In una lettera inviata a Gianfranco Fini, il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, scrive di aver appreso dalla stampa che una delegazione ufficiale del governo cinese, guidata dal Vice Primo Ministro Li Lanquing, sarà in Italia e avrà un incontro col vice Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi domanii pomeriggio.
”Mentre riteniamo importante il proseguimento ed il rafforzamento dei rapporti economici tra il nostro paese e la Cina, siamo contemporaneamente estremamente preoccupati per il permanere della situazione di totale assenza delle fondamentali libertà politiche, sindacali e religiose (vedasi la repressione contro la chiesa cattolica e i seguaci della Falun Gong) e del clima di repressione, che tuttora persiste in tutto il paese e con particolare gravità nelle zone ad economia speciale.
Continuano gli arresti di lavoratori che intendono richiedere il miglioramento delle precarie condizioni di lavoro e la possibilità di organizzarsi liberamente anche al di fuori dell’unico sindacato ufficiale”.
L’ultimo caso – cita il segretario generale della Cisl – è quello dei 30.000 lavoratori del settore petrolifero a Daquing City nella provincia dello Heilongjang e dei 50.000 lavoratori delle aziende pubbliche della provincia di Liaoyang che chiedevano il pagamento dei salari arretrati e le pensioni. In entrambi i casi la polizia e i soldati armati sono stati utilizzati per reprimere le proteste e arrestare i leader sindacali.
”A tutt’oggi – prosegue Pezzotta – non sono state inoltre ratificate le Convenzioni fondamentali dell’Oil ed in particolare quelle relative alla libera associazione sindacale, alla negoziazione collettiva, al divieto di lavoro forzato e minorile. Centinaia sono i lavoratori e i leader sindacali dissidenti nei campi di lavoro forzato dove si presume siano internate centinaia di migliaia di persone. Molti sono ancora i lavoratori che hanno partecipato alle manifestazioni di Piazza Tiennamen detenuti nelle carceri cinesi o nei campi di lavoro forzato. Inoltre, altrettanto grave è la violazione dei diritti umani, democratici e sindacali in Tibet, occupato dalla Cina dal 1951. Anche qui la tortura e il carcere pesante sono utilizzati contro attivisti politici e sindacali”.
”In questo quadro – conclude – di continue violazioni delle norme fondamentali del lavoro, la recente entrata della Cina nell’Omc, sta comportando anche la crescita della concorrenza sleale delle imprese cinesi, che colpisce tutti a partire dai vicini paesi poveri”.
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