Raffaella Vitulano
Chiude un mandato davvero impegnativo, il segretario generale uscente della Cfdt, madame Nicole Notat. E lo fa nel congresso in corso a Nantes con una relazione impeccabile, di fronte a 1.600 delegati e 400 ospiti, di cui ben 110 stranieri, a dimostrazione che ogni organizzazione sindacale non può più chiudersi a riccio, ma deve imperativamente aprirsi all’Europa e al mondo.
Una relazione complessa, che ha preso l’avvio dai fatti più recenti del paese, compreso lo choc elettorale del paese che ”è stato, per tutti i democratici, di una violenza inaudita e la qualificazione di Le Pen al secondo turno è stato avvertito come un affronto, una minaccia per la democrazia”. E alle critiche subìte dai detrattori che hanno storto il naso di fronte all’esplicito appello della Cfdt di votare Chirac, madame Notat, che aveva lanciato l’invito anche in un video a mezzo Internet, spiega che ”bisognava, allora, puntare dritto all’essenziale. E l’essenziale era di contenere la vittoria di Le Pen e dell’estrema destra al più basso livello possibile; era di aprire gli occhi di tutti sulla posta in gioca; era di far conoscere il programma reale del fronte nazionale”. Ed ecco dunque che sostenere Chirac ”era l’unica scelta possibile”, ma questo ”non va interpretato come il ritorno a un voto di parte o ad una messa in discussione della nostra autonomia”.
La riflessione del segretario generale uscente s’appunta poi sulla globalizzazione dei mercati e sui suoi aspetti negativi. Cita alcuni casi negativi che hanno fatto ”storia”: Marks & Spencers, Swissair, Bata. Ma ricorda anche la Danone, che ha lanciato la campagna ”Zero Chômeurs”, che segna la responsabilità delle imprese nei confronti del territorio e degli operai, quando questi ultimi sono costretti a lasciare il loro impiego. ”Negoziando accordi quadro, codici di buona condotta, carte etiche, partecipando alle campagne etica sull’etichetta o sfruttare non è giocare, volte all’applicazione dei diritti sociali fondamentali, abbiamo fatto la nostra parte nelle multinazionali”, e il bello è che l’azione della Cfdt non si è limitata alle situazioni di crisi.
I tre anni trascorsi dallo scorso Congresso sono stati per l’Europa quelli di nuovi appuntamenti, quelli di summit di capi di Stato ritmati da manifestazioni sempre più massicce, da Porto a Barcellona, passando per Bruxelles e Nizza. ”Manifestazioni che danno forza e visibilità all’Europa sindacale e nelle quali la Cfdt ha fatto la sua parte”.
Il Contratto sociale cui guarda il sindacato cristiano francese deve tuttavia ”distinguersi dal ricorso sistematico alla politica e allo Stato, uno Stato certo garante dell’interesse generale ma che, per esercitare pienamente questa funzione, rende indispensabile il coinvolgimento dei corpi intermedi”. Ecco allora che il sindacato ”ha l’opportunità di far progredire una pratica più sistematica del contratto collettivo come mezzo di regolazione dei conflitti d’interesse, e l’opportunità di gettare le basi di un’architettura rinnovata delle relazioni professionali tra attori riconosciuti”.



























