Le indicazioni dei centri di previsione ci lasciano sempre abbastanza freddi. Il cumulo di errori commessi in occasione di tante elezioni ci ha abituato a diffidare. Ma le cifre indicate dall'Eurispes circa la vera consistenza dell'inflazione sono così sbalorditive che anche se fossero parecchio sbagliate per difetto sarebbero comunque inquietanti. L'inflazione non è al 2%, ma all'8%. In cinque anni, dal 2001 al 2005 i prezzi al consumo sono saliti del 23%. Dal 2006 il tasso inflativo è al 5% e negli ultimi mesi ha compiuto un altro balzo.
C'è davvero da meravigliarsi. Tutti si erano accorti che salari e stipendi non bastavano più, che la sindrome della quarta settimana non era un'invenzione della Caritas, ma una realtà dolorosa. Ma nessuno pensava che la situazione potesse essere così disastrosa.
Adesso non sarà sufficiente dolersi di quanto avvenuto, è necessario che in qualche modo si provveda a un risarcimento, per mettere le famiglie in grado di risolvere i problemi più urgenti. Che ci sia o meno il "tesoretto", è necessaria un'iniezione di liquidità.
E sarà bene che le parti sociali interessate alla riforma della contrattazione tengano conto di questa realtà. I più estremisti hanno subito invocato un ritorno della scala mobile, ma non è svanito il ricordo dei guasti che quel sistema di indicizzazione aveva causato. I meccanismi automatici sono sempre dannosi. Ma qualcosa serve, e fidarsi delle indicazioni dell'Istat è ormai difficile.
Massimo Mascini
























