Il punto di svolta è stato superato, l’economia è ripartita fin dallo scorso anno negli Usa e una crescita si registrerà quest’anno anche in Europa e Giappone. Restano da vedere i tempi e i modi in cui la ripresa decollerà ma, soprattutto, restano le incertezze legate alle tensioni create dal ritorno del protezionismo.
Il documento finale approvato dai 30 Paesi dell’Ocse riuniti per due giorni a Parigi per la conferenza ministeriale traccia un quadro aggiornato della situazione economica mondiale.
Esprimendo un cauto ottimismo sulla crescita e qualche preoccupazione sulle recenti decisioni che potrebbero ostacolare lo sviluppo del libero scambio. I ministri si sono trovati d’accordo nell’impegno a non ostacolare l’agenda di Doha “riaffermando la determinazione a respingere il ricorso al protezionismo”, a “rispettare le regole multilaterali”, e a risolvere «le tensioni nel settore dell’acciaio, che creano problemi nel sistema commerciale multilaterale. Pur non citando apertamente, il documento fa anche cenno ai sussidi all’agricoltura recentemente varati dal congresso Usa riconfermando l’impegno ad esaminare “l’impatto che i sussidi hanno sulla protezione e sul commercio”.
Sistemata con una buona dose di diplomazia – che ha consentito anche agli Usa di approvare il testo – la questione degli scambi multilaterali recente motivo di crisi fra Washington e i suoi principali partner (Ue in testa), il documento ha ribadito l’impegno a portare avanti le riforme strutturali per sostenere la ripresa e favorire una crescita più sostenuta della produttività.
Le politiche monetarie – si legge nel testo – devono continuare a favorire una crescita senza inflazioni; le politiche fiscali dovranno avvantaggiarsi della ripresa per rafforzare i bilanci, rilanciare la concorrenza dei mercati dei prodotti e dei servizi, sviluppare le risorse umane e far fronte al problema dell’invecchiamento della popolazione attraverso ulteriori riforme fiscali, dei sistemi pensionistici e di quelli previdenziali.
L’Ocse poi continuerà a monitorare gli effetti economici del terrorismo e la trasparenza delle imprese e delle istituzioni finanziarie dei mercati che – viene sottolineato – sono “cruciali per una economia sana e stabile”.
Ma il ruolo che l’organizzazione intende accrescere in questo momento è quello che riguarda la lotta alla povertà, incoraggiando le politiche al servizio dello sviluppo, rafforzando le capacità dei paesi in via di sviluppo in materia di governance, e migliorando l’efficacia degli aiuti assicurandone altresì un volume congruo.
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