Nuova lieve perdita di slancio dell’attività economica nell’area euro. Secondo i dati della società di ricerche Ihs Markit, a luglio l’indice dei responsabili degli approvvigionamenti delle imprese ha segnato una flessione a 55,8 punti, dai 56,3 di giugno, portandosi così ai minimi da 6 mesi a questa parte.
La contrazione riflette prevalentemente un indebolimento sul manifatturiero, laddove nei servizi il Purchasing managers’ index ha mostrato una tenuta. In questa indagine i 50 punti sono la soglia limite tra crescita e calo dell’attività e il dato di luglio resta di netta espansione.
Secondo Markit l’eurozona ha comunque iniziato il terzo trimestre con una base solida. L’indice ha mantenuto un livello elevato rispetto agli standard storici e il livello a cui si attesta resta tra i più forti degli ultimi sei anni.
La crescita ha nuovamente coinvolto entrambi i settori, con il manifatturiero che, spinto soprattutto da un altro forte aumento delle esportazioni, ha continuato a registrare livelli di produzione maggiori del terziario, anche se il tasso di incremento è rallentato al valore più debole da gennaio.
La crescita dei nuovi ordini, le commesse inevase e l’occupazione, hanno tutti indicato un calo nel mese di luglio, con tassi tuttavia rimasti elevati.
Se i nuovi ordini e le commesse in giacenza hanno segnato una crescita appena inferiore ai recenti record in sei anni, il tasso di creazione occupazionale ha continuato raggiungere uno dei livelli più alti dell’ultimo decennio. L’incremento è stato maggiore nel settore manifatturiero misurando il secondo aumento occupazionale più alto in assoluto.
La forte ondata di assunzioni, prosegue Markit con un comunicato, è il frutto non solo del costante afflusso di ordini dei mesi recenti, ma anche dell’attuale ottimismo sulle condizioni future degli affari. Le aziende monitorate hanno nel frattempo riportato costi in continua salita, anche se il tasso di inflazione si sia attenuato ulteriormente dal record in cinque anni e mezzo segnato a inizio anno.
Francia e Germania hanno mantenuto tassi di espansione forti, segnando però un indebolimento per il secondo mese consecutivo.
Entrambe le nazioni hanno inoltre indicato una crescita occupazionale notevole. Nelle altre nazioni monitorate, si è registrato un rilancio della crescita che ha indicato il secondo maggior aumento mensile dell’ultimo decennio. L’espansione è stata accompagnata da un forte incremento dell’occupazione, anche se in rallentamento.
Secondo Chris Williamson, capo economista di Markit, i dati restano coerenti con una crescita del Pil dello 0,6% nel terzo trimestre, dopo il +0,7% stimato sul secondo. “Il rallentamento e l’indebolimento della pressione sui prezzi, aumenta la convinzione che gli organi decisionali della Bce non avranno fretta ad implementare un ulteriore alleggerimento quantitativo, e considereranno tutte le opzioni sino a quando la banca centrale non vedrà chiari segnali di sostenibilità della ripresa”.
“E’ troppo presto – aggiunge Williamson – per essere certi che si tratta di un semplice ostacolo temporaneo, oppure che la ripresa stia già iniziando a svanire. I dati sinora confermano la prima ipotesi, con l’economia che si è imbattuta in una strettoia a causa della recente velocità della ripresa. Gli indicatori che solitamente anticipano le tendenze, tra i quali l’indice dei nuovi ordini, sta suggerendo come la forte crescita continuerà nei prossimi mesi”.
Nonostante gli aumenti occupazionali dei mesi passati “l’indagine sta mostrando livelli di lavoro inevaso record in quasi sei anni. Anche i tempi medi di consegna dei fornitori, a causa della maggiore domanda rispetto all’offerta per parecchi beni, si sono allungati al tasso maggiore in oltre sei anni.
Questi sono segnali – conclude l’economista – che fanno pensare ad una economia in crescita piuttosto che sofferente”.



























