Il Fondo monetario internazionale chiede all’Italia lumi in tema di riforme. Misure in grado di restituire elasticità al mercato del lavoro, frenare la dinamica dei prezzi, «ridurre le disparità regionali esistenti in termini di occupazione», liberalizzare i mercati dell’energia, delle telecomunicazioni e dei trasporti e rilanciare investimenti (‘quanto inciderà la Tremonti bis?’) e consumi (‘saranno influenzati dalle aspettative di future riduzioni fiscali previste dalla riforma fiscale?’).
Il corposo questionario composto da 36 domande che, come da tradizione, precede la missione degli ispettori del Fmi, dedica ampio spazio alla verifica della efficacia delle riforme recentemente varate o ancora in discussione. Il documento rappresenta il canovaccio sul quale si articoleranno gli incontri della task force del Fmi (da martedì prossimo in Italia) con le autorità finanziarie del paese, le parti sociali e le authority italiane.
Gli economisti di Washington, guidati in questa missione da Carlo Cottarelli, dimostrano una particolare sensibilità al tema dell’occupazione. “Oltre alla discussione in corso sull’articolo 18 – chiedono gli ispettori – quali altre misure sono in cantiere per liberalizzare la normativa sulla protezione dei posti di lavoro?”. L’Italia – afferma nel documento il Fmi – “ha una differenziazione salariale su base regionale relativamente bassa rispetto agli altri paesi dell’area dell’euro”. Un fenomeno, questo, che potrebbe essere influenzato da molteplici fattori, come ad esempio “le limitazioni legislative” o la stessa struttura dei salari. Gli
ispettori chiedono a questo proposito una ampia mole di
dati da analizzare, come le previsioni di crescita per
l’occupazione part-time e full-time e le prospettive per
un incremento della forza lavoro in particolare nelle
regioni del sud. In particolare viene chiesto al Governo
di illustrare il meccanismo di riduzione dei contributi sociali per i nuovi entranti nel mercato del lavoro e le altre misure tendenti a ridurre il carico fiscale.
Legato al tema salari è anche il capitolo prezzi, sul quale i quesiti del Fmi tradiscono una particolare attenzione. Gli ispettori chiederanno conto delle ipotizzate conseguenze dei rinnovi salariali nel settore pubblico e privato e “del recente incremento dell’inflazione”. Una connessione che, come dimostrano oggi le parole di Duisenberg, preoccupa anche la Bce, che giudica l’inflazione nella zona euro più alta di quanto previsto lo scorso anno e influenzabile negativamente dalla variabile salariale.
La task force del Fmi manifesta il suo interesse per i processi di liberalizzazione in corso, a partire dal mercato dell’energia (“che impatto ha avuto il decreto del Governo per limitare l’influenza di società estere controllate dallo Stato? Che progressi sono stati compiuti sulla strada della
liberalizzazione del gas?”) anche in chiave federalista.
Gli economisti del Fmi vogliono sapere “cosa può essere
fatto ancora per rimuovere gli ostacoli che persistono a
livello regionale” per sbloccare i meccanismi della
concorrenza nel settore dei servizi e “che potere hanno a
disposizione le autorità federali per compiere progressi
in questa area”.



























