è costituito da una valutazione 
espressa come punteggio di una scala che va da 1 a 7 essendo 7 il risultato più auspicabile. 

Esso è stato costruito con due indicatori della Banca Mondiale che riguardano: a) i giorni necessari 
per avviare un’impresa; b) le ore necessarie in un anno a preparare e poi andare a pagare le imposte. 

Per “tempo necessario per avviare un'impresa” si intende il numero di giorni di calendario necessari 
per completare le procedure (costituzione della società, registrazione dell’impresa, ottenimento 
delle autorizzazioni) richieste dalla normativa vigente per avviare legalmente un’attività economica 
sotto forma di società a responsabilità limitata. 

Si presume che il tempo minimo richiesto per ciascuna procedura sia di un giorno. Per questo 
indicatore l’informazione disponibile parte dal 2003 ed arriva al 2010, gli anni dal 2000 a 2002 sono 
stati stimati sulla base del tasso medio annuo di variazione del periodo osservato. 

Il secondo indicatore indica le ore necessarie per preparare, presentare e pagare (on line o presso 
gli uffici) tre principali tipi di imposte e contributi: l'imposta sul reddito, l’imposta sul valore aggiunto 
e le tasse in materia di lavoro, comprese le imposte sui salari e i contributi sociali. Per questo 
indicatore l’informazione disponibile parte dal 2005 ed arriva al 2010; agli anni dal 2000 a 2004 è 
stato attribuito lo stesso valore del 2005. 

Nell’analisi non è stata considerata Malta per la mancanza di informazioni attendibili. 

Per la realizzazione dell’indicatore composito i due indicatori della Banca Mondiale sono stati 
prima standardizzati al fine di renderli compatibili con la scala di valori da 1 a 7. Si è proceduto 
preliminarmente nell’assegnare al valore minimo riscontrato nei due indicatori il valore uguale a 7 
della scala di valutazione e al valore massimo il valore 1 della scala; si è poi rapportato il campo di 
variazione della vecchia classe di partenza al campo di variazione della nuova classe assegnando così 
ciascun valore numerico alla scala di valutazione che varia da 1 a 7. 

Successivamente l’indicatore composito dell’adempimento spontaneo è stato calcolato per ciascun 
anno del periodo 2000-2010 come media dei due indicatori utilizzati. Esso è più elevato quanto 
minore è la complessità burocratica misurata dall’insieme degli indicatori di base. 


4. La ReLazIone tRa IL taSSo DI 
SoMMeRSo eConoMICo e Le DeteRMInantI 
DeLL’evaSIone fISCaLe 

4. La relazione tra il tasso di sommerso economico e le determinanti dell’evasione fiscale 
Raccolte le osservazioni sul tasso di sommerso economico e sulle potenziali determinanti 
dell’evasione fiscale, è logico provare a misurare verso e intensità delle relazioni che legano 
queste variabili. 

La relazione da stimare, omettendo gli indici temporali e gli indici che designano i diversi 
paesi considerati, ha la seguente struttura: 

Ys 
/ Y = . + 
a x PERCEZIONE DELL’OUTPUT PUBBLICO + 
ß x FACILITA’ DELL ADEMPIMENTO SPONTANEO + 
. x EFFICACIA ED EFFICIENZA DEL SISTEMA GIUDIZIARIO + 
p x PRESSIONE FISCALE + 
. x PROGRESSIVITA’ DEL SISTEMA TRIBUTARIO 
dove Y 
= Ye 
+ Ys 
e Ys 
indica il prodotto lordo sommerso (sommerso economico, cioè la 


frazione maggioritaria dell’economia sommersa, grandezza calcolata da tutti i paesi dell’Unione 
Europea e dalla maggior parte dei paesi Ocse ma raramente pubblicata), Ye 
è il prodotto lordo 
emerso e Y, somma dei due, è il prodotto lordo come calcolato nelle statistiche ufficiali, cioè 
comprensivo della stima (di massima) del sommerso economico. Le variabili esplicative sono costruite 
come descritto nel capitolo 3. 

In linea con la teoria economica e con la ragionevolezza, ci aspettiamo che i parametri a, 
ß e . abbiano segno negativo mentre i parametri p e . dovrebbero avere segno positivo. Infatti, 
il miglioramento della qualità - reale e percepita - dell’output pubblico migliora la compliance 
spontanea attraverso lo sviluppo di senso civico-economico; allo stesso modo, più facile, cioè 
meno oneroso, è l’adempimento, maggiore sarà l’accettazione e l’adempimento dell’obbligazione 
fiscale. D’altra parte, non si può trascurare di segnalare, ancora una volta, come un fattore 
particolarmente rilevante nel processo di emersione di basi imponibili e di riduzione dell’evasione 
stia proprio nell’efficacia dei controlli: questa grandezza è stata approssimata con un indicatore 
di efficacia e di efficienza del sistema giudiziario in generale. 

Gli incentivi a evadere, dati dalla pressione fiscale media e dalla progressività del sistema 
tributario, dovrebbero avere segno positivo nel senso che al crescere delle pretese fiscali cresce 
la convenienza al sommerso economico. 

Le stime sono state condotte utilizzando un panel di osservazioni annuali su 15 paesi, 
consistente complessivamente di 54 dati all’interno del periodo 2000-2009. Per la precisione, 
le osservazioni sono quelle che si desumono dalla tab. 10 a partire dall’anno 2000 (visto che le 
variabili determinanti sono osservate soltanto a partire dall’anno 2000). Il panel non è bilanciato 
poiché la variabile di sinistra, il sommerso economico, presenta dei dati mancanti durante il periodo 
temporale di riferimento (tab. 10) e quindi il numero di osservazioni varia da paese a paese. 

Le stime dei parametri sono riportate nella tab. 26 mentre nella tab. 27 sono riportate le 
elasticità del sommerso economico alle variabili determinanti per l’Italia. 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

tab. 
26 
- stime 
della 
relazione 
tra 
sommerso 
economico 
e 
sue 
determinanti 


R2

. 


a 


ß 


. 


p 


. 


39.6 ( 16.26) 
-3.4 (-3.1) 

-1.5 (-2.2) 

-2.9 (-4.5) 

0.3 ( 4.5) 
0.5 (0.85) 
0.8 

* t di student in parentesi. 
tab. 
27 
- le 
elasticità 
del 
sommerso 
economico 
in 
italia 
rispetto 
alle 
variabili 
determinanti 


percezione dell’output pubblico 

-0.76 

progressività del sistema tributario 

0.05 

facilità dell’adempimento -0.47 
efficacia ed efficienza del sistema giudiziario -0.51 
pressione fiscale media 0.50 
Tutti i parametri hanno il segno atteso e, ad eccezione del parametro relativo all’indice 
che misura la progressività, presentano una significatività statistica adeguata. 

Il valore di sommerso economico che il modello "prevede" per l'Italia nel 2008 è pari al 
18,6%, contro il dato ufficiale del 17,5%. 

Va sottolineato l’ottimo adattamento di questa semplice equazione ai dati. Essi, è il caso 
di ricordarlo, si riferiscono a diversi paesi con tassi di sommerso radicalmente differenti. Evidentemente, 
i regressori selezionati21 sono in grado di restituire le motivazioni effettivamente sottostanti 
a quel tasso di sommerso stimato per un paese in un determinato anno. E’ opportuna una 
breve discussione per comprendere la dimensione delle elasticità stimate (che dicono di quanto 
varia in percentuale il tasso di sommerso economico se varia dell’1% una specifica variabile, tenendo 
costanti tutte le altre). 

Al migliorare della percezione dell’output pubblico il tasso di sommerso si riduce notevolmente. 
Se il rating dell’output pubblico cresce dell’1% il sommerso si riduce di quasi otto decimi 
di punto. Poiché l’indicatore è compreso tra 1 e 7 immaginiamo che esso si muova da un valore di 
5 a un valore di 6, cioè da una posizione buona a una posizione quasi ottimale. La variazione percentuale 
da 5 a 6 è pari a un incremento del 20% e quindi ciò si rifletterebbe in una riduzione del 
tasso di sommerso economico pari al 15,2% (cioè pari all’elasticità di -0,76 per il 20% di variazione 
percentuale della variabile). Per esempio, considerando che per l’Italia il tasso di sommerso economico 
ufficiale, stimato dall’Istat per il 2008, è pari al 17,5%, un miglioramento della percezione 
dell’output pubblico del 20% ridurrebbe il tasso di sommerso economico del 15,2%, cioè dal 17,5% 
al 14,8%. La riduzione appare di notevole entità: si deve concludere che la dimensione delle elasticità 
è esagerata? No, perché il passaggio dell’indice di percezione da 5 a 6 indica cambiamenti 
socio-economici e socio-culturali nei processi di produzione e di delivery dei servizi forniti dalla 

21 
Tratteremo negli esercizi di simulazione il total tax wedge esteso. Questa variabile non è però disponibile per il periodo 
utile al fine della regressione nella quale è stata, invece, considerata una media ponderata tra aliquota massima 
dell'Iva e il tax wedge. Questa variabile presenta una correlazione di 0,9 con il total tax wedge esteso nel 2010. 


4. La relazione tra il tasso di sommerso economico e le determinanti dell’evasione fiscale 
pubblica amministrazione. Questi mutamenti richiederebbero anni e pertanto sarebbe perfettamente 
comprensibile anche una variazione rilevante nella compliance dei contribuenti. 

Consideriamo, per fare un altro esempio, l’impatto della pressione fiscale media, valutata 
attraverso il total tax wedge esteso (par. 3.1.1). Se questo indicatore si riducesse del 10% il 
sommerso scenderebbe di circa il 5% (la relazione è diretta e presenta un’elasticità di 0,5 come 
si vede da tab. 27). Nel 2008 l’indicatore di pressione tributaria media legale valeva per l’Italia 
circa il 58,9% (si ricordi che l'indicatore contempla imposte dirette sul lavoro dipendente inclusi 
i contributi sociali a carico del datore di lavoro e l'Iva). Una riduzione del 10% implica di passare 
dal 58,9% al 51% di total tax wedge esteso. Questo implicherebbe una riduzione del sommerso del 
5%, cioè dal 17,5% al 16,6%, ancora una volta una riduzione notevole, ma per nulla irragionevole. 

In sintesi, le elasticità stimate sembrano di dimensione ragionevole. Le utilizzeremo per 
provare a fare qualche semplice esercizio di simulazione. 

Possiamo domandarci, ad esempio, come muterebbe, a parità di altre condizioni, il tasso di 
sommerso se le variabili misurate per l’Italia assumessero i valori osservati presso i più virtuosi paesi 
europei - virtuosi nel senso di mostrare valori ragionevolmente auspicabili dal punto di vista di una 
buona relazione fisco-contribuente - giusto per dare un senso pratico alle stime della nostra relazione. 
Occorre sempre ricordare che le stime devono essere considerate valori di massima, soggetti 
a cospicui errori di diversa natura, non ultimo quello connesso ai problemi di misurazione delle variabili. 
Inoltre, le ipotetiche variazioni di regime che andiamo a testare, nella realtà prenderebbero 
tempi molto lunghi, configurando vere e proprie maturazioni socio-economiche-culturali tanto della 
platea di contribuenti quanto della controparte rappresentata dalla pubblica amministrazione. 

I risultati presentati nella tab. 29 sono stati ottenuti attraverso le elasticità stimate (tab. 
27) nell’equazione che lega il tasso di sommerso in vari paesi e le sue potenziali determinanti. 
I calcoli sono descritti nel riquadro 6. Le simulazioni si riferiscono all’Italia e prendono in considerazione 
per l’anno 2012 i valori di 45,2% per la pressione fiscale apparente, 17,5% per il tasso 
iniziale di sommerso economico (il valore stimato dall’Istat per l’ultimo anno disponibile, il 2008) 
e, quindi, 55% per l’aliquota legale effettiva complessiva, data dal rapporto tra gettito osservato 
e prodotto interno lordo al netto del sommerso economico. 

L’ipotesi decisiva per interpretare i risultati è quella di parità del gettito osservato: dal 
momento che il tasso di sommerso si riduce e si riduce conseguentemente l’imposta evasa, le aliquote 
legali applicate per i vari tributi si riducono, nella misura necessaria a conservare la parità 
di gettito, appunto. Questa ipotesi è definita “restituzione fiscale”. 

Abbiamo spesso parlato di recupero di imposte evase e negli esercizi che andiamo a commentare 
sintetizzeremo alcuni risultati indicando una sorta di imposta evasa teorica recuperabile a fronte 
di modificazioni delle determinanti del tasso di sommerso economico. E’ opportuno però sottolineare 
ancora una volta che si tratta di gettito “teorico”: non è pensabile che nell’attuale situazione esista 
un equilibrio economico complessivo con ulteriori ingenti risorse che si spostano dal settore privato al 
settore pubblico. In questo senso l’imposta evasa recuperabile è teorica, perché è immediatamente 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

versata attraverso modificazione di aliquote legali ai contribuenti in regola, cioè gli importi recuperati 
restano nel sistema economico privato. Per rendersi conto della necessari età di questa ipotesi forniamo 
alcuni ordini di grandezza sulla possibile ripartizione di un onere aggiuntivo di altri 154 miliardi 
di euro (appunto il gettito teorico evaso calcolato come aliquota effettiva pari al 55% moltiplicata 
sull’imponibile evaso pari al 17,5% del Pil e cioè pari a circa 280 miliardi di euro; tab. 28). 

Per dare una rappresentazione quantitativa di questa idea, è possibile stimare, in misura 
molto approssimativa, una sorta di numero di evasori-equivalenti, vale a dire la platea di soggetti 
che non dichiarano tale base imponibile. Se, infatti, il Pil pro capite è pari a poco più di 27mila 
euro e il sommerso economico a circa 280 miliardi di euro, dividendo quest’ultimo per l’importo 
pro capite, si perviene a circa 10,4 milioni di soggetti teorici che guadagnano il Pil pro capite 
medio e che su tale importo evadono tutte le imposte (la stima dell’imposta totalmente evasa è 
sempre il 55% dell’imponibile sommerso). Ora, se questi evasori-equivalenti fossero, di volta in 
volta, concentrati, per assurdo, in una specifica categoria socio-economica, potremmo verificare 
(tab. 28) l’ammontare pro capite di imposta dovuta che si potrebbe in teoria recuperare. 

tab. 
28 
- onere 
unitario 
aggiuntivo 
se 
l’intera 
imposta 
evasa 
fosse 
pagata 
da 
alcune 
categorie 
di 
contribuenti 


20112012Gettito evaso (milioni di euro) 142.470 154.540 
importi medi per soggetto in euro 
Tutta la popolazione 2.396 2.599 
Tutte le famiglie 5.812 6.305 
Tutte (e solo) le imprese 27.006 29.294 
Tutte (e solo) i lavoratori autonomi 24.877 26.985 
Elaborazioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat. 
E’ del tutto evidente che nessun contribuente singolo e nessuna categoria nel complesso 
potrebbe sopportare un tale onere aggiuntivo, onere che deve essere considerato aggiuntivo per 
ciascun anno della vita lavorativa (viceversa se fosse una tantum, il sommerso si creerebbe nuovamente). 
Piuttosto che pagare tali imposte aggiuntive moltissime attività cesserebbero con la 
conseguente riduzione del livello assoluto di prodotto lordo. Certamente il sommerso diminuirebbe 
ma non crescerebbero le risorse a disposizione della pubblica amministrazione a causa della 
riduzione del prodotto medesimo. 

Il primo esercizio (tab. 29, scenario 1) riguarda una variazione positiva del senso civico-
economico indotta da una migliore percezione della quantità e della qualità dell’output pubblico. 
Si immagina che l’Italia di oggi conquisti lo score appannaggio del Belgio, con una crescita dell’indicatore 
di circa il 27% (scenario 1). Nella classifica di questo indicatore ciò equivale a passare 
dal 24° posto, in fondo alla classifica dei paesi Ocse considerati, al 9° posto, con un punteggio 


4. La relazione tra il tasso di sommerso economico e le determinanti dell’evasione fiscale 
che implica un ampio apprezzamento del ruolo della pubblica amministrazione, soprattutto con 
riguardo all’istruzione primaria, alla sanità, alle infrastrutture e all’istruzione secondaria, inclusa 
l’università, la ricerca e la formazione continua. 

tab. 
29 
- simulazione 
dell’impatto 
della 
variazione 
di 
alcuni 
indicatori 
sul 
tasso 
di 
sommerso 
economico 
per 
l’italia 
in 
ipotesi 
di 
restituzione 
fiscale 


scenario 1 

miglioramento 
del 
senso 
civico-economico 
dovuto 
a 
una 
migliore 
percezione 
dell'output 
pubblico 


l'indicatore per l'Italia passa da 
variazione % dell'indicatore 
il tasso % di sommerso economico passa da 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 

recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 


4,1 
26,8 
17,5 
280 
154 

38 

a 

a 
a 
a 

5,2 

(BELGIO) 

13,9 

223 

116 

scenario 2 

riduzione 
dei 
costi 
dell'adempimento 
spontaneo 
l'indicatore per l'Italia passa da 5,5 a 6,4 (DANIMARCA) 
variazione % dell'indicatore 16,4 
il tasso % di sommerso economico passa da 17,5 a 16,2 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 280 a 258 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 154 a 140 
recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 
14 
scenario 3 

incremento 
dell'efficacia 
e 
dell'efficienza 
del 
sistema 
giudiziario 
(valore 
atteso 
della 
sanzione) 


l'indicatore per l'Italia passa da 
variazione % dell'indicatore 
il tasso % di sommerso economico passa da 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 

recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 


3,2 

59,4 
17,5 
280 
154 

56 


a 

a 
a 
a 

5,1 

(STATI UNITI) 

12,2 

195 
98 

scenario 4* 

riduzione 
delle 
aliquote 
fiscali 
legali 
(minori 
incentivi 
a 
evadere) 


l'indicatore per l'Italia passa da 
variazione % dell'indicatore 
il tasso % di sommerso economico passa da 
l'imponibile sommerso in mld. di euro passa da 
l'imposta evasa in mld di euro passa da 

recupero 
di 
imposte 
evase 
in 
mld. 
di 
euro 


58,9 
-17,3 
17,5 
280 
154 

16 


a 

a 
a 
a 

48,7 

(SPAGNA) 

16,0 

256 

138 

* questo scenario implicherebbe riduzione del gettitto effettivo 

Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

Se accedesse questo “miracolo”, il tasso di sommerso passerebbe dal 17,5% al 13,9% con 
una riduzione di imposta evasa di oltre 38 miliardi di euro che andrebbero tutti a compensare 
i contribuenti in regola. Le aliquote legali si ridurrebbero di oltre il 5%, perché il gettito apparente 
rispetto al Pil si porterebbe su un valore del 42,8%, appunto il 5% in meno rispetto al dato 
di riferimento attuale, pari al 45,2%. In pratica si potrebbe evitare larga parte delle misure di 
inasprimento fiscale prese nel corso del 2011, che produrranno i loro maggiori effetti (recessivi) 
nel triennio 2012-2014. 

Per dare un ulteriore riferimento, è opportuno ricordare che la riduzione della prima aliquota 
dell’Irpef, dal 23 al 22%, comporterebbe un costo di circa 4,7 miliardi di euro, pari al prodotto 
tra 0,01 (riduzione dell’aliquota di un punto assoluto) per circa 31 milioni di contribuenti 
capienti, per il reddito di 15mila euro, che rappresenta il limite dello scaglione di riferimento 
della prima aliquota dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Tanto per sottolineare l’importanza 
di ricostruire attraverso adeguati canali e comportamenti una compliance bilaterale 
davvero funzionante. 

Con le già richiamate cautele nell’interpretazione di questi risultati, questa prima valutazione 
appare ragionevole. Tuttavia, non sembra che l’Italia si stia avviando su questa strada. 
L’ultimo episodio, in ordine di tempo, sui mancati rimborsi dell’IVA, certamente non accresce 
il tasso di compliance spontanea. I debiti di funzionamento della pubblica amministrazione nei 
confronti delle imprese hanno un ruolo importante nel distruggere la fiducia del contribuente nel 
rapporto con il fisco. Certe bizzarre procedure di accertamento, giocate più sul piano dei media 
che su quello dell’efficacia della procedura nell’accertare imponibili e imposte sottratte al fisco, 
non aiutano in questo senso. L’accanimento ottuso di alcuni elementi del processo di riscossione 
aggravano il quadro di un rapporto già pericolosamente compromesso. 

Con le stesse argomentazioni si commenta lo scenario 2, in cui si ipotizza una riduzione dei 
costi dell’adempimento spontaneo. Non vale neppure la pena di richiamare le tante statistiche 
sull’argomento, che posizionano l’Italia agli ultimi posti per complessità burocratica e fiscale. Per 
stabilire se queste graduatorie siano ingenerose, è sufficiente provare a leggere le 260 pagine delle 
istruzioni per la compilazione del modello Unico persone fisiche, oppure le 169 per le società di 
persone cui bisogna aggiungere le 93 per l’Irap o le 197 pagine che riguardano le società di capitali 
(sono “solo” 184 le pagine di istruzioni per gli enti non commerciali). Per un totale di 903 pagine. 

L’indicatore composito da noi costruito e presentato in tab. 23 colloca l’Italia al 20° posto 
nella graduatoria decrescente per facilità dell’adempimento spontaneo (solo Giappone, Spagna e 
Messico sembrano avere oneri maggiori in questo ambito). Anche modesti miglioramenti di questa 
variabile consentirebbero significative riduzioni di sommerso economico. Possiamo includere in 
questo ambito di attrito nella costruzione di una compliance efficace, anche la consuetudine amministrativa 
di imporre retroattivamente cambiamenti nelle regole del gioco fiscale: ciò accresce 
il costo dell’adempimento spontaneo e riduce la fiducia alla base della relazione bilaterale tra 
fisco e contribuente. 


4. La relazione tra il tasso di sommerso economico e le determinanti dell’evasione fiscale 
Di grande importanza nel comportamento fiscale sono, ovviamente, tanto la probabilità 
di incappare in una sanzione quanto l’ammontare atteso della sanzione. Approssimata questa 
variabile da un indicatore composto da diverse grandezze elementari riguardanti l’efficacia e 
l’efficienza del sistema giudiziario generale - ipotizzando che se queste caratteristiche sono presenti 
nel sistema della giustizia in generale, più o meno esse saranno presenti anche nel sistema 
dei controlli tributari - se ci spostassimo su valori paragonabili a quelli degli Stati Uniti il tasso di 
evasione crollerebbe al 12,2%, l’imposta recuperata e distribuita ai contribuenti in regola pari a 
56 miliardi di euro, le aliquote legali su tutti i tributi potrebbero ridursi di quasi l’8%. 

Come è stato evidenziato per gli indicatori relativi ai comportamenti della controparte 
pubblica, così nell’ambito di maggiori e più efficaci controlli i risultati in termini di riduzione del 
tasso di sommerso sono elevatissimi. Il punto è d’importanza dirimente e merita qualche considerazione 
aggiuntiva. 

Intanto nella modesta valutazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema giudiziario 
italiano non c’è alcuna critica di questa o quella categoria. E’ possibile addirittura immaginare 
che la scarsa efficacia dipenda in parte da risorse disponibili ridotte per l’effettuazione dei controlli 
(l’efficacia del sistema giudiziario in generale approssima l’efficacia dell’amministrazione e 
della giustizia tributaria). Maggiori controlli, implicano minore convenienza a evadere. In realtà 
anche maggiori sanzioni implicherebbero, in teoria, minore convenienza a comportamenti fuori 
dalla norma. Ma è molto di più di una sensazione l’idea che qualunque ammontare della pena 
senza un capillare sistema di controllo non abbia alcun impatto effettivo sul comportamento. 

Da ciò segue anche che sia necessaria molta attenzione alla possibile sovrastima dell’effetto 
deterrenza implicito nella spettacolarizzazione dei controlli. Non è la quantità di notizie sui 
mezzi di comunicazione che incide sul valore atteso della pena (che dipende dalla probabilità di 
accertamento), quanto la maturazione da parte della platea dei contribuenti che evadere il fisco 

o sommergere attività produttive sono azioni altamente rischiose. E tale convinzione si costruisce 
attraverso un sistema equilibrato, sobrio, magari silenzioso, certamente responsabile, di controlli 
finalizzati ad accertare comportamenti non corretti piuttosto che a infliggere pene accessorie, 
anti-economiche e capricciose non previste dall’ordinamento giuridico, quali l’esposizione al 
pubblico ludibrio o la chiusura dell’attività per violazioni marginali. 
Infine, veniamo al punto più complicato dell’analisi. Esso riguarda il ruolo delle aliquote 
legali nel determinare il tasso di evasione. Nella tab. 29 (scenario 4) affermiamo che, nell’ipotesi 
di un total tax wedge esteso che si riducesse del 17,3%, portandosi, per esempio, al livello spagnolo, 
il tasso di sommerso si ridurrebbe di un punto e mezzo assoluto, implicando un’emersione 
di imposta evasa pari a 16 miliardi di euro. Questa conclusione non è pacifica. Il nostro semplice 
modello non può distinguere, in questo caso, la riduzione di sommerso derivante dalla riduzione 
automatica dell’obbligazione fiscale dalla riduzione di imposta evasa, che quindi incrementerebbe 
il gettito, derivante dalla minore convenienza all’evasione. In ogni caso, l’equazione stimata 
indica che, a prescindere da variazioni del gettito emerso, la riduzione delle aliquote legali 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

riduce il tasso di sommerso economico. Il processo va seguito con attenzione: non si tratta di immaginare 
che un contribuente che evade totalmente 100 euro di imposta passi a pagarne diciamo 
45,65 (cioè prima evadeva imposte pari al 55,0% di 100, cioè tutto il dovuto, e ora pagherebbe 
tutte le imposte con l’aliquota legale che si è ridotta del 17,3%, cioè dal 55,0% al 45,65%). Invece, 
molti contribuenti che nascondevano una quota mediamente pari al 17,5% ora ne nasconderanno 
una pari al 16,0%, visto che la somma tra le imposte pagate sul reddito già emerso e quelle da 
pagare sul nuovo reddito emerso (l'1,5%% di differenza tra 17,5% e 16,0%) è inferiore alle imposte 
complessivamente pagate in precedenza su un reddito emerso pari a all’82,5% del reddito effettivo 
(cioè 100 meno il tasso di sommerso prima della variazione delle aliquote legali). 

E’ opportuno sottolineare che le nostre stime indicherebbero una forte riduzione di gettito, 
a parità di alte condizioni, se le aliquote legali fossero ridotte. La riduzione delle aliquote 
legali deve essere sviluppata in combinazione con il miglioramento di altri indicatori riguardanti 
la percezione dell’output pubblico, l’efficienza dei controlli, la facilità dell’adempimento 
dell’obbligazione fiscale. 

Anche la riduzione della progressività del sistema tributario potrebbe ridurre il tasso di evasione 
e il sommerso economico. Tuttavia, probabilmente a causa di errori di misurazione dell’effettiva 
progressività del sistema, la variabile non risulta rivestire un ruolo determinante. La riduzione 
di sommerso economico in risposta a una riduzione della progressività sarebbe molto marginale. 

riquadro 
6 
- i 
calcoli 
effettuati 
per 
le 
simulazioni 
di 
variazione 
del 
tasso 
di 
sommerso 
economico 
e 
del 
gettito 
teorico 
in 
risposta 
a 
variazione 
delle 
determinanti 
dell’evasione 
fiscale 


I risultati presentati nella tab. 29 sono stati ottenuti attraverso le elasticità stimate (tab. 27) 
nell’equazione che lega il tasso di sommerso in vari paesi e le sue potenziali determinanti. Le simulazioni 
si riferiscono all’Italia e prendono in considerazione per l’anno 2012 i valori di 45,2% per la 
pressione fiscale apparente, 17,5% per il tasso iniziale di sommerso economico e, quindi, 55% per 
l’aliquota legale effettiva complessiva. 

I calcoli sono effettuati a parità di gettito osservato: dal momento che il tasso di sommerso si 
riduce e si riduce conseguentemente l’imposta evasa, le aliquote legali applicate per i vari tributi si 
riducono, nella misura necessaria a conservare la parità di gettito, appunto. Questa ipotesi è definita 
“restituzione fiscale”. 

La variazione del tasso di sommerso economico è pari alla variazione percentuale dell’indicatore 
per la rispettiva elasticità del tasso di sommerso economico rispetto all’indicatore stesso. Il nuovo 
valore dell’imponibile sommerso è pari al prodotto tra il Pil nominale, sempre pari al valore del 2012 
di 1600 miliardi di euro per il nuovo tasso di sommerso economico. 

L’interpretazione dello scenario 4 è più complicata. Resta ferma l’idea che la riduzione dell’aliquota 
legale media riduca il vantaggio a evadere e quindi faccia emergere, a parità di altre con



4. La relazione tra il tasso di sommerso economico e le determinanti dell’evasione fiscale 
dizioni, imponibile ed imposta evasa. Tuttavia, con i dati che caratterizzano attualmente il nostro 
sistema economico e con un’elasticità stimata del sommerso economico all’aliquota legale (indicata 
mediante il total tax wedge esteso) una riduzione di aliquote creerebbe una forte riduzione di gettito 
apparente (le imposte pagate a qualsiasi titolo), a prescindere da effetti macroeconomici moltiplicativi 
del reddito che non sono, ovviamente, considerati nell’equazione stimata. 

Per rendersene conto è sufficiente calcolare di quanto varierebbe il gettito apparente al variare 
dell’aliquota effettiva legale. Ciò conduce a calcolare, rispetto all’aliquota media legale aggregata 

tL, 
dTA = d(tAY) = d(tL(1–tS)Y) che fornisce 
dTA/TA 
= dtL/tL (tL/tA) (1–tS(1+e(tS,tL))), in cui A indica apparente, L legale, S sommerso. 


Questo calcolo evidenzia facilmente che se l’aliquota legale è uguale all’aliquota apparente (tA), 
cioè se il tasso di sommerso è zero (tS=0) la variazione percentuale del gettito apparente è uguale 
alla variazione percentuale dell’aliquota media legale aggregata. D’altra parte, l’ipotesi di riduzione 
delle aliquote legali, come detto, porterebbe a una riduzione del gettito su tutti i redditi emersi 
prima della variazione dell’aliquota e un incremento del gettito derivante dall’emersione di base 
imponibile, visto che il tasso di sommerso ha un’elasticità di 0,5 rispetto alle aliquote (se scendono 
queste scende il tasso di sommerso). Quindi dalla precedente equazione si derivano le condizioni 
affinché tra i due movimenti si generi invarianza di gettito apparente. In simboli questa condizione 
si esprime come 

(1–tS)/tS = e(tS,tL), che non è evidentemente soddisfatta dalle nostre stime (il membro di sinistra, 
con un tasso di sommerso del 17,5% vale circa 4,7, mentre l’elasticità del tasso di sommerso 
economico all’aliquota legale aggregata vale soltanto 0,5). Per ottenere l’invarianza di gettito, data 
l’elasticità del tasso di sommerso all’aliquota legale aggregata, dovremmo osservare un tasso di 
sommerso economico pari al 65% circa del prodotto lordo. Questo risultato non è paradossale: dice 
semplicemente che per ottenere dagli evasori risorse aggiuntive per compensare il minore gettito 
dei contribuenti in regola, il tasso di sommerso, data la nostra elasticità dovrebbe essere particolarmente 
capiente ex ante per ridursi, dopo la variazione, in modo tale da fare emergere il necessario 
volume di imposte. Infine, si deve riconoscere che l’espressione (1–tS)/tS è uguale al rapporto tra il 
gettito apparente e il gettito teorico evaso (723 miliardi di euro rispetto a 154 miliardi di imposta 
teorica evasa). Se questo rapporto è comunque rilevante, come fortunatamente è anche nel nostro 
paese, nonostante il più elevato tasso di evasione tra i paesi considerati, una manovra sulle aliquote 
legali creerebbe un deficit aggiuntivo nei conti pubblici, qualora non fosse accompagnata da qualche 
idoneo miglioramento nelle altre grandezze determinanti dell'evasione. 

Con alcuni passaggi si ottiene, infine, la formula per l’elasticità dell’imposta evasa TS alle determinanti 
del sommerso economico: 

e(TS, xj) = 

e(tS, xj) (tA/tL) (1/(1–tS)2), dove tS è il tasso di sommerso economico (YS/Y) e xj 
è l’indicatore 
del total tax wedge esteso che possiamo considerare proporzionale all’aliquota legale aggregata 


Ufficio Studi Confcommercio · Una nota sulle determinanti dell'economia sommersa 

(tL). Con i dati attuali per il nostro paese, questa formula indica che la variazione percentuale 
dell’imposta evasa è del 20% superiore alla variazione percentuale del tasso di sommerso economico, 
sempre in risposta a una variazione percentuale di una determinante del sommerso economico. 
Questa formula è stata utilizzata per calcolare la nuova imposta evasa dopo la variazione della 
determinante del sommerso economico, cioè 0,6 (pari al 20% in più dell’elasticità del tasso di sommerso 
all’indicatore di pressione legale uguale a 0,5) moltiplicato per la variazione del meno 17,3% 
dell’indicatore (portando l’Italia all’aliquota della Spagna) moltiplicato per l’imposta teorica evasa 
(0,173x0,6x154=24 miliardi di euro). Questo fornisce il nuovo gettito teorico dovuto al contributo del 
minore tasso di sommerso economico. 


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A cura dell’Ufficio Studi 

confcommercio-imprese 
per 
l’italia 


maggio 2012 


 
