Potrebbe cominciare nei prossimi giorni la trattativa tra sindacati e imprenditori per il nuovo modello contrattuale. Non c'è più nessuno che si dica contrario. Anche Guglielmo Epifani ha riconosciuto pubblicamente la necessità di questo negoziato. E' però sorto un nuovo problema, la partecipazione del Governo. Il modello deve essere unico per tutto il mondo del lavoro, ha detto il leader della Cgil, l'Esecutivo quindi deve essere al tavolo. E i suoi osservano che il Governo, oltre che come datore di lavoro pubblico, deve essere presente in quanto gestore della politica fiscale, che non è ininfluente nel dirottare verso l'azienda o il territorio il più della contrattazione.
Non sono argomentazioni fuori luogo, anzi. Il punto è che questo negoziato è stato avviato ben tre anni, tre mesi e ventitré giorni fa e subito interrotto. Chi non ricorda quella riunione nel palazzo della Confindustria il 16 luglio del 2004, interrotta bruscamente dalla decisione, improvvisa, del segretario generale della Cgil di alzarsi e andarsene? Epifani disse che prima di cominciare il sindacato doveva trovare una posizione comune. E si rinviò. Più tardi, quando le differenze erano praticamente azzerate all'interno del sindacato, sempre Epifani obiettò che prima si dovevano chiudere i contratti aperti, perché, disse, non si ripara una macchina in corsa. E si rinviò. Adesso viene sollevata quest'altra obiezione. Il punto allora non è decidere se invitare il Governo o no, ma se iniziare o no, perché se questa è una nuova scusa per essere "costretti" a rinunciare è bene che il segretario generale della Cgil si renda conto che non si può più tergiversare, bisogna cominciare. E poi finire.
Massimo Mascini
























