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Home - Rubriche - Giochi di potere - Meloni e l’incubo Vannacci, per la prima volta un nemico a destra

Meloni e l’incubo Vannacci, per la prima volta un nemico a destra

di Alberto Gentili
23 Febbraio 2026
in Giochi di potere
Meloni e l’incubo Vannacci, per la prima volta un nemico a destra

ROBERTO VANNACCI LEGA SULLO SCHERMO LA PRESIDENTE DEL COSIGLIO GIORGIA MELONI

C’è chi li chiama “avanguardisti da operetta”, chi li bolla “pagliacci”. Chi si limita a definirli per quello che sono (fieramente): “Fascisti”. Ma c’è poco da fare ironia. Roberto Vannacci e i suoi seguaci vanno presi sul serio. E con le molle. Dopo la decisione del generale di lasciare la Lega inseguito dalle maledizioni di Matteo Salvini (“traditore”, “opportunista”, “disonesto”, “farai la fine di Fini” …), il panorama e la geografia del centrodestra sono improvvisamente mutati. Per la prima volta c’è un nemico a destra. L’ideatore de “Il Mondo al contrario” è un potenziale ruba-voti per Giorgia Meloni. Un pericolo.

Vannacci sfida la premier sul suo terreno di caccia: migranti, sicurezza, legge e ordine, identità, nazionalismo, sovranismo. E visto le promesse mancate della leader di Fratelli d’Italia sul fronte del fisco, della sanità, del potere di acquisto, delle pensioni, degli interessi corporativi, l’ex parà della Folgore potrebbe intercettare un discreto gruzzolo di voti. Perfino quelli degli agricoltori in rivolta per il Mercosur, dei tassisti delusi, dei balneari incazzati. Tanto più che, senza remore o freni, Vannacci il “fascista” dice ciò che Meloni non può più affermare su Europa, Putin, aborto, fine vita e… Ventennio. Il nostalgico della X-Mas spesso scivola nel grottesco, ma appare comunque capace di pescare nei malumori e nella rabbia che cova nelle pance di una larga fetta di italiani. Soprattutto in quel 10% di uomini e donne che, fotografa l’Istat, vivono in condizioni di povertà assoluta.: la disperazione è linfa preziosa per il populismo e l’ultradestra.

Certo, a prima vista Futuro nazionale, così si chiama il partito del fan della X-Mas, del Duce, di Vladimir Putin, di Donald Trump e di tutti i mostri mostruosi del pianeta, appare un’armata Brancaleone. Per ora in Parlamento ha rastrellato solo tre deputati. Due leghisti: Edoardo Ziello e Rossano Sasso. E un ex di Fratelli d’Italia, quell’Emanuele Pozzolo che è stato cacciato da Meloni perché fece il pistolero festeggiando il Capodanno 2024 e che ora definisce Vannacci “il Charles de Gaulle italiano”. A questo trio di transfughi si potrebbe aggregare il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi. E, aprite le orecchie, si potrebbe aggiungere il pregiudicato (estorsione, corruzione, bancarotta) Fabrizio Corona, che sul suo “Falsissimo” ha ventilato la possibilità di scendere in politica.

Sul carro di Vannacci c’è spazio per tutti. Perfino per Aboubakar Soumahoro, l’ex deputato rosso-verde eletto come difensore dei braccianti e poi finito per essere accusato di sfruttare i…braccianti. E per Marco Rizzo, il rosso-nero leader di Democrazia sovrana popolare. Più CasaPound, Forza Nuova e altri partitini della galassia nera. Più, forse, l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, quando uscirà da Rebibbia. E Simone Ruzzi, in arte Er Cicalone, influencer che fa le ronde anti-criminalità per le borgate romane. In predicato di aderire a Futuro nazionale, infine, Patrizio Maitilasso, tiktoker che vorrebbe fare il ministro del digitale in un ipotetico esecutivo del generale: “Pensate io e Vannacci al governo”, ha vaneggiato, “te la ribaltiamo ‘sta Italia”.

Una galleria grottesca di “avanguardisti da operetta”, appunto. Eppure, secondo i sondaggi, Futuro nazionale “pesa” tra il 3 e il 4%. E ciò significa che, potenzialmente, Vannacci può essere un pericoloso competitor a destra o un prezioso alleato, se inglobato nel centrodestra. Contro questa seconda ipotesi è già scattato il veto di Salvini e di Antonio Tajani: “Con noi quello lì non ha nulla a che spartire. Resterà fuori dalla coalizione”, hanno detto i due per una volta d’accordo. Ma sulla prima ipotesi Meloni & Co riflettono. Eccome. Quelli di Fratelli d’Italia non escludono del tutto un’alleanza con il generale, se fosse indispensabile per tenersi palazzo Chigi anche al prossimo giro di giostra. E poi puntare sul colle più alto, il Quirinale. Ma per ora non si sbilanciano, annusano l’aria, ne valutano l’appeal elettorale passando ai raggi X i sondaggi, osservano le mosse dell’ex parà. E di sicuro non si annoiano.

Vannacci sta dimostrando buona creatività e una discreta capacità manovriera. Quando, appena consumata la scissione dalla Lega e lanciato Futuro nazionale, c’è stato da votare il decreto per fornire le armi all’Ucraina, il generale ha fatto dire sì alla fiducia al governo ai suoi tre deputati. E poi gli ha fatto votare contro il provvedimento in occasione della votazione finale. Per infine dire: “Siamo nel perimetro della maggioranza e quindi abbiamo sostenuto il governo sulla fiducia, ma ci teniamo le mani libere sul resto”. Frasi che hanno fatto esplodere di rabbia Salvini, corso per l’occasione a fare qualche ricerca storica su Wikipedia: “Dicono che sono futuristi? Più che futurismo di Marinetti qui si assiste al trasformismo di Giolitti. Roba tardo democristiana”.

In altre parole, il generale è astuto e dunque pericoloso. Non a caso, nell’attesa di capire cosa farne, Meloni sta studiando le contromosse per disinnescarlo ed evitare che diventi una spina nel fianco da…destra, visto che Vannacci scandisce parole d’ordine (remigrazione, ordine, identità, sicurezza etc) ghiotte anche per una parte degli elettori di Fratelli d’Italia. Come? In due modi. Il primo, marcando stretto a destra il generale: pugno di ferro contro i migranti e gli antagonisti dei centri sociali, battesimo dell’ennesimo decreto sicurezza, genuflessione ai piedi di Donald Trump (l’Italia ha il triste primato di essere è stato l’unico Paese del G20 a partecipare alla grottesca prima riunione del Board of Peace, l’Onu privata, del tycoon americano). Il secondo: mettendo mano alla legge elettorale.

La riforma del Rosatellum, visto il nuovo scenario, non è più solo un’opzione. È un imperativo categorico. In via della Scrofa e in via Bellerio, quartier generali di Fratelli d’Italia e della Lega, non si esclude di portare dal 3 al 4% la soglia di sbarramento per i partiti fuori dalle coalizioni nella speranza di tenere fuori Vannacci dal prossimo Parlamento. In più, la nascita di Futuro nazionale trasforma in una “necessità assoluta” cancellare i collegi uninominali maggioritari. Quelli che con l’attuale meccanismo di voto portano in Parlamento il 37% di deputati (147) e senatori (74). E dove si porta a casa la vittoria anche per un solo voto di scarto. Su questo sono d’accordo i sondaggisti. È difficile pesare Vannacci, per me vale tra il 2.5 e il 4,5%. Ma se vengono cancellati i collegi maggioritari, a Meloni non farà alcun danno”, osserva Antonio Noto. “Solo nell’uninominale”, aggiunge Alessandro Amadori di Yoodata, “il generale può provocare problemi alla premier innescando quello che chiamo effetto-Mastella”. Chiara l’equazione: alzata la soglia di sbarramento e cancellati i collegi uninominali, l’ideatore di “Mondo al contrario” sarà disinnescato.

Attenzione, però. Potrebbe anche accadere che Meloni, alla vigilia delle prossime elezioni (presumibilmente nella primavera del prossimo anno), se i sondaggi le diranno che il sorpasso del Campo largo sarà possibile, decida di tenersi stretto Vannacci. Di inserire Futuro nazionale nella coalizione di centrodestra. Il che sarà un problema. Perché Salvini potrebbe avere una crisi di pianto (isterico) e perché Tajani (marcato stretto dalla liberal Marina Berlusconi) potrebbe per una volta alzare la voce e porre il veto contro l’ultrà dell’ultradestra. Ma in fondo sia il leghista che il forzista sognano di fare un altro giro al governo e alla fine ingoierebbero tra mille strepiti il rospo travestito da ex parà.

Così, a guardar bene, il vero problema di Meloni & Co. sarà l’imprevedibilità del generale (il Matteo dei mojito lo sa bene). “Voglio tenermi le mani libere. Le eventuali alleanze le deciderò all’ultimo momento”, ha già fatto sapere l’ex parà. Insomma, per Meloni, Mantovano e Fazzolari, il generale potrebbe diventare come un gatto con le unghie artigliate alle parti basse, se Futuro nazionale gli servisse per battere la sinistra.

Alberto Gentili

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Giornalista

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