“Bisogna sterilizzare il prossimo adeguamento all`aspettativa di vita per l`accesso alla pensione previsto per il 2019. Questo legame con il conseguente aumento dell`età di pensionamento, introdotto dal ministro Sacconi, aveva un senso nel 2009, ma dopo i provvedimenti Monti-Fornero, che hanno in pratica elevato l`accesso alla pensione di circa 6 anni, abolendo il sistema delle quote e accelerando bruscamente l`allineamento dell`età prevista per le donne a quelle degli uomini, è divenuto una vera e propria crudeltà per le lavoratrici e i lavoratori”. Lo afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, spiegando come già ora l’Italia è sopra la media Ue.
“Il congelamento dell`adeguamento – spiega – ha un preciso fondamento se confrontato con quanto avviene nel resto d`Europa.
Infatti, negli stati Ue l`età legale media di accesso alla pensione, nel settore privato, per gli uomini è di 64 anni e 2 mesi, mentre per le donne è di 63 anni: 2 anni e 5 mesi più bassa di quella degli uomini italiani (che vanno in pensione a 66 anni e 7 mesi) e 2 anni e 7 mesi più bassa delle donne italiana (65 anni e 7 mesi)”.
Difatti da un’analisi effettuata dal sindacato, in Italia, il requisito per l`accesso alla pensione è 66 anni e 7 mesi per tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, e anche per le lavoratrici del settore pubblico, mentre il requisito è di 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici del settore privato che dal prossimo gennaio subiranno un aumento di un ulteriore anno che le porterà ad allinearsi con l`età prevista per gli uomini. Un`età tra le più alte d`Europa seconda solamente alla Grecia, dove il requisito anagrafico richiesto è pari 67 anni, anche se questo è suscettibile di numerose deroghe attualmente in vigore che possono abbattere l`età di accesso alla pensione fino a 62 anni.




























