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Home - Approfondimenti - La nota - Fnsi, quella del Governo contro Radio Radicale è una “crociata politica e ideologica”

Fnsi, quella del Governo contro Radio Radicale è una “crociata politica e ideologica”

16 Aprile 2019
in La nota
Fnsi, quella del Governo contro Radio Radicale è una “crociata politica e ideologica”

Dura presa di posizione della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti italiani, sull’attacco che l’attuale Governo ha lanciato contro Radio Radicale; attacco che, se non verrà in qualche modo fermato, potrà portare alla chiusura delle trasmissioni della storica emittente fra poco più di un mese, ovvero a far data dal 21 maggio.

Ieri, infatti, sul sito della Federazione nazionale della stampa italiana è stato pubblicato un comunicato che riporta una dichiarazione congiunta di Raffaele Lorusso, che della Fnsi è il Segretario generale, e di Giuseppe Giulietti, che ne è invece il Presidente. Una dichiarazione, va detto subito, in cui la questione dell’attacco portato a Radio Radicale viene inquadrato come caso eclatante di un’intera strategia, ovvero della strategia elaborata dal Governo Lega-MoVimento 5 Stelle in materia di editoria giornalistica.

“Quella del Governo contro Radio Radicale – è il perentorio incipit della dichiarazione – è una crociata. Ormai non passa giorno senza che il sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi non faccia esibizione di muscoli per ricordare che la convenzione non sarà rinnovata. Questa insistenza dimostra che la decisione non ha niente a che vedere con il riordino del settore dell’editoria, ma è di natura politica e ideologica. La stessa ideologia contraria al pluralismo dell’informazione e alla circolazione delle idee, che si traduce in una guerra sempre più aperta a tutte le voci delle differenze, delle diversità e delle minoranze.”

Proprio ieri, infatti, il sottosegretario Crimi era tornato a far sentire la sua voce per ribadire che il Governo ha deciso di non rinnovare la convenzione esistente fra il Ministero dello Sviluppo Economico e Radio Radicale. Una convenzione in base alla quale, da un lato, l’emittente è tenuta a trasmettere, in diretta o, quando ciò non sia possibile, in differita, almeno il 60% delle sedute di Camera e Senato; mentre, dall’altro, a fronte di questo vero e proprio servizio pubblico, la stessa radio riceve un corrispettivo di circa 8 milioni di euro netti all’anno.

Ora, come si ricorderà, la legge di Bilancio per il 2018 ha dimezzato drasticamente da 8 a 4 milioni netti le risorse necessarie per finanziare la convenzione per l’annata 2018-2019. Il che significa, in pratica, che tali risorse consentono alla radio di funzionare solo fino allo scadere del primo semestre di tale annata, ovvero fino al 20 maggio.

Ma, ecco il punto, secondo Giulietti e Lorusso l’accanimento di Crimi e Di Maio contro Radio Radicale non è, ancorché molto grave, un fatto singolare o circoscritto. Al contrario, è il sintomo più evidente della visione con cui il Governo pentaleghista si sta approcciando ai problemi dell’informazione. “Una visione – prosegue la dichiarazione ampliando la tematica affrontata – che ha portato il Governo italiano a votare contro le direttive europee sul diritto d’autore, nel tentativo di impedire ad aziende editoriali, giornalisti, professionisti e intellettuali di ricevere la giusta remunerazione del proprio lavoro da parte dei giganti della rete.”

E qui, dopo questo rapido passaggio critico nei confronti dell’atteggiamento tenuto dal Governo italiano in relazione alla battaglia, svoltasi nel Parlamento Europeo, sulla complessa questione del rapporto fra il copyright e i colossi di Internet, la dichiarazione esprime una preoccupazione di fondo sulle vere intenzioni dello stesso Esecutivo: “Se queste sono le premesse con cui il Governo intende affrontare il tema della riforma del settore editoriale attraverso gli Stati generali, non c’è da aspettarsi niente di positivo”, ma, semmai, “soltanto una gigantesca pantomima con il rischio di dare il colpo di grazie all’intero comparto”.

Il 25 marzo scorso, infatti, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il suo sottosegretario all’Editoria, il pentastellato Vito Crimi, hanno dato avvio, a Roma, ai cosiddetti Stati Generali dell’Editoria, un percorso in cinque tappe che dovrebbe concludersi in settembre con la messa a punto di specifiche proposte di legge di “riforma” del settore dell’informazione. Una prospettiva, questa, che, date le minacciose dichiarazioni di parte governativa risalenti già all’anno scorso, e dati i contenuti della legge di Bilancio per l’anno 2019, ovvero visti il secco dimezzamento della convenzione con Radio Radicale e il progressivo azzeramento di altre provvidenze a sostegno dell’informazione, porta i massimi dirigenti della Fnsi a non aspettarsi nulla di buono.

“Saremo felici, ovviamente, di essere smentiti”, prosegue il comunicato. “Non è un caso, però – conclude la dichiarazione congiunta – che il sottosegretario ribadisca ogni giorno la necessità dei tagli, ma non trovi mai il tempo di dire alcunché sulle tante forme di bavagli all’informazione.”

@Fernando Liuzzi

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