Tempi duri per la partecipazione? Non sembra proprio. Le parti sociali, sindacati e Confindustria, non ce la faranno a mettere a punto un avviso comune, così come ha chiesto loro il governo. La nota che pubblichiamo su quanto emerso in un interessante seminario dell’Ale, l’Agenzia lavoro ed economia, lo chiarisce con nettezza. Confindustria e Cgil non sembrano smaniose di partecipazione. Nel nostro paese ce n’è, affermano gli industriali, anche troppa, perché andare avanti? Il sistema in vigore già prevede un coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’azienda, ha dato buoni frutti, perché rovinarlo per la smania di andare avanti? E la Cgil è come sempre ingolfata nei suoi problemi, presa dalla rottura che ha celebrato sul modello contrattuale per uscire allo scoperto. Al massimo è pronta a fare qualcosa per la rappresentanza, forse solo per la democrazia sindacale, come si vota, chi presenta le piattaforme, chi e come può rinnovare un contratto. Non altro.
Ma la novità non è questa, perché se si eccettuano Cisl e Uil, la partecipazione non ha mai avuto vita facile nel nostro paese. Le esperienze felici di Olivetti ed Electrolux sono rimaste eccezioni, non hanno mai fatto scuola. Il punto è che governo e Parlamento sembrano aver deciso di andare avanti. Sacconi è stato chiaro con le parti sociali, o mi portate l’avviso comune, ha detto, o noi comunque ci muoveremo. E Treu proprio al seminario Ale ha confermato quello che sapevamo, che il Parlamento stavolta non si ferma.
Un dato positivo? Purtroppo sì. Purtroppo perché tutto ciò conferma la scarsa capacità di guardare lontano di importanti rappresentanze sociali del nostro paese. Il sindacato è in difficoltà, la Confindustria non sta vivendo un momento felice per questa pesante crisi che stiamo sopportando, ma invece di prendere atto dell’esistenza dei problemi e guardare lontano, tutte e due queste organizzazioni, pure vitali per il nostro paese, si chiudono nel loro recinto. Ma questo non dà certezze, al contrario.
Il diario del lavoro ha promosso un dibattito sul tema del sindacato di domani e lo ha tradotto in un libro che stiamo presentando in tutta Italia e il ritornello ricorrente di tutti coloro che partecipano a questi dibattiti è sempre lo stesso, le parti sociali non sono in grado di rappresentare il paese, o cambiano o spariscono. Che spariscano è difficile, perché c’è una gran voglia di sindacato, specie in questi tempi di crisi, ma certo queste rappresentanze non aiutano a superare, ma nemmeno ad affrontare i grandi problemi della nostra società, i dualismi, quello Nord Sud, quello, gravissimo, degli outsider e degli insider. Eppure il compito delle rappresentanze speciali dovrebbe essere quello di risolvere questi problemi, o almeno di provarci. Compito difficile, certo, ma proprio per questo ineludibile.
Massimo Mascini
27 novembre 2009
























