È stato approvato, col 93,13% dei voti dei lavoratori, il nuovo contratto dei metalmeccanici Federmeccanica-Assistal. A certificare il voto è stata la commissione elettorale dei sindacati di categoria Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm. L”ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto, firmata il 22 novembre scorso, come da prassi sindacale è stata votata da tutti i lavoratori metalmeccanici, un lungo iter democratico di consultazione che ha visto la sua conclusione il 20 febbraio. Infatti, le parti sociali, dopo la firma dell’ipotesi di accordo, hanno dato avvio a una lunga campagna informativa, durata oltre due mesi con 7.549 assemblee nei luoghi di lavoro.
In particolare, le assemblee hanno coinvolto 852.196 dipendenti e hanno partecipato al voto in 464.287. Al conteggio finale sono risultati 427.898 voti favorevoli e 31.554 contrari, con 4.286 schede bianche e 1.080 nulle.
Grande soddisfazione per i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm (Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella), firmatari del contratto, che sottolineano come il grande consenso registrato nella consultazione certificata e l’ampia partecipazione alle assemblee “rappresentano un segnale chiaro e inequivocabile dei lavoratori metalmeccanici. Il voto legittima la firma sull’ipotesi di accordo e conferma la scelta della contrattazione nazionale come strumento fondamentale per tutelare salario, diritti e qualità del lavoro in una fase di profonde trasformazioni industriali”.
Infatti, grazie all’incremento di 205 euro mensili previsti, il nuovo contratto, è in grado non solo di difendere il salario dei lavoratori metalmeccanici dall’inflazione, ha spiegato in una nota Uliano, ma anche di rafforzarlo con una componente aggiuntiva collegata all’innovazione organizzativa. “Il meccanismo di garanzia e tutela nei casi di impennata inflattiva – precisa il segretario – rappresenta un elemento unico di salvaguardia”.
I lavoratori hanno inoltre visto riconosciuti importanti risultati sull’orario, sia nel miglior utilizzo dei permessi, sia nella riduzione dell’orario per i turni; sulla stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, della somministrazione e dello staff leasing; sulle normative introdotte a tutela dei lavoratori degli appalti; sulle azioni di rafforzamento della prevenzione e della sicurezza; e sul diritto soggettivo alla formazione, sul welfare. Ancora, la struttura contrattuale del contratto prevede anche i diritti di informazione, alle pari opportunità e al contrasto della violenza contro le donne.
Un alto consenso dei lavoratori, per Uliano, evidenzia che il contratto ha rappresentato per i metalmeccanici un punto importante e avanzato della contrattazione, conquistato in un contesto economico particolarmente difficile, “mettendo in campo – spiega – una partecipazione significativa attraverso scioperi e manifestazioni nelle fasi di rottura del negoziato. I lavoratori hanno compreso l’importanza del contratto nazionale come strumento di tutela generalizzata e di giustizia sociale per oltre un milione e mezzo di metalmeccanici. Ora il nostro impegno – conclude – sarà rivolto alla sua piena applicazione e all’avvio della contrattazione aziendale in ogni luogo di lavoro”.
La firma del rinnovo contrattuale, ha ricordato il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma, è un traguardo raggiunto dopo 40 ore di sciopero, un anno e cinque mesi di trattativa. Poi il voto dei lavoratori, tramite un referendum di oltre due mesi “per fare più assemblee possibili – ha spiegato De Palma – con un aumento significativo rispetto alla consultazione del precedente contratto. Una straordinaria partecipazione democratica resa possibile dalle rappresentati e dai rappresentanti dei lavoratori insieme a Fim Fiom e Uilm che ringrazio per il lavoro realizzato”.
Per il segretario della Fiom, il contratto nazionale è sotto attacco: “ne siamo consapevoli, c’è chi vorrebbe cancellarlo per indebolire e dividere chi lavora. Per i lavoratori dell’industria e delle istallazioni è insostituibile: per la tutela dei diritti dei lavoratori e l’aumento del potere d’acquisto del salario, per sviluppare il lavoro industriale e un’economia sana. È necessario affrontare una nuova realtà determinata dal crollo della globalizzazione e al ritorno del protezionismo, alle guerre, all’attacco ai diritti del lavoro e sindacali, allo Stato sociale. È necessario affrontare un “mondo” diverso da quello che ha dato origine al “patto per la fabbrica”.
Per De Palma, chi rappresenta i lavoratori l’obiettivo di aumentare salari, l’occupazione e programmare investimenti pubblici e privati contro la desertificazione industriale è una condizione essenziale.Un rinnovo che è anche n segnale importante verso il Governo e il Parlamento a cui il sindacato chiede di cancellare le norme “che rendono illegale scioperare e manifestare. Senza gli scioperi e le manifestazioni – spiega il sindacalista – il Paese avrebbe un milione e settecentomila lavoratrici e lavoratori in più senza contratto nazionale. Per questo auspichiamo che non ci siano conseguenze penali per la manifestazione del 20 giugno a Bologna”.
Infine, De Palma precisa come i metalmeccanici abbiano fatto, e continueranno a fare, la propria parte, ma ora siano Governo e Parlamento a fare la propria: ridurre la tassazione sul lavoro dipendente, sostenere la riduzione dell’orario di lavoro, compiere “reali scelte” di politica industriale e investimenti, garantire un prezzo dell’energia equo, contrattare e risolvere le crisi dei principali settori quali la siderurgia e l’automotive, salvaguardando l’occupazione e il reddito dei lavoratori. Un compito necessario, spiega, per un Paese del G7: “È ora che ci si renda conto che senza impiegati, tecnici e operai dell’industria il nostro Paese non avrebbe una reale capacità di futuro. Per queste ragioni siamo e saremo impegnati per contrattare la difesa e la promozione dell’occupazione e l’allargamento della platea delle lavoratrici e dei lavoratori a cui si applica la contrattazione di secondo livello. Andare avanti – conclude – è l’unica strada possibile”.
Emanuele Ghiani

























