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Home - Approfondimenti - L'Editoriale - Con un governo giallo-verde futuro a rischio per i sindacati

Con un governo giallo-verde futuro a rischio per i sindacati

di Massimo Mascini
26 Marzo 2018
in L'Editoriale

Dalle scelte che il parlamento ha compiuto per le presidenze delle due Camere (la berlusconiana di ferro Elisabetta Alberti Casellati al Senato, il cinque stelle Roberto Fico a Montecitorio) e’ facile, a questo punto, scommettere sul colore del prossimo governo: che avrà certamente del giallo e del verde ( inteso come verde Lega di Salvini), forse un po’ di nero, niente rosso. Insomma, i giochi sembrano fatti e dalla prossima settimana, con l’inizio delle consultazioni al Quirinale, si inizia a fare sul serio. Ma nel concreto, per il mondo del lavoro, che conseguenze ci si può attendere da questa sostanziale alleanza tra cinque stelle e centro destra? L’immagine del day after, che tanti autori di fantascienza ha ispirato, è forse quella giusta. Perché sarà un terremoto, non ci saranno attenuanti, tutti pagheremo moltissimo. Anche, e soprattutto, quelli che hanno votato i partiti che vanno per la maggiore.

Se qualcuno ha dei dubbi, torni, o vada se non l’ha già fatto, a leggere le parole di Davide Casaleggio nell’editoriale pubblicato sul Washington Post del 19 marzo. “La democrazia diretta – ha scritto l’ideologo dei 5 Stelle- resa possibile grazie a internet, ha dato una nuova centralità ai cittadini nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali (cioé partiti e sindacati, ndr) saranno destrutturate e destinate a scomparire”. Parole più semplici e dirette non poteva trovarne. Ci sarà dunque da aspettarsi un attacco diretto, centrale, al movimento sindacale.

Ci hanno già provato in molti, a cancellare le organizzazioni sindacali, quindi non è difficile immaginare cosa potrebbe accadere in questo scenario. Per esempio, potrebbero essere smantellati i patronati e i Caf, che portano soldi alle confederazioni sindacali. Il fatto che svolgano un lavoro utile al cittadino, prima che al lavoratore, che svolgano, e bene, faccende che le amministrazioni pubbliche non sono in grado di fare, per cui ne verrà fuori un gran caos, questi sono aspetti secondari per chi avrà l’obiettivo preciso di far fuori i sindacati. Ci si può aggiungere anche l’abolizione totale dei distacchi sindacali, quei permessi che consentono a un certo numero (una volta elevato ora molto ridotto) di dipendenti pubblici di svolgere il loro lavoro presso i sindacati.

Queste sono le misure più facili, quelle che vengono in mente per prime; ma poi la fantasia si potrà sbizzarrire e si troveranno altri sistemi per “regolarizzare” i sindacati come vuole Casaleggio. Naturalmente qualsiasi sistema di favore cadrà, di concertazione, dialogo sociale o anche solo discussione non resterà nemmeno l’ombra. Il salario minimo legale invece sarà una realtà, con la speranza che uccida anche i contratti nazionali di lavoro.

Le confederazioni sindacali come reagiranno? Con compostezza, come sono abituate a fare. Non ci saranno momenti di disperazione, né atti inconsulti, si lotterà, come il sindacato è abituato a fare. E resisterà, sperando in giorni migliori. Subiranno, tutte e tre le confederazioni, una fortissima dieta dimagrante. Meno soldi, meno personale, quindi meno tutto. Non sarà una vita facile per nessuno. Si continueranno a fare i contratti, perché servono anche alle aziende e perché la congiuntura economica non sarà facile. E si continuerà a trattare in fabbrica, dentro le aziende, in tutti i posti di lavoro. Senza più le reti di protezione, che, una dopo l’altra, saranno smantellate perché ritenute inutili o dannose. Dannose a cosa, è un altro discorso.

Ma i sindacati saranno davvero tutti nella stessa barca? Certamente no, perché ci saranno i buoni e i cattivi. Saranno considerati (forse) buoni quelli che non hanno forti ideologie alle spalle o quelli che si appoggiano a partiti usciti vincitori dalla competizione elettorale. I sindacati che dicono di sé di non essere né di destra né di sinistra, se la potrebbero anche scappottare, ma non sarà facile per nessuno. Ci fosse ancora il Sinpa di Rosi Mauro, avrebbe i fasti del grande sindacato. Ma intanto Salvini guarda con interesse all’Ugl, che non potrà non trarne beneficio. Di sicuro, poco varrà aver lottato contro Matteo Renzi, per esempio sul referendum: chi pensa che questo possa servire come passaporto per la sopravvivenza dovrà ricredersi presto.

E ovviamente cadranno parallelamente anche le associazioni datoriali. Confindustria senza Cgil, Cisl e Uil non tiene, l’una è lo specchio delle altre. Se cadono le prime cade anche l’altra. Anche qui, resterà in piedi qualcosa, ma non sarà più la stessa cosa, il potere passerà di mano, e chi lo riceverà cercherà in tutti i modi di tenerselo stretto il più a lungo possibile.

Insomma, come abbiamo detto, sarà un day after, una visione da Notte dei trifidi, non bella. Non bella per nessuno, perché quei lavoratori che hanno votato per i partiti che adesso andranno al governo presto scopriranno di aver votato i killer del loro sindacato: di quel sindacato del quale non avevano mai gettato via la tessera, sapendo che, alla fine, la politica e’ una cosa, ma poi è il sindacato che difende i lavoratori. Quel 41% e oltre di operai che ha votato i 5Stelle, quindi, poco potranno lamentarsi. Si dovranno accontentare dell’ombra delle confederazioni di una volta, o di qualche sindacato di mestiere, buono per portare avanti le ragioni di qualche gruppo più forte, non certo per difendere i diritti dei lavoratori più deboli.

Sono stato troppo drastico descrivendo questo possibile day after? Mi ha preso la mano il lettore di fantascienza? Lo spero proprio, perché non mi piacerà vivere in un mondo del genere, dopo aver vissuto di relazioni industriali per tanti anni. Ma penso che mettere la testa sotto la sabbia, se dà qualche sollievo, alla fine costa di più. Quindi prepariamoci al peggio. Magari non arriva.

Massimo Mascini

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