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Home - Approfondimenti - Analisi - Perché in Spagna i sindacati hanno detto sì alla legge di Bilancio

Perché in Spagna i sindacati hanno detto sì alla legge di Bilancio

di Fernando Liuzzi
19 Ottobre 2018
in Analisi
Perché in Spagna i sindacati hanno detto sì alla legge di Bilancio

C’è un paese, in Europa, in cui i sindacati si sono espressi con favore rispetto alle novità relative alla legge di Bilancio per il 2019: questo paese è la Spagna. Per essere più precisi, i principali sindacati spagnoli, ovvero le Comisiones Obreras e la Ugt, hanno salutato con dichiarazioni e comunicati, di taglio sostanzialmente positivo, un accordo politico inedito che ha preceduto la messa a punto della proposta di legge di Bilancio che è stata poi inviata alla Commissione dell’Unione europea. Un accordo nella cui struttura la materia economico-sindacale costituisce la parte principale, anche se poi, nel suo insieme, abbraccia un campo più ampio di quello direttamente connesso alla legge di Bilancio.

L’intesa politica di cui stiamo parlando è stata raggiunta mercoledì 10 ottobre fra Pedro Sanchez, il segretario del Psoe che è attualmente a capo del Governo spagnolo, e Pablo Iglesias, leader di Podemos e promotore di Unidos Podemos, l’alleanza elettorale con Izquierda Unida nata nel 2016.

Come i lettori forse ricorderanno, a fine maggio di quest’anno il Psoe, ovvero il Partito socialista operaio spagnolo, a seguito di un caso di corruzione che aveva coinvolto diversi esponenti del Partito Popolare, presentò in Parlamento una mozione di sfiducia contro il Governo guidato da Mariano Rajoy, leader di tale Partito. Dopo l’approvazione della mozione, il Re, Filippo VI, ha dato a Sanchez l’incarico di formare un nuovo Governo. Cosa che Sanchez ha fatto, pur non avendo una maggioranza parlamentare che lo appoggiasse (nelle ultime elezioni politiche, quelle del 2016, il Psoe si è classificato infatti al secondo posto). Da allora Sanchez ha quindi governato la Spagna come capo di un Esecutivo di minoranza.

Il primo aspetto dell’accordo raggiunto fra Sanchez e Iglesias che è stato lodato dai sindacati è dunque il suo aspetto politico. “L’accordo apre la porta all’approvazione della legge di Bilancio e alla continuità della legislatura”, ha dichiarato Unai Sordo, segretario generale della Confedederacion Sindical de Comisiones Obreras (in sigla CcOo). Mentre la Union General de Trabajadores (in sigla Ugt) ha detto di valutare “in termini positivi” la proposta di Bilancio per il 2019 perché “comporta una forte revisione delle politiche di austerità e di tagli che sono state varate a partire dal 2012 e che hanno fatto affondare il nostro Paese da un punto di vista sia economico che sociale”. 

Quanto ai contenuti, Sordo ha parlato di un “accordo positivo, anche se non soddisfa tutte le rivendicazioni delle Comisiones Obreras”. Mentre la Ugt, con maggior enfasi, ha sostenuto che molte delle misure inserite nella proposta di legge di Bilancio rispondono alle rivendicazioni e alle proposte che sono state presentate dalla stessa Ugt, insieme alle CcOo, fin dal 2016.

E vediamo dunque almeno alcune delle principali misure economico-sociali definite in un accordo peraltro corposo e molto dettagliato (si estende, infatti, per una cinquantina di pagine).

Salario minimo legale. Lo Smi, ovvero il Salario minimo interprofesional, salirà dagli attuali 735,9 euro a 900 euro, con un aumento superiore al 21%.

Pensioni. In materia previdenziale, le misure previste dall’accordo relativo alla legge di bilancio sono due.

La prima è relativa alle pensioni dei lavoratori dipendenti che, nel 2019, saranno agganciate all’inflazione. In pratica, cresceranno secondo quanto crescerà l’indice dei prezzi al consumo.

La seconda è invece relativa alle pensioni minime, ovvero alle pensioni sociali che, sempre nel 2019, cresceranno del 3%, cioè di una cifra fissa che, con ogni probabilità, risulterà superiore all’eventuale crescita dell’inflazione.

Sussidio di disoccupazione. Vengono ripristinate le misure relative a un sussidio che può essere erogato ai disoccupati di età superiore ai 52 anni. In pratica, viene ripristinata la situazione precedente alle modifiche peggiorative introdotte dal Governo guidato dal Partito popolare fra il 2012  e il 2013, nel pieno della crisi economica.

Fisco. Anche in materia fiscale, l’accordo prevede diverse misure.

La prima definisce una rimodulazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per ciò che riguarda i redditi più alti. In particolare, l’aliquota fiscale salirà di due punti percentuali per i contribuenti il cui reddito risulti superiore a 130.000 euro. L’aliquota salirà invece di quattro punti per la parte di reddito che dovesse risultare superiore a 300.000 euro.

La seconda misura introduce un’imposta patrimoniale, anche se in termini contenuti. I possessori di fortune che risultino superiori ai 10 milioni di euro dovranno infatti pagare un’imposta pari all’1% del loro patrimonio.

La terza misura alza invece di quattro punti percentuali l’aliquota per le rendite da capitale superiori ai 140.000 euro.

Vi sono poi altre misure a carico di diversi tipi di imprese; misure che, complessivamente, dovrebbero accrescere il gettito fiscale.

Affitti. In base a quanto previsto dall’accordo, i Comuni potranno regolare i livelli degli affitti laddove, come accade nelle zone centrali delle città più grandi, si registrino delle tensioni sul loro costo. Inoltre, allo scopo di rafforzare la posizione contrattuale degli inquilini, i contratti di affitto, che adesso vengono stipulati per 3 anni, dureranno 5 anni qualora i proprietari degli appartamenti offerti in locazione siano persone fisiche, e 7 anni qualora si tratti di persone giuridiche.

Diritti sindacali. Venendo incontro a una richiesta che stava molto a cuore ai sindacati, l’accordo prevede la cancellazione dell’articolo 315, comma 3, del Codice Penale. Si tratta della norma che definiva il delitto di “coacciones a la huelga” (costrizione allo sciopero) e che prevedeva pesanti pene carcerarie; pene che pendevano come una minaccia piuttosto seria sul capo di sindacalisti e militanti sindacali in relazione alla loro partecipazione a normali iniziative di lotta.

Entro il 2018, inoltre, il Governo a guida socialista e Unidos Podemos si sono impegnati a mettere a punto alcune prime forme di revisione della “reforma laboral” del 2012. In pratica, accogliendo almeno in parte le richieste sindacali, verrà avviato il superamento di alcuni aspetti della controriforma effettuata in materia di lavoro dal Governo guidato dal Partito popolare. Ciò, in particolare, dovrebbe riguardare il ripristino del principio di ultra attività dei contratti, norme sui subappalti e norme sull’uguaglianza dei diritti tra lavoratrici e lavoratori.

Congedi parentali. L’accordo prevede anche che i congedi parentali siano uguali sia per ciò che riguarda la maternità che la paternità. Il tetto annuo utilizzabile di tali congedi, valido sia per l’uno che per l’altro genitore, è destinato a crescere, anche se in modo graduale: 8 settimane nel 2019, 12 nel 2020 e 16 nel 2021.

Scuola da 0 a 3 anni. A partire dal 2019 sarà progettato un piano volto a incorporare nel ciclo educativo la tappa iniziale che va da 0 a 3 anni. Ciò in termini universali, con la creazione di strutture pubbliche e gratuite.

Come si può vedere da questi punti che, lo ripetiamo, costituiscono solo parte del testo siglato da Sanchez e Iglesias, l’intesa raggiunta fra il Psoe e Unidos Podemos pone le basi di un’azione politica che, da un lato, sembra proporsi di realizzare una crescita del gettito fiscale e, dall’altro, di avviare una redistribuzione sociale delle risorse finanziare così acquisite. Insomma, ci troviamo davanti a un accordo che va al di là dei confini di una singola legge di Bilancio e sembra alludere alla possibilità di definire un programma di Governo comune.

Ciò è stato possibile, spiega al Diario del lavoro Fausto Durante, responsabile dell’area Politiche europee e internazionali della Cgil, perché Podemos, pur essendo una realtà di origine relativamente recente nel panorama politico spagnolo, “non è qualificabile come un movimento di indistinta natura populista del tipo costituito dal MoVimento 5 Stelle in Italia. Podemos, che costituisce la forza principale di Unidos Podemos, nasce da una storia di partecipazione alle lotte per i diritti civili e sociali e da esperienze come quelle dei comitati per l’acqua pubblica e delle lotte per la casa. Si tratta insomma di una forza popolare, progressista”. “E del resto – aggiunge Durante – lo stesso Iglesias ricorda sempre che sua madre, come avvocato, ha lavorato per anni in difesa dei militanti delle Comisiones Obreras.”

Nell’attuale Camera bassa del Parlamento spagnolo, agli 84 deputati del Psoe si sono quindi aggiunti, a sostegno della proposta di legge di Bilancio frutto dell’accordo del 10 ottobre, i 67 deputati di un gruppo parlamentare in cui sono confluiti, oltre ai deputati eletti con Unidos Podemos, anche quelli di due altre liste minori di sinistra: En Marea e la catalana En Comù Podem.

Si arriva così a un totale di 151 voti, mentre per raggiungere la maggioranza assoluta dei 350 deputati sarebbero necessari 176 voti.

Al momento è dunque molto difficile ipotizzare quali possano essere, se ve ne saranno, le conseguenze politiche generali dell’accordo del 10 ottobre. È tuttavia significativo che, nel caso spagnolo, i temi del lavoro, sia negli aspetti economici che in quelli relativi ai diritti, abbiano costituito il terreno di una rinnovata unità politica di forze variamente riconducibili alla sinistra invece che, come è accaduto in Italia, terreno di scontro e di divisione.

@Fernando_Liuzzi

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Tags: PensioniFiscoSalario minimoLegge di BilancioSpagnaParità salarialeDiritti sindacali
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