Una platea di oltre cinquemila imprese e più di 18mila dipendenti, che generano una massa salariale di 258milioni di euro. Sono questi i numeri che stanno dietro il nuovo contratto regionale delle imprese artigiane delle costruzioni sottoscritto da Confartigianato Imprese Veneto, Cna Veneto, Casartigiani Veneto e le categorie locali degli edili Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil.
“Parliamo di un contratto che riguarda quella che è la più grande cassa edile nazionale – afferma il segretario generale della Feneal-Uil regionale, Pietro De Angelis – dove il numero di aziende e lavoratori iscritti è aumentato del 2,4 e del 4 per cento rispetto al 2024. Una crescita dovuta all’onda lunga del super bonus e agli effetti delle grandi opere legate al Pnrr e ai lavori per le olimpiadi invernali. Sono cantieri dove operano principalmente grandi gruppi, ma tutto questo si ripercuote positivamente a cascata anche sulle piccole realtà artigiane”.
Per il presidente della Confartigianato, Thomas Fantin, “con il rinnovo abbiamo voluto mettere a punto uno strumento che offrisse molteplici soluzioni a imprese e lavoratori, sotto il profilo economico, normativo e della bilateralità. Sul fronte salariale il contratto regionale punta a redistribuire la produttività, rispetto a quello nazionale che fissa i minimi, e proprio per questo abbiamo confermato il cosiddetto e.v.r., l’elemento variabile della retribuzione, fissato al 4,5% rispetto ai minimi mensili. Questa cifra, che altro non è che un premio di risultato, verrà erogato – prosegue Fantin – sulla base del raggiungimento di cinque parametri territoriali, verificati dalla cassa edile, e da due ulteriori indicatori di produttività certificati in azienda, ossia il numero di ore denunciate alla cassa e il volume d’affari dell’Iva”.
Attraverso il rinnovo la parti hanno poi armonizzato alcuni istituti normativi che “fino a questo momento – dice De Angelis – erano lasciati alla libera contrattazione tra lavoratori e imprese. Nello specifico abbiamo messo mano alla reperibilità, definendo una procedura per l’assegnazione, e stabilendone anche l’indennità. Sempre sul tema delle indennità sono state rinnovate quelle per i lavori disagiati, per chi opera in galleria, in montagna o nei canali. Nel contratto, inoltre, sono state confermate tutte le 24 forme di assistenza garantite da Edilcassa Veneto, che vanno dalla scuola alla sanità, compreso il contributo di 250 euro per il caro energia riconosciuto ai lavoratori che nel 2026 dichiareranno un Isee pari o inferiore a 25.000 euro”.
Un capitolo centrale del documento attiene alla salute e sicurezza. I dati dell’Inail certificano per il 2024 un calo del 2,6% delle denunce di infortunio e un trend in riduzione del 4,7% per il triennio 2022-2024 degli incidenti in occasione di lavoro. Mentre salgono gli incidenti in itinere di quasi 9 punti percentuali. Il nord-est è l’area con la più alta concentrazione di infortuni. Nonostante le cifre dimostrino un rallentamento del fenomeno, l’edilizia si conferma uno dei settori a più alto rischio. “Formazione e prevenzione sono la nostra stella polare – commenta Confartigianato – ma è chiaro serve anche un cambio culturale da parte di imprese e lavoratori. Può sembrare strano, nonostante la normativa e la tecnologia, che ancora oggi l’incidente più diffuso in cantiere sia legato alle cadute dall’alto. Su questo punto si sta discutendo anche di un protocollo specifico con la Regione. Un tema, poi, molto dibattuto è stato quello della patente a crediti. È uno strumento che solo ora sta entrando pienamente a regime, sul quale a suo tempo abbiamo espresso le nostre valutazioni. Detto questo siamo consapevoli il mero adempimento burocratico non è una condizione sufficiente per garantire la sicurezza nei cantieri”.
Per la Feneal-Uil veneta c’è una problematicità legata ai controlli. “Gli ispettori sono pochi rispetto all’elevatissimo numero di imprese – commenta il sindacato – e questo è ancora più marcato in una terra come la nostra patria della piccole e piccolissime aziende. Inoltre manca del tutto la sinergia tra i corpi ispettivi. Ci sono gli ispettori del lavoro, quelli della Asl e tutti si muovono secondo una catena di comando diversa. Non si può pensare che la repressione sia l’unico mezzo per tutelare i lavoratori. La patente a crediti non sta funzionando perché per le imprese si è trasformata in un mero adempimento burocratico e non è un vero deterrente. La decurtazione dei crediti è immediata solo quando dentro a un cantiere vengono identificati lavoratori irregolari, mentre in tutti gli altri casi si deve attendere l’esito del procedimento giudiziario”.
Come si legge nel rinnovo viene definita un’indennità per il preposto alla sicurezza “che non è un ispettore o un dirigente ma un lavoratore con più esperienza che deve essere tutelato nell’espletamento di questo ruolo” precisa De Angelis. Il testo riconosce, inoltre, la centralità dei rappresentati dei lavoratori per la sicurezza territoriale, che a breve potranno contare sul un portale telematico fornito da Formedil, l’ente unico per la salute a la sicurezza, e Pmi Veneto. Previste inoltre le visite in cantiere, non vere e proprie ispezioni ma dei sopralluoghi tecnici con lo scopo di segnalare alle imprese le irregolarità sulle quali intervenire.
Nel contratto sono presenti anche interventi che guardano al futuro del comparto. Oltre il 50% degli operai iscritti alle casse edili sono stranieri, e il rinnovo prevede l’introduzione di mediatori linguistici durante la formazione per la sicurezza. “Si tratta dei lavoratori più fragili, i più esposti agli infortuni anche per la barriera linguistica nel comprendere concetti complessi e tecnici” sottolinea il sindacalista. Lavoratori che come e più di altri, proprio per la loro condizione di fragilità legata all’essere stranieri, hanno difficoltà nell’accedere alla casa. “La nostra è una regione a forte vocazione turistica. E gli affitti brevi uniti a quelli universitari – evidenzia De Angelis– hanno di fatto tolto dal mercato case da poter locare a uso abitativo. Per questo nel contratto regionale è inserito un fondo di garanzia per il sostegno abitativo per i lavoratori iscritti a Edilcassa Veneto”.
La presenza di manodopera straniera nella filiera si intreccia con un altro tema che è quello della difficoltà nel reperire nuovi addetti e garantire il ricambio generazionale nei cantieri. “L’inverno demografico è un problema trasversale a tutti i settori – afferma Fantin -. C’è quindi una carenza numerica ma anche uno scarso appeal da parte del settore, che non è in grado di attirare ancora una fetta massiccia di giovani lavoratori. In questo senso ci stiamo muovendo con il mondo della formazione, ma anche con chi è richiedente asilo per facilitarne l’ingresso lavorativo. Sull’ingresso legale di lavoratori stranieri le istituzioni si stanno muovendo, ma bisognerebbe ascoltare di più i bisogni del tessuto produttivo e uscire dalla logica del click day”.
Per quanto riguarda lo stato di salute del settore sindacato e parte datoriale concordano sul fatto che ora c’è una fase di assestamento. Non ci sono, al momento, campanelli di allarme all’orizzonte ma è chiaro che la spinta data dal 110% e dal Pnrr poi si esaurirà. Per questo Confartigianato chiede “politiche di sostegno che non devono essere sussidi a pioggia ma aiuti mirati. Con il super bonus c’è stata un’impennata dei prezzi delle materie prime, che non scenderanno giù nuovamente. Così come a preoccupare è il caro energia. Ed è su questi due fronti che bisogna intervenire attraverso politiche di alleggerimento fiscale”.



























