La Ford sarà costretta ad eliminare diciassettemila posti di lavoro per riprendere fiato dalle perdite di bilancio pari a 2 miliardi di dollari accumulate lo scorso anno. È l’ultima cifra resa nota dal Financial Times, precisando che per la Ford si tratterebbe del più vasto ridimensionamento della forza lavoro operato negli ultimi 10 anni.
Per la casa di Detroit si avvicina l’ora della verità: rendendo finalmente pubblici i dettagli del piano di ristrutturazione della società, domani il neo presidente Bill Ford annuncerà infatti anche il taglio nel giro di due o tre anni di 12 mila posti di lavoro nelle fabbriche (pari al 10,4% della manodopera) e di 5 mila colletti bianchi (l’11% del totale).
Con l’obiettivo di ridurre i costi di almeno 4 miliardi di dollari, molti impianti in Nord e Sud America interromperanno le attività di produzione, alcuni temporaneamente, altri in maniera definitiva. I portavoce della Ford presenti al Motor Show di Detroit hanno confermato che tre stabilimenti chiuderanno presto i battenti, ma non hanno specificato quali saranno. Finora la stampa ha indicato nell’impianto di Edison (New Jersey), in quello di Oakville (Ontario) e nella fabbrica di Avon Lake (Ohio) le prime vittime del piano di ristrutturazione.
A queste chiusure dovrebbero poi fare seguito, secondo le indiscrezioni circolate in questi giorni, anche l’interruzione della produzione della Escort in Messico e della Taurus a Chicago e la riduzione dei ritmi produttivi nell’impianto di Atlanta.
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