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Home - Approfondimenti - L'Editoriale - Sindacati e governo di fronte alla sfida (necessaria) per le pensioni

Sindacati e governo di fronte alla sfida (necessaria) per le pensioni

di Nunzia Penelope
5 Novembre 2021
in L'Editoriale
Sindacati, verificheremo l’accoglimento delle nostre proposte

I sindacati, tutto sommato, non ardono dal desiderio di scontrarsi col governo Draghi, specie considerando il momento critico del paese, la necessità di farlo ripartire dopo la pandemia, e soprattutto di gestire al meglio i fondi e i progetti del Pnrr. Ma il tema pensioni è così serio e sentito tra la gente che non si può nemmeno restare fermi e fare finta di nulla. Per cui si cercano strade che tengano assieme la protesta e la proposta. La fine ineluttabile di quota 100 al 31 dicembre, sostituita da una soluzione ponte di un anno e dunque col rinvio a data da destinarsi di quella riforma strutturale richiesta da Cgil, Cisl e Uil, non ha certo soddisfatto le confederazioni, già pronte all’inevitabile rottura col governo. All’ultimo momento, tuttavia, la (forse) imprevista apertura di Draghi ha ridimensionato le reazioni. Gli annunci bellicosi della vigilia, con un ipotizzato sciopero generale, sono stati dunque sostituiti dal più moderato annuncio di una campagna di assemblee nei luoghi di lavoro con iniziative territoriali e manifestazioni a livello regionale. Anche l’ordine del giorno approvato giovedì sera dall’assemblea generale della Cgil, pur bocciando in buona parte la legge di bilancio e concludendosi con la decisione di definire “ulteriori mobilitazioni”, oltre a quelle già decise con Cisl e Uil, si limita a “non escludere iniziative e forme di lotta di carattere generale” (un modo involuto per non pronunciare la parola sciopero lasciandola intendere), dando mandato alla segreteria nazionale di valutarne la necessità: in base, appunto, alle risposte che arriveranno dal governo. Le porte dunque non sono ancora chiuse, né quella di Palazzo Chigi, né quelle dei sindacati.

Un atteggiamento responsabile, che tiene conto del particolare momento del paese, in bilico tra una ripresa economica con chiari (la crescita elevata dal Pil) e scuri (l’occupazione che aumenta, ma solo con contratti a termine), e una ancora tutt’altro che sconfitta pandemia. Ma che è soprattutto dovuto alla regola base di qualunque sindacalista nei confronti di qualunque vertenza: se c’è una apertura, si va a vedere. L’apertura, in questo caso, sta nelle due affermazioni del premier durante la conferenza stampa sulla legge di bilancio: la prima, che per il governo il punto irrinunciabile non è la legge Fornero ma il sistema contributivo; la seconda, che la trattativa con Cgil, Cisl e Uil potrà proseguire in parallelo col percorso parlamentare della manovra. È quello che i sindacati chiedono da mesi: avere un confronto vero e approfondito con il governo, cosa che fin qui non c’è mai stato verso di fare. La piattaforma con le richieste per la previdenza era stata inviata al nuovo governo a marzo scorso, e malgrado le sollecitazioni non si è mai avviata alcuna discussione. Ora, con l’impegno preso in prima persona e pubblicamente da Draghi, il quadro sembra essere cambiato. In questo caso Cgil Cisl e Uil non si tirerebbero indietro, ma vogliono capire a loro volta due cose: quanto l’apertura di Draghi sia reale e in che tempi potrebbe svolgersi il confronto. Il rinvio di un anno non va bene, anche perché tra un anno chissà quale sarà la situazione politica, considerando le scadenze del Colle e delle politiche 2023: se si vuole fare una cosa seria, dicono i sindacati, si deve iniziare a discutere immediatamente.

Lo dice, molto esplicitamente, Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil che si occupa della previdenza, nell’intervento che pubblichiamo integrale sul Diario del Lavoro: “Non è ancora chiaro se il Governo voglia effettivamente aprire un confronto sul sistema previdenziale, con l’obiettivo di definirne un nuovo assetto, organico e duraturo, che abbia come vincolo irremovibile l’approdo al sistema contributivo – scrive il sindacalista – ma se vi fosse la volontà di avviare un confronto vero e serrato nei tempi, da gestire nell’iter della legge di bilancio, con la volontà di ridisegnare il sistema in coerenza con gli obiettivi di una sostenibilità economica e sociale, sarebbe utile assumere un approccio molto concreto, fuori dalla logica degli slogan e delle bandierine di partito, partendo dal dato oggettivo che ormai siamo in un sistema prevalentemente contributivo, e lo sarà sempre di più in futuro”. Ma, appunto, si deve iniziare ”immediatamente”.

Ghiselli suggerisce anche un percorso possibile, che potrebbe partire dal recupero del concetto di flessibilità in uscita introdotto dalla riforma Dini del 1995, assieme al contributivo: non un’età rigida di pensionamento ma una forbice di tempo all’interno del quale ciascuno potrebbe decidere quando andare in pensione. Un sistema analogo, ma ben più penalizzante, era del resto previsto anche dalla legge Fornero. Oggi lo schema potrebbe essere riproposto, rivedendone i parametri, e potrebbe includere anche chi è ancora nel sistema misto. Lo stesso contributivo, d’altra parte, rappresenta un disincentivo a lasciare il lavoro in anticipo, come si è già visto con Quota 100, e quindi non ci sarebbero contrasti tra la flessibilità in uscita e il graduale innalzamento dell’età media di pensionamento.

Ipotesi e proposte per una soluzione al problema pensioni, insomma, non mancano. E se è vero che i tempi per discutere una riforma ampia, come richiesto dai sindacati, sono assai stretti, è anche vero che non si partirebbe da zero: oltre alle molte elaborazioni sul tema (alcune delle quali presenti in parlamento in forma di proposte di legge, come quella a firma di Tommaso Nannicini) e oltre ovviamente alla piattaforma sindacale, una volta verificata la volontà di discutere non sarebbe impossibile arrivare rapidamente a una soluzione condivisa. Conclude infatti Ghiselli: “ci sarebbero le ragioni, le idee e gli elementi di sostenibilità per consentire un lavoro serio, che possa definire un sistema stabile anche in prospettiva, e parli a tutti i generi e a tutte le generazioni. Il Governo apra questo laboratorio, si ponga l’obiettivo di dare nuove e più accettabili certezze al Paese, dia un significato vero alla parola “riforma”. Ora la parola passa a Draghi, che dovrà scoprire le sue carte. Sapendo che i tempi sono stretti e il percorso a ostacoli, ma sapendo, anche, che riuscire a mettere in sicurezza la tenuta del sistema previdenziale, dando nel contempo certezze alle generazioni presenti e future, è una sfida necessaria, che merita lo sforzo e perfino il rischio.

Nunzia Penelope

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Vicedirettrice de Il Diario del lavoro

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