Il grillismo imperversa. Ciò che stupisce di più è che la protesta contro i comportamenti dei politici imperversi ormai anche tra gli stessi politici, che, non potendosela prendere con se stessi, attaccano chiunque capiti a tiro. Adesso è il turno dei sindacati e non c'è nessuno che si salvi. L'ultimo caso, quello di Marco Rizzo che protesta contro i brogli che verrebbero commessi nel referendum che le confederazioni sindacali stanno svolgendo nelle fabbriche e tra i pensionati sul protocollo del welfare, è stato davvero capace di meravigliarci. Un rappresentante della sinistra, quindi, si presume, intenzionato a difendere gli interessi dei più poveri, nel caso specifico dei lavoratori, spara a zero contro la manifestazione più democratica cui è stato possibile assistere negli ultimi anni. Rizzo non esita ad andare in televisione e a parlare di brogli elettorali, affermando che sta capitando di tutto ai seggi referendari, che c'è chi vota più volte senza che sia possibile in alcun modo frenare queste manifestazioni indecenti. La reazione dei sindacati è stata ferma e corale. Non a caso è stato sottolineato come garanti della limpidezza della votazione siano le Rsu, le rappresentanze sindacali in azienda, organismo direttamente e democraticamente eletti dai lavoratori. Basterebbe questo, se non fosse più che sufficiente il livello morale irreprensibile dell'intera classe sindacale. Ma non colpisce tanto la facilità con la quale si getta fango sui sindacati, che restano tra le poche istituzioni degne di merito del Paese, quanto i motivi che sottostanno a questi attacchi. Perché nessuno ignora che la lotta dura che i partiti della sinistra radicale stanno portando al sindacato è motivata solo dalla necessità di recuperare in qualche modo spazio tra quello che essi ritengono sia il proprio elettorato. Gli sta scappando di mano, cresce tra gli elettori della sinistra estrema la voglia di non votare se non di provare un voto di sfida. Non reggono, questa la verità, l'essere partito di governo, preferiscono di gran lunga essere partito di lotta, come sempre. Si sono resi conto che non si può essere tutte e due le cose e preferiscono il <tanto peggio, tanto meglio>. E così attaccano il sindacato perché ha stretto con il Governo un accordo e se questo ne esce male, a loro non interessa, anzi hanno colto il loro obiettivo, quello di essere loro e solo loro i difensori del lavoro. Che poi il lavoro lo difenda bene il sindacato e solo il sindacato, questo non conta nulla. E se per questo si deve gettare fango al sindacato e, così, ai loro rappresentati, nemmeno ci si pensa. Appunto, un partito di distruttori. Ma i lavoratori queste cose le sanno leggere.
Massimo Mascini
























