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Home - Approfondimenti - Interviste - Barbaresi, in regione scenari difficili. Va ripreso il confronto con il governo

Barbaresi, in regione scenari difficili. Va ripreso il confronto con il governo

di Tommaso Nutarelli
6 Novembre 2020
in Interviste
Barbaresi, in regione scenari difficili. Va ripreso il confronto con il governo

Un’economia in affanno, sempre più simile alle regioni del Mezzogiorno, e una situazione sanitaria critica, con il sistema messo a dura prova dalla pandemia, con pochi posti in terapia intensiva, scarsità di medici e infermieri e una crescente difficoltà nel tracciamento del virus. Daniela Barbaresi, segretaria generale della Cgil Marche, descrive uno scenario complesso e difficile per la sua regione. Il Mes, afferma, è una priorità, e con la riapertura della scuola, nonostante lo sforzo di tutti, è tornata prepotentemente un’ampia diffusione del virus. È mancato un piano di riserva, per evitare, nelle superiori, di arrivare subito alla dad al 100%, e non si è intervenuti in modo incisivo sui trasporti. Barbaresi auspica poi concretezza nella  ripresa del dialogo con il governo, e all’atteggiamento muscolare della Confindustria di Bonomi replica: “il sindacato è pronto a rispondere con fermezza per difendere occupazione, sicurezza, salario, diritti a partire dai rinnovi di tutti i contratti nazionali di lavoro.

Barbaresi, la pandemia come sta colpendo le Marche?

Non era difficile prevedere l’arrivo della seconda ondata, ma non è stato fatto tutto il necessario per farci trovare pronti. Come nella scorsa primavera, anche ora la regione ha numeri preoccupanti, che stanno stressando la tenuta del sistema sanitario e che mettono in difficoltà la capacità di tracciamento del virus. Nel Dl Rilancio sono state inserite le risorse per potenziare la medicina di territorio e incrementare le terapie intensive. Per le Marche i posti in più sarebbero dovuti essere 105, ma ad oggi ne sono stati attivati solo 14 tanto che la nuova Giunta regionale ha deciso di riattivare il Covid Hospital, realizzato nella Fiera di Civitanova Marche, e che nei mesi scorsi avevamo fortemente criticato. Ci sono delle difficoltà anche nel reperire medici e infermieri. Ovviamente non è possibile chiederli alle altre regioni, e anche il concorso indetto per il reclutamento non si concluderà a breve.

Ci serve il Mes?

I soldi del Mes occorrono assolutamente. Quei 37 miliardi che l’Europa ci mette a disposizione sono identici ai tagli fatti al Sistema Sanitario Nazionale negli ultimi dieci anni. La pandemia ha rimarcato l’importanza di avere una sanità pubblica. Ma questa va sostenuta reclutando nuovo personale, stabilizzando i precari, garantendo le risorse per il rinnovo del Contratto nazionale di e ammodernando le strutture ospedaliere. Il Mes non serve solo ora che siamo in emergenza, ma anche per progettare la sanità del futuro.

La scuola è stata uno dei punti di maggior criticità in questa nuova fase.

Era pronosticabile che la riapertura delle scuole avrebbe incrementato la diffusione del virus. Si è lavorato molto affinché gli studenti potessero tornare in sicurezza. Le lacune sono state, semmai, in ciò che ruota attorno alla scuola, come il trasporto pubblico. La soglia dell’80% non era gestibile, gli orari non sono stati scaglionati e si poteva ricorrere anche all’utilizzo di mezzi privati e per il trasporto dei turisti.

Il sindacato ha tuttavia denunciato gravi carenze nell’affrontare il nuovo anno scolastico da parte della ministra Azzolina, e un dialogo difficile con il ministero.

Assolutamente sì. L’interlocuzione con la ministra Azzolina non è stata di certo facile. Nonostante lo sforzo collettivo, si è perso anche molto tempo. Credo che uno dei limiti maggiori sia stata la mancanza di un piano alternativo. Invece di passare, per le superiori, dalle lezioni in presenza alla dad al 100%, era auspicabile una certa gradualità, da modulare in base alla situazione epidemiologica. Ma la cosa più grave è  soprattutto la mancanza di comportamenti e procedure uniformi da parte dell’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale) nella gestione dei casi covid a scuola, ma anche nei luoghi di lavoro.

Il covid come ha inciso sul mondo del lavoro?

Le Marche vengono da una situazione pre-pandemica non facile, che ora si è aggravata. L’ultimo rapporto dello Svimez mette in luce forti criticità per le Marche cosi come per l’Umbria, e un processo di “medirionalizzazione” della nostra economia, confermando ciò che già l’Unione Europea aveva già certificato in vista della prossima programmazione declassando entrambe le regioni da “avanzate” a “transizione”. Per il 2020 e il 2021 tutti gli indicatori economici saranno ben al di sotto della media nazionale. La nostra regione rischia di allontanarsi dal Nord e dalle filiere europee, con il rischio di trovarsi schiacciata tra le realtà dinamiche settentrionali e quelle del Sud destinatarie di specifiche misure come quelle del Piano Sud. Guardi c’è un aspetto, che ben più dei dati economici, racconta una situazione delicata.

Quale?

La demografia. Nel 2019 sono nati meno di 10mila bambini a fronte di 18mila decessi, e molti giovani stanno lasciando la regione. Così rischiamo di non avere un futuro.

Per la ripresa sono in arrivo le risorse del Next Generation Ue, che sono considerevoli.

Certo le risorse che arriveranno con il Recovery Fund sono ingenti. Ma ora dobbiamo capire come spenderle, con progetti concreti.

A che cosa pensa?

Penso soprattutto alle infrastrutture, sia fisiche che digitali. Penso all’innovazione e a un piano di supporto per le piccole e medie imprese del nostro territorio a partire dal sostegno al trasferimento tecnologico per accompagnare il nostro fragile sistema produttivo in un processo di riconversione e transizione verso un’economia verde e digitale. E’ urgente ridefinire un nuovo modello di sviluppo che sappia coniugare lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo.

Come valuta l’atteggiamento della Confindustria di Bonomi?

In un momento così delicato sarebbe auspicabile e necessario avere relazioni industriali normali. Bonomi ha avuto, sin dall’inizio, un atteggiamento muscolare. Il sindacato ha risposto con fermezza, difendendo occupazione, sicurezza, salario, diritti a partire dai rinnovi di tutti i contratti nazionali di lavoro. Ma è che chiaro che per traghettare il Paese fuori da questa crisi, economica e sanitaria, serve lo sforzo di tutti e un forte protagonismo dei lavoratori e di tutto il mondo del lavoro.

Che giudizio da al governo?

Nella prima fase dell’emergenza c’è stato un dialogo proficuo con il governo, che ha portato alla stesura del protocollo di marzo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, salvo poi venire a mancare per troppo tempo. Ora il confronto è ripreso e ha portato a primi importanti risultati per affrontare di nuovo l’emergenza come la proroga della cassa Covid e il blocco dei licenziamenti  fino al 21 marzo, oltre ad essere stato definito il percorso per un confronto sulle scelte di politica economica, sociale, industriale che ci preme particolarmente.

Tommaso Nutarelli

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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