“Le scelte che si fanno non vanno nella direzione giusta. La scuola è un elemento strategico, non solo per quelli che ci lavorano, ma come diritto da garantire a tutte le persone. E’ il momento di potenziare la scuola pubblica”. Lo ha detto il segretario della Cgil, Maurizio Landini, a margine della manifestazione indetta dai sindacati della scuola nel giorno dello sciopero.
“Il diritto alla conoscenza, alla formazione – ha aggiunto – diventa fondamentale per combattere la diseguaglianza e per combattere anche la precarietà nel lavoro”.
“Oggi siamo con le lavoratrici ed i lavoratori della scuola in sciopero per rivendicare il diritto a un contratto con incrementi retributivi adeguati, formazione, progressioni, stabilità per i precari, investimenti seri. No al taglio di 9600 cattedre. Il Dl 36 va cambiato”. È quanto sottolinea su Twitter il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.
La grande partecipazione allo sciopero della scuola di oggi deve ora indurre il governo a tornare sui propri passi riaprendo subito il dialogo con i sindacati. La scuola è il futuro del paese. Deve essere messa al centro dei processi di sviluppo e di investimenti pubblici. Con il decreto legge 36 il governo ha percorso una strada sbagliata: si interviene per legge su aspetti che riguardano la disciplina del rapporto di lavoro e su materie contrattuali come il salario e la formazione, con soluzioni del tutto inadeguate rispetto all`obiettivo di sostenere la qualità del lavoro con un supporto formativo e di aggiornamento generale e sistematico”. È quanto sottolinea il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra.
“La formazione è una opportunità da garantire a tutti, non uno strumento selettivo finalizzato all`erogazione di benefici “una tantum” a quote ristrette di personale. Non si possono ridurre le risorse destinate al rinnovo contrattuale che a fatica consentono un`indispensabile e non più rinviabile rivalutazione degli stipendi ed il cui potere d`acquisto è intaccato delle dinamiche inflattive”, aggiunge il leader Cisl. “Così come è un errore il piano di riduzione dei posti in organico, con un taglio di 9.600 cattedre in 5 anni, motivato con il calo delle nascite e quindi della popolazione scolastica. Si accetta come ineluttabile il problema della denatalità che andrebbe invece contrastato con politiche attive di sostegno alla maternità ed alla conciliazione lavoro-famiglia. Non era questo per la Cisl lo spirito del “patto” sulla scuola che avevamo firmato a maggio dello scorso anno. Va accelerato il percorso di stabilizzazione del precariato e definite misure per il reclutamento di nuovo personale necessario a dare continuità e stabilità alle attivita didattiche. Ecco perché occorre riprendere il confronto sulla base”.
“La Uil confederale è al fianco della Uil scuola, delle lavoratrici e dei lavoratori del settore che oggi incrociano le braccia per rivendicare il principio dell’autonomia contrattuale, per difendere la dignità della professione e per ottenere una giusta valorizzazione del proprio lavoro che è a beneficio degli studenti e delle loro famiglie”, sono le parole di Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil.
“Mentre è aperto un tavolo all’Aran, il Governo è intervenuto unilateralmente, con decreto, per stabilire regole per il reclutamento e la formazione degli insegnanti: una decisione che mortifica la loro professionalità e calpesta la libertà della contrattazione. Quel provvedimento stabilisce un modello di formazione unico e obbligatorio per tutti, ma garantisce riconoscimenti economici solo a una parte dei soggetti coinvolti. Non assicura, inoltre, alcuna prospettiva alle decine di migliaia di precari che, da anni, attendono di essere stabilizzati. Tutto ciò è incomprensibile e inaccettabile.
A queste lavoratrici e a questi lavoratori affidiamo il futuro dei nostri figli: meritano, dunque, il rispetto e il giusto riconoscimento per la loro attività che non è solo un lavoro, ma anche un impegno sociale e una missione civile”.
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