“Ieri, alla Camera dei Deputati, è andato in onda l’ennesimo siparietto vergognoso, irresponsabile, delle forze politiche di maggioranza e del governo Meloni con l’affossamento della discussione di una proposta che andava nella giusta direzione e avrebbe potuto iniziare un percorso condivisibile per dare risposte a milioni di nuclei familiari. Ormai è evidente che per la destra di governo le famiglie e la genitorialità sono buone per la propaganda, ma spariscono quando vanno garantiti diritti e tutele”. Così la segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, commenta lo stop della maggioranza alla pdl delle opposizioni per l’incremento dell’indennità di maternità e l’introduzione di un congedo paritario per il padre.
La dirigente sindacale spiega che “l’importanza di questa proposta di legge sarebbe stata duplice: da un lato per l’obiettivo di disinnescare ogni fattore di discriminazione, poiché se entrambi i genitori potessero fruire di identico congedo le lavoratrici madri sarebbero meno discriminate rispetto ai padri; dall’altro nel senso culturale, nell’ottica di promuovere la piena parità tra donne e uomini e superare la cultura patriarcale ancora troppo radicata nel nostro Paese”.
“Da tempo – sottolinea Barbaresi – la Cgil avanza la richiesta di un congedo paritario di sei mesi, considerandolo determinante per realizzare l’obiettivo di un’equa condivisione delle responsabilità familiari e del lavoro di cura, nella prospettiva di un’autentica parità di genere, oltre a favorire l’opportunità per i padri di vivere pienamente la propria genitorialità”.
Per Barbaresi, “l’emergenza demografica richiede misure e politiche integrate e strutturali che riguardano congedi ben remunerati e paritari, servizi di cura e servizi educativi per la prima infanzia universali e gratuiti, soprattutto per garantire pari opportunità e contrastare la povertà educativa. E, naturalmente, occupazione, orari, retribuzioni, stabilità e qualità del lavoro. Tuttavia, anziché mettere in atto politiche forti e coerenti, il Governo e la maggioranza non sanno andare al di là di qualche bonus e tanta propaganda”. Conclude la sindacalista: “il sostegno alla genitorialità, l’iniqua distribuzione del carico di cura familiare che finisce per marginalizzare ulteriormente le donne in ambito lavorativo, e l’inverno demografico non possono essere affrontati con interventi spot, ma con politiche forti e coerenti. Quello che Governo e maggioranza non fanno. Ancora una volta, un’altra occasione persa”.
Dura anche la Uil: “Usare la sostenibilità finanziaria per far naufragare il congedo paritario può sembrare inattaccabile, ma pecca di onestà intellettuale. La Ragioneria dello Stato ha quantificato il costo della misura: ma decidere se sostenerlo o meno è una scelta politica”, dichiarano i segretari confederali della Uil Ivana Veronese e Santo Biondo.
“Una delle cause principali dell’esclusione delle donne dal mercato del lavoro è la sproporzione del carico di cura. Allora ragioniamo anche di quanto costa la disoccupazione e l’inattività femminile, calcolando ciò che perdiamo restando fermi. I dati Inps parlano chiaro – hanno aggiunto – le donne sono il 69,4 % delle persone laureate magistrali a ciclo unico, ma l’occupazione femminile si ferma al 53,3 %. Uno spreco di formazione e competenze: questo ce lo possiamo permettere?”
“Il congedo paritario garantisce alle donne che la persona che hanno accanto, se diventeranno madri, potrà partecipare tanto quanto loro alla cura, senza ritrovarsi a scegliere tra lavoro e maternità. È quindi, una leva strategica di politica familiare, specie in un contesto segnato dalla crisi demografica, che rafforza la stabilità del nucleo, migliora la qualità delle relazioni e contribuisce a ridurre la denatalità. Le donne non hanno bisogno di bonus, ma di un’occupazione di qualità, di servizi e di una reale condivisione della genitorialità. Renderla effettiva significa investire sul benessere delle famiglie e delle nuove generazioni, traducendo in scelte coerenti quella centralità della natalità e del nucleo familiare tanto richiamata nel dibattito pubblico e che – hanno concluso Veronese e Biondo – richiede misure strutturali, non soltanto dichiarazioni”.

























