La frase più forte Mario Draghi la dice a braccio, alzando gli occhi dalle 18 pagine scarse delle Considerazioni finali 2010 e fissando la platea dove lo ascolta con attenzione il consueto parterre di banchieri, industriali, sindacalisti, quest’anno un po’ meno folto del solito: “Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace – scandisce il Governatore – e io credo che gli evasori fiscali siano tra i responsabili”. Quasi una replica, sia pure indiretta, a Silvio Berlusconi, che pochi giorni fa, parlando della manovra economica, aveva promesso: “‘non faremo macelleria sociale”. Draghi oggi quella manovra la promuove (nelle attuali condizioni, precisa, non si poteva fare altro) ma ci tiene a ricordare che se l’economia è in difficoltà molta colpa, in Italia, è addossabile a chi evade le tasse. A partire dall’Iva: ‘se fosse pagata interamente, il nostro rapporto debito pil sarebbe tra i più bassi d’Europa”‘, dice Draghi, ricordando che tra il 2005 e il 2008 il 30% della base imponibile dell’Iva è stato evaso. In termini di gettito sono oltre 30 miliardi l’anno, 2 punti di pil: un bel paradosso, per un paese che da anni insegue inutilmente il miraggio di crescere della stessa percentuale, per il quale quei due punti – in più o in meno – segnano la differenza tra la salvezza e il declino. Contrastare e ridurre l’evasione fiscale, secondo il Governatore, deve essere quindi una priorità dell’esecutivo. Non solo per un principio etico, ma proprio perché è la strada obbligata se si vuole arrivare a quella riduzione della pressione fiscale necessaria al rilancio della crescita. “L’evasione fiscale – afferma Draghi – è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga; riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti”. Il governo – riconosce il Governatore – ha introdotto misure di contrasto all’evasione fiscale: l’obiettivo immediato è il contenimento del disavanzo, “ma in una prospettiva di medio termine la riduzione dell’evasione deve essere una leva di sviluppo, deve consentire quella delle aliquote; e il nesso fra le due azioni va reso visibile ai contribuenti”. Ma all’evasione Draghi associa anche la corruzione, l’altra piaga italiana che ostacola la crescita dell’economia: “relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche – ha sottolineato – in alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le periodiche graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata. Studi empirici mostrano che la corruzione frena lo sviluppo economico”. In questo momento di crisi, aggiunge, “i costi dell’evasione fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili”. Passaggi forti, che fotografano un paese in cui il ricorso all’illegalità in economia sembra diffondersi in maniera esponenziale, come dimostra il moltiplicarsi di inchieste giudiziarie che puntano i riflettori non solo su politici e grand commis di Stato, ma anche su importanti gruppi industriali, e come confermano i dati della stessa Banca d’Italia, che parlano di una economia sommersa ormai pari al 16% del Pil. Ma si tratta di cifre datate 2006. Giusto l’anno in cui Draghi inaugurava il suo mandato di Governatore riconoscendo alla magistratura il contributo importantissimo nella lotta alla corruzione in economia; il riferimento era alle scalate Antonveneta, Rcs, e Unipol Bnl, che avevano portato, tra l’altro, alle dimissioni di Antonio Fazio dalla Banca d’Italia. Sembrava, allora, che un’epoca del tutto diversa si stesse aprendo, all’insegna della trasparenza e della legalità. Invece, dopo quattro anni, abbiamo scoperto che i “furbetti” di allora erano quasi dei boy scout, rispetto ai casi recenti di corruzione scanditi quasi quotidianamente dalle cronache. Non stupisce, dunque, che Draghi abbia ritenuto necessario lanciare l’allarme. Stupisce, piuttosto, che solo quattro giorni fa, nel suo discorso all’assemblea generale di Confindustria, la presidente Emma Marcegaglia non abbia fatto il minimo cenno a questi gravissimi problemi.
Nunzia Penelope
























