Tra Twin Transition e Intelligenza Artificiale, il sistema dei Fondi Interprofessionali si evolve. Una conversazione con Roberto Raineri, responsabile comunicazione, relazioni esterne e sviluppo di Fondoprofessioni, rivela un modello sempre più orientato alla formazione on the job, al microlearning, e alla messa in trasparenza delle competenze per le piccole e piccolissime realtà.
Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una metamorfosi senza precedenti. Per capire come le piccole realtà del nostro Paese stiano reggendo l’urto, abbiamo analizzato la prassi di uno dei protagonisti del settore: Fondoprofessioni. Non si tratta più solo di teoria: la cosiddetta “Twin Transition” — digitale ed ecologica — è diventata una necessità operativa che in Fondoprofessioni, negli ultimi cinque anni, ha fatto impennare l’offerta formativa in questi ambiti del 170%.
Il dato di partenza è sorprendente: il Fondo opera su una platea composta per il 93% da imprese fino a 9 dipendenti, con una concentrazione del 70% in realtà “micro” (fino a 3 addetti). Siamo nel cuore pulsante degli studi professionali e dei servizi alle imprese, un tessuto dove la formazione è spesso un lusso difficile da permettersi tanto da un punto di vista economico quanto da un punto di vista operativo.
“Per una micro-impresa, privarsi di un collaboratore per l’apprendimento è un costo organizzativo altissimo” afferma Roberto Raineri, responsabile comunicazione, relazioni esterne e sviluppo del Fondo. La risposta? “Un mix di formazione in presenza, e-learning e training on-the-job che permette al 95% delle micro-aziende aderenti di erogare effettivamente la didattica, un risultato che sfida la media nazionale”.
Se già nel periodo pre-pandemico esisteva una sensibilità verso l’innovazione, il quinquennio 2019-2024 è stato quello della digitalizzazione di base, il 2025 ha rappresentato l’anno della svolta per l’Intelligenza Artificiale. Fondoprofessioni nel 2025 ha messo sul piatto più di 9 milioni di euro con avvisi specifici per intercettare la domanda di competenze avanzate. Una dotazione simile è prevista per il 2026. Non è solo una questione di software, ma di sopravvivenza competitiva: il numero di corsi dedicati alle nuove tecnologie è letteralmente esploso.
La vera rivoluzione, tuttavia, è normativa e organizzativa. Il Decreto 115 del 9 luglio 2024 ha segnato un punto di non ritorno, definendo le regole per mettere in trasparenza e validare le competenze. L’obiettivo del Fondo è chiaro: superare il semplice “attestato di frequenza” per arrivare a una competenza trasparente, portabile e inserita nel fascicolo elettronico del lavoratore, secondo la logica indicata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per implementare erendere più efficiente questo processo, sottolinea Raineri, occorre remare tutti nella stessa direzione. Grazie all’integrazione con l’Atlante del Lavoro e le Aree di Attività (ADA), la formazione diventa un patrimonio che il dipendente può spendere in diversi contesti lavorativi.
Per rispondere alla velocità del mercato, occorre superare il modello tradizionale di lezione in aula in favore di modalità capaci di coniugare le esigenze di produttività del datore di lavoro con il diritto del lavoratore all’occupabilità nel lungo periodo (Lifelong Learning). Si presentano così delle soluzioni più efficaci:
La sfida più importante per Fondoprofessioni per il prossimo triennio sarà quella di contribuire a colmare lo skills mismatch (il divario tra competenze cercate e offerte) attraverso un ascolto costante delle aziende per capire quali sono le loro necessità. Un altro pilastro di questa strategia è proprio la formazione on the job, che permette di cogliere numerosi vantaggi, trasformando il luogo di lavoro in un laboratorio continuo, abbattendo le barriere tra teoria e pratica. Per le micro-imprese, osserva Raineri, “questo modello è una risorsa vitale: permette di accrescere le competenze integrando l’apprendimento nella produzione, eliminando i tempi di inattività”.
L’apprendimento avviene direttamente sugli strumenti aziendali, garantendo un’immediata ricaduta sulla qualità del lavoro. Inoltre, favorendo il passaggio di conoscenze tra colleghi, non solo potenzia le abilità tecniche (hard skills), ma rafforza anche la coesione del team e la capacità di risolvere problemi in tempo reale. In breve: si impara producendo, rendendo l’azienda più competitiva e il lavoratore più qualificato.
Un altro aspetto fondamentale per le dinamiche operative di Fondoprofessioni è la formazione a catalogo. Attraverso la piattaforma informatica di Fondoprofessioni, le imprese possono scegliere tra migliaia di corsi aggiornati mensilmente in base ai reali gap del mercato e alle esigenze di aggiornamento delle conoscenze. Il sistema è incentivato dai voucher, che coprono l’80% dei costi, abbattendo le barriere all’ingresso per i piccolissimi studi professionali.
Ma forse la sfida più importante, per tutti gli attori coinvolti nel mercato del lavoro, non solo per Fondoprofessioni, resta quella di capire il valore reale dei processi formativi. La formazione deve smettere di essere vista come un mero adempimento, ma come un asset strategico: un pilastro su cui poggia la competitività futura dell’intero sistema Paese.
Emidio Fornicola

























