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Home - Newsletter - Newsletter – 14 giugno 2019

Newsletter – 14 giugno 2019

14 Giugno 2019
in Newsletter

Salvare l’industria: è questa la motivazione  ufficiale dello sciopero con cui, oggi, i metalmeccanici cercano di dare un segnale di allarme al paese. E non c’è dubbio che la nostra industria abbia molto bisogno di essere salvata. Lo dimostrano i numeri, innanzi tutto: la seconda manifattura europea, settima o sesta potenza industriale globale, non sta bene per niente, anzi. I dati Istat di questa mattina stimano per aprile un calo del fatturato dell’industria dell’1%, così come gli ordinativi, che perdono il -2,4%. I dati precedenti, sulla produzione, non erano migliori: meno 0,7% rispetto a marzo e meno 1,5% su base annua.  C’era di mezzo il super ponte di primavera, che senza dubbio ha contribuito al calo, così come pesa la congiuntura internazionale. Ma resta che praticamente tutti i settori industriali principali arretrano, dal tessile ai macchinari, fino all’auto, che decisamente crolla.

Ne risente di conseguenza l’occupazione: ad aprile l’utilizzo della cassa integrazione è aumentato del 78% rispetto all’anno prima e del 79% sul mese di marzo, e rischiamo di battere il record con un milione di ore nel corso dell’intero 2019.

Fin qui l’economia delle statistiche, ma poi ci sono i casi concreti. Che si indentificano, per esempio, nella pila di dossier aperti al Ministero dello Sviluppo,  sempre più alta: i tavoli di crisi erano 138 a gennaio e sono oggi 160, coinvolgendo un numero di lavoratori che supera le 200 mila unità. Alcuni casi ormai ‘’famosi’’, causa ampia copertura mediatica – Whirlpool, Mercatone Uno, Ilva- altri invece li conoscono solo gli sfortunati lavoratori e i territori di appartenenza. Nel 35% di questi tavoli ci saranno lavoratori licenziati, dice il sindacato, e saranno circa 90 mila, in aggiunta ai 300 mila che hanno già perso il posto di lavoro nel corso della crisi economica. Molti di questi lavoratori hanno aperto con i loro striscioni i tre lunghi cortei Fiom, Fim e Uilm di Milano, Firenze e Napoli. Cortei affollatissimi, decine di migliaia di persone, malgrado le temperature proibitive della sciabolata bollente che sta colpendo l’Italia in questi giorni.

Come si diceva, pesa certamente la congiuntura internazionale, ma anche la scarsa capacità dell’esecutivo di gestire l’economia e le stesse crisi, che fa peraltro pendant con la notevole abilità di gestirle dal punto di vista mediatico. La crisi di Mercatone Uno, per esempio, è stata addossata interamente al precedente governo, anche se la cessione al gruppo farlocco, che l’ha portata per la seconda volta al fallimento e all’amministrazione controllata, è stata conclusa nell’agosto scorso dal governo giallo-verde ormai insediato. O quella solo apparentemente “a sorpresa’’ della Whirlpool di Napoli, affrontata in maniera guascona dal ministro dello Sviluppo, e che invece pare fosse notissima, come lo stesso Di Maio, alla fine, ha dovuto ieri ammettere: ‘’lo sapevamo da sempre che lo stabilimento di Napoli aveva problemi’’. E ancora, c’è la Pernigotti, altra situazione gestita con annunci roboanti, salvo scoprire che il tavolo di crisi di fine maggio non si è mai riunito ed è rinviato a data da destinarsi, che la procedura per la cassa integrazione non è ancora stata attivata, e che pare non si abbiano più notizie dei due possibili salvatori già teoricamente individuati. E c’è la sgradevole ‘’buca’’ data ai lavoratori della ex Alcoa, oggi rilevata dalla SiderAlloys, venuti a Roma da Portovesme a spese proprie per incontrare il ministro, che però non si è mai presentato.

Ci si potrebbe chiedere: ma se non c’è  la capacità di gestire il day by day delle crisi, come si può immaginare che il governo sia in grado di creare una politica industriale con un orizzonte lungo, come chiedono oggi i sindacati dei metalmeccanici?

E qui si viene all’altro corno del problema, cioè il rapporto tra i sindacati, la loro base, e il governo stesso. Un triangolo difficilissimo da tenere assieme: circa il 40% degli iscritti ai sindacati alle politiche aveva votato Lega o Cinque stelle, ma tra le elezioni del 4 marzo e le europee, secondo un sondaggio Swg, coloro che nelle fabbriche hanno votato Lega sono aumentati del 29%, raggiungendo il 48%, mentre sono crollati del 20% quelli che avevano votato i 5S. La Lega si consolida, insomma, come partito operaista, fenomeno peraltro non nuovo, già visto nel 1994. Tuttavia, per  il sindacato è una convivenza difficile, più difficile ancora che con i 5stelle, coi quali, se non  altro, c’erano, e ci sono, parecchi punti di contatto. Questo complica anche la gestione di uno sciopero, che non può ovviamente essere apertamente contro il governo, e tanto meno contro Di Maio: ancora risuonano i cori di entusiastico sostegno dei lavoratori Whirlpool verso il ministro ‘’uno di noi’’.

Ma il sindacato ha comunque il dovere di spiegare ai lavoratori, a prescindere dalle loro legittime scelte elettorali, quali ricadute hanno le scelte dei governi nei luoghi di lavoro e sulla loro stessa vita. Lo sciopero di oggi, spiegano infatti Fiom, Fim, e Uilm nei comunicati ufficiali, nasce “per chiedere al governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, i salari, i diritti”, ed è determinato “dalla sempre maggiore incertezza sul futuro, vista la contrazione della produzione industriale, la perdita di valore del lavoro, l’aumento degli infortuni e dei morti sul lavoro, la mancanza di una qualsiasi idea di politica industriale nel Paese “. Giusto, ma tutto questo ha dei responsabili, con dei nomi e dei cognomi. Il sindacato lo sa, i lavoratori, forse, ancora no. Ci si potrebbe augurare che lo scoprano presto: ma starebbe a significare che l’Italia è davvero scivolata nell’abisso del decadimento economico, e questo, ovviamente, nessuno sano di mente può augurarselo.

Nunzia Penelope

 

Per i nostri lettori pubblichiamo qui di seguito una scelta delle notizie e degli interventi più significativi apparsi nel corso della settimana su ildiariodellavoro.it (Vai al sito per leggere il giornale completo, aggiornato quotidianamente dalla nostra redazione).

 

 

Contrattazione

Nel comparto metalmeccanico è stata firmata la Cassa integrazione per i 1.021 lavoratori della Piaggio Aero; coprirà il periodo dal 3 dicembre 2018 al 2 dicembre 2019. Avviate le trattative per il rinnovo del contratto di Federcasa; nella piattaforma i sindacati chiedono un adeguamento della normativa e la valorizzazione delle professionalità, ma anche chiarezza sulle materie da rinviare alla contrattazione decentrata. Nel settore del credito, i sindacati e l’Abi si sono incontrati per discutere del rinnovo del Contratto nazionale del settore. I prossimi incontri tra le parti saranno il 3, il 18 e il 30 luglio. È stato inoltre firmato l’accordo sul piano industriale per Acciai Speciali Terni. L’intesa prevede 60 milioni di investimenti, l’aumento dei volumi produttivi e la salvaguardia dell’occupazione.

Interviste

Il direttore de Il diario del lavoro, Massimo Mascini, ha intervistato Paolo Capone, segretario generale della Ugl. Nell’intervista, Capone spiega come le grandi opere e l’aumento dei salari siano l’unica strada per far crescere rapidamente l’economia. Il leader della Ugl resta dubbioso sul salario minimo e preferisce la Flat Tax al reddito di cittadinanza, mentre di Quota 100 dice: “è un primo passo, ma non basta’’.


La nota

Tommaso Nutarelli ha seguito la presentazione del IX Rapporto sulla sanità pubblica, privata e intermediata di RBM e Censis.

Fernando Liuzzi fa il punto sullo sciopero generale di otto ore indetto il 14 giugno dai sindacati dei metalmeccanici – Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil – per riportare al centro dell’agenda politica le questioni del lavoro e dell’industria.

Analisi

Tiziano Treu commenta il libro di Umberto Romagnoli “Giuristi del lavoro del Novecento italiano”.

Maurizio Ricci interviene sulla questione dei mini-bot, uno dei cavalli di battaglia della Lega, definendolo “un gioco pericoloso”. L’Italia, afferma Ricci, sta camminando su un crinale sottile, e il precipizio che guardiamo è quello di una perdita di controllo dei mercati, che farebbe saltare i conti pubblici.


Il guardiano del faro

Marco Cianca fotografa la crisi che sta attualmente vivendo la Magistratura, attraverso l’opera di Ugo Betti, magistrato e drammaturgo, Corruzione al Palazzo di Giustizia. L’indagine sul mercimonio delle cariche, spiega Cianca, evidenzia un sistema di inaccettabili relazioni. In ballo c’è la credibilità dello stesso organo di autogoverno, il Csm, e del sindacato, l’Anm.

I blog del Diario

Giuliano Cazzola fa il punto sulla situazione sociale ed economica del paese. Un paese, spiega Cazzola, in preda alle barbarie e sballottato da una parte all’altra dall’attuale governo.

Tommaso Nutarelli spiega come Salvini, attraverso la “simbologia del buon senso” e una comunicazione chiara e immediata, sia riuscito a costruire il suo consenso.


Diario della crisi

Questa settimana i metalmeccanici sono scesi in piazza, con tre grandi manifestazioni a Milano, Firenze e Napoli, per chiedere al governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, i salari, i diritti. Per il 28 giugno Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa hanno annunciato lo sciopero dei dipendenti dell’amministrazione giudiziaria. I sindacati denunciano gravissime carenze di personale, uffici svuotati al 50% e mancata valorizzazione delle professionalità.


Documentazione

Questa settimana i dati dell’Istat sull’export delle regioni italiane, il rapporto sul mercato del lavoro nel I trimestre e il fatturato e gli ordinativi nell’industria. Infine è presente la nota della Cgil sulla flat-tax.

redazione

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