Uno dei mali peggiori tra quanti ce ne ha portati la crisi della legislatura, è stato l'addio generale alla riforma della contrattazione. Ci si lavorava da anni e sembrava che tutto combinasse perché finalmente partisse questo difficile negoziato. Pur mancando ancora una posizione unitaria dei sindacati, la volontà generale era per cominciare a discutere. Cesare Damiano si era convinto a questo passo, anche perché si era reso conto che nel sindacato erano tutti, più o meno, pronti. Pesava non poco la determinazione di Luca Cordero di Montezemolo, che voleva coronare con questo accordo la sua presidenza.
La caduta del Governo, la rinuncia di Franco Marini e il conseguente scioglimento delle Camere ha fatto cadere tutti questi progetti. Se ne parlerà con la prossima legislatura, ma sarà necessario ricominciare tutto daccapo, con un nuovo Governo, con un nuovo presidente di Confindustria, con i sindacati che comunque dovranno fare i conti con una realtà del tutto cambiata. Insomma, tutti a casa.
Forse. Perché questa potrebbe anche essere al contrario l'occasione per le parti sociali per mostrare una vera autonomia dalla politica. Perché è vero che un accordo sul modello contrattuale non può fare a meno dell'avallo del Governo ed è anche vero che sempre il Governo è datore di lavoro molto importante, responsabile di tutto quanto attiene al pubblico impiego. Ma è anche vero che le parti sociali, Confindustria e le altre organizzazioni datoriali e i sindacati, potrebbero benissimo cominciare a trattare senza aspettare la prossima legislatura e il prossimo Governo. Potrebbero discutere tra loro e mettere a punto una sorta di avviso comune, valido solo per l'impiego privato, ma che potrebbe poi essere esteso a tutti i lavoratori. Potrebbero indicare come vorrebbero un nuovo modello contrattuale e indicarlo tutti assieme.
Una carta da offrire al prossimo Governo, quale che esso sia, che avrebbe poi grandi difficoltà a non proseguire nella strada indicata. Paradossalmente le parti sociali, senza il vincolo e la presenza del Governo e senza l'ombra alle spalle dei partiti, impegnati nella gara elettorale, avrebbero le mani libere per mettere a punto un progetto davvero importante.
Bisogna avere il coraggio di cominciare, per rendersi poi conto che l'accordo è davvero a portata di mano.
Qualcuno deve fare la prima mossa.
Massimo Mascini
























