La concertazione non ha dato buona prova di sé in questi giorni. L'azione della sinistra radicale, o come preferisca chiamarsi, è stata deleteria per gli accordi tra Governo e parti sociali. Non perché abbia rimesso in discussione quegli accordi, perché poi alla fine è stato ripristinato il testo che era stato approvato dalle parti sociali e, cosa non da poco, da oltre cinque milioni di lavoratori. Ma perché ha tolto certezza sull'esito finale di queste contrattazioni.
Stavolta è finita bene, ma nulla fa credere che la prossima volta non accada il contrario, cioè che il Governo e le parti sociali trovino un accordo, ma questo poi non venga stravolto dal Parlamento. E allora anche la propensione agli accordi cala immediatamente. Se è già difficile raggiungere un accordo, lo sarà ancora di più. E le parti sociali avranno tutto l'interesse a cercare l'accordo con il contraente vero, con le forze politiche e non con il Governo.
Si potrà dire che questa è una situazione anormale, perché il Governo è molto debole e la coalizione che dovrebbe sostenerlo è così divisa che non dà certezze, ma che in una situazione politica più salda, con maggioranze nelle due Camere più coese e soprattutto più ampie, questo non succederebbe. Ma è difficile cacciare via il dubbio, una volta che sia sorto. Per cui la concertazione potrebbe di questo passo anche morire, per asfissia, senza clamori.
Del resto, la concertazione è sempre stata solo un sistema per governare le società complesse. Se un Governo deve gestire una certa situazione, appunto complessa, ricorre alla concertazione perché questa gli assicura il consenso preventivo di un pezzo di società: più o meno grande non importa, conta che ci sia questo assenso preventivo e quindi governare il resto della società sia più facile. Per questo è nata la concertazione e per questo si è sviluppata. Ma se poi la partita vera il Governo se la deve giocare non con le rappresentanze sociali, ma con le forze politiche, dentro e fuori della minoranza, avere quel consenso non è più importante.
Insomma, forse è giunto al capolinea un modo di governare. Se così fosse, occorre prenderne atto. Il che non significa che non ci si debba dolere di questa perdita, perché concertazione significava consenso sociale, quindi meno conflitti, loro governo più ordinato. Le forze politiche dovrebbero essere interessate, tanto più quelle di sinistra, che tanta parte della società ambiscono a rappresentare. Ma se sono proprio loro a dare il via a questo deterioramento dello strumento principe per il governo delle società complesse, non c'è che da prenderne atto. Sperando che le pessimistiche previsioni sul futuro della concertazione siano poi smentite dai fatti nel prossimo futuro.
Massimo Mascini
























