Nei giorni in cui Donald Trump dice addio alle regole di contenimento del cambiamento climatico – “stiamo ufficialmente ponendo fine al cosiddetto ‘parere di pericolosità’, una politica disastrosa dell’era Obama”, ha affermato Lee Zeldin, amministratore dell’Agenzia per la protezione ambientale americana (E.P.A) –, Coldiretti dà il via a una mobilitazione a Bologna con cinquemila agricoltori riuniti alla Fiera insieme ai vertici dell’organizzazione e alle istituzioni. Al centro, i danni all’agricoltura per oltre 20 miliardi di euro causati negli ultimi quattro anni dagli effetti dei cambiamenti climatici. Una vera e propria emergenza destinata a far pesare le sue conseguenze anche nel 2026, dopo i quasi 2.800 eventi estremi registrati lo scorso anno tra nubifragi, tempeste e ondate di calore, oltre un quarto di quelli rilevati in Europa. Una minaccia diretta per il Made in Italy agroalimentare, che nella sola Emilia Romagna vale oltre 37 miliardi di euro.
In particolare, per garantire acqua e sicurezza idrogeologica Coldiretti rilancia in tutta Italia la realizzazione di un grande piano invasi con sistemi di pompaggio, per raddoppiare la raccolta di acqua piovana, ridurre il rischio di esondazioni e produrre energia pulita.
Il piano invasi con pompaggi, sostiene la confederazione agricola, è una priorità strategica se si considera che il 41% del valore aggiunto agricolo nazionale deriva da produzioni irrigue. Accanto alle emergenze servono però interventi strutturali. In questa direzione vanno i 10 miliardi di euro di risorse della Pac recuperati per gli agricoltori italiani, fondamentali, spiega Coldiretti, per rafforzare redditi e competitività ma anche per accelerare innovazione e sostenibilità. Fondi che consentono di ammodernare le imprese con agricoltura di precisione, sistemi digitali di monitoraggio climatico e idrico, tecnologie per il risparmio di acqua ed energia e strumenti avanzati di gestione del suolo e delle colture, essenziali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.
La mobilitazione di Bologna rilancia infine quella che per Coldiretti è “la madre di tutte le battaglie contro la norma dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che consente a prodotti esteri di essere venduti come italiani dopo lavorazioni minime, come ad esempio l’aggiunta di sale a un prosciutto che diventa così made in Italy”. Un meccanismo che riguarda anche latticini, sughi e pasta realizzati con materie prime straniere. Da qui la richiesta dell’obbligo di etichettatura d’origine su tutti i prodotti in commercio nell’Unione Europea, per garantire trasparenza ai consumatori e tutela alle imprese agricole.


























