Sembra che le università non facciano bene ai segretari generali dei sindacati. L'episodio di contestazione di cui è stato oggetto Guglielmo Epifani all'università Roma tre ha riportato alla memoria di tutti quella più famosa, avvenuta alla Sapienza ai danni di Luciano Lama nel 1977. Sia chiaro, non è nemmeno da paragonare questa incursione, di qualche decina, o anche 150 come hanno detto loro, studenti a una riunione sindacale con l'aggressione, fisica e pericolosa, che gli ambienti dell'Autonomia fecero a Roma al leader della Cgil. Una cosa tutta diversa, anche perché erano diversi i tempi. Allora l'Italia ribolliva tra la seconda contestazione giovanile, dopo quella del 1968, e, ben più pericolosa, l'eversione del terrorismo. E poi allora fu forte lo shock causato dalla rottura di un clima, perché nessuno aveva contestato Lama e in generale il segretario generale della Cgil, nemmeno nel pieno dell'autunno caldo.
A Roma tre si è fatto un po' di chiasso, il momento più duro sembra sia avvenuto quando la polizia ha rotto, brutalmente hanno denunciato gli studenti, il setto nasale di uno di loro. S'è visto di peggio. Quello che colpisce non è allora la contestazione, né che degli studenti respingano una riforma universitaria, perché nessuna è passata indenne, quanto la protesta che loro hanno espresso contro il sindacato per l'accordo per il welfare.
Hanno gridato contro quell'accordo, che a loro vedere aggravava la precarietà dei giovani, e anche contro il referendum dei sindacati svolto, hanno detto, in un clima di disinformazione e in presenza di vistosi brogli. Dove si siano formati queste idee purtroppo non è difficile immaginarlo, ma questo la dice lunga sull'effetto deleterio che hanno certi esponenti sindacali e politici che non hanno esitato a gridare ai quattro venti appunto che l'accordo andava contro i giovani e che il referendum era tutto un imbroglio.
Non vale qui ribadire che quell'accordo sia il primo, anche se timido, tentativo di riequilibrare la condizione dei giovani e che il referendum sindacale sia stata una prova alta di democrazia per il nostro Paese, come non eravamo abituati a vedere. Preme semmai sottolineare lo stridore tra gli attacchi al sindacato delle scorse settimane e il fatto che non si sia avvertita all'interno del sindacato alcuna eco di tutto quanto è successo. Il direttivo della Cgil per ora ha deciso di approfondire l'argomento della democrazia interna e della unicità della linea strategica. C'è solo da sperare che non finisca tutto in una bolla di sapone.
Massimo Mascini
























