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Home - Notizie del giorno - Stellantis, Report Fim-Cisl: nel I semestre produzione -26,9%, per le auto -33,6%. Negativi i dati di tutti gli stabilimenti italiani. “Nessun segnale di ripresa entro fine anno”

Stellantis, Report Fim-Cisl: nel I semestre produzione -26,9%, per le auto -33,6%. Negativi i dati di tutti gli stabilimenti italiani. “Nessun segnale di ripresa entro fine anno”

7 Luglio 2025
in Notizie del giorno, In evidenza
Stellantis trasferisce settanta operai da Melfi a Pomigliano

Presentato questa mattina a Roma presso la sede FIM-CISL, il report al 1^ semestre 2025 delle produzioni ed occupazionale degli stabilimenti italiani del Gruppo Stellantis confermano un “peggioramento” rispetto al già critico 2024. Dal punto di vista produttivo, infatti, il sindacato guidato dal segretario generale Ferdinando Uliano rileva che nei primi sei mesi sono state prodotte complessivamente 221.885 unità tra autovetture e veicoli commerciali, in calo del -26,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Più nel dettaglio, le autovetture registrano una flessione del 33,6% (123.905 unità), mentre i veicoli commerciali sono scesi del 16,3% (97.980 unità).

Tutti gli stabilimenti auto evidenziano un forte peggioramento. A differenza del 2024, in cui almeno Pomigliano rappresentava un’eccezione positiva, oggi nessun sito sfugge alla situazione di forte difficoltà. La Fim non vede segnali di ripresa entro fine anno. Anzi, il calo dei volumi e l’uso degli ammortizzatori sociali potrebbero aumentare, coinvolgendo già oggi quasi la metà della forza lavoro del gruppo. La previsione per il 2025 è di circa 440mila veicoli prodotti, 250mila dei quali autovetture. La partenza produttiva della 500 ibrida prevista per novembre e i nuovi modelli di Melfi potranno dare risultati significativi solo nel 2026. Il livello di caduta dei volumi nel 2025 è superiore alle previsioni. “Restano validi gli impegni presi in sede istituzionale, che dovranno essere verificati puntualmente con i nuovi vertici – ha detto Uliano in conferenza stampa – 2 miliardi di investimenti negli stabilimenti italiani, 6 miliardi di acquisti da fornitori nazionali, Obiettivo di 1 milione di veicoli entro il 2030, legato però all’andamento del mercato”.

Dopo la manifestazione a Roma del 12 ottobre 2024 e l’uscita di Tavares “c’è stato un cambio di impostazione, con un piano di investimenti aggiuntivo – ha proseguito il numero uno della Fim – è stata prevista anche in Italia la nuova piattaforma Small con i due nuovi modelli compatti a Pomigliano dal 2028. La nuova 500e a Mirafiori in aggiunta alla 500 ibrida. Vengono ibridizzate le auto previste nelle versioni elettriche tra il 2025 e 2026 a Melfi, portando l’offerta a 7 modelli. Ad Atessa è stato annunciato ad Atessa (CH) la nuova gamma large sui veicoli commerciali. A Cassino è previsto lo sviluppo anche delle versioni ibride delle full electric previste su Stelvio e Giulia e in aggiunta un nuovo modello top di gamma sempre su piattaforma large. Su Modena viene lanciata la collaborazione con Motor Valley per il lancio del progetto alto di gamma. Continuano a mancare ancora risposte importanti su Termoli dopo lo stop alla Gigafactory e sul rilancio di Maserati e altri aspetti che saranno oggetto di verifiche nei prossimi mesi con Stellantis e Governo”.

La “tempesta perfetta” che investe l’industria europea, segnata dal crollo dei mercati, dalla transizione elettrica e digitale, e ora anche dai dazi Usa, “impone una risposta politica forte e coordinata a livello europeo”, ha sottolineato Uliano. A seguito della manifestazione del 5 febbraio 2025 a Bruxelles, promossa da IndustriAll Europe, “denunciamo l’assenza di misure strutturali all’altezza della sfida – ha aggiunto – le risorse finora stanziate (2,8 miliardi di euro) sono del tutto insufficienti per sostenere un comparto strategico in piena trasformazione, che rischia ricadute gravi sia sul piano industriale sia su quello occupazionale”.

“Serve un deciso cambio di passo – avverte Uliano -: è necessario un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune, e un nuovo fondo europeo con dotazioni paragonabili al Next Generation EU, per accompagnare la transizione garantendo sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale. Anche il Governo italiano deve fare la propria parte, individuando risorse adeguate per sostenere e rilanciare il settore automotive e l’intero indotto. Ad oggi, le uniche novità a livello europeo riguardano la rimodulazione delle sanzioni sulle emissioni di CO previste per il 2025. Misure che, seppur positive, non sono sufficienti ad arginare le ricadute industriali e occupazionali già in atto”.

Le recenti dichiarazioni di Stellantis sul costo dell’energia nel Paese, sugli impatti negativi delle multe e gli aggiornamenti in corso sul Piano industriale “necessitano un confronto con i nuovi vertici aziendali – ha rimarcato – dal 23 giugno 2025 si è insediato il nuovo ceo di Stellantis, Antonio Filosa, con la sua nuova squadra di comando del gruppo. Diventa quindi indispensabile in tempi brevi un primo incontro con le organizzazioni sindacali italiane per costruire positive relazioni sindacali, necessarie per affrontare le difficoltà che stiamo attraversando. Il nostro obiettivo resta quello di garantire a ogni sito produttivo una prospettiva industriale e occupazionale certa, contrastando ogni atto unilaterale, chiusura o licenziamento, e orientando la transizione tecnologica verso soluzioni concrete, condivise e socialmente sostenibili”.

Un passaggio è dedicato anche a Maserati: “È urgente che Stellantis chiarisca quale strategia intende adottare per Maserati, sia sui modelli che sui volumi. La linea Maserati a Mirafiori va assolutamente riempita con nuove produzioni”.

Il sindacalista della Fim, infine, ha espresso preoccupazione anche per la gigafactory di Termoli. “La decisione di sospendere l’investimento per la gigafactory, destinata alla produzione di batterie, rappresenta per noi un fatto estremamente grave – ha aggiunto -. Abbiamo chiesto con urgenza un incontro al Mimit. Rinunciare a questo investimento significa negare una prospettiva industriale e mettere a rischio occupazionale circa 1.950 lavoratori dello stabilimento e il tessuto produttivo del territorio molisano. Un investimento strategico, indispensabile per garantire la tenuta della filiera automotive italiana nella transizione verso l’elettrico. Ribadiamo la richiesta al Governo italiano di intervenire affinché Stellantis confermi l’investimento”.

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