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Home - Blog - Confinare i vecchi? Meglio confinare gli uomini

Confinare i vecchi? Meglio confinare gli uomini

di Nunzia Penelope
30 Ottobre 2020
in Blog
Confinare i vecchi? Meglio confinare gli uomini

Tra gli apprendisti stregoni che propongono soluzioni miracolose contro il dramma della pandemia, l’ultima novità è il lockdown selettivo per gli anziani. E’ iniziato in sordina, con qualche post qua e la sui social. Per lo più mamme preoccupate che i figli perdessero la scuola, mentre ”tutti questi vecchi vanno a fare la spesa”; o ragazzi irritati per la scomparsa dell’apericena. O dirigenti medici che sostenevano cose assurde tipo: “per prevenire la morte di diecimila ottantenni si fa perdere un anno di scuola a dieci milioni di giovani. Bisogna rifletterci pragmaticamente”.

Poi però sono scesi in campo i grossi calibri. L’economista Andrea Ichino ha proposto di isolare gli over qualcosa per far si che il resto della popolazione, che si presume immune da rischi (sul serio? e su che base?) possa proseguire una vita normale: i giovani non si ammalano, i vecchi si, è la tesi semplificata. Non ci sono dati certi, ammette Ichino, ma ”si puo’ presumere” che le persone di 50 anni siano ”una frazione trascurabile” di chi affolla le terapie intensive. Purtroppo la ”presunzione” non basta, e infatti Massimo Giannini, direttore de La Stampa, classe 1962, ci ha appena raccontato questo, dalla Terapia Intensiva dove ha passato tre settimane durissime: ”quando sono arrivato eravamo in 18, ora siamo 84, e oltre la metà ha meno di 54 anni ed è intubata”.

Ma niente, la convinzione che il covid sia un problema degli anziani dilaga. Tal Martin Blachier, epidemiologo, che peraltro ammette di aver sbagliato tutte le previsioni e i calcoli, intervistato da Repubblica dichiara: ”dovremmo avere il coraggio di mettere in una bolla la poolazione tra i 60 e gli 80 anni”. Ma ”pochi governi vogliono farlo, è un suicidio politico con un enorme impatto elettorale”. E l’Ispi, istituto per gli studi di politica internazionale, la mette così: ”Urgente discutere il lock down selettivo per fasce di eta’”. La tesi è più o meno la stessa: “poiché l’82% dei morti di covid aveva più di 70 anni, e il 94% più di 60, se riuscissimo a isolare gli over60 la mortalità sarebbe dieci volte inferiore, le Ti libere e soprattutto gli ”altri” potrebbero continuare a lavorare”.

Gli altri, certo: ma esattamente quali altri? perché qui occorre ricordare qualche numero relativo ala demografia, che forse gli autori degli studi non hanno considerato. Nel 2020, per la prima volta nella storia, le persone di età pari o superiore a 60 anni sono state più numerose dei bambini sotto i 5 anni. Entro la fine del decennio un abitante del pianeta su tre (il 34%) avrà più di 60 anni. Entro il 2050, la popolazione mondiale di anziani sarà più che raddoppiata, raggiungendo i 2,1 miliardi. Entro il 2050, le persone di età pari o superiore a 60 anni saranno più numerose degli adolescenti e dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni.

E questo a livello mondiale. Ma l’Italia è già molto avanti, di suo. Basta gettare un’occhio non troppo distratto alla piramide demografica dell’Istat. In Italia i ragazzi under14 sono appena 13 per cento della popolazione, le persone con più di 65 anni sono il 23%,  di questi moltissimi sono ancora al lavoro, in un paese, peraltro, dove l’età della pensione è stata fissata a 67 anni. Se per ipotesi si estendesse il confinamento addirittura agli over50, come propone Ichino, le scuole perderebbero istantaneamente la metà del corpo insegnante. Gli ospedali si svuoterebbero ulteriormente (ricordiamoci i medici in pensione richiamati al lavoro la scorsa primavera. E ricordiamoci le intemerate contro quota 100, che ha consentito a una gran parte di loro di abbandonare la corsia a 62 anni). I tribunali sarebbero paralizzati (si va in pensione a 70 anni) così come le università (70 anni anche per i docenti).

Si bloccherebbe la catena di comando nelle aziende: oltre la metà delle aziende italiane ha un proprietario che è anche il capoazienda e che ha più di 60 anni, e un quarto ne ha uno over70, come ci ha ricordato ha qualche giorno fa l’Economist, citando uno studio della Bocconi. Per non dire del mondo della finanza: Carlo De Benedetti, Leonardo Del Vecchio, Luciano Benetton e Silvio Berlusconi sono da anni al centro di battaglie finanziarie e industriali, e hanno tutti più di ottant’anni. E per non dire della politica. E’ over settanta anche Mario Draghi, per dire, che molti sognano come prossimo inquilino di Palazzo Chigi. E si potrebbe continuare con altre dozzine di esempio. In estrema sintesi, il ‘confinamento dei vecchi’ che hanno in mente Ichino, l’Ispi, e altri, si tradurrebbe nel confinamento della classe dirigente nazionale. A partire dal Quirinale, dalla Corte Costituzionale, da buona parte dei parlamentari eletti, eccetera. Per non dire che proprio oggi, sotto i nostri occhi, in America, si sta svolgendo una campagna elettorale presidenziale di cui sono protagonisti due ottantenni. In questa ottica ”anagrafica”, dovrebbero bloccarsi anche Trump e Biden?

E’ democratico, tutto questo? sarebbe accettabile? O si dovrebbe considerare la ”limitazione” solo per chi non ha cariche, incarichi, responsabilita’? E allora chi, solo i vecchi pensionati che il governatore della Liguria, Toti, ha definito ”non necessari” alla vita produttiva del Paese?

Ma ci sono altre considerazioni da fare. Umane. Privare un adolescente del ‘primo bacio’, come si legge in struggenti articoli sui quotidiani, è sicuramente doloroso, ma, come si dice, ha tutta la vita davanti. Privare una persona avanti negli anni di quello che potrebbe essere invece ”l’ultimo bacio” mi sembra più penoso. Alle persone anziane il Covid sta togliendo gli ultimi bagliori di vita attiva. ”Una persona giovane può dire che un giorno tutto questo sarà finito. Ma noi non possiamo. La pandemia sta rendendo cupa la fine delle nostre esistenze”, ha scritto una settantenne spagnola su Repubblica. Vogliamo davvero rischiare un’ondata depressiva negli anziani isolati? Non solo. La storia insegna che fare ‘selezioni’ sulla base di determinate caratteristiche non è mai un bene. E nemmeno sull’eta’: non a caso 40 paesi europei hanno una legislazione che prevede il divieto di discriminare in base all’età, anche e soprattutto sul lavoro.

E tuttavia, se proprio si volessero salvaguardare le fasce più fragili, come d’altra parte è umano e sensato, una soluzione ci sarebbe. I dati, infatti, ci dicono che il 70% dei ricoverati è maschio, che nelle Ti ci sono quasi solo maschi, e che muoiono quasi solo i maschi. La mia proposta, dunque, per seguire la strada di chi suggerisce l’isolamento  “dei piu’ fragili” è molto semplice: teniamo a casa, protetti, isolati, gli uomini; e lasciamo libere le donne di fare quello che vogliono. Lavorare, o chissà. Magari anche un cinema, un teatro.

(La mia e’ una provocazione, certo. Un’ipotesi paradossale. Esattamente come lo sarebbe immaginare di bloccare gli over qualcosa, pero’.)

 

Nunzia Penelope

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