Come al solito, Sergio Marchionne, l'a.d. Fiat, ha spiazzato tutti. Sindacati, ma anche Federmeccanica. Le organizzazioni dei lavoratori hanno visto il suo gesto come il tentativo di depistare il negoziato contrattuale, spingerlo tutto su uno scambio salario contro flessibilità, oscurando gli altri temi al centro della loro piattaforma rivendicativa, in particolare il nuovo inquadramento e la gestione del mercato del lavoro, temi ai quali tengono moltissimo.
Ma anche Federmeccanica ha dovuto prendere atto di un gesto che in qualche modo la mette in difficoltà, anche se nessuno mai lo riconoscerà. Perché è evidente il giudizio negativo di Marchionne sul modo in cui è stata portata avanti la trattativa contrattuale. Può essere stata colpa del sindacato il fatto che dopo quattro mesi di incontri ancora non sia stato raggiunto un accordo e si passi adesso agli scioperi, ma al tavolo di negoziato si è in due e quindi la responsabilità va divisa tra la delegazione sindacale e quella padronale.
Non è un caso, infatti, che Massimo Calearo, il presidente di Federmeccanica, nella sua cauta dichiarazione, nella quale non poteva non dire che il gesto dell'amministratore delegato della Fiat era giusto ed efficace, ha anche sottolineato che si tratta di un'azienda che va bene, ha i conti a posto. Come a dire che lui deve tener però conto anche di quelle aziende che sono un po' border line, quelle che non ce la farebbero a sostenere il peso di un aumento salariale troppo alto, frutto di un negoziato poco accorto.
Proprio per questo è difficile che il gesto dell'azienda torinese abbia poi effettivamente un risultato sulla trattativa, nel senso di spingerla decisamente verso una conclusione a breve. Le parti useranno semmai una doppia cautela, attenti a non aprirsi all'avversario, perché di tale si tratta. Questo nel breve periodo, perché è indubbio che Marchionne abbia messo il dito sulla piaga, cioè su un sistema di relazioni industriali che non funziona più bene. O almeno non funziona bene nel settore della metalmeccanica, che però non è proprio l'ultimo e il meno significativo. Adesso la trattativa interconfederale sul modello contrattuale non potrà non subire un'accelerazione. E bene ha fatto Alberto Bombassei a sottolinearlo. Perché, al di là delle vicende dei metalmeccanici, è lì che adesso il mondo produttivo guarda, per dotarsi finalmente di un sistema di contrattazione che non risulti un handicap, ma al contrario riesca a liberare risorse.
Massimo Mascini
























