O le imprese europee riescono ad aumentare la produttività oppure addio da parte dell’Ue ad una “crescita sostenuta”. È questo, in estrema sintesi, il senso del monito lanciato dalla Commissione europea di Romano Prodi con un documento in cui si chiede ai paesi Ue di promuovere con più fermezza le riforme strutturali necessarie ad aumentare la produttività.
Il documento – preparato dal commissario alle imprese e alle società d’informazione, Erkki Liikanen, – sottolinea che uno degli elementi chiave per rafforzare la produttività è rappresentato dalle tecnologie dell’informazione (Ict) e dall’innovazione, che in alcuni paesi dell’Ue hanno in effetti svolto un ruolo fondamentale. Il rapporto non chiarisce quali siano i paesi che hanno saputo vincere questa sfida, anche se specifica che si tratta di “economie piccole”.
Il ritardo europeo è notevole se si pensa, ad esempio, che “la rivoluzione dell’Ict compiuta negli Stati Uniti ha stimolato la ristrutturazione delle società, modificando nel contempo i termini della competizione fra le imprese”.
“Fra il 1992 e il 1999 – precisa il rapporto – la spesa in Ict dell’Ue è stata ad esempio del 5,6% del pil europeo, a fronte dell’ 8,1% di quello americano”. Altri studi dimostrano che «in quello stesso periodo il contributo delle tecnologie dell’informazione alla crescita dell’Ue è stato del 0,4-0,5%»: molto inferiore quindi a quello degli Usa, che è oscillato fra lo 0,8% e l’1%.
Secondo Liikanen, per l’Europa il problema è dovuto soprattutto al fatto che “dalla metà degli anni ’90 la crescita della produttività nell’Ue ha avuto un calo consistente, e ciò nonostante il buon andamento macroeconomico di questi ultimi anni”.
“Se non si riesce a bloccare tale tendenza – precisano gli esperti di Liikanen – sarà difficile raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2010 nel processo di riforme economiche avviato due anni fa a Lisbona”.
Fra le vie possibili per migliorare la produttività (sia quella del lavoro che quella complessiva delle imprese) ci sono sicuramente “le riforme che permettono una riduzione dei costi e un allargamento dell’accesso dei consumatori e degli imprenditori alle telecomunicazioni”.
Altri elementi fondamentali – conclude la Commissione Ue – sono “la qualità della forza lavoro e la formazione professionale, in modo da sfruttare meglio tutte le potenzialità delle nuove tecnologie”, oltre a politiche pubbliche che sappiano favorire tali esigenze.
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