Definire i principi base europei di una concertazione sociale da rispettare quando scalate, fusioni o ristrutturazioni causano licenziamenti in massa.
È questo l’obiettivo di una “consultazione” che la Commissione europea lancia fra le parti sociali con un documento destinato ad innescare un vivace confronto. Bruxelles stima che, solo l’anno scorso, i piani di ristrutturazione abbiano provocato l’eliminazione di circa 350 mila posti di lavoro nell’Ue (250 mila in Eurolandia).
La Commissione europea punta in maniera dichiarata ad individuare un «approccio dinamico agli aspetti sociali della ristrutturazione aziendale». Il documento, che sarà adottato domani, chiede dunque a datori di lavoro e sindacati se sia opportuno fissare «una serie di principi» cui attenersi quando nuove situazioni tendono a causare licenziamenti. La consultazione riguarderà anche il “metodo” di definizione di questi principi generali e l’opportunità di cercare accordi fra le parti sociali a livello settoriale.
Bruxelles, facendo leva sul Trattato Ue che in questo ambito contempla anche la possibilità di “accordi vincolanti”, auspica un’ “intesa fra le parti sociali a livello europeo” su tali principi: anzi, nel dossier un simile accordo viene definito “la via più appropriata” da seguire. Numerose sono le idee la Commissione Ue chiede di tener presenti per “combinare in maniera bilanciata” gli interessi delle aziende, soprattutto le Pmi, e dei loro dipendenti. Due, fra gli altri, i concetti che emergono con chiarezza.
LICENZIARE SOLO SE ASSOLUTAMENTE NECESSARIO: fra le “buone norme” già seguite in alcuni paesi, Bruxelles definisce “utile fonte ispirazione” il principio che il taglio di posti di lavoro debba essere solo l’ “estrema ratio”, l’ultima scelta da fare se non ve ne sono altre con minori costi sociali.
I licenziamenti inoltre dovrebbero essere “proporzionali” all’obbiettivo da raggiungere per assicurare la “sopravvivenza o competitività dell’azienda”.
CERCARE ALTERNATIVE: se il licenziamento è inevitabile, anche dopo aver attuato misure come la riduzione dell’orario di lavoro, Bruxelles auspica che il dipendente venga aiutato nella ricerca di una nuova occupazione oppure sia sostenuto nel tentativo di mettersi “in proprio”, da solo o con altri. Già diffusa nell’Ue è inoltre la pratica di un equo indennizzo al licenziamento e di congrui tempi di preavviso. Da “semplificare o chiarificare” sono invece i quadri giuridici che regolano le ristrutturazioni.
Da Bruxelles viene dunque un appello a immettere su binari precisi un tipo di dialogo sociale che rafforza l’efficacia delle misure di ristrutturazione e ne “minimizza i costi”.
Secondo varie fonti, è assai probabile che questa iniziativa sia accolta dalle imprese “con scetticismo”.
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