Lo scorso anno i lavoratori coinvolti da crisi aziendali nell’industria metalmeccanica sono stati 115.397, in aumento di 11.946 unità rispetto ai 103.451 del 2024 (+10,91%). È quanto riferisce la Fim-Cisl in un report che è stato illustrato questa mattina in conferenza stampa dal segretario generale Ferdinando Uliano.
Automotive, siderurgia, elettrodomestici e termomeccanica risultano i principali settori colpiti dalle crisi. Le vertenze totali sono 993 (575 di aziende con meno di 50 dipendenti e 418 con oltre 50 lavoratori). La maggior parte si concentra al Nord: 836 vertenze con 70.071 lavoratori coinvolti. Nelle regioni del Centro le vertenze riguardano 68 aziende con 14.004 lavoratori coinvolti; nel Mezzogiorno 116 vertenze e 31.322 lavoratori coinvolti.
Uliano ha affermato che la fotografia scattata dalla sua organizzazione evidenzia “una situazione in peggioramento”, che trova “un elemento di coerenza rispetto ai dati Istat sulla cassa integrazione riscontrata nel 2025 con oltre 261 milioni di ore”. L’industria metalmeccanica, ha detto il leader della Fim, è “in sofferenza”. Difficoltà che riguardano “la gran parte dei settori”, con l’esclusione di settori “significativi e importanti” come ferroviario, aerospazio, difesa, navale e cantieristica.
Su elettrodomestico, automotive, siderurgia e termomeccanica “riscontriamo invece situazioni di forte sofferenza – ha proseguito – le crisi monitorate sono concentrate nel Nord del Paese. La fa sicuramente da padrone la crisi del settore dell’auto, che di fatto coinvolge il maggior produttore italiano”, Stellantis.
Uliano ha ricordato che l’ultimo report trimestrale sulla produzione Stellantis in Italia “ha sancito un dato di forte ridimensionamento. Stiamo parlando di una produzione che è scesa sotto le 380mila unità e dove le autovetture hanno avuto un crollo del 24%, il dato peggiore da 70 anni, il punto più basso della produzione di autoveicoli nel nostro Paese. Questo – ha osservato il numero uno della Fim – ha un impatto su tutta la rete della componentistica dell’indotto, oltre a un impatto importante sugli stabilimenti Stellantis”.
Il segretario generale della Fim ha inoltre spiegato che i costi dell’energia e delle materie prime sono le voci che impattano maggiormente sui bilanci aziendali. A queste si sommano i dazi, la situazione geopolitica e la gestione della transizione green. “Servono investimenti e politiche industriali da parte del Governo italiano e dell’Europa – ha concluso Uliano – il costo dell’energia è la priorità”.
Sul capitolo ex Ilva, invece, Uliano ricorda “stiamo chiedendo da tempo la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi”, un confronto da mettere in agenda “al più presto” per valutare l’assetto futuro di questo “importante gruppo industriale”, dove “la maggior parte del capitale è in mano e deve rimanere in mano allo Stato per poi costruire le reti di alleanza con società e industrie private o partecipate”.
“Pensiamo che bisogna riprendere la produzione come previsto nel piano di ripartenza e affiancare il piano di decarbonizzazione mantenendo l’obiettivo degli 8 milioni di tonnellate, quindi 6 milioni di tonnellate per quanto riguarda le verticalizzazioni sullo stabilimento di Taranto e 2 sugli stabilimenti dell’area Nord – ha affermato – si deve parlare di forni elettrici da introdurre in un processo che deve avere una durata sostenibile sul piano sociale. Abbiamo già detto che se questo non avverrà ci autoconvocheremo con il coordinamento del settore della siderurgia davanti a Palazzo Chigi. Nel frattempo abbiamo riscontrato un’azione che condanniamo di Confindustria di Genova e di Alessandria, che di fatto invitano il Governo a prendere in esame un’operazione di spezzatino che noi abbiamo sempre contrastato e che contrasta anche con le posizioni che il Governo ha sempre espresso. La stessa trattativa in corso non parla di spezzatini”.
Uliano ha aggiunto che “quella di Confindustria è una logica tutta speculativa sulle aree, dimenticando che c’è un accordo di programma fatto con il sindacato che non può essere disatteso. Non è roba loro, ma è proprietà innanzitutto dei lavoratori che hanno contribuito a questo importante gruppo. Per questo ribadiamo ancora con più forza la necessità di un confronto a Palazzo Chigi per evitare che queste situazioni di sciacallaggio, come le abbiamo definite, vengano avanti e prendano prendano voce”.




























