Esistono le buone relazioni industriali. La prova del nove è venuta dai chimici con il rinnovo del loro contratto collettivo. Le due delegazioni si sono riunite una prima volta a metà novembre e hanno studiato i problemi aperti. Il secondo appuntamento era fissato per il 6 dicembre. Non c'è stato bisogno di altro. A fine riunione una firma e il contratto era rinnovato, con un aumento di 103 euro mediamente al mese per i prossimi due anni. Un contratto che scadeva a fine anno e che quindi è stato rinnovato mentre era ancora in vigore.
Era solo il rinnovo del biennio economico, è vero, ma i problemi c'erano lo stesso. O avrebbero potuto esserci se i protagonisti fossero stati altri. Non è che i metalmeccanici sono sempre i cattivi, ma effettivamente le loro esperienze sono tutte diverse. Sempre battaglie campali, sempre con il futuro della classe operaia in bilico, appeso a quell'ultimo contratto. Ma soprattutto sempre la cultura del <più uno>, il resistere un minuto più del padrone, pratica che forse andava bene negli anni settanta, e non è assolutamente detto, certo stride in tempo di globalizzazione.
Ma se i problemi veri sono quelli della crescita, dell'occupazione e del salario che deve almeno seguire l'inflazione, allora forse è giunto il momento di avere relazioni industriali che servano a sciogliere i problemi e non a crearne di nuovi. L'accordo del 1993 era chiaro su come i contratti andavano rinnovati, quelli normali e quelli del biennio economico, ma troppo spesso le trattative si sono impantanate ed è scattato il braccio di ferro che, comunque vada a finire, è sempre distruttivo di energie vitali che andrebbero spese meglio.
La maturità sindacale, e parlo di quella di soggetti che rappresentano sia lavoratori che imprese, non è un appannaggio dei settori capital intensive. Per i chimici può essere più facile e lo hanno dimostrato negli anni. Come per le imprese dei settori energia e petrolio, dove mi dicono si sta per chiudere il contratto anche questo prima della scadenza. Anche per i settori dove il costo del lavoro è oggettivamente un problema primario è possibile svolgere relazioni industriali ottimali. Io anzi credo che siano proprio questi i settori dove le regole dovrebbero essere più stringenti, perché avere forti guide lines può rappresentare una risorsa nei momenti di necessità. Bisognerebbe provarci.
Massimo Mascini
























