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Home - Approfondimenti - La nota - Squinzi alla guerra delle “province”

Squinzi alla guerra delle “province”

22 Maggio 2013
in La nota

La politica non c’è riuscita, la Confindustria ci prova. Con la grande riforma targata Carlo Pesenti, l’associazione punta a ridurre di molto il numero delle sue strutture territoriali, oggi circa 300 tra categorie e province. Nell’associazione di Viale dell’Astronomia i veri sprechi avvengono, infatti,  sul territorio. Il centro confederale di Roma, per dire, ponte di comando nazionale, costa solo 38 milioni di euro l’anno: meno di quel che costano molte strutture di provincia. L’obiettivo è quindi da un lato risparmiare risorse (circa il 30% sui 500 milioni annui di costi complessivi), dall’altro rendere più snello ed efficiente l’elefantiaco apparato, offrendo agli associati servizi migliori e più qualificati. Il modello è quello dell’Unione del Lazio, messo a punto da Aurelio Regina tre anni fa: un ‘’centro’’ forte accompagnato da presidi territoriali. Nel Lazio, infatti, da cinque province si è scesi a una sola struttura, quella di Roma, che grazie alle moltissime grandi imprese associate è ormai pari, per potenza, all’Assolombarda.

L’accorpamento studiato da Regina, che oggi viene addirittura preso a modello per una riforma nazionale, non ha avuto però vita facile: la stessa presidente dell’epoca, Emma Marcegaglia, non ha mai sponsorizzato l’impresa. E’ facile immaginare che resistenze anche maggiori ci saranno di fronte a questa riforma che punta a sfoltire poltrone su ben più larga scala. Il taglio di machete non sarà infatti indolore per la pletora di presidenti e vice che formano il corpo politico delle strutture. Non è questione di retribuzione: le cariche confindustriali sono tutte a titolo gratuito. E’, piuttosto, un fatto di prestigio. Un presidente di associazione, anche piccola e periferica, nel suo territorio è comunque un’autorità: come si usa dire, ‘’siede in prima fila’’, con il vescovo, il sindaco e il prefetto. Tolto l’aquilotto confindustriale dal bavero della giacca, torna ad essere un imprenditore tra i tanti. Inoltre, a rendere più complicata la faccenda, c’è che l’accorpamento non potrà essere effettuato di imperio: ogni singola struttura dovrà decidere di aderire autonomamente. Per facilitare la scelta è stato previsto un meccanismo premiale per le strutture che accetteranno il ‘’sacrificio’’:  più posti in giunta e sconto sui contributi associativi.

Ma questo è solo il punto di partenza di una riforma più complessiva, che dovrebbe restituire smalto e dinamismo a una associazione negli ultimi anni decisamente appannata. Un altro dei temi chiave riguarda lo sfoltimento dei servizi agli associati, che oggi pagano cospicui contributi annuali, resi più onerosi dalla crisi che attanaglia l’economia e riduce al minimo i bilanci delle imprese. L’idea è quella di dare il massimo potenziamento a quattro comparti, che rappresenteranno il core business dell’associazione: area sindacale, internazionalizzazione, credito, innovazione e ricerca. Su questi temi si punterà a dare la migliore assistenza possibile, mentre per altri servizi di minore impatto la scelta sarebbe quella di reperirli sul mercato.

Oltre al taglio delle ‘’province’’ si punta anche a ridurre gli organismi dirigenti. Il direttivo, che negli anni si è allargato a dismisura, dovrebbe essere del tutto abolito, mentre la Giunta, potenziata, diverrebbe il vero ponte di comando, dove si prendono le decisioni. Cura dimagrante anche per il comitato di presidenza, che dovrebbe ridursi nel numero dei membri, puntando in compenso su nomi forti e autorevoli. Ridotti all’osso anche i vicepresidenti, ai quali verrebbero date poche e precisissime deleghe. Infine, dovrebbe cambiare anche la modalità di elezione del presidente. Basta con le riunioni carbonare nei corridoi: la nuova stagione richiede, anche per la Confindustria, un sistema di selezione aperto, trasparente e moderno. Chiunque ritenga di averne i requisiti potrà candidarsi alla presidenza, ufficializzando la  propria candidatura circa sei mesi prima. Dopodiché, sulla base di un preciso programma di ‘’governo’’, ciascun candidato farà la campagna elettorale sul territorio.  Un sogno? Può essere. Certo non sarà facile far passare quella che appare, più che una riforma, una vera rivoluzione. Ma per ora circola un discreto ottimismo sulla possibilità di farcela. Entro luglio Carlo Pesenti conta di presentare in Giunta le linee guida. Poi verrà stesa la bozze del nuovo statuto, da approvare entro il 2014, con l’obiettivo di rendere operativa la ‘’nuova Confindustria’’ a partire dalla prossima presidenza, nel 2016. Sempre che tutto fili liscio, ovviamente.

 

Nunzia Penelope

 

Tags: Confindustria
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