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Home - La biblioteca del diario - Il cambiamento demografico nella realtà italiana: prospettive, cause e conseguenze, di AA.VV. Edizioni INAPP

Il cambiamento demografico nella realtà italiana: prospettive, cause e conseguenze, di AA.VV. Edizioni INAPP

di Nunzia Penelope
30 Maggio 2025
in La biblioteca del diario
Il cambiamento demografico nella realtà italiana: prospettive, cause e conseguenze, di AA.VV. Edizioni INAPP

La spada di Damocle della demografia si avvicina sempre più alla giugulare del mondo occidentale e dell’Italia soprattutto. Ma ancorché cruciale, il tema non è ancora riuscito a penetrare quanto meriterebbe nel dibattito pubblico e le conseguenze della denatalità, soprattutto se sommata all’invecchiamento della popolazione, non sono ancora evidenti come dovrebbero. Contribuisce ad aumentare la consapevolezza un numero monografico di Sinappsi, la rivista quadrimestrale edita dall’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche nato presieduto da Natale Forlani.

Con il titolo “Il cambiamento demografico realtà italiana: prospettive, cause e conseguenze”, in 142 pagine arricchite da grafici e tabelle, Sinappsi esplora la questione nei suoi molteplici aspetti, che vanno ben oltre la periodica diffusione del bollettino Istat sui nati o non nati. Gli effetti della demografia sono poco noti ma innumerevoli: coinvolgono l’economia, la politica, il costume, il sociale, la pubblicità, il commercio, determinano le guerre o la pace, le condizioni di vita e di morte. Ed è questo che approfondisce la pubblicazione, attraverso dieci saggi affidati a ricercatori ed esperti di varie discipline. In ciascuno dei dieci capitoli il tema demografico è analizzato sotto uno specifico punto di vista: i confronti internazionali; le ripercussioni sugli equilibri geopolitici mondiali; l’impatto sul mondo del lavoro; le conseguenze sulle politiche di age management; il fabbisogno sul fronte dei servizi sanitari dovuto all’invecchiamento; le politiche famigliari alla luce della decrescita demografica; le migrazioni internazionali in rapporto alle giovani generazioni nel contesto italiano; la geografia del ‘’malessere’’ demografico; le ripercussioni del crollo delle nascite sul sistema scolastico; il rapporto tra il declino demografico globale e lo sviluppo italiano. Una panoramica davvero completa, che illumina ogni aspetto della transizione demografica che stiamo vivendo e che determinerà il nostro futuro.

Tirando le somme, però, ne esce un quadro che è riduttivo definire preoccupante. Sensazione confermata dalla discussione che ha accompagnato la presentazione della rivista, organizzato il 29 maggio scorso presso il Cnel, a cui hanno preso parte i principali demografi italiani: da Alessandro Rosina, della Cattolica di Milano, a Francesco Billari, rettore della Bocconi, a Gian Carlo Blangiardo, già presidente Istat e professore emerito della Bicocca, che firma anche la prefazione della rivista; e ancora Cristiano Gori, dell’Universita di Trento, Alfonso Giordano della Luiss, Corrado Bonifazi, del Cnr-Irpss, mentre in rappresentanza dei decisori e della politica c’erano Elena Bonetti, presidente della commissione parlamentare sugli effetti della transizione demografica di Montecitorio e ben due ministre: Marina Calderone, titolare del Lavoro, e Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità.

La demografia, ha spiegato Billari nel suo intervento, è come la lancetta delle ore sull’orologio, si muove cosi lentamente che si direbbe ferma, ma quando il suo spostarsi diventa evidente è in genere ormai troppo tardi: ‘’Il domani è già oggi’’, ha sintetizzato il rettore della Bocconi. E proprio questo è accaduto nel nostro paese: malgrado i segnali ci fossero già tutti fin dagli anni Ottanta, l’Italia ‘’non ha visto arrivare’’ la denatalità, a differenza di altri paesi europei, come la Francia, che ha lanciato il primo ‘’piano nazionale’’ per la demografia già nell’immediato dopoguerra. Infatti, la Francia ha avuto per decenni un tasso di natalità assai più elevato del nostro. E tuttavia non è bastato, se ancora nei mesi scorsi Emmanuel Macron ha chiamato i francesi al ‘’riarmo demografico’’: metafora bellica non felicissima, in questi tempi bellicosi anche senza metafore, ma che rende l’idea di quanto sia necessario affrontare con le ‘’armi’’ giuste il problema occidentale delle culle vuote.

Occidentale, per la verità, solo fino a un certo punto. L’area del mondo più drammaticamente colpita dalla crisi delle nascite è in realtà la Cina, che nell’arco dei prossimi decenni, permanendo l’attuale trend di non-nascite, vedrà dimezzarsi la sua popolazione. Per contro c’è l’Africa, il cui boom di nascite raggiungerà il picco tra il 2050 e il 2070: e se sembra un’epoca lontana, ricordate sempre la lancetta delle ore. Questi squilibri, avvisano i demografi, creano le condizioni di base per un aumento del conflitto tra generazioni e tra aree del mondo: quelle dove si concentra un numero enorme di forze giovani senza possibilità economiche e senza un orizzonte di futuro, sono anche le più esposte a conflitti. Basti considerare che oggi i paesi più ‘giovani’ sono anche quelli più instabili e dunque ‘’rischiosi’’, dallo Zimbawe all’ Afganistan, mentre dall’altra parte del mare ci sono paesi ricchi e sempre meno popolati, o comunque con popolazioni ‘’vecchie’’. Impossibile non pensare alle conseguenze che questi squilibri – economici, sociali, generazionali – potranno prima o poi innescare.

Ma tornando all’Europa e all’Italia, le prime conseguenze le stiamo vedendo sul mercato del lavoro, con le aziende che faticano a trovare personale da assumere. E se l’Europa è destinata a perdere il 15% della propria forza lavoro, per l’Italia la percentuale è del 22%, ricorda Rosina; allarme peraltro sottolineato più volte anche dalla Banca d’Italia, che quantifica in 5 milioni i lavoratori in meno nell’arco di pochi anni, con un effetto negativo sul nostro Pil. Con così tanti giovani in meno, non potendo contare sulla quantità dovremmo almeno contare sulla qualità, ovvero su generazioni super formate e super performanti, ma anche da questo punto di vista siamo in ritardo. Intanto, negli ultimi 3 o 4 anni abbiamo perso, in media, 400 mila persone l’anno, tra bambini non nati e giovani emigrati: ogni anno, in pratica, ‘scompare’ l’equivalente di Bologna. Se ne vanno i giovani italiani e se ne vanno anche i giovani immigrati più qualificati; quelli che restano, si ”adattano allo spegnimento delle proprie aspettative’’, osserva Elena Bonetti, e anche questa è una prospettiva allarmante.

Si diceva dell’urgenza di trovare le ‘’armi’’ adatte ad affrontare la crisi demografica, ma purtroppo nessuno sa quali esattamente siano, tanto che ormai anche i paesi del nord Europa, i più attenti alle dinamiche famigliari, scontano culle sempre più vuote. La verità, osserva la ministra Roccella, è che “le politiche messe in campo negli anni Ottanta non funzionano più”. E se trent’anni fa la conferenza del Cairo sosteneva che la denatalità avrebbe promosso un maggiore sviluppo nei paesi terzi, “oggi vediamo che non è stato cosi, al contrario: è stato lo sviluppo a promuovere la denatalità”. È il grande paradosso, o se vogliamo il mistero, dei nostri tempi: proprio i paesi con maggiore benessere sono quelli che soffrono di più la crisi demografica. Come si possa invertire la lancetta delle ore, non è chiaro a nessuno. Forse, semplicemente, bisognerebbe prendere atto che non è possibile e, come per il cambiamento climatico, prepararsi a convivere col fenomeno alla meno peggio. Anche da questo punto di vista, il numero monografico di Sinappsi offre spunti di riflessione importanti.

Nunzia Penelope

Titolo: Il cambiamento demografico nella realtà italiana: prospettive, cause e conseguenze

Autore: AA.VV.

Editore: INAPP

Data di pubblicazione: maggio 2025 – Anno XV n. 1/2025

Pagine: 142 pp.

ISBN: 9788854303607

Nunzia Penelope

Nunzia Penelope

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