Gli operai della Ast, la fabbrica degli acciai speciali di Terni, hanno dovuto occupare per più di due ore l’autostrada del Sole per avere uno spicchio di sole nella trattativa in corso per cercare di salvare la loro azienda. E nemmeno così hanno portato a casa risultati definitivi. Hanno avuto un primo incontro tra i loro rappresentanti e il ministero dello Sviluppo nella giornata di giovedì, ma sempre interlocutorio. Un secondo incontro, oggi venerdì, presente anche l’azienda, sempre al ministero, ha dato invece qualche sollievo, perché l’azienda ha ribadito la possibilità di cambiare il piano industriale mantenendo in attività i due forni. Sono state così date assicurazioni circa il mantenimento dei livelli di occupazione mentre nel corso del primo incontro, nella giornata di lunedì, aveva riportato tutto di nuovo in discussione. Ed era per questo che gli operai avevano deciso di invadere l’autostrada Milano Napoli all’altezza di Orte. Adesso l’emergenza sembra superata, si attendono altre assicurazioni, stavolta direttamente dal board della Tyssenkrupp.
L’Italia comunque è scossa da una serie di scioperi e manifestazioni. Oggi venerdì hanno scioperato i metalmeccanici della Fiom del settentrione con una grande manifestazione a Milano, presenti Susanna Camusso e Maurizio Landini, tutti e due sul piede di guerra. La pressione della Cgil nei confronti del governo si fa ogni giorno più forte, specie dopo che il consiglio generale della confederazione ha proclamato lo sciopero generale per il 5 dicembre. La Cgil ha deciso praticamente all’unanimità ed è certamente una cosa positiva, se non fosse che questo riavvicinarsi delle due anime della confederazione avviene a scapito dell’unità con le altre organizzazioni sorelle (forse oggi cugine). Un peccato, perché la pressione che possono esercitare le tre confederazioni assieme è certamente più forte di quella che la sola Cgil assicura. Decidendo da sola la data dello sciopero la Cgil ha reso più difficile la convergenza dell’azione delle altre centrali sindacali. specialmente della Cisl, molto gelosa della sua autonomia. Non a caso Annamaria Furlan ha detto chiaramente che la Cisl non è abituata ad aderire a manifestazioni decise da altre organizzazioni. E anche la Uil adesso potrebbe avere dei problemi, considerando che questa confederazione la prossima settimana celebra il suo congresso nazionale e quella sarebbe stata per loro la sede più adatta per prendere una decisione del genera. Così anche il nuovo segretario generale Uil, Carmelo Barbagallo, potrebbe avere problemi ad aggiungersi allo sciopero della Cgil.
Ma evidentemente per la confederazione di Susanna Camusso conta più l’unità interna di quella con Cisl e Uil. Ed effettivamente l’unità interna sembra riacquistata. Il direttivo della Cgil di martedì ha segnato un ulteriore avvicinamento tra i due fronti interni. Landini nel suo intervento ha avuto toni molto distesi e si è detto più volte del tutto d’accordo con Susanna Camusso, la quale nel suo discorso ha fatto esplicito riferimento a una sola persona, con la quale ha detto di trovarsi perfettamente d’accordo, Gianni Rinaldini, il predecessore di Landini alla guida della Fiom. Riferimenti di poco conto, forse, ma tali da far capire il clima che si respira in queste settimane in Cgil.
E proprio in questa ottica non è un caso che sia Camusso che Landini abbiano bocciato l’accordo intervenuto nel Pd sul Jobs Act, affermando che va contro i lavoratori e, lo ha detto il segretario della Fiom, serve solo ad alcuni parlamentari ad avere la certezza della loro rielezione se si va a votare l’anno prossimo. Accordo che invece sembra importante, perché smonta l’ipotesi di una guerra civile dentro il Pd e il rischio di un rimpallo della legge delega sul lavoro tra i due rami del Parlamento. E non è stata nemmeno difficile per Renzi ottenere questo accordo, in pratica ha solo concesso che nella legge delega sia indicato quanto a fine settembre aveva già promesso alla Direzione Pd, cioè che per alcuni licenziamenti disciplinai sarà concessa la possibilità del reintegro nel posto di lavoro. Ma si tratterà di casi isolati, che saranno specificati nei decreti delegati. Ma è stato sufficiente per convincere l’ala dialogante della minoranza a dare via libera al provvedimento che adesso può correre spedito. L’unico ostacolo resta la parte destra della maggioranza, Ncd e Scelta Civica, che, allarmati dal fatto che si modificasse il testo della legge uscito dal Senato, hanno chiesto un vertice di maggioranza e poi si sono accontentati di un incontro con il responsabile economico del Pd.
C’è solo da segnalare la stupidità di chi ha voluto vedere nella scelta della Cgil della data in cui fare lo sciopero generale la voglia di fare un ponte lungo abbinando lo sciopero con il giorno festivo dell’Immacolata. Pensiero sciocco, che non tiene conto delle difficoltà che il lavoro sta incontrando, dei sacrifici che i lavoratori si accollano per portare avanti le loro battaglie. Come se scioperare fosse un gioco o meglio un mezzo per togliersi il fastidio di lavorare. Un pensiero degno di chi non si rende conto che gli operai della Ast, che solo lunedì hanno avuto il salario di ottobre, che gli era stato ingiustamente negato, il mese prossimo non avranno quasi salario dal momento che hanno superato i venti giorni di sciopero. Sono momenti drammatici per tanti, non l’occasione per programmarsi fine settimana lunghi. Tutti dovrebbero rendersene conto.
Contrattazione
Tra nuove proteste e vecchie proposte, questa settimana è stato convocato per ben quattro volte il tavolo sulla trattativa più seguita del momento, quella delle Ast di Terni. E alla fine è stata delineata la possibilità di un accordo su un piano industriale modificato, che mantenga in attività i due forni. Nelle stesse ore in cui al ministero dello Sviluppo si stava trattando per la Ast è stato trovato, sempre nella stessa sede ministeriale, un accordo con l’Eni per lo stabilimento di Porto Marghera.
Ma la settimana è stata piena di incontri riguardanti anche altre trattative chiave per l’industria del paese, a cominciare da Alcoa, l’azienda americana produttrice di alluminio, per la quale è stato firmato un protocollo d’intesa con Glencore per l’acquisizione dello stabilimento di Portovesme. Fumata bianca invece per l’acquisizione del sito di Termini Imerese da parte della Grifa, l’accordo continua a mancare, ma la società non smette di rassicurare i sindacati sui propri impegni finanziari. Incontro importante anche per il sito di Vado Ligure della Tirreno Power, durante il quale i sindacati hanno informato il ministero sulla critica situazione aziendale, in vista della Conferenza dei servizi che martedì prossimo esprimerà un parere determinante per il rilascio dell’autorizzazione dell’Aia necessaria al finanziamento del sito.
Decisamente negativi, invece, gli incontri per le vertenze di Meridiana e Ntv: in entrambi i casi l’azienda si è mostrata decisa a procedere con gli esuberi: 1.634 per la compagnia aerea, 248 per l’impresa ferroviaria dei trasporti. L’analogia fra le due vertenze, comunque, torna anche nel paradosso che vede le società coinvolte in una fuga di notizie che mette in discussione la loro crisi di liquidità: la compagnia Air Flay di Meridiana vorrebbe infatti assumere 30 assistenti di volo, mentre l’Ntv ha ricevuto dall’Authority uno sconto sul costo della tariffa energetica che, secondo i sindacati, farà risparmiare all’azienda 35 milioni di euro.
Ma ci sono anche buone notizie. I sindacati dei pensionati della regione Lombardia hanno infatti sottoscritto un accordo sul programma regionale per le non autosufficienze. È stato inoltre firmato un accordo per la stabilizzazione del personale per il sito di Milano Smeraldo di Eataly; accordo che riduce a un terzo il tempo per passare dal contratto a termine a quello a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il Gruppo Barilla è stato invece firmato l’accordo per il rinnovo del contratto integrativo che prevede, fra le altre cose, un incremento salariale complessivo di 200 euro.
Infine è ancora stallo nella trattativa per il rinnovo contrattuale nazionale del settore del credito.
La nota
In merito allo sciopero generale, indetto dal Direttivo Cgil per il prossimo 5 dicembre, il Diario del Lavoro offre un’interessante nota di Nunzia Penelope che analizza le polemiche e i significativi retroscena sottostanti la scelta della data.
Opinioni
Disponibile questa settimana, sul Diario del Lavoro un approfondimento, a cura di Aldo Amoretti, sul mondo del precariato in Italia; un articolo che ricostruisce alcuni dei momenti-chiave della contrattazione a favore del precariato. Sempre nella sezione ‘Opinioni’ è inoltre possibile leggere l’articolo di Roberto Polillo sulla grande manifestazione unitaria sul Pubblico impiego, che lo scorso 8 novembre ha visto sfilare a Roma oltre 100 mila dipendenti pubblici.
Interviste
Questa settimana il direttore del Diario del Lavoro, Massimo Mascini, ha intervistato il neo segretario generale della Fim Cisl, eletto lo scorso giovedì 16 novembre, Marco Bentivogli. Il nuovo segretario dei metalmeccanici crede in un sindacato 2.0, capace di dare ascolto e parola al popolo degli invisibili: i giovani che il sindacato ha lasciato da parte.
Documentazione
Pubblichiamo questa settimana una serie di documenti importanti, tra i quali il testo dell’intervento del neo-eletto segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli; la stima preliminare dell’Istat sul Pil e il rapporto sulla produzione industriale; l’accordo sul rinnovo del contratto del settore tabacco secco sciolto; il testo del Direttivo Cgil per lo sciopero di dicembre; l’accordo economico collettivo degli agenti e rappresentanti di commercio; il verbale di accordo per il rinnovo del contratto integrativo del gruppo Barilla 2014-216; il testo dell’indagine rapida del Centro Studi Confindustria su produzione industriale in ottobre; il testo del rapporto del centro studi Cgia di Mestre sul lavoro autonomo; il testo del verbale d’accordo sul programma operativo della regione Lombardia per le Non Autosufficienze.


























