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Home - Approfondimenti - La nota - Pagando si impara (meglio): la via privata della scuola italiana

Pagando si impara (meglio): la via privata della scuola italiana

di Elettra Raffaela Melucci
17 Febbraio 2026
in La nota
Firmato il nuovo contratto scuola, aumenti da 80 a 110 euro

È singolare che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, abbia curato un volume sui lavori preparatori della Costituzione da cui nacquero, tra i 139 articoli, anche quelli dedicati all’istruzione: il 33 e il 34. «Scuole statali per tutti gli ordini e gradi», «aperta a tutti» e fino a un certo punto «obbligatoria e gratuita». Chissà se ci ha pensato quando la settimana scorsa, intervenendo al convegno “Il partenariato pubblico-privato per l’edilizia scolastica” organizzato da Ance in collaborazione con il ministero da lui presieduto, ha rilanciato l’idea di una finanza di progetto nella scuola che prevede una partecipazione pubblica sempre più minoritaria e una privata sempre più preponderante. Certo, si obietterà, nella Costituzione si dice anche che «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato». Ma la velleità del ministro sembra ribaltare il principio: far trovare al privato, piuttosto, una struttura già compiuta, benché carente, in cui insediarsi e da poter dirigere secondo regole proprie.

«Voglio immaginare una scuola con il privato che gestisce tutti i servizi della scuola per un periodo molto lungo, con magari un contributo del pubblico che però sia minoritario», ha detto alla platea dei costruttori. Una strada da percorrere «con tutto il mio appoggio politico e istituzionale, perché è una strada che fa collaborare pubblico e privato per l’interesse, in questo caso, dei nostri giovani». Ma non solo: in questo modo «risparmiamo risorse pubbliche, abbattiamo i consumi e il privato ci guadagna». Una mano lava l’altra, insomma. E allora «creiamo subito un gruppo di lavoro presso il ministero con vostri esperti e nostri esperti» e recuperiamo terreno rispetto all’area Ocse in cui la media di investimenti privati è pari al 2 per cento mentre l’Italia langue allo 0,5 per cento.

Si tratta di edifici, certo, ma il ministro, e lo ha ribadito all’uditorio del 12 febbraio, non ha mai nascosto la velleità di puntare «fortemente» al collegamento fra scuola e impresa per dare forma e sostanza a un processo (pure dovuto) di modernizzazione. Dopo il liceo del Made in Italy, infatti, è stata varata la legge sull’Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale: un nuovo corso di istruzione secondaria della durata di quattro anni con una forte vocazione alla professionalizzazione degli studenti. L’impresa, in pratica, entra nella scuola e sale letteralmente in cattedra, dando seguito a quello che la segretaria della Flc-Cgil, Gianna Fracassi, ha definito in un’intervista a Il diario del lavoro «un assalto alla secondaria finalizzato alla privatizzazione di un pezzo della scuola, perché l’ingresso dei privati va in questa direzione». La stessa Fracassi, poi, ha bollato le recenti dichiarazioni del ministro come un fatto «gravissimo». «Gli andrebbe ricordato che scuola e sanità non sono servizi come altri. Sono diritti costituzionali e la loro funzione non è produrre profitto, ma garantire l’uguaglianza». Il piano, dunque, sarebbe una ulteriore picconata allo Stato sociale.

L’indirizzo di definanziamento del pubblico arriva anche dalla legge di bilancio 2026. Secondo l’analisi della Flc, le risorse complessive per la scuola italiana aumentano nominalmente di 875 milioni di euro, passando da 57,046 miliardi a 57,921 miliardi, ma con un’inflazione prevista dell’1,7% il bilancio reale subisce una riduzione. I tagli lineari programmati sulle scuole statali proseguiranno fino al 2028, per circa 250 milioni di euro. Per le scuole paritarie, invece, il finanziamento statale cresce da 800 milioni a 886 milioni di euro (+86 milioni, oltre il 10%), più l’erogazione di bonus fino a 1.500 euro per studente per le famiglie con ISEE fino a 30.000 euro, cumulabili fino a 5.000 euro per nucleo familiare, e l’esenzione Imu se la retta è inferiore al costo medio per studente. Il sindacato critica la misura, sottolineando che mentre le paritarie ricevono aumenti reali, la scuola statale subirà oltre 8.000 tagli di organico tra docenti e personale Ata, la soppressione di centinaia di istituzioni scolastiche e incrementi contrattuali inferiori all’inflazione (6% contro il 17%). Il precariato resta strutturale, avverte la Flc: si supereranno 200.000 supplenze con circa 300.000 lavoratori precari in attesa di stabilizzazione (dato che motiva la mancata sottoscrizione da parte della federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil).

Un tradimento della vocazione originaria della destra sociale da cui proviene Valditara, nonostante il suo graduale scostamento e definitivo approdo verso la Lega, che sconfessa in qualche modo anche il suo lungo corso nella scuola – assessore provinciale all’istruzione a Milano (2000 2001), senatore con competenze su scuola e università (2001 2013), Capo Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca al Miur (2018 2019) e, dal 2022, Ministro dell’Istruzione e del Merito.

Circa l’orientamento della nuova scuola italiana non si possono ignorare nemmeno le indicazioni che arrivano dalla medialità. Vincenzo Schettini, docente pugliese di fisica e capofila dei cosiddetti teach tokers, che non poca influenza ha sulla platea dei suoi 3,4 milioni di follower sul solo canale Instagram, filma e condivide molte delle sue lezioni in classe, contravvenendo tra l’altro a una serie di normative. In linea generale, infatti, i docenti di scuola statale possono svolgere attività extra-lavorativa ma fuori dall’orario di servizio e a patto che non vi siano conflitti di interesse con la scuola, non si usino strumenti, risorse o studenti senza consenso e si rispettino le norme sulla privacy. Qualche giorno fa, ai microfoni del podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli, Schettini ha preconizzato: «L’insegnamento cambierà molto, la scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile». Insomma, se una buona lezione di fisica deve essere paragonata a un pezzo di parmigiano stagionato…

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

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Giornalista de Il diario del lavoro

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