Più le aziende perdono, più i manager guadagnano. Sembra essere questa la nuova politica retributiva inaugurata dalle grandi aziende tedesche, fiore all’occhiello di un’economia che è ormai il fanalino di coda della crescita europea.
Secondo un’indagine sulle società del Dax 30 pubblicata da ‘Handelsblatt’, circa la metà dei top manager alla guida delle prime 30 aziende della Deutschland Ag nel 2001 ha visto crescere il proprio stipendio rispetto all’anno precedente. E fin qui niente di male, se però la maggior parte delle società in questione non avesse chiuso con bilanci in forte perdita e, comunque, con utili inferiori a quelli del 2000. Ben 20 società su 30, infatti, nel 2001 hanno registrato profitti in calo in rapporto all’esercizio precedente.
Quel che è più rimarchevole, tuttavia, è che proprio alcune aziende con risultati disastrosi, e dividendi ampiamente decurtati, abbiano deciso di aumentare la retribuzione dei loro manager. È il caso del colosso assicurativo Allianz, per esempio, che a fronte di profitti ante imposte in calo del 63%, ha incrementato del 67% la retribuzione complessiva del consiglio di amministrazione. Per non parlare di Commerzbank, che ha chiuso il 2001 con utili ridotti all’osso e in crollo verticale rispetto a quelli dell’anno precedente, ma ha aumentato del 30% gli stipendi del suo Vorstand.
Il caso più eclatante, tuttavia, è quello di Deutsche Telekom. Nel 2001 il colosso tlc ha perso 4,5 miliardi di euro (l’anno prima ne aveva guadagnati 6,3), ma ha quasi raddoppiato i compensi del suo cda, portandoli da 9,22 a 17,43 milioni di euro. L’azienda guidata da Ron Sommer si è difesa sostenendo che l’incremento è dovuto al turnover all’interno del consiglio, ma si è rifiutata di fornire cifre dettagliate in proposito, lasciando così intatto il sospetto che Sommer e i suoi compagni d’avventura abbiano deciso di aumentarsi lo stipendio fisso per compensare, almeno in parte, le stock-option andate in fumo a causa dell’andamento disastroso del titolo che, dai massimi di 103 euro, ha perso quasi il 90%.
In Germania, però, ci sono anche aziende più eque che, a fronte di un calo dei profitti, hanno provveduto a decurtare anche gli stipendi dei manager. DaimlerChrysler, per esempio, che nel 2001 ha perso 1,48 miliardi di euro (nel 2000 ne aveva guadagnati 4,47), ha più che dimezzato la retribuzione complessiva del consiglio di amministrazione, portandola da 52,6 a 22 milioni di euro. Anche E.ON, il colosso energetico con sede a Duesseldorf, ha quasi dimezzato lo stipendio dei suoi top manager a fronte di utili in calo del 40%. Per non parlare del colosso dei microchip Infineon che, in presenza di un rosso di bilancio pari a 1 miliardo di euro, ha letteralmente polverizzato il compenso del suo consiglio, portandolo da 28,3 a 1,2 milioni di euro.
Tra le pochissime società virtuose, infine, che nonostante risultati in miglioramento hanno ridotto gli emolumenti del cda, si segnalano Henkel, Adidas e Sap. Se per le prime due, tuttavia, si è trattato di arrotondamenti al ribasso nell’ordine del 10%, il colosso del software ha invece più che dimezzato lo stipendio dei suoi top manager (da 17 a 8 milioni di euro), mentre i profitti, a dispetto della crisi hi-tech, sono aumentati.
Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali
Direttore responsabile: Massimo Mascini
Vicedirettrice: Nunzia Penelope
Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri,
Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu



























